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Audiradio 2026: come si rilevano gli ascolti radiofonici in Italia

In attesa dell’imminente uscita dei dati annuali e del secondo semestre 2025, come vengono rilevati gli ascolti radiofonici nel nostro Paese?

La Nota Metodologica Audiradio 2026 è un documento ufficiale che descrive in dettaglio come viene realizzata l’indagine. Il testo è stato pubblicato da Audiradio S.r.l., la società incaricata di condurre la rilevazione che fornisce i dati di ascolto delle radio italiane, sia nazionali che locali.

Scopo dell’indagine

L’obiettivo principale dell’indagine è misurare in modo statistico e rappresentativo quanti e come ascoltano la radio in Italia. I risultati servono a capire l’audience complessiva delle emittenti, i profili dell’ascolto, e consentono a editori, inserzionisti e operatori di mercato di conoscere l’effettiva portata delle diverse stazioni radio.

Chi è coinvolto

L’indagine è condotta da Audiradio S.r.l., che lavora in collaborazione con istituti di ricerca specializzati come GfK Italia, Ipsos e AltLab. Il documento metodologico è redatto secondo le regole stabilite dall’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), a garanzia di trasparenza e rigore tecnico.

Come si raccolgono i dati

La raccolta delle informazioni avviene principalmente tramite interviste telefoniche assistite da computer (metodo CATI), rivolte a persone di almeno 14 anni residenti in Italia. Le interviste sono organizzate in tre gruppi distinti – detti “Stream” – che coprono diverse parti dell’indagine:

  • Stream A1 e A2: servono soprattutto per misurare l’ascolto delle radio locali e nazionali e stimare la copertura in vari periodi (giorno medio, sette giorni, ecc.).
  • Stream B: è dedicato principalmente alle emittenti nazionali.
    I dati raccolti da questi tre Stream vengono poi fusi in un unico database per produrre le stime complessive di ascolto.

Campione e rappresentatività

Il campione è costruito in modo da rappresentare fedelmente la popolazione italiana di 14 anni e oltre. Si utilizzano numeri di telefoni fissi e cellulari per assicurare che quasi tutte le persone abbiano la possibilità di essere contattate. L’uso di un quadro unico di campionamento e una distribuzione omogenea delle interviste nel tempo servono a ridurre errori e distorsioni, garantendo che i risultati siano affidabili e confrontabili tra periodi diversi.

Tecniche di elaborazione

Una parte importante della metodologia riguarda la ponderazione dei dati, cioè l’aggiustamento delle interviste per riflettere correttamente l’intera popolazione. Il documento spiega anche come vengono stimati gli ascolti in base a diversi parametri (giorno medio, quarto d’ora medio, ecc.), come si calcolano gli intervalli di confidenza e quali sono le regole per combinare i risultati dei vari Stream.

Cosa include il rilascio dei dati

I risultati finali vengono pubblicati in diversi formati e con cadenze specifiche:

  • Tavole statistiche con i numeri di ascoltatori;
  • Anticipazioni in PDF;
  • Database dettagliati per editori e operatori di mercato.
    La frequenza di pubblicazione è trimestrale per le radio nazionali e mobile semestrale per le radio locali.

Conclusioni

In sintesi, la Nota Metodologica Audiradio 2026 descrive un sistema di misurazione complesso ma strutturato, progettato per offrire dati sugli ascolti radiofonici in Italia. Grazie a un’ampia base di interviste e a procedure statistiche solide, l’indagine permette di cogliere non solo quanto ascoltano le radio tradizionali, ma anche di prepararsi all’inclusione futura di consumi on-demand e digitali.

* Per comunicati e segnalazioni: info@fm-world.it

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Radio Fresh compie dieci anni: l’editore e fondatore Emanuele Fabbri racconta in un libro la realizzazione di un sogno

Radio Fresh, la più giovane tra le radio dell’appennino bolognese, compie dieci anni.

Per celebrare il traguardo, il fondatore ed editore Emanuele Fabbri, 36 anni, racconta in un libro come è riuscito a realizzare il suo sogno.

Il titolo del volume è “Cavalcare l’onda”, un testo che non è soltanto lo sviluppo di una radio locale, ma la testimonianza concreta di come un’idea nata quasi per caso possa trasformarsi in un progetto solido e duraturo.

L’idea di Radio Fresh nasce nel 2014, tra la passione per il microfono, un corso di conduzione radiofonica e un piccolo podcast autoprodotto con alcuni amici, registrato in un garage. Un’esperienza semplice, ma sufficiente a far maturare la convinzione che quel sogno potesse diventare qualcosa di più strutturato. Dopo il mancato ingresso in una emittente già esistente, Fabbri sceglie la strada più complessa: creare una radio da zero.

Per lungo tempo il progetto resta sulla carta. Mesi e mesi dedicati allo studio, alla burocrazia, agli incontri con tecnici e commercialisti, alla definizione di un organigramma e alla comprensione di un iter lungo e articolato. Un percorso affrontato da un gruppo di soci fondatori senza una reale esperienza nel settore, ad eccezione di qualche lontana esperienza nelle radio pionieristiche degli anni 70/80.

La svolta arriva nella primavera del 2016, con la prima sede operativa ad aprile e due mesi di lavoro intenso per cablare e organizzare tutto in vista dell’esordio. Il 30 giugno 2016, Radio Fresh accende ufficialmente la sua prima frequenza FM. Da allora, la crescita è stata progressiva e costante. Oggi l’emittente trasmette su quattro frequenze FM – 88.4 (due impianti isocanale), 91.3 e 94.6 – coprendo l’Appennino bolognese, ed è presente in DAB+ su tutta l’Emilia-Romagna, ampliando in modo significativo la propria area di diffusione.

Un elemento centrale della storia raccontata nel libro è il rapporto con il territorio. Radio Fresh è stata “raccontata” alla comunità ancora prima di andare in onda, coinvolgendo cittadini e realtà locali nel sogno di una radio nuova e diversa. Un approccio che ha dato risultati concreti: il primo inserzionista è arrivato prima ancora dell’esordio ufficiale e, a distanza di dieci anni, è ancora partner dell’emittente.

Scritto durante il periodo della pandemia, “Cavalcare l’onda” adotta un taglio diretto e documentato. Nomi, date, fatti e cifre reali trasformano il racconto in un vero e proprio caso di studio contemporaneo, colmando un vuoto nella bibliografia radiofonica, tradizionalmente concentrata sull’epoca delle radio libere e poco attenta alle esperienze nate dopo il 2000. La prefazione del volume è firmata da Alfredo Porcaro di Consulenza Radiofonica, che ha seguito il progetto.

Il libro non è però solo la cronaca di dieci anni di radio. Tra le pagine emerge con chiarezza l’obiettivo originario di Radio Fresh: creare qualcosa di nuovo, diverso e autenticamente “fresh”. Un progetto portato avanti da volontari, oggi circa una trentina, che hanno scelto di fare radio per passione, senza vincoli di stipendi o orari rigidi, ma con un approccio professionale che ha permesso di reinvestire nel tempo tutte le risorse: dalla sede di proprietà alle apparecchiature sempre aggiornate, fino all’organizzazione di eventi che portano la radio fuori dallo studio e a contatto diretto con il pubblico.

Nel decennale di Radio Fresh, “Cavalcare l’onda” diventa così non solo un bilancio, ma un messaggio rivolto a chi sogna di costruire qualcosa partendo da zero. Un libro pensato per gli appassionati di radio, ma anche per chi cerca una storia vera di determinazione e visione, capace di dimostrare che, anche oggi, credere nella propria idea può fare la differenza.

* Per comunicati e segnalazioni: info@fm-world.it

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Gianni Simioli al Corriere racconta mezzo secolo in radio e l’arrivo di un libro-verità

Gianni Simioli si avvicina ai cinquant’anni di carriera radiofonica e annuncia un libro-verità in cui racconterà persone, incontri e contraddizioni vissute in mezzo secolo di microfono, tra gratitudine e delusioni.

Il conduttore, che ha sempre scelto di restare a Napoli, ripercorre – in una intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno – gli inizi giovanissimi nel 1977, quando a soli 13 anni muoveva i primi passi in una radio privata di Secondigliano, tra programmi artigianali, zero compensi e tanta passione.

Oggi Simioli lavora per RTL 102.5 e Radio Marte, grazie a un accordo che gli consente di trasmettere in smartworking, rivendicando con orgoglio una carriera costruita senza appoggi politici ma solo sulla creatività e sull’esperienza accumulata nel tempo. Ricorda il rapporto complesso con la famiglia, che avrebbe preferito per lui un lavoro stabile e il patto con il padre macellaio che lo costrinse per anni ad aiutare in negozio, anticipando di fatto il mestiere del rider.

Nel racconto emergono i modelli di riferimento, da Renzo Arbore, da cui dice di aver appreso la curiosità per i personaggi nuovi, fino alla soddisfazione di aver scoperto e lanciato artisti come Clementino, Rocco Hunt e Geolier, tutti descritti come riconoscenti. Gli irriconoscenti, invece, finiranno tra le pagine del libro, annunciato come un bilancio umano prima ancora che professionale.

Non manca l’amarezza per alcune esperienze televisive interrotte bruscamente – come Telegaribaldi – e per quella che definisce una fragilità strutturale di Napoli: l’incapacità, secondo lui, degli addetti ai lavori di sostenersi a vicenda. Guardando al futuro, Simioli conferma l’impegno nella valorizzazione della nuova scena musicale campana e annuncia un nuovo progetto dedicato alla musica emergente.

Sul piano personale, infine, ricorda la sorella Loredana, scomparsa sette anni fa, spiegando che il fatto di non riuscire a sognarla è, secondo chi lo ha aiutato, il segno di una presenza ancora viva nella sua quotidianità.

* Per comunicati e segnalazioni: info@fm-world.it

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Radio Studio Più, la dance-station che attraversa il tempo

Intervista a Claudio Tozzo, editore ed anima storica della dance station d’Italia

Di fronte al Lago di Garda, a Desenzano, batte uno dei cuori storici della radiofonia dance italiana. Qui ha sede Radio Studio Più, un nome che da quasi cinquant’anni accompagna generazioni di ascoltatori tra musica, eventi e divertimento. Abbiamo incontrato Claudio Tozzo: editore, patron, ma anche voce e dj della radio. Un uomo che con Studio Più non ha semplicemente costruito un’emittente, ma un vero e proprio brand dell’intrattenimento.

La storia di Claudio Tozzo con la radio inizia prestissimo. È il luglio del 1977 quando, a soli 14 anni, entra a Radio Tele Sullivan di Lonato, nel bresciano. All’inizio segue la parte tecnica, ma ben presto passa al microfono conducendo un programma dedicato ai cantautori italiani.
Nel 1979 arriva anche l’esperienza da dj nella discoteca Sullivan di Ponte San Marco, di proprietà di alcuni soci della radio, dove rimane resident fino al 1983. Sono anni fondamentali, perché radio e pista da ballo iniziano a fondersi in un’unica visione. Proprio in quel periodo Radio Tele Sullivan si fonde con Radio Studio 93, dando vita a Radio Studio Più. Nel 1983 Tozzo rileva le frequenze e avvia la costruzione dell’attuale rete nazionale, acquisendo emittenti in tutta Italia.

L’intervista

Partiamo dalle origini di Radio Studio Più e dal legame con gli eventi

«Studio Più è operativa negli eventi da quando esiste la radio. Nel 1977 entro in radio e la radio era già legata a una discoteca, il Sullivan, dove io facevo il dj. Mandavamo un programma che si chiamava Ieri al Sullivan: faceva sentire quello che era successo la domenica pomeriggio. Era bellissimo, perché chi era stato nel locale poi riascoltava quello che aveva vissuto.
Da lì ho capito una cosa fondamentale: quando la gente si diverte, si ricorda di te. Con questa filosofia abbiamo iniziato a fare feste nelle piazze, soprattutto d’estate, e continuiamo a farle ancora oggi. Di fatto Studio Più è diventato un format. Quando viene chiamata, la gente sa già che si divertirà. Facciamo musica a 360 gradi, senza chiuderci in nicchie. Negli ultimi dieci anni abbiamo però creato format riconoscibili, come I Remember Yesterday, dedicato agli anni ’70 e ’80 con i video originali degli artisti, quasi come se li avessimo sul palco. Oppure Dance Time Machine 90, dedicato ovviamente a quel decennio. Ma anche senza un nome preciso, Studio Più ha sempre fatto sold out nelle piazze».

Il richiamo al passato: pubblico che invecchia o musica che cambia?

«Negli anni ’70 un disco restava in classifica nelle prime posizioni anche un anno intero. Negli anni ’80 e ’90 magari tre o quattro mesi, ma aveva comunque una lunga vita. Oggi invece esce musica in continuazione e si brucia subito. Una volta gli editori e le case discografiche facevano da filtro: le canzoni che uscivano avevano già il potenziale per diventare hit. Oggi per produrre un brano basta poco, ne escono tantissimi, e non hai più la possibilità di scegliere davvero quali possano durare. In più oggi esistono anche canzoni generate dall’intelligenza artificiale. Risultato: la musica contemporanea fatica a riempire le piste da ballo».

E i ventenni di oggi?

«Una volta le canzoni venivano scelte da professionisti che sentivano il mood generale. Oggi quel gusto condiviso non esiste più. I giovani vivono una musica che spesso capiscono solo loro, perché nasce e muore dentro i social. È un mondo chiuso. Quando devi far divertire un pubblico trasversale — in una piazza o in un palasport — non puoi basarti solo su quello. Servono brani che abbiano vissuto momenti reali. Le poche eccezioni arrivano dai grandi dj internazionali, soprattutto da luoghi come Ibiza, che resta la vera patria delle discoteche».

Ibiza: perché continua a essere un riferimento mondiale?

«Ibiza è un piccolo mondo dove passa tutto il mondo. Ci sono locali con dj internazionali e un concetto completamente diverso di esperienza. In Italia, nei locali si è disposti a spendere 15 o 20 euro. A Ibiza superi facilmente i 100, ma li investi per vivere un momento unico. Non vai a vedere un dj, vai a vedere uno show: musica, luci, atmosfera. Vai in un posto sapendo che succederà qualcosa di importante. Lì abbiamo creato Studio Più Ibiza, una radio autonoma che trasmette i dj set di chi si esibisce direttamente sull’isola. Non avrebbe senso portare la Studio Più italiana a Ibiza: sono due mondi diversi, ed è giusto che abbiano identità diverse».

Presente e futuro: i nuovi format

«Abbiamo recentemente creato un nuovo format che si chiama “Noi che siamo gli anni 80 – 90 – 2000”. È l’identità della Studio Più di oggi. Lo presenteremo a Predazzo e Bormio in occasione delle Olimpiadi, con performance live che hanno caratterizzato quegli anni. Cosa c’è di contemporaneo che funziona? Direi che nell’ultimo decennio, dal 2015 al 2020 in particolare, sono stati il Reggaeton e il Moombathon a riportare le persone – soprattutto le ragazze – in discoteca e in quegli anni ho avuto il piacere di suonare quella musica proprio a Ibiza prima al Privilege, poi all’Hi e all’Ushuaia. Qualcosa di nuovo c’è sempre, ma non sarà mai come gli anni ’70 e i primi anni 80: le hit di quegli anni ce le portiamo ancora tutte dietro. Alla fine portiamo avanti ciò che la gente è in grado di sentire come proprio».

Come si ascolterà la radio domani?

«La radio è un brand. E il brand lo vai a cercare in base a ciò che ha rappresentato per te. Non importa dove ti trovi, l’importante è che tu possa trovarla ovunque. L’FM non resterà per sempre il canale principale, ma non è una decisione nostra: è l’utenza che decide. Tu devi essere presente dappertutto. Perché alla fine è il brand che vince».

Concludendo, possiamo dire che Radio Studio Più non è soltanto una dance station. È una storia che attraversa decenni, generazioni, mode e tecnologie, restando fedele a un’idea semplice e potentissima: la musica come esperienza condivisa. Tra piazze piene, piste da ballo, ricordi e nuove sfide digitali, il percorso di Claudio Tozzo racconta come la radio — se diventa identità — possa continuare a far ballare il tempo.

* Per comunicati e segnalazioni: info@fm-world.it

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Radio, tecnologia e AI: Gianluca Busi a Veneto24 parla del futuro dell’audio tra innovazione e autenticità

La radio è sempre più un ecosistema in evoluzione, attraversato da profonde trasformazioni tecnologiche.

È questo il filo conduttore del confronto andato in onda su Radio Veneto24 con Gianluca Busi, CEO di 22HBG, che ha analizzato il presente e il futuro della radiofonia nell’era dell’intelligenza artificiale.

L’AI è già una realtà capace di incidere su produzione, palinsesti e conduzione, aprendo scenari fino a poco tempo fa impensabili, come l’utilizzo di avatar o sistemi automatizzati. Tuttavia, proprio in un contesto sempre più tecnologico, emerge il valore distintivo della radio: l’autenticità della voce umana, la relazione con l’ascoltatore e la capacità di trasmettere emozioni reali.

Un altro tema chiave riguarda il rapporto tra radio e algoritmi. La radio resta uno dei pochi media liberi dal tracciamento costante, anche se in futuro potrà offrire forme di personalizzazione senza rinunciare a pluralità e sorpresa. Centrale, infine, il ruolo dell’informazione territoriale e del giornalismo di prossimità, elementi che distinguono una radio “viva” dai modelli totalmente automatizzati.

Per 22HBG, il futuro passa da contenuti più accessibili, multilingua e longevi grazie all’AI, utilizzata come strumento di supporto e non di sostituzione. La vera sfida, conclude Busi, sarà governare l’innovazione mantenendo al centro il valore umano, per accompagnare la radio nella sua nuova fase evolutiva senza perderne l’anima.

L’intervista integrale è disponibile cliccando QUI.

* Per comunicati e segnalazioni: info@fm-world.it

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Radio Radicale: premier Meloni annuncia un contributo straordinario per la digitalizzazione dell’archivio

“Il Governo intende presentare un emendamento al decreto Milleproroghe per garantire a Radio Radicale il contributo straordinario destinato alla digitalizzazione dell’archivio storico della testata. Un contributo che si somma a quello ordinario”.

A dichiararlo è stata la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel corso della conferenza stampa di inizio anno.

Come già sottolineato nei giorni scorsi, l’emittente non riceverà – per la prima volta dopo trent’anni – i finanziamenti per la copertura delle attività parlamentari, pari a circa 10 milioni di euro.

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A quanto ammonterà, dunque, il contributo annunciato dalla Premier?

Secondo quanto spiegato da Professione Reporter, a Radio Radicale andranno in primis 3.800.000 euro attribuiti dalla legge sull’editoria.

Per l’archivio, la somma prevista ammonta a 2.000.000 di euro. Ne mancherebbero dunque ben otto, su cui al momento sembrano non esserci risposte.

* Per comunicati e segnalazioni: info@fm-world.it

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Suraci al Corriere: “No a nuove acquisizioni, ora RTL 102.5 punta su un sistema pubblicitario unico”

Stop alle acquisizioni e focus sull’integrazione.

È questa la linea tracciata da Lorenzo Suraci, presidente e fondatore di RTL 102.5, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Una visione chiara per il futuro del gruppo radiofonico leader in Italia, che punta ora a crescere non attraverso nuove radio, ma tramite un modello pubblicitario innovativo e unificato.

“Adesso basta, non voglio comprare altre radio”, ha spiegato Suraci, annunciando l’obiettivo di mettere a sistema le emittenti del gruppo per sviluppare una nuova piattaforma commerciale: RTL 102.5 Play. Un progetto pensato per rafforzare la competitività del gruppo in un mercato sempre più affollato, anche dalla presenza degli OTT, le grandi piattaforme digitali globali.

I numeri confermano la solidità del network: RTL 102.5 può contare su quasi 7 milioni di ascoltatori, confermandosi la radio più seguita in Italia. Al suo fianco operano Radiofreccia, con circa 1 milione e 340 mila ascoltatori, e Radio Zeta, che supera 1 milione e 300 mila. Un ecosistema che coinvolge oltre 300 collaboratori, impegnati quotidianamente nella copertura di 24 ore di programmazione.

Nel corso dell’intervista, Suraci ha sottolineato anche il tema della concorrenza con i colossi digitali, evidenziando come il gruppo radiofonico operi in un contesto regolato e fiscalmente oneroso. Da qui la scelta strategica di valorizzare l’integrazione tra radio, digitale e pubblicità, puntando su un sistema capace di offrire nuove soluzioni al mercato e rafforzare il ruolo della radio nel panorama dei media contemporanei.

Una direzione che segna una nuova fase per RTL 102.5: meno espansione per linee esterne e più innovazione industriale, con l’obiettivo di consolidare la leadership e affrontare le sfide del futuro con strumenti nuovi.

* Per comunicati e segnalazioni: info@fm-world.it

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L’allarme di Marano (CRTV) a RTL 102.5: “Le big tech non investono sul territorio e stanno costruendo auto senza radio”

Arriva da “Non Stop News”, il programma mattutino d’informazione di RTL 102.5, il grido d’allarme del presidente di Confindustria Radio TV Antonio Marano, intervenuto per rilanciare l’appello dell’industria dell’informazione a favore di politiche di sostegno e di un quadro normativo più equo nei confronti dei grandi operatori tecnologici.

Secondo Marano, il tema non è soltanto economico, ma riguarda direttamente il diritto all’informazione sancito dall’articolo 21 della Costituzione. L’assetto attuale del mercato digitale, ha osservato, avrebbe creato una distorsione profonda: le piattaforme globali trarrebbero valore dalla distribuzione dei contenuti senza sostenere i costi tipici dell’editoria tradizionale, dagli investimenti sul territorio fino alla produzione e alla tutela editoriale. In questo squilibrio, ha fatto notare, risiederebbe il cuore del problema competitivo per radio, tv e stampa, chiamate a confrontarsi con operatori che possono agire senza gli stessi oneri economici e regolatori.

Marano ha richiamato inoltre una dinamica già visibile in diversi Paesi europei, dove — ha spiegato — gli editori stanno chiedendo interventi strutturali per riequilibrare il mercato. In Italia, a suo giudizio, la consapevolezza politica del tema sarebbe ancora insufficiente, soprattutto in relazione agli effetti concreti sul comparto radiofonico. L’evoluzione dell’automotive verso sistemi sempre più integrati connessi alla rete, con veicoli talvolta privi di radio tradizionale, rischierebbe di consegnare alle piattaforme il controllo degli accessi ai contenuti, riducendo l’autonomia editoriale e la pluralità delle fonti. Un passaggio che, ha avvertito, potrebbe trasformarsi in una nuova forma di dipendenza tecnologica e culturale.

Un altro punto critico, secondo il presidente di Confindustria Radio TV, sarebbe l’assenza di responsabilità editoriale in capo ai grandi intermediari digitali. La distribuzione di contenuti senza la mediazione di una redazione, di un direttore responsabile o di un giornalista vincolato a un codice deontologico aprirebbe — ha sottolineato — la strada a una circolazione incontrollata di materiali violenti, ingannevoli o lesivi di diritti fondamentali. Situazioni che, ha rimarcato, nel sistema radiotelevisivo tradizionale comporterebbero sanzioni immediate, mentre online rimarrebbero spesso prive di conseguenze equivalenti.

Nel delineare lo scenario auspicato, Marano ha insistito sulla necessità che anche le piattaforme si adeguino alle regole dell’editoria: responsabilità diretta sui contenuti e investimenti reali nei Paesi in cui operano, a partire dall’occupazione. A sostegno della sua tesi ha citato dati occupazionali emblematici, che renderebbero evidente, a suo dire, lo scarto tra i fatturati generati in Italia e la presenza effettiva sul territorio in termini di addetti.

Infine, l’analisi si è spostata sul piano economico. Marano ha evidenziato come il mercato pubblicitario radiofonico italiano valga circa un terzo rispetto a quello di Paesi comparabili come Francia e Germania, nonostante livelli di ascolto simili. Una sproporzione che, a suo avviso, dipende dalla scarsa tutela del valore dei contenuti nell’ecosistema digitale, ulteriormente aggravata dalla diffusione delle fake news e dall’uso sempre più sofisticato dell’intelligenza artificiale nella produzione di materiali difficilmente distinguibili dal reale.

Il presidente di Confindustria Radio TV ha quindi ribadito che la posta in gioco non riguarda solo gli editori, ma la qualità della democrazia. Senza responsabilità, ha concluso, la verità diventa un concetto fragile e il pluralismo si indebolisce. Il rischio è che il controllo delle piattaforme sui flussi informativi si traduca in un potere culturale, politico ed economico capace di influenzare intere generazioni. Un tema complesso, ma — ha sottolineato — oggi impossibile da ignorare.

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Stefano Piccirillo: “Con Mazzoli non facevamo solo programmi, vivevamo la radio”

Quarant’anni di microfono e una carriera che attraversa alcune delle emittenti più importanti del panorama nazionale.

Stefano Piccirillo ha festeggiato il traguardo dei suoi quattro decenni in radio, ripercorsi anche nel libro “Manuale del conduttore radiofonico. I miei primi 40 anni al microfono”. Dall’esordio giovanissimo a Radio Kiss Kiss, al passaggio a RTL 102.5, dall’esperienza a RDS fino a Radio 101, prima del rientro a Radio Kiss Kiss, dove è in onda da oltre vent’anni accompagnando la crescita dell’emittente nell’ultimo decennio.

Tra i messaggi ricevuti per l’anniversario, spicca quello di Marco Mazzoli, che con una nota ironica ha ricordato gli anni condivisi tra radio e vita privata, accennando ad episodi “scabrosi” e “divertenti”. Una testimonianza (disponibile cliccando QUI) che ha dato spazio al racconto più personale di Piccirillo, centrato soprattutto sul rapporto umano e professionale con il collega.

Nelle sue parole emerge una visione precisa del mestiere: la radio non è solo conduzione, ma esperienza totale.

Piccirillo racconta come con Mazzoli abbia condiviso una stessa idea di lavoro, fondata sulla presenza costante in studio, sull’impegno quotidiano e sulla passione che non si esaurisce in diretta. «Marco è il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via – spiega – e questo dice tutto del suo modo di fare radio». Un impegno che, secondo Piccirillo, si è tradotto in un rapporto autentico con il pubblico, vissuto come una vera comunità, fatta di incontri, risate e momenti condivisi anche fuori dall’etere.

La radio, nelle sue parole, diventa casa, luogo di relazioni sincere e di crescita umana prima ancora che professionale. Gli aneddoti sugli ascoltatori accompagnati in studio, sulle esterne trasformate in esperienze di vita, sui legami nati “tra i corridoi e le risate” restituiscono l’immagine di un mezzo capace di costruire famiglie oltre che palinsesti.

«Il successo di Marco è naturale – conclude Piccirilloperché nasce dal modo in cui ha sempre vissuto questo lavoro: come se fosse il primo giorno». E in questa filosofia, fatta di dedizione, ironia e autenticità, si riflette tutta una carriera che, a quarant’anni dal primo microfono, continua a parlare la lingua più semplice e più difficile insieme: quella della passione vera per la radio.

* Per comunicati e segnalazioni: info@fm-world.it

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“La radio resta un mezzo insostituibile”: l’intervista di Century Radio

Nuova puntata di “Century Radio”, dedicata ai cento anni della radiofonia, all’interno del portale “Recensiamo Musica”.

Pio Russo ha intervistato in merito il giornalista, esperto di media, Nicola Franceschini.

Il direttore di FM-world ha descritto la radio come un medium in continua evoluzione, capace di adattarsi ai cambiamenti, mantenendo credibilità e identità.

Ha ricordato come FM-world sia nato nel 1998 in un’epoca pionieristica del web, poi cresciuto fino alla collaborazione con 22HBG e alla creazione dell’app.

Ha poi raccontato della propria passione nata da bambino, coltivata tra radio locali, giornalismo e televisione, sottolineando come i diversi media nella sua esperienza si intreccino naturalmente, pur riconoscendo alla radio un valore emotivo superiore.

Interrogato sul futuro, Franceschini ha definito la radio “insostituibile”, convinto che nessun altro mezzo potrà prenderne il posto.

L’intervista integrale è disponibile cliccando QUI.

* Per comunicati e segnalazioni: info@fm-world.it

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Stefano Piccirillo celebra 40 anni di radio: il messaggio speciale di Marco Mazzoli

Stefano Piccirillo ha festeggiato 40 anni di radio.

La sua è una lunga ed intensa carriera, fatta di passione e amore per il mezzo, che ha attraversato numerose importanti realtà del nostro Paese.

Dai primi anni – giovanissimo – a Radio Kiss Kiss, alla telefonata a sorpresa che lo portò a RTL 102.5. Dai tempi di RDS – quando col format 50% musica italiana, 50% musica internazionale era la prima emittente in Italia – all’esperienza milanese di Radio 101.

Fino al ritorno a Radio Kiss Kiss, dove, da oltre vent’anni, è in onda ogni giorno ed ha vissuto con tutto lo staff l’esponenziale crescita degli ascolti dell’ultimo decennio.

Piccirillo ha pubblicato nei mesi scorsi il libro “Manuale del conduttore radiofonico. I miei primi 40 anni al microfono”, un testo che gli ha portato tanti attestati di stima sia dagli ascoltatori, sia dai colleghi di tutte le radio.

Ultima – non per importanza – tra le testimonianze ricevute è quella di Marco Mazzoli, ‘anima’ da oltre 25 anni de “Lo Zoo di 105”, ma anche di Revolution 93.5 a Miami.

“Quarant’anni, quarant’anni di radio e tre vissuti insieme con delle storie che non posso raccontare qua, ma che spero tu abbia raccontato nel tuo libro, perchè sono molto scabrose, ma allo stesso tempo anche molto divertenti”, scherza Mazzoli nel video che riportiamo. “Grande Stefano, numero 1!”, conclude.




Emozionato, come accade ogni volta in cui parla della sua professione che ama ancora come agli esordi, Stefano Piccirillo ha voluto commentare così, per FM-world, questo anno che, grazie al suo libro, lo ha portato a rapportarsi con tanta gente.


“‘I miei primi quarant’anni di radio’ è un manuale che mi sta dando delle soddisfazioni pazzesche. Prima di tutto a livello personale, perchè arriva prima la persona e poi il professionista.

Questo concetto è stato confermato da tanto amore, affetto e stima da parte di campioni della radio che mi hanno testimoniato un bene, un affetto, una stima che mi fanno sorridere il cuore e che mi danno veramente tanta gioia.

Mi dà tanta gioia l’incontro con le persone, perchè essendo questo un manuale con numeri e suggerimenti su come fare radio, ma su come approcciare alla vita, proprio allo stile di vita di un conduttore radiofonico, di un autore, di un programmatore musicale, di un direttore artistico, di un regista, di un disc jockey, insomma di un addetto ai lavori della radio. È proprio la vita raccontata attraverso tutte le mie esperienze. È bellissimo incontrare le persone, è bellissimo incontrare i ragazzi a scuola, alle scuole superiori, ai presidi delle scuole che mi invitano a parlare di comunicazione radiofonica, alle università, alle aziende, ai singoli che non sono solo ascoltatori ma sono grandi appassionati che magari vorrebbero fare radio o a tanti conduttori che sono in corsa e troppo buoni con me, che grazie anche al loro “grazie” nei miei confronti fanno questo lavoro.

Quindi è un’avventura che continua con tanti nuovi appuntamenti, non solo in libreria, ma appunto in scuole, università, circoli e accademie. E soprattutto persone, l’incontro con le persone. E raccontare tutto questo davanti alle persone è un’altra forma di comunicazione fantastica, insieme al mio fare radio che mi piace molto, quindi vi aggiornerò sui prossimi appuntamenti.

Questo che vedete di Marco è un altro segno di grande affetto. È l’affetto che soltanto tra “campioni di radio” ci può essere perchè è legato alla stima, che è assolutamente reciproca”.


In attesa, dunque, delle prossime tappe ‘live’ di Stefano Piccirillo, che cosa si cela dietro ai tre anni di convivenza radiofonica tra Mazzoli e lo stesso Piccirillo, su cui si scherza nel video? Torneremo presto sull’argomento, ma intanto ancora tanti auguri per l’importante traguardo.
* Per comunicati e segnalazioni: info@fm-world.it
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Radio Centrale cambia proprietà: la storica emittente cesenate verso un nuovo rilancio

A quasi mezzo secolo dalla sua fondazione, Radio Centrale apre un nuovo capitolo della propria storia.

Dopo 49 anni alla guida, il fondatore Franco Botta ha infatti ceduto la proprietà dell’emittente, segnando una svolta che l’edizione di Cesena de Il Resto del Carlino definisce come “un passaggio simbolico per una delle voci più identitarie del territorio”.

La radio, nata a Cesena e da sempre punto di riferimento per gli appassionati di musica, si prepara ora a una ripartenza che passa anche da un cambiamento logistico: dalla storica sede di viale Bovio il quartier generale si sposta agli ampi spazi del Centro Sportivo di Ronta, in via Ravennate 4154. Una struttura di 200 metri quadrati, rinnovata e pronta ad accogliere progetti editoriali e tecnologici di nuova generazione.

La maggioranza dell’emittente è stata rilevata da Roberto Righi e Thomas Montesi, già protagonisti del rilancio di Radio Cesena.

Righi, nuovo direttore artistico, è un volto noto della notte romagnola e una figura legata a Radio Centrale da tre decenni. “Nel 2026 l’emittente compirà 50 anni – spiega – e vogliamo celebrare questo traguardo con investimenti concreti, idee innovative e un progetto che guardi al futuro”.

La missione resta però la stessa: raccontare il territorio. “Una radio locale deve avere radici solide nel luogo che rappresenta – sottolinea Righi – per questo continuiamo a dare centralità all’informazione locale, alle rubriche e al dialogo continuo con il pubblico”.

Il nuovo corso di Radio Centrale passa anche dal potenziamento tecnologico: investimenti nel DAB+ per ampliare la copertura regionale, miglioramento dei canali streaming e l’introduzione di podcast dedicati. Una trasformazione che guarda avanti senza dimenticare il famoso jingle che in tanti continuano a ricordare: “Che bello ascoltare Radio Centrale”.

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