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Radio Cecchetto a Sanremo: proseguono le interviste di Alex In

Prosegue la presenza di Radio Cecchetto nella Città dei Fiori con una copertura speciale dedicata al 76° Festival della Canzone Italiana.

L’emittente continua a raccontare in tempo reale uno degli eventi musicali e mediatici più seguiti del Paese, portando gli ascoltatori direttamente nel cuore della manifestazione.

Fino ad oggi, 28 febbraio, sono in programma collegamenti in diretta alle ore 8.00, 12.00, 16.00 e 21.00 con interviste ai cantanti in gara, agli ospiti e ai super ospiti del Festival. A curare il racconto sul campo è il giornalista e conduttore Alex In.

Il viaggio sanremese non si ferma qui: il racconto continuerà anche il 1° marzo con due appuntamenti speciali on air alle ore 10.00 e alle ore 21.00, per accompagnare il pubblico nel bilancio finale della settimana del Festival.

Backstage esclusivi, curiosità, retroscena e dichiarazioni inedite saranno al centro di una copertura pensata per restituire tutta l’atmosfera unica che ogni anno trasforma Sanremo nel centro nevralgico dello spettacolo italiano. Un lavoro sul campo che unisce ritmo radiofonico, autorevolezza giornalistica e immediatezza narrativa.

Radio Cecchetto è ascoltabile in DAB in Lombardia e Lazio, tramite app su smartphone, tablet e smart TV, oltre che in streaming sul sito ufficiale radiocecchetto.it.

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Tutela voce

Parte il deposito dei marchi sonori per blindare l’identità vocale nell’era dell’IA da parte della Società Italiana per la Tutela della Voce

Dopo l’annuncio dato da FM World del presidio legale contro la clonazione illecita delle voci professionali, la Società Italiana per la Tutela della Voce (www.sitv.info) compie un ulteriore passo operativo: è stato avviato formalmente il percorso di registrazione e deposito dei marchi sonori, ovvero delle “impronte vocali”, quale strumento giuridico di tutela preventiva contro l’uso non autorizzato delle voci generate o replicate tramite intelligenza artificiale.

Ne parliamo con Alessio Negretti, giurista esperto di proprietà intellettuale e ceo della Società Italiana per la Tutela Voce s.r.l.

  • La novità rappresenta l’evoluzione concreta di quanto anticipato nelle scorse settimane: non più soltanto un presidio legale reattivo, ma un sistema strutturato di protezione proattiva dell’identità vocale, con strumenti tecnici e giuridici standardizzati…

Il deposito del marchio sonoro nasce in un contesto in cui la clonazione vocale tramite IA è divenuta accessibile, rapida e spesso indistinguibile dall’originale. Speaker radiofonici, doppiatori, giornalisti, podcaster e conduttori sono oggi esposti al rischio di replicazione non autorizzata della propria voce, con implicazioni economiche, reputazionali e identitarie. La risposta della SITV si fonda su un principio chiaro: la voce professionale non è soltanto uno strumento di lavoro, ma un vero e proprio segno distintivo, suscettibile di tutela al pari di un marchio.

  • Come funziona il deposito dell’impronta sonora?

Dalla documentazione ufficiale diffusa ai soggetti assistiti emerge un impianto metodologico dettagliato. Sono stati elaborati tre moduli standard (Moduli SITV©), tecnicamente e giuridicamente equivalenti, costruiti per rappresentare in modo completo le cinque macro-dimensioni distintive della voce: tono (altezza ed escursione tonale); timbro (la vera “firma” riconoscibile); intensità ed energia; ritmo e cadenza; articolazione e nitidezza fonetica. A queste si aggiungono ulteriori livelli qualitativi: prosodia, tessitura espressiva e micro-caratteristiche fisiologiche — elementi difficilmente replicabili in modo perfetto anche dai sistemi di sintesi vocale più evoluti. Il deposito prevede la registrazione di un file audio in ambiente insonorizzato, con qualità professionale, dimensione massima di 10 MB e campionamento non superiore a 44.100 kHz. Un requisito tecnico che non è formale, ma sostanziale: la qualità della registrazione diventa parte integrante della tutela.

  • Interessanti gli elementi dei tre moduli: identità, espressività, dinamica

In realtà gli elementi discendono dai principi delle perizie tecniche predisposte dalla Società Italiana per la Tutela della Voce per la contestazione di clonazione illecite. I testi predisposti dalla SITV sono concepiti per mettere in luce le caratteristiche distintive della voce. Il Modulo Base punta sulla riconoscibilità e sulla costruzione semantica del suono. Il Modulo Espressivo enfatizza le variazioni emotive e le sfumature interpretative. Il Modulo Dinamico valorizza l’escursione energetica e la presenza sonora. La scelta del modulo è demandata al “sentimento di affinità” del professionista, poiché, sul piano tecnico e giuridico, i tre strumenti hanno pari efficacia

  • Perché il marchio sonoro è strategico per la radio?

Per il settore radiofonico la questione è tutt’altro che teorica. La voce è il brand primario di una stazione: identificabilità, fiducia e continuità editoriale passano attraverso il timbro e la presenza vocale dei suoi protagonisti. In un contesto in cui l’IA può generare contenuti h24, il rischio non è soltanto la clonazione del singolo speaker, ma la riproduzione artificiale di un’intera identità sonora. Il deposito come marchio sonoro introduce una tutela che non riguarda solo il diritto d’autore o l’immagine, ma la distintività commerciale. È un cambio di paradigma: la voce diventa asset registrato. Il tema si inserisce in un quadro più ampio: l’“audio sintetico” è parte della nuova rivoluzione industriale digitale. L’IA non si limita più a supportare la produzione, ma può sostituire — o simulare — la presenza umana.

  • Ciò solleva interrogativi cruciali: chi è titolare di una voce generata? È lecito addestrare un algoritmo su campioni vocali senza consenso? Come si prova la clonazione illecita?

Il deposito dell’impronta sonora non esaurisce il problema, ma crea una base probatoria solida in caso di contenzioso, rafforzando la posizione del professionista. Con questa iniziativa, la Società Italiana per la Tutela della Voce passa dalla fase di sensibilizzazione a quella operativa. L’obiettivo è duplice: fornire agli operatori uno strumento concreto di protezione; creare un precedente culturale e giuridico nel panorama italiano ed europeo. In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale può replicare il suono ma non l’identità, la sfida è trasformare la voce da semplice mezzo espressivo a patrimonio tutelato. Per il mondo della radio — da sempre fondato sull’unicità timbrica e sull’empatia vocale — si tratta di un passaggio che potrebbe ridefinire il concetto stesso di autenticità nell’era digitale.

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Brunolaura

Laura Padovani porta Radio Bruno nel cuore di Sanremo

Radio Bruno è in onda ogni giorno da Sanremo direttamente dall’Hotel Royal.

Protagonista delle dirette dalla Città dei Fiori è Laura Padovani, presente sui social della radio anche con interviste ai tanti turisti e visitatori della località ligure, in occasione del Festival.


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Australia

Dall’Australia a Casa Sanremo: Radio Italiana 531 racconta l’Italia che vive ad Adelaide

Dall’Australia, ma col cuore in Italia: è la storia di Radio Italiana 531 e dei suoi conduttori Marco e Stefano che abbiamo conosciuto a Casa Sanremo.

Nel “nostro” e “loro” Paese d’origine ancora per qualche giorno, ci hanno raccontato che cosa significa trasmettere per la comunità italiana di Adelaide e mantenere viva la propria identità e le proprie origini.


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FM-world torna a Sanremo: riflettori sul mondo radiofonico

Anche quest’anno FM-world sarà presente a Sanremo per raccontare ciò che spesso resta fuori dall’inquadratura principale: il dietro le quinte radiofonico della settimana più attesa della musica italiana.

L’obiettivo sarà non tanto quello di concentrarsi sui cantanti in gara, quanto piuttosto sulle tante emittenti – nazionali e locali – che animano la città durante il Festival. Un viaggio tra studi temporanei, speaker in diretta e produzioni speciali che rendono la manifestazione un vero laboratorio radiofonico a cielo aperto.

Un tour tra le radio presenti

FM-world realizzerà un vero e proprio tour tra le emittenti presenti nella Città dei Fiori.

Il racconto sarà fatto di collegamenti, incontri e approfondimenti dedicati a chi ogni giorno porta la radio tra la gente, proprio nel cuore della settimana sanremese.

Curiosità, interviste e dirette dalla Città dei Fiori

Non mancheranno curiosità e retroscena dal mondo radiofonico, interviste ai protagonisti, racconti in tempo reale dell’atmosfera sanremese.

Un modo per vivere Sanremo da una prospettiva diversa, quella delle radio che ogni anno trasformano la città in un grande studio diffuso.

Un’opportunità per le emittenti

FM-world offre inoltre un’opportunità unica a tutte le emittenti presenti a Sanremo che desiderano ottenere una visibilità speciale durante la settimana del Festival.

Tutti i dettagli sull’iniziativa sono disponibili qui:
👉 https://www.fm-world.it/sanremo-2026/

FM-world è pronta ancora una volta a raccontare la radio, dove la radio è protagonista.

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CARLO CONTI 1200x500

Sanremo dopo Conti, il nodo è la direzione artistica: “Serve esperienza, non solo un volto” dichiara a Radio Subasio

Il futuro del Festival di Sanremo passa più dalla direzione artistica che dal nome del prossimo conduttore.

Ne è convinto Carlo Conti, che ai microfoni di Radio Subasio, nello spazio Destinazione Sanremo, ha ribadito come l’edizione 2026 – la sua quinta – sarà l’ultima sotto la sua guida.

Nessun nome per il dopo-Conti, ma un punto fermo sì: “Al di là del conduttore o della conduttrice, il ruolo decisivo è quello del Direttore Artistico”. Un incarico che, sottolinea Conti, richiede know how, esperienza e ‘ore di volo’ per governare una macchina complessa che va dalle canzoni alla regia, dalle immagini alle luci, fino agli ospiti.

E se il successo 2026 superasse i record precedenti? Per Conti sarebbe un motivo in più per lasciare: “Alzare l’asticella all’infinito è impossibile”. Il vero risultato, spiega, non è solo televisivo ma discografico: la presenza massiccia dei brani del Festival nelle classifiche di vendita.

Quanto alla formula, nessuna rivoluzione: il Festival resta una gara di canzoni. Un’impostazione ereditata da Pippo Baudo, che Conti celebrerà nel primo anno senza di lui. “Il direttore può innovare nel contorno – conclude – ma la forza del Festival di Sanremo è e deve restare la competizione musicale”.

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Radiolisten

Audiradio 2026: come si rilevano gli ascolti radiofonici in Italia

In attesa dell’imminente uscita dei dati annuali e del secondo semestre 2025, come vengono rilevati gli ascolti radiofonici nel nostro Paese?

La Nota Metodologica Audiradio 2026 è un documento ufficiale che descrive in dettaglio come viene realizzata l’indagine. Il testo è stato pubblicato da Audiradio S.r.l., la società incaricata di condurre la rilevazione che fornisce i dati di ascolto delle radio italiane, sia nazionali che locali.

Scopo dell’indagine

L’obiettivo principale dell’indagine è misurare in modo statistico e rappresentativo quanti e come ascoltano la radio in Italia. I risultati servono a capire l’audience complessiva delle emittenti, i profili dell’ascolto, e consentono a editori, inserzionisti e operatori di mercato di conoscere l’effettiva portata delle diverse stazioni radio.

Chi è coinvolto

L’indagine è condotta da Audiradio S.r.l., che lavora in collaborazione con istituti di ricerca specializzati come GfK Italia, Ipsos e AltLab. Il documento metodologico è redatto secondo le regole stabilite dall’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), a garanzia di trasparenza e rigore tecnico.

Come si raccolgono i dati

La raccolta delle informazioni avviene principalmente tramite interviste telefoniche assistite da computer (metodo CATI), rivolte a persone di almeno 14 anni residenti in Italia. Le interviste sono organizzate in tre gruppi distinti – detti “Stream” – che coprono diverse parti dell’indagine:

  • Stream A1 e A2: servono soprattutto per misurare l’ascolto delle radio locali e nazionali e stimare la copertura in vari periodi (giorno medio, sette giorni, ecc.).
  • Stream B: è dedicato principalmente alle emittenti nazionali.
    I dati raccolti da questi tre Stream vengono poi fusi in un unico database per produrre le stime complessive di ascolto.

Campione e rappresentatività

Il campione è costruito in modo da rappresentare fedelmente la popolazione italiana di 14 anni e oltre. Si utilizzano numeri di telefoni fissi e cellulari per assicurare che quasi tutte le persone abbiano la possibilità di essere contattate. L’uso di un quadro unico di campionamento e una distribuzione omogenea delle interviste nel tempo servono a ridurre errori e distorsioni, garantendo che i risultati siano affidabili e confrontabili tra periodi diversi.

Tecniche di elaborazione

Una parte importante della metodologia riguarda la ponderazione dei dati, cioè l’aggiustamento delle interviste per riflettere correttamente l’intera popolazione. Il documento spiega anche come vengono stimati gli ascolti in base a diversi parametri (giorno medio, quarto d’ora medio, ecc.), come si calcolano gli intervalli di confidenza e quali sono le regole per combinare i risultati dei vari Stream.

Cosa include il rilascio dei dati

I risultati finali vengono pubblicati in diversi formati e con cadenze specifiche:

  • Tavole statistiche con i numeri di ascoltatori;
  • Anticipazioni in PDF;
  • Database dettagliati per editori e operatori di mercato.
    La frequenza di pubblicazione è trimestrale per le radio nazionali e mobile semestrale per le radio locali.

Conclusioni

In sintesi, la Nota Metodologica Audiradio 2026 descrive un sistema di misurazione complesso ma strutturato, progettato per offrire dati sugli ascolti radiofonici in Italia. Grazie a un’ampia base di interviste e a procedure statistiche solide, l’indagine permette di cogliere non solo quanto ascoltano le radio tradizionali, ma anche di prepararsi all’inclusione futura di consumi on-demand e digitali.

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Freshlibro

Radio Fresh compie dieci anni: l’editore e fondatore Emanuele Fabbri racconta in un libro la realizzazione di un sogno

Radio Fresh, la più giovane tra le radio dell’appennino bolognese, compie dieci anni.

Per celebrare il traguardo, il fondatore ed editore Emanuele Fabbri, 36 anni, racconta in un libro come è riuscito a realizzare il suo sogno.

Il titolo del volume è “Cavalcare l’onda”, un testo che non è soltanto lo sviluppo di una radio locale, ma la testimonianza concreta di come un’idea nata quasi per caso possa trasformarsi in un progetto solido e duraturo.

L’idea di Radio Fresh nasce nel 2014, tra la passione per il microfono, un corso di conduzione radiofonica e un piccolo podcast autoprodotto con alcuni amici, registrato in un garage. Un’esperienza semplice, ma sufficiente a far maturare la convinzione che quel sogno potesse diventare qualcosa di più strutturato. Dopo il mancato ingresso in una emittente già esistente, Fabbri sceglie la strada più complessa: creare una radio da zero.

Per lungo tempo il progetto resta sulla carta. Mesi e mesi dedicati allo studio, alla burocrazia, agli incontri con tecnici e commercialisti, alla definizione di un organigramma e alla comprensione di un iter lungo e articolato. Un percorso affrontato da un gruppo di soci fondatori senza una reale esperienza nel settore, ad eccezione di qualche lontana esperienza nelle radio pionieristiche degli anni 70/80.

La svolta arriva nella primavera del 2016, con la prima sede operativa ad aprile e due mesi di lavoro intenso per cablare e organizzare tutto in vista dell’esordio. Il 30 giugno 2016, Radio Fresh accende ufficialmente la sua prima frequenza FM. Da allora, la crescita è stata progressiva e costante. Oggi l’emittente trasmette su quattro frequenze FM – 88.4 (due impianti isocanale), 91.3 e 94.6 – coprendo l’Appennino bolognese, ed è presente in DAB+ su tutta l’Emilia-Romagna, ampliando in modo significativo la propria area di diffusione.

Un elemento centrale della storia raccontata nel libro è il rapporto con il territorio. Radio Fresh è stata “raccontata” alla comunità ancora prima di andare in onda, coinvolgendo cittadini e realtà locali nel sogno di una radio nuova e diversa. Un approccio che ha dato risultati concreti: il primo inserzionista è arrivato prima ancora dell’esordio ufficiale e, a distanza di dieci anni, è ancora partner dell’emittente.

Scritto durante il periodo della pandemia, “Cavalcare l’onda” adotta un taglio diretto e documentato. Nomi, date, fatti e cifre reali trasformano il racconto in un vero e proprio caso di studio contemporaneo, colmando un vuoto nella bibliografia radiofonica, tradizionalmente concentrata sull’epoca delle radio libere e poco attenta alle esperienze nate dopo il 2000. La prefazione del volume è firmata da Alfredo Porcaro di Consulenza Radiofonica, che ha seguito il progetto.

Il libro non è però solo la cronaca di dieci anni di radio. Tra le pagine emerge con chiarezza l’obiettivo originario di Radio Fresh: creare qualcosa di nuovo, diverso e autenticamente “fresh”. Un progetto portato avanti da volontari, oggi circa una trentina, che hanno scelto di fare radio per passione, senza vincoli di stipendi o orari rigidi, ma con un approccio professionale che ha permesso di reinvestire nel tempo tutte le risorse: dalla sede di proprietà alle apparecchiature sempre aggiornate, fino all’organizzazione di eventi che portano la radio fuori dallo studio e a contatto diretto con il pubblico.

Nel decennale di Radio Fresh, “Cavalcare l’onda” diventa così non solo un bilancio, ma un messaggio rivolto a chi sogna di costruire qualcosa partendo da zero. Un libro pensato per gli appassionati di radio, ma anche per chi cerca una storia vera di determinazione e visione, capace di dimostrare che, anche oggi, credere nella propria idea può fare la differenza.

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Gianni Simioli al Corriere racconta mezzo secolo in radio e l’arrivo di un libro-verità

Gianni Simioli si avvicina ai cinquant’anni di carriera radiofonica e annuncia un libro-verità in cui racconterà persone, incontri e contraddizioni vissute in mezzo secolo di microfono, tra gratitudine e delusioni.

Il conduttore, che ha sempre scelto di restare a Napoli, ripercorre – in una intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno – gli inizi giovanissimi nel 1977, quando a soli 13 anni muoveva i primi passi in una radio privata di Secondigliano, tra programmi artigianali, zero compensi e tanta passione.

Oggi Simioli lavora per RTL 102.5 e Radio Marte, grazie a un accordo che gli consente di trasmettere in smartworking, rivendicando con orgoglio una carriera costruita senza appoggi politici ma solo sulla creatività e sull’esperienza accumulata nel tempo. Ricorda il rapporto complesso con la famiglia, che avrebbe preferito per lui un lavoro stabile e il patto con il padre macellaio che lo costrinse per anni ad aiutare in negozio, anticipando di fatto il mestiere del rider.

Nel racconto emergono i modelli di riferimento, da Renzo Arbore, da cui dice di aver appreso la curiosità per i personaggi nuovi, fino alla soddisfazione di aver scoperto e lanciato artisti come Clementino, Rocco Hunt e Geolier, tutti descritti come riconoscenti. Gli irriconoscenti, invece, finiranno tra le pagine del libro, annunciato come un bilancio umano prima ancora che professionale.

Non manca l’amarezza per alcune esperienze televisive interrotte bruscamente – come Telegaribaldi – e per quella che definisce una fragilità strutturale di Napoli: l’incapacità, secondo lui, degli addetti ai lavori di sostenersi a vicenda. Guardando al futuro, Simioli conferma l’impegno nella valorizzazione della nuova scena musicale campana e annuncia un nuovo progetto dedicato alla musica emergente.

Sul piano personale, infine, ricorda la sorella Loredana, scomparsa sette anni fa, spiegando che il fatto di non riuscire a sognarla è, secondo chi lo ha aiutato, il segno di una presenza ancora viva nella sua quotidianità.

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Radio Studio Più, la dance-station che attraversa il tempo

Intervista a Claudio Tozzo, editore ed anima storica della dance station d’Italia

Di fronte al Lago di Garda, a Desenzano, batte uno dei cuori storici della radiofonia dance italiana. Qui ha sede Radio Studio Più, un nome che da quasi cinquant’anni accompagna generazioni di ascoltatori tra musica, eventi e divertimento. Abbiamo incontrato Claudio Tozzo: editore, patron, ma anche voce e dj della radio. Un uomo che con Studio Più non ha semplicemente costruito un’emittente, ma un vero e proprio brand dell’intrattenimento.

La storia di Claudio Tozzo con la radio inizia prestissimo. È il luglio del 1977 quando, a soli 14 anni, entra a Radio Tele Sullivan di Lonato, nel bresciano. All’inizio segue la parte tecnica, ma ben presto passa al microfono conducendo un programma dedicato ai cantautori italiani.
Nel 1979 arriva anche l’esperienza da dj nella discoteca Sullivan di Ponte San Marco, di proprietà di alcuni soci della radio, dove rimane resident fino al 1983. Sono anni fondamentali, perché radio e pista da ballo iniziano a fondersi in un’unica visione. Proprio in quel periodo Radio Tele Sullivan si fonde con Radio Studio 93, dando vita a Radio Studio Più. Nel 1983 Tozzo rileva le frequenze e avvia la costruzione dell’attuale rete nazionale, acquisendo emittenti in tutta Italia.

L’intervista

Partiamo dalle origini di Radio Studio Più e dal legame con gli eventi

«Studio Più è operativa negli eventi da quando esiste la radio. Nel 1977 entro in radio e la radio era già legata a una discoteca, il Sullivan, dove io facevo il dj. Mandavamo un programma che si chiamava Ieri al Sullivan: faceva sentire quello che era successo la domenica pomeriggio. Era bellissimo, perché chi era stato nel locale poi riascoltava quello che aveva vissuto.
Da lì ho capito una cosa fondamentale: quando la gente si diverte, si ricorda di te. Con questa filosofia abbiamo iniziato a fare feste nelle piazze, soprattutto d’estate, e continuiamo a farle ancora oggi. Di fatto Studio Più è diventato un format. Quando viene chiamata, la gente sa già che si divertirà. Facciamo musica a 360 gradi, senza chiuderci in nicchie. Negli ultimi dieci anni abbiamo però creato format riconoscibili, come I Remember Yesterday, dedicato agli anni ’70 e ’80 con i video originali degli artisti, quasi come se li avessimo sul palco. Oppure Dance Time Machine 90, dedicato ovviamente a quel decennio. Ma anche senza un nome preciso, Studio Più ha sempre fatto sold out nelle piazze».

Il richiamo al passato: pubblico che invecchia o musica che cambia?

«Negli anni ’70 un disco restava in classifica nelle prime posizioni anche un anno intero. Negli anni ’80 e ’90 magari tre o quattro mesi, ma aveva comunque una lunga vita. Oggi invece esce musica in continuazione e si brucia subito. Una volta gli editori e le case discografiche facevano da filtro: le canzoni che uscivano avevano già il potenziale per diventare hit. Oggi per produrre un brano basta poco, ne escono tantissimi, e non hai più la possibilità di scegliere davvero quali possano durare. In più oggi esistono anche canzoni generate dall’intelligenza artificiale. Risultato: la musica contemporanea fatica a riempire le piste da ballo».

E i ventenni di oggi?

«Una volta le canzoni venivano scelte da professionisti che sentivano il mood generale. Oggi quel gusto condiviso non esiste più. I giovani vivono una musica che spesso capiscono solo loro, perché nasce e muore dentro i social. È un mondo chiuso. Quando devi far divertire un pubblico trasversale — in una piazza o in un palasport — non puoi basarti solo su quello. Servono brani che abbiano vissuto momenti reali. Le poche eccezioni arrivano dai grandi dj internazionali, soprattutto da luoghi come Ibiza, che resta la vera patria delle discoteche».

Ibiza: perché continua a essere un riferimento mondiale?

«Ibiza è un piccolo mondo dove passa tutto il mondo. Ci sono locali con dj internazionali e un concetto completamente diverso di esperienza. In Italia, nei locali si è disposti a spendere 15 o 20 euro. A Ibiza superi facilmente i 100, ma li investi per vivere un momento unico. Non vai a vedere un dj, vai a vedere uno show: musica, luci, atmosfera. Vai in un posto sapendo che succederà qualcosa di importante. Lì abbiamo creato Studio Più Ibiza, una radio autonoma che trasmette i dj set di chi si esibisce direttamente sull’isola. Non avrebbe senso portare la Studio Più italiana a Ibiza: sono due mondi diversi, ed è giusto che abbiano identità diverse».

Presente e futuro: i nuovi format

«Abbiamo recentemente creato un nuovo format che si chiama “Noi che siamo gli anni 80 – 90 – 2000”. È l’identità della Studio Più di oggi. Lo presenteremo a Predazzo e Bormio in occasione delle Olimpiadi, con performance live che hanno caratterizzato quegli anni. Cosa c’è di contemporaneo che funziona? Direi che nell’ultimo decennio, dal 2015 al 2020 in particolare, sono stati il Reggaeton e il Moombathon a riportare le persone – soprattutto le ragazze – in discoteca e in quegli anni ho avuto il piacere di suonare quella musica proprio a Ibiza prima al Privilege, poi all’Hi e all’Ushuaia. Qualcosa di nuovo c’è sempre, ma non sarà mai come gli anni ’70 e i primi anni 80: le hit di quegli anni ce le portiamo ancora tutte dietro. Alla fine portiamo avanti ciò che la gente è in grado di sentire come proprio».

Come si ascolterà la radio domani?

«La radio è un brand. E il brand lo vai a cercare in base a ciò che ha rappresentato per te. Non importa dove ti trovi, l’importante è che tu possa trovarla ovunque. L’FM non resterà per sempre il canale principale, ma non è una decisione nostra: è l’utenza che decide. Tu devi essere presente dappertutto. Perché alla fine è il brand che vince».

Concludendo, possiamo dire che Radio Studio Più non è soltanto una dance station. È una storia che attraversa decenni, generazioni, mode e tecnologie, restando fedele a un’idea semplice e potentissima: la musica come esperienza condivisa. Tra piazze piene, piste da ballo, ricordi e nuove sfide digitali, il percorso di Claudio Tozzo racconta come la radio — se diventa identità — possa continuare a far ballare il tempo.

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Radio, tecnologia e AI: Gianluca Busi a Veneto24 parla del futuro dell’audio tra innovazione e autenticità

La radio è sempre più un ecosistema in evoluzione, attraversato da profonde trasformazioni tecnologiche.

È questo il filo conduttore del confronto andato in onda su Radio Veneto24 con Gianluca Busi, CEO di 22HBG, che ha analizzato il presente e il futuro della radiofonia nell’era dell’intelligenza artificiale.

L’AI è già una realtà capace di incidere su produzione, palinsesti e conduzione, aprendo scenari fino a poco tempo fa impensabili, come l’utilizzo di avatar o sistemi automatizzati. Tuttavia, proprio in un contesto sempre più tecnologico, emerge il valore distintivo della radio: l’autenticità della voce umana, la relazione con l’ascoltatore e la capacità di trasmettere emozioni reali.

Un altro tema chiave riguarda il rapporto tra radio e algoritmi. La radio resta uno dei pochi media liberi dal tracciamento costante, anche se in futuro potrà offrire forme di personalizzazione senza rinunciare a pluralità e sorpresa. Centrale, infine, il ruolo dell’informazione territoriale e del giornalismo di prossimità, elementi che distinguono una radio “viva” dai modelli totalmente automatizzati.

Per 22HBG, il futuro passa da contenuti più accessibili, multilingua e longevi grazie all’AI, utilizzata come strumento di supporto e non di sostituzione. La vera sfida, conclude Busi, sarà governare l’innovazione mantenendo al centro il valore umano, per accompagnare la radio nella sua nuova fase evolutiva senza perderne l’anima.

L’intervista integrale è disponibile cliccando QUI.

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