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Vent’anni di LolliRadio: Marco Lolli racconta la sua “scommessa”, tra sacrifici e futuro

Il 28 agosto 2006 nasceva LolliRadio.

Vent’anni dopo, quella che inizialmente era soprattutto l’esigenza di creare qualcosa di proprio e di sperimentare un format allora poco conosciuto si è trasformata in una realtà capace di attraversare profonde trasformazioni tecnologiche e di consolidare nel tempo un pubblico sempre più ampio.

Dai primi mesi di lavoro serrato alla crescita dell’offerta, passando per momenti difficili e soddisfazioni inattese, Marco Lolli ripercorre per FM-world le tappe principali di un’avventura iniziata quasi per follia e portata avanti con una convinzione precisa: avere un’identità forte e continuare a evolversi senza tradire lo spirito originario. Oggi, mentre LolliRadio festeggia il traguardo dei vent’anni, lo sguardo è già rivolto al futuro.

Il 28 agosto LolliRadio compie vent’anni: se dovessi tornare con la memoria al primo giorno, qual è l’immagine o il ricordo che ti viene subito in mente?

È stato indimenticabile il momento della partenza, probabilmente il giorno più emozionante in assoluto, anche considerando i mesi di preparativi che c’erano stati prima. Penso ai sacrifici fatti, sia dal punto di vista economico sia per tutto il tempo investito nel progetto. Per quattro mesi ho lavorato anche venti ore al giorno e ho speso tanti soldi per mettere insieme tutto il necessario: volevo che fosse tutto al top.

Un altro momento indimenticabile è stato poi l’accensione di LolliRadio Italia, che ha avuto un vero e proprio boom fin dal primo giorno (tanto da attraversare un periodo in cui è stata in onda anche in FM nell’etere di Roma, NdR).

Nel 2006 le web radio erano un fenomeno molto diverso da quello che conosciamo oggi. Con quale idea nacque LolliRadio e quanto c’era, all’inizio, di progetto e quanto di scommessa?

All’inizio nacque semplicemente dall’esigenza di avere qualcosa di “mio” e di lavorare su un formato, quello della Happy Station, che allora era praticamente sconosciuto. Non avevo particolari scommesse da fare, né pensavo di ingrandire il progetto: mi andava bene così.

Il resto è accaduto qualche mese dopo, quando tutto ha iniziato a prendere piede.

In questi vent’anni il modo di ascoltare la radio è cambiato radicalmente: qual è stata, secondo te, la trasformazione più importante che LolliRadio ha dovuto affrontare?

La trasformazione più importante è stata quella di riuscire a cavalcare l’onda tecnologica. Siamo passati dai player alle app, dai costosissimi computer presenti in sede ai sistemi cloud, da uno streaming a basso costo a un sistema ad alta ridondanza.

Insomma, siamo passati da un modo di lavorare quasi artigianale a uno più industrializzato. Continuo a studiare costantemente come evolverci. L’ultimo importante salto tecnologico è stato, ad esempio, l’adozione di MusicMaster per la gestione delle scalette: lavorare con criteri sempre più precisi ha dato un’importante impennata agli ascolti.

LolliRadio è riuscita a costruire un’identità molto precisa attraverso i suoi canali e le sue proposte musicali. Quanto è importante, oggi, avere un’identità riconoscibile in un panorama così affollato?

Avere un’identità precisa è la base di questo mestiere. Chi fa la radio “fritto misto”, quella dove c’è un po’ di tutto, secondo me deve prepararsi a un insuccesso quasi sicuro.

Mi sorprende che molti non l’abbiano ancora capito.

Qual è stato il momento più difficile di questi vent’anni, quello in cui hai pensato che il progetto potesse davvero cambiare direzione o addirittura fermarsi?

Ci sono stati tre momenti particolarmente difficili. Il primo risale al 2009, quando i costi delle licenze sono cresciuti enormemente e non riuscivo più a farvi fronte. In quell’occasione devo ringraziare gli ascoltatori, che mi hanno aiutato.

Poi è arrivato il 2021. Poco prima della pandemia eravamo passati da una radio amatoriale a una radio commerciale e, non avendo incassato per mesi nemmeno un euro di pubblicità, ho contratto debiti enormi, che sono poi riuscito a sanare con molta fatica.

Il terzo momento è stato circa un anno fa, quando mi mancavano energia ed entusiasmo dopo la delusione legata alla fine dell’esperienza commerciale. Forse è stato il momento peggiore, perché senza energia ed entusiasmo è difficile portare avanti qualunque progetto.

E, al contrario, qual è stato il momento in cui hai capito che LolliRadio non era più soltanto un’idea o una passione, ma una realtà ormai consolidata?

È difficile indicarne uno solo, perché ce ne sono stati diversi. Forse il più bello è stato qualche anno fa, quando sono andato a fare acquisti in un noto centro commerciale di Roma e, nei dieci negozi che ho visitato, almeno la metà era sintonizzata su uno dei canali di LolliRadio.

Lì ho capito che tutti i sacrifici fatti, in fondo, erano valsi qualcosa.

In vent’anni sono cambiate le tecnologie, le piattaforme e persino le abitudini musicali del pubblico. C’è però qualcosa nello spirito originario di LolliRadio che è rimasto immutato?

Nello spirito originario di LolliRadio non è cambiato nulla. È rimasto quel misto di tecnica, archivio musicale ampio e un pizzico di follia che mi sono imposto fin dall’inizio.

Le evoluzioni sono state soprattutto nel cercare di fare sempre meglio ciò che facciamo ogni giorno da vent’anni, utilizzando mezzi e strumenti sempre migliori.

Oggi la radio non si ascolta più soltanto alla radio: streaming, app, smart speaker, social e video hanno moltiplicato i punti di contatto con il pubblico. Questa evoluzione rappresenta più un’opportunità o una sfida?

LolliRadio fa un po’ storia a sé, perché ha sempre curato soprattutto la parte tecnologica e il “farsi trovare”. Mentre i social sono quasi inesistenti, direi praticamente pari a zero, e questa è sicuramente una pecca che dovrò affrontare in futuro.

Il successo che abbiamo ottenuto finora è quindi arrivato in modo del tutto spontaneo. Credo però che ci sia ancora un potenziale inespresso tutto da esplorare.

Guardando al presente, come vedi lo stato di salute della radio online e quali spazi pensi ci siano ancora per realtà indipendenti come LolliRadio?

Credo che lo spazio per nuove realtà come LolliRadio sia ormai in gran parte esaurito: le grandi piattaforme di streaming si sono prese praticamente tutto.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, però, i nostri ascolti sono aumentati. Evidentemente la formula continua a funzionare, nonostante siano passati vent’anni dall’inizio delle trasmissioni.

Dopo vent’anni, quali sono i prossimi obiettivi? C’è un progetto o un sogno che Marco Lolli aveva nel cassetto fin dall’inizio e che non è ancora riuscito a realizzare?

Il mio sogno principale è riuscire a proseguire nel tempo, anche se naturalmente non posso garantirlo. E, restando nel campo dei sogni, un altro sarebbe quello di far finalmente decollare il progetto di radio commerciale.

Guardo con interesse anche al DAB. A Roma, ad esempio, esiste già lo spin-off di LolliRadio Happy Station, che si chiama semplicemente Happy Station. Sarebbe però bellissimo riuscire a far ascoltare sempre di più i nostri progetti anche attraverso questa tecnologia.

Se potessi parlare al Marco Lolli del 28 agosto 2006, cosa gli diresti oggi, dopo vent’anni di LolliRadio?

Gli direi che è stato un pazzo incosciente. Ma, come spesso accade a tutti i pazzi incoscienti, alla fine è riuscito a fare qualcosa di bello, non solo per sé, ma anche per tutto il settore.

Tutta la storia, anno dopo anno, di LolliRadio è disponibile all’indirizzo lolliradio.net/story.

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“Vorrei dirigere una radio”: Tiberio Timperi confessa il suo desiderio in un’intervista al Messaggero

Della televisione resta uno dei volti più noti, ma il cuore di Tiberio Timperi continua a battere per la radio.

È quanto emerge da un’intervista rilasciata a Il Messaggero, nella quale il conduttore ripercorre la propria carriera, soffermandosi sul mezzo che considera la sua vera casa professionale.

Nel corso della conversazione, Timperi si definisce di fatto un uomo di radio prestato alla televisione, ricordando gli esordi nelle emittenti radiofoniche e sottolineando come il microfono continui a rappresentare una parte fondamentale del suo percorso. Un legame che, negli anni, non si è mai interrotto: parallelamente all’attività televisiva, infatti, ha continuato a essere presente in radio ai microfoni di RTR 99 Ti Ricordi, mantenendo vivo il rapporto con gli ascoltatori.

L’aspetto più significativo dell’intervista riguarda però il futuro. Timperi non nasconde infatti l’ambizione di dirigere una radio, spiegando che gli piacerebbe mettere la propria esperienza al servizio di un’emittente nazionale. Secondo il conduttore, la radio dovrebbe valorizzare maggiormente personalità, contenuti e capacità di raccontare, andando oltre una programmazione basata quasi esclusivamente su playlist e messaggi degli ascoltatori.

Nelle sue riflessioni cita anche il ruolo dei direttori radiofonici, osservando come, a suo avviso, siano pochi i professionisti della sua generazione ad aver avuto la possibilità di guidare realmente una grande emittente. Da qui il desiderio di poter affrontare questa sfida, forte di un’esperienza maturata in decenni trascorsi davanti al microfono.

Parole che confermano quanto la radio rappresenti ancora oggi un elemento centrale nella carriera di Timperi, il quale, pur essendo uno dei volti storici della televisione italiana, continua a guardare con interesse al mezzo che lo ha formato e al quale, un domani, vorrebbe contribuire anche in veste di direttore.

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Radio libere, i 50 anni raccontati da Umberto Labozzetta: “La vera sfida è coniugare innovazione e identità”

In un articolo pubblicato su Rockol.it, Umberto Labozzetta, consulente di direzione/strategist di Rai Radio2, ripercorre i cinquant’anni delle radio libere italiane – che si celebrano in questo fine luglio – partendo dalla propria esperienza personale, iniziata in una piccola emittente locale costruita con passione, ingegno e tanta improvvisazione.

Labozzetta ricorda gli anni pionieristici delle radio locali, quando regie artigianali, saldatori, mixer essenziali e contenitori delle uova utilizzati come pannelli fonoassorbenti rappresentavano il simbolo di una straordinaria voglia di comunicare. Da quell’esperienza è nato un percorso professionale che lo ha portato a lavorare in realtà come Radio Deejay e Rai Radio2, osservando da vicino l’evoluzione del mezzo.

Secondo l’autore, in mezzo secolo la radio ha saputo trasformarsi profondamente: molte emittenti locali sono diventate network nazionali, mentre altre hanno consolidato il proprio ruolo di “superstation“, mantenendo un forte legame con il territorio. Oggi la competitività passa attraverso strumenti professionali come software di programmazione musicale, sistemi di monitoraggio e analisi degli ascolti, ma la tecnologia, sottolinea Labozzetta, non può sostituire il valore delle competenze editoriali e della capacità di interpretare i bisogni del pubblico.

Nel suo intervento, pubblicato da Rockol.it, Labozzetta evidenzia come il cinquantesimo anniversario delle radio libere non debba essere soltanto una ricorrenza celebrativa, ma un’occasione per riflettere sul futuro del settore. La radio locale, conclude, non ha più bisogno di dimostrare la propria legittimità: per continuare a crescere dovrà puntare su una chiara visione industriale, sulla qualità della programmazione e su un’identità editoriale capace di distinguersi anche nell’era delle piattaforme digitali.

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Oyster Radio 106.5 (Radio Ostrica 106.5): la stazione più americana che si possa immaginare

You can’t get more American than this: Non posso immaginare nulla di più americano della Sua stazione. Sono le prime parole che abbiamo detto a Michael Allen, “owner and voice of Oyster Radio”. Lo abbiamo intervistato – più o meno: stava guardando Francia-Marocco e conducendo una diretta – giovedì 9 luglio ad Apalachicola, in Florida.

 

100 kW ERP

Oyster Radio, ufficialmente WOYS (OYS sta per Oyster, appunto ostrica), è una stazione di classe C1: può dunque operare a 100 kW di ERP con un’antenna – visibile nell’immagine – alta circa 300 metri. La stazione è stata rilevata dal nostro interlocutore, il titolare – speaker – sound designer e direttore generale Michael Allen nel 2022, trasformando quella che era una “Christian Country” station in una radio fortemente legata al territorio e… alla musica rock.

La Stazione più americana che si possa immaginare.

L’abbiamo definita la stazione più americana che si possa immaginare: per la sede, minuscola e direttamente sotto il traliccio. Per l’arredamento interno, un caos totale con fili ovunque, qualcosa che la nostra Europa iper-regolamentata non potrebbe non “sanzionare”.
Per la musica, che non pare aver alcun “format” prestabilito. E per la voce del conduttore che è possibile ascoltare qui.

Christian Country?

Il format “Christian country” non deve meravigliare: non su Oyster ma su un’altra stazione FM abbiamo sentito la pubblicità di un operatore telefonico cristiano: offre una sim che insiem al 5G fornisce garanzia di “free speech” in chiave cristiana. Nulla di strano dunque se una stazione trasmette country religioso (anche se in genere questo accade in AM).

106.5 FM Analogico

Oyster trasmette nel classico FM analogico, su 106.5 e 100.5: non dispone di sottocanali HD e non intende passare al digitale completo – un discorso, quello del sistema statunitense del digitale radiofonico – su cui varrebbe la pena ritornare, in quanto la nostra esperienza di viaggio ci ha convinto che si tratti di un sistema infinitamente più user-friendly del franco-tedesco Eureka-147, il nostro beneamato DAB+. Basti dire che la commutazione tra i vari canali HD (HD1, HD2, ecc.) è immediata, senza odiosi silenzi dovuti al buffering. Ma torniamo a Oyster.

L’intervista

FM-World: Quante persone operano in Oyster Radio?

Michael Allen: Quante? Io e lui! Io faccio i programmi, lui la pubblicità.

 

Advertising dept

Il “lui” cui si riferisce è il signore qui sopra, di cui non siamo riusciti ad appuntare il nome. Ha l’esclusiva della vendita degli spazi  pubblicitari della stazione e della gemella “Forgotten Coast Radio” 100.5 FM, che per ragioni incomprensibili è prodotta in Texas. Ma anche delle T-shirt, che potete ammirare alla sua sinistra e che non potevamo non acquistare ($25, ottimo cotone).

 Mission

FM-World: Può descrivere la programmazione di Oyster?

M.A.: Più di una radio, siamo parte della vita della Baia di Apalachicola. Ogni giorno portiamo in onda la musica, le notizie e le storie che raccontano davvero il nostro territorio, dando spazio alle imprese locali, tenendo informata la comunità e facendo sentire a casa anche chi è qui solo di passaggio. Essere una radio indipendente ci permette di pensare prima di tutto alle persone che vivono e amano questa baia, e grazie al sostegno dei nostri ascoltatori possiamo continuare a dare voce alla nostra comunità.

FM-World: Si occupa lei della scelta della musica e delle playlist?

M.A. Sì! Certo. Mi occupo di tutto, Questi sono i miei CD (a destra del flipper, N.d.R.) , invece i vinili li ho a casa! Comunque la playlist la fa una società del Texas: scelgono i brani e li mettono nell’automazione: il mio collega qui inserisce gli spot e io faccio la conduzione.

 

Contraddizione?

Il fatto che il proprietario-conduttore si occupi delle playlist e contemporaneamente che le playlist siano preparate in Texas ci è apparso vagamente contraddittorio: ma non abbiamo osato chiedere lumi  anche perché, come dicevamo, stava per iniziare il secondo tempo di Francia-Marocco.

 

Sostenibilitá

FM-World: In Italia le stazioni monofrequenze e strettamente locali come la vostra sono quasi sparite, difficile vivere di pubblicità in un mondo dominato dai social e dai grandi network…

M.A.:  Basta essere in due! Qui, quando ho rilevato la stazione, ci lavoravano in sei: tanto valeva chiudere subito. Ma così, io e lui, che problemi abbiamo?

Costi

Fm-World: E quindi quali sono i vostri costi? 

M.A.: Il più grosso è la corrente: 100 kW ERP, circa 30 kW di trasmettitore, figurati. E infatti sto vedendo se sostituirlo con uno nuovo allo stato solido, più performante. Poi c’è la licenza FCC, poca roba, 2000 dollari l’anno.

FM-World: Altro?

M.A.: No…perché? Ah, l’affitto.

Streaming

FM-World: Avete più ascoltatori in streaming o in in FM?

M.A.: In FM. Ma posso darvi i dati dell’online, aspetta… (si collega al sito manager.infomaniak.com N.d.R). 
Ecco: 184.319 ascoltatori oggi, di cui 155.073 dall’America e 21.404 dall’Europa.

FM-World: E dall’Italia?

M.A.: Qui: dall’Italia 159. La settimana scorsa, nei sette giorni, 159 dall’Italia! (M.H.B. per FM-World)

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Radio Bruno celebra 50 anni di storia: arriva il libro ufficiale

Cinquant’anni di musica, informazione, emozioni e passione raccontati in un volume speciale.

È disponibile il Libro Ufficiale dei 50 Anni di Radio Bruno, un’opera che ripercorre la storia dell’emittente, dagli esordi fino ai giorni nostri.

Il libro accompagna i lettori in un viaggio attraverso i momenti più significativi della radio: dai primi studi, i sogni e le sfide degli inizi, fino alla crescita che ha portato Radio Bruno a diventare una delle emittenti di riferimento nel panorama radiofonico italiano.

Da oggi il volume è acquistabile presso la sede di Radio Bruno a Carpi (MO), in Via Nuova Ponente 28.

A partire dal 15 luglio, il libro sarà inoltre disponibile:

  • in tutti i punti vendita Giunti Editore;
  • online sul sito di Giunti Editore;
  • su ordinazione in tutte le librerie d’Italia.

Un’occasione imperdibile per gli ascoltatori di ieri e di oggi, ma anche per tutti gli appassionati di radio che desiderano scoprire o rivivere mezzo secolo di storia, racconti, curiosità e successi che hanno segnato il percorso di Radio Bruno.

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Mick Jagger si racconta a Virgin Radio: il nuovo album, la disciplina e l’amore per la Sicilia

In occasione dell’uscita mondiale di Foreign Tongues, il nuovo album dei Rolling Stones in programma venerdì 10 luglio, Virgin Radio propone un’esclusiva intervista a Sir Mick Jagger realizzata a Londra da Paola Maugeri.

La conversazione, disponibile integralmente in video su VirginRadio.it, offre uno sguardo sul nuovo progetto discografico e sul percorso artistico del frontman della band più celebre della storia del rock.

Al centro dell’intervista c’è “Foreign Tongues”, un album composto da quattordici brani, dieci dei quali registrati la scorsa estate a Londra e quattro recuperati da precedenti sessioni in studio. Un lavoro che, nelle intenzioni della band, punta a valorizzare la varietà musicale che da sempre caratterizza i Rolling Stones.

Jagger ha spiegato come il disco attraversi diversi generi, dal rock alle ballate, passando per blues, country e pop, con l’obiettivo di offrire un progetto ricco di sfumature e capace di esprimere le molte anime del gruppo. Un approccio che riflette la volontà di continuare a sperimentare, mantenendo viva l’identità musicale costruita in oltre sessant’anni di carriera.

Nel corso della conversazione, il cantante ha affrontato anche il tema della preparazione fisica e vocale, sottolineando come la disciplina rappresenti un elemento essenziale per affrontare il lavoro in studio e i concerti. Secondo Jagger, la cura della voce e del corpo richiede costanza e metodo, soprattutto quando si registra un album destinato a rimanere nel tempo.

Un altro passaggio dell’intervista è dedicato al legame con l’Italia, e in particolare con la Sicilia, terra che il leader dei Rolling Stones ha definito affascinante per la sua storia e per l’incontro di culture che ne ha plasmato l’identità. Jagger ha evidenziato il valore del patrimonio storico e architettonico dell’isola, soffermandosi sulla ricchezza delle influenze normanne, arabe e greche che la rendono unica nel panorama europeo.

L’intervista rappresenta un nuovo tassello del rapporto consolidato tra i Rolling Stones e Virgin Radio, che accompagnerà l’uscita dell’album con lo speciale “Best Rock – Rolling Stones: Foreign Tongues”, in onda giovedì 9 luglio, alla vigilia della pubblicazione del disco. Durante lo speciale saranno proposti alcuni dei passaggi più significativi della conversazione con Mick Jagger, mentre il video integrale è già disponibile sul sito di Virgin Radio.

Un contenuto esclusivo che permette ai fan italiani di conoscere da vicino la visione artistica di Mick Jagger e di scoprire i retroscena di un album che segna un nuovo capitolo nella lunga storia dei Rolling Stones.

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Cinquant’anni di radio, Linus si racconta al Corriere tra carriera e vita privata

Linus ripercorre i suoi cinquant’anni di carriera in radio, in una intervista pubblicata sul Corriere della Sera e firmata da Aldo Cazzullo ed Elvira Serra, raccontando un percorso iniziato giovanissimo nelle radio locali degli anni ’70, vissute come un fenomeno libero e pionieristico, simile oggi al mondo degli influencer.

Nel corso della conversazione, emerge come la radio abbia rappresentato fin da subito il centro della sua vita, al punto da influenzare negativamente il percorso scolastico: dopo alcune bocciature, fu costretto a lavorare in fabbrica mentre frequentava le scuole serali, continuando però a dedicarsi ogni notte alla radio. Ricorda con affetto gli inizi e l’incontro con colleghi come Gerry Scotti, sottolineando anche il legame, non sempre stretto ma sincero, con il fratello Albertino.

Linus riflette poi sul suo rapporto con la televisione, ammettendo un certo rimpianto per non avervi avuto un ruolo più centrale, pur ribadendo di non sentirsi davvero parte di quel mondo. Ritiene che la radio sia ingiustamente considerata un mezzo “minore” – nonostante i grandi numeri di ascolto – e osserva con un po’ di amarezza che il lavoro radiofonico lascia meno tracce durature rispetto ad altre forme artistiche.

Ampio spazio è dedicato anche agli incontri con personaggi famosi: Linus racconta episodi curiosi e giudizi personali, descrivendo Lucio Dalla come geniale ma eccentrico e definendo Sting tra i più antipatici incontrati, pur riconoscendone l’ironia. Ricorda inoltre momenti con artisti e celebrità che hanno segnato la sua carriera.

Sul piano personale, Linus ripercorre la propria vita familiare, le relazioni e il rapporto con i figli e parla con serenità del tempo che passa, attribuendo il suo aspetto giovanile soprattutto alla genetica. Ammette esperienze giovanili con droghe – senza nasconderne i limiti – e si mostra riflessivo rispetto ai cambiamenti tecnologici, esprimendo più preoccupazione per la perdita dei rapporti umani che per l’intelligenza artificiale.

Infine, guarda al futuro senza ansie particolari: esclude un impegno politico o amministrativo, mentre coltiva passioni personali come la pittura, sognando una mostra. Quanto a Sanremo, afferma con sicurezza che la direzione artistica sarebbe alla sua portata, ma riconosce che il vero ostacolo è non essere abbastanza “nazionalpopolare” per arrivarci.

L’intervista integrale è disponibile sul Corriere.it.

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Marco Rossignoli WRD26 2 1200x500

World Radio Day 2026, Aeranti-Corallo: “Preoccupazione per la procedura UE sulle interferenze FM e per l’accesso alla radio nelle auto”

Si è svolta ieri a Milano la sesta edizione del World Radio Day, l’evento italiano dedicato al mondo della radio organizzato da Radio Speaker.

Tra gli interventi anche quello dell’avv. Marco Rossignoli, coordinatore di Aeranti‑Corallo, che ha affrontato alcuni dei temi più rilevanti per il comparto radiofonico italiano.

Rossignoli ha espresso “una forte preoccupazione per le emittenti radiofoniche italiane” in relazione alla procedura di infrazione avviata dall’Unione Europea sulle presunte interferenze delle frequenze FM con i Paesi confinanti, in particolare Slovenia, Croazia, Francia e Malta.

“Il rischio – ha dichiarato – è che tale procedura possa comportare misure tecniche pregiudizievoli per l’operatività del settore. Occorre infatti considerare che le emittenti operano da oltre trent’anni sulla base di concessioni ministeriali, corrispondendo i relativi canoni e le tasse di concessione governativa. Per questo riteniamo necessario che lo Stato italiano tuteli adeguatamente l’intero comparto, al fine di garantirne la piena continuità operativa”.

Nel suo intervento Rossignoli ha inoltre richiamato l’attenzione sull’importanza di garantire la presenza della radio nelle autovetture, sostenendo l’obbligo di assicurare la ricezione radio in FM e in DAB+ su tutte le tipologie di veicoli nuovi.

“Indebolire la garanzia di accesso alla radio via etere nelle auto, favorendo esclusivamente piattaforme internet-based, significherebbe compromettere il futuro della diffusione radiofonica digitale terrestre nel settore automotive e avrebbe effetti molto negativi per l’intero mezzo radiofonico”, ha sottolineato.

Il coordinatore di Aeranti-Corallo ha ricordato come l’ascolto radiofonico avvenga prevalentemente proprio a bordo delle automobili, evidenziando al tempo stesso il ruolo centrale delle radio locali nel sistema mediatico italiano.

“Le radio locali – ha concluso Rossignolirappresentano oggi un presidio fondamentale dell’informazione e dell’intrattenimento grazie alla loro capillarità territoriale, alla qualità dei contenuti originali e al forte legame con il pubblico”.

A confermare la rilevanza del comparto anche i dati degli ascolti Audiradio: nel 2025 la radiofonia locale ha registrato un ascolto lordo complessivo nel giorno medio pari a 31.037.000 ascoltatori. Inoltre, in cinque regioni italiane la radio più ascoltata è una emittente locale e otto radio locali registrano più ascolti di almeno una radio nazionale.

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Radio Cecchetto a Sanremo: proseguono le interviste di Alex In

Prosegue la presenza di Radio Cecchetto nella Città dei Fiori con una copertura speciale dedicata al 76° Festival della Canzone Italiana.

L’emittente continua a raccontare in tempo reale uno degli eventi musicali e mediatici più seguiti del Paese, portando gli ascoltatori direttamente nel cuore della manifestazione.

Fino ad oggi, 28 febbraio, sono in programma collegamenti in diretta alle ore 8.00, 12.00, 16.00 e 21.00 con interviste ai cantanti in gara, agli ospiti e ai super ospiti del Festival. A curare il racconto sul campo è il giornalista e conduttore Alex In.

Il viaggio sanremese non si ferma qui: il racconto continuerà anche il 1° marzo con due appuntamenti speciali on air alle ore 10.00 e alle ore 21.00, per accompagnare il pubblico nel bilancio finale della settimana del Festival.

Backstage esclusivi, curiosità, retroscena e dichiarazioni inedite saranno al centro di una copertura pensata per restituire tutta l’atmosfera unica che ogni anno trasforma Sanremo nel centro nevralgico dello spettacolo italiano. Un lavoro sul campo che unisce ritmo radiofonico, autorevolezza giornalistica e immediatezza narrativa.

Radio Cecchetto è ascoltabile in DAB in Lombardia e Lazio, tramite app su smartphone, tablet e smart TV, oltre che in streaming sul sito ufficiale radiocecchetto.it.

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Tutela voce

Parte il deposito dei marchi sonori per blindare l’identità vocale nell’era dell’IA da parte della Società Italiana per la Tutela della Voce

Dopo l’annuncio dato da FM World del presidio legale contro la clonazione illecita delle voci professionali, la Società Italiana per la Tutela della Voce (www.sitv.info) compie un ulteriore passo operativo: è stato avviato formalmente il percorso di registrazione e deposito dei marchi sonori, ovvero delle “impronte vocali”, quale strumento giuridico di tutela preventiva contro l’uso non autorizzato delle voci generate o replicate tramite intelligenza artificiale.

Ne parliamo con Alessio Negretti, giurista esperto di proprietà intellettuale e ceo della Società Italiana per la Tutela Voce s.r.l.

  • La novità rappresenta l’evoluzione concreta di quanto anticipato nelle scorse settimane: non più soltanto un presidio legale reattivo, ma un sistema strutturato di protezione proattiva dell’identità vocale, con strumenti tecnici e giuridici standardizzati…

Il deposito del marchio sonoro nasce in un contesto in cui la clonazione vocale tramite IA è divenuta accessibile, rapida e spesso indistinguibile dall’originale. Speaker radiofonici, doppiatori, giornalisti, podcaster e conduttori sono oggi esposti al rischio di replicazione non autorizzata della propria voce, con implicazioni economiche, reputazionali e identitarie. La risposta della SITV si fonda su un principio chiaro: la voce professionale non è soltanto uno strumento di lavoro, ma un vero e proprio segno distintivo, suscettibile di tutela al pari di un marchio.

  • Come funziona il deposito dell’impronta sonora?

Dalla documentazione ufficiale diffusa ai soggetti assistiti emerge un impianto metodologico dettagliato. Sono stati elaborati tre moduli standard (Moduli SITV©), tecnicamente e giuridicamente equivalenti, costruiti per rappresentare in modo completo le cinque macro-dimensioni distintive della voce: tono (altezza ed escursione tonale); timbro (la vera “firma” riconoscibile); intensità ed energia; ritmo e cadenza; articolazione e nitidezza fonetica. A queste si aggiungono ulteriori livelli qualitativi: prosodia, tessitura espressiva e micro-caratteristiche fisiologiche — elementi difficilmente replicabili in modo perfetto anche dai sistemi di sintesi vocale più evoluti. Il deposito prevede la registrazione di un file audio in ambiente insonorizzato, con qualità professionale, dimensione massima di 10 MB e campionamento non superiore a 44.100 kHz. Un requisito tecnico che non è formale, ma sostanziale: la qualità della registrazione diventa parte integrante della tutela.

  • Interessanti gli elementi dei tre moduli: identità, espressività, dinamica

In realtà gli elementi discendono dai principi delle perizie tecniche predisposte dalla Società Italiana per la Tutela della Voce per la contestazione di clonazione illecite. I testi predisposti dalla SITV sono concepiti per mettere in luce le caratteristiche distintive della voce. Il Modulo Base punta sulla riconoscibilità e sulla costruzione semantica del suono. Il Modulo Espressivo enfatizza le variazioni emotive e le sfumature interpretative. Il Modulo Dinamico valorizza l’escursione energetica e la presenza sonora. La scelta del modulo è demandata al “sentimento di affinità” del professionista, poiché, sul piano tecnico e giuridico, i tre strumenti hanno pari efficacia

  • Perché il marchio sonoro è strategico per la radio?

Per il settore radiofonico la questione è tutt’altro che teorica. La voce è il brand primario di una stazione: identificabilità, fiducia e continuità editoriale passano attraverso il timbro e la presenza vocale dei suoi protagonisti. In un contesto in cui l’IA può generare contenuti h24, il rischio non è soltanto la clonazione del singolo speaker, ma la riproduzione artificiale di un’intera identità sonora. Il deposito come marchio sonoro introduce una tutela che non riguarda solo il diritto d’autore o l’immagine, ma la distintività commerciale. È un cambio di paradigma: la voce diventa asset registrato. Il tema si inserisce in un quadro più ampio: l’“audio sintetico” è parte della nuova rivoluzione industriale digitale. L’IA non si limita più a supportare la produzione, ma può sostituire — o simulare — la presenza umana.

  • Ciò solleva interrogativi cruciali: chi è titolare di una voce generata? È lecito addestrare un algoritmo su campioni vocali senza consenso? Come si prova la clonazione illecita?

Il deposito dell’impronta sonora non esaurisce il problema, ma crea una base probatoria solida in caso di contenzioso, rafforzando la posizione del professionista. Con questa iniziativa, la Società Italiana per la Tutela della Voce passa dalla fase di sensibilizzazione a quella operativa. L’obiettivo è duplice: fornire agli operatori uno strumento concreto di protezione; creare un precedente culturale e giuridico nel panorama italiano ed europeo. In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale può replicare il suono ma non l’identità, la sfida è trasformare la voce da semplice mezzo espressivo a patrimonio tutelato. Per il mondo della radio — da sempre fondato sull’unicità timbrica e sull’empatia vocale — si tratta di un passaggio che potrebbe ridefinire il concetto stesso di autenticità nell’era digitale.

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Brunolaura

Laura Padovani porta Radio Bruno nel cuore di Sanremo

Radio Bruno è in onda ogni giorno da Sanremo direttamente dall’Hotel Royal.

Protagonista delle dirette dalla Città dei Fiori è Laura Padovani, presente sui social della radio anche con interviste ai tanti turisti e visitatori della località ligure, in occasione del Festival.


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Australia

Dall’Australia a Casa Sanremo: Radio Italiana 531 racconta l’Italia che vive ad Adelaide

Dall’Australia, ma col cuore in Italia: è la storia di Radio Italiana 531 e dei suoi conduttori Marco e Stefano che abbiamo conosciuto a Casa Sanremo.

Nel “nostro” e “loro” Paese d’origine ancora per qualche giorno, ci hanno raccontato che cosa significa trasmettere per la comunità italiana di Adelaide e mantenere viva la propria identità e le proprie origini.


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