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Radio Radicale: premier Meloni annuncia un contributo straordinario per la digitalizzazione dell’archivio

“Il Governo intende presentare un emendamento al decreto Milleproroghe per garantire a Radio Radicale il contributo straordinario destinato alla digitalizzazione dell’archivio storico della testata. Un contributo che si somma a quello ordinario”.

A dichiararlo è stata la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel corso della conferenza stampa di inizio anno.

Come già sottolineato nei giorni scorsi, l’emittente non riceverà – per la prima volta dopo trent’anni – i finanziamenti per la copertura delle attività parlamentari, pari a circa 10 milioni di euro.

radicale

A quanto ammonterà, dunque, il contributo annunciato dalla Premier?

Secondo quanto spiegato da Professione Reporter, a Radio Radicale andranno in primis 3.800.000 euro attribuiti dalla legge sull’editoria.

Per l’archivio, la somma prevista ammonta a 2.000.000 di euro. Ne mancherebbero dunque ben otto, su cui al momento sembrano non esserci risposte.

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Suraci al Corriere: “No a nuove acquisizioni, ora RTL 102.5 punta su un sistema pubblicitario unico”

Stop alle acquisizioni e focus sull’integrazione.

È questa la linea tracciata da Lorenzo Suraci, presidente e fondatore di RTL 102.5, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Una visione chiara per il futuro del gruppo radiofonico leader in Italia, che punta ora a crescere non attraverso nuove radio, ma tramite un modello pubblicitario innovativo e unificato.

“Adesso basta, non voglio comprare altre radio”, ha spiegato Suraci, annunciando l’obiettivo di mettere a sistema le emittenti del gruppo per sviluppare una nuova piattaforma commerciale: RTL 102.5 Play. Un progetto pensato per rafforzare la competitività del gruppo in un mercato sempre più affollato, anche dalla presenza degli OTT, le grandi piattaforme digitali globali.

I numeri confermano la solidità del network: RTL 102.5 può contare su quasi 7 milioni di ascoltatori, confermandosi la radio più seguita in Italia. Al suo fianco operano Radiofreccia, con circa 1 milione e 340 mila ascoltatori, e Radio Zeta, che supera 1 milione e 300 mila. Un ecosistema che coinvolge oltre 300 collaboratori, impegnati quotidianamente nella copertura di 24 ore di programmazione.

Nel corso dell’intervista, Suraci ha sottolineato anche il tema della concorrenza con i colossi digitali, evidenziando come il gruppo radiofonico operi in un contesto regolato e fiscalmente oneroso. Da qui la scelta strategica di valorizzare l’integrazione tra radio, digitale e pubblicità, puntando su un sistema capace di offrire nuove soluzioni al mercato e rafforzare il ruolo della radio nel panorama dei media contemporanei.

Una direzione che segna una nuova fase per RTL 102.5: meno espansione per linee esterne e più innovazione industriale, con l’obiettivo di consolidare la leadership e affrontare le sfide del futuro con strumenti nuovi.

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L’allarme di Marano (CRTV) a RTL 102.5: “Le big tech non investono sul territorio e stanno costruendo auto senza radio”

Arriva da “Non Stop News”, il programma mattutino d’informazione di RTL 102.5, il grido d’allarme del presidente di Confindustria Radio TV Antonio Marano, intervenuto per rilanciare l’appello dell’industria dell’informazione a favore di politiche di sostegno e di un quadro normativo più equo nei confronti dei grandi operatori tecnologici.

Secondo Marano, il tema non è soltanto economico, ma riguarda direttamente il diritto all’informazione sancito dall’articolo 21 della Costituzione. L’assetto attuale del mercato digitale, ha osservato, avrebbe creato una distorsione profonda: le piattaforme globali trarrebbero valore dalla distribuzione dei contenuti senza sostenere i costi tipici dell’editoria tradizionale, dagli investimenti sul territorio fino alla produzione e alla tutela editoriale. In questo squilibrio, ha fatto notare, risiederebbe il cuore del problema competitivo per radio, tv e stampa, chiamate a confrontarsi con operatori che possono agire senza gli stessi oneri economici e regolatori.

Marano ha richiamato inoltre una dinamica già visibile in diversi Paesi europei, dove — ha spiegato — gli editori stanno chiedendo interventi strutturali per riequilibrare il mercato. In Italia, a suo giudizio, la consapevolezza politica del tema sarebbe ancora insufficiente, soprattutto in relazione agli effetti concreti sul comparto radiofonico. L’evoluzione dell’automotive verso sistemi sempre più integrati connessi alla rete, con veicoli talvolta privi di radio tradizionale, rischierebbe di consegnare alle piattaforme il controllo degli accessi ai contenuti, riducendo l’autonomia editoriale e la pluralità delle fonti. Un passaggio che, ha avvertito, potrebbe trasformarsi in una nuova forma di dipendenza tecnologica e culturale.

Un altro punto critico, secondo il presidente di Confindustria Radio TV, sarebbe l’assenza di responsabilità editoriale in capo ai grandi intermediari digitali. La distribuzione di contenuti senza la mediazione di una redazione, di un direttore responsabile o di un giornalista vincolato a un codice deontologico aprirebbe — ha sottolineato — la strada a una circolazione incontrollata di materiali violenti, ingannevoli o lesivi di diritti fondamentali. Situazioni che, ha rimarcato, nel sistema radiotelevisivo tradizionale comporterebbero sanzioni immediate, mentre online rimarrebbero spesso prive di conseguenze equivalenti.

Nel delineare lo scenario auspicato, Marano ha insistito sulla necessità che anche le piattaforme si adeguino alle regole dell’editoria: responsabilità diretta sui contenuti e investimenti reali nei Paesi in cui operano, a partire dall’occupazione. A sostegno della sua tesi ha citato dati occupazionali emblematici, che renderebbero evidente, a suo dire, lo scarto tra i fatturati generati in Italia e la presenza effettiva sul territorio in termini di addetti.

Infine, l’analisi si è spostata sul piano economico. Marano ha evidenziato come il mercato pubblicitario radiofonico italiano valga circa un terzo rispetto a quello di Paesi comparabili come Francia e Germania, nonostante livelli di ascolto simili. Una sproporzione che, a suo avviso, dipende dalla scarsa tutela del valore dei contenuti nell’ecosistema digitale, ulteriormente aggravata dalla diffusione delle fake news e dall’uso sempre più sofisticato dell’intelligenza artificiale nella produzione di materiali difficilmente distinguibili dal reale.

Il presidente di Confindustria Radio TV ha quindi ribadito che la posta in gioco non riguarda solo gli editori, ma la qualità della democrazia. Senza responsabilità, ha concluso, la verità diventa un concetto fragile e il pluralismo si indebolisce. Il rischio è che il controllo delle piattaforme sui flussi informativi si traduca in un potere culturale, politico ed economico capace di influenzare intere generazioni. Un tema complesso, ma — ha sottolineato — oggi impossibile da ignorare.

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Stefano Piccirillo: “Con Mazzoli non facevamo solo programmi, vivevamo la radio”

Quarant’anni di microfono e una carriera che attraversa alcune delle emittenti più importanti del panorama nazionale.

Stefano Piccirillo ha festeggiato il traguardo dei suoi quattro decenni in radio, ripercorsi anche nel libro “Manuale del conduttore radiofonico. I miei primi 40 anni al microfono”. Dall’esordio giovanissimo a Radio Kiss Kiss, al passaggio a RTL 102.5, dall’esperienza a RDS fino a Radio 101, prima del rientro a Radio Kiss Kiss, dove è in onda da oltre vent’anni accompagnando la crescita dell’emittente nell’ultimo decennio.

Tra i messaggi ricevuti per l’anniversario, spicca quello di Marco Mazzoli, che con una nota ironica ha ricordato gli anni condivisi tra radio e vita privata, accennando ad episodi “scabrosi” e “divertenti”. Una testimonianza (disponibile cliccando QUI) che ha dato spazio al racconto più personale di Piccirillo, centrato soprattutto sul rapporto umano e professionale con il collega.

Nelle sue parole emerge una visione precisa del mestiere: la radio non è solo conduzione, ma esperienza totale.

Piccirillo racconta come con Mazzoli abbia condiviso una stessa idea di lavoro, fondata sulla presenza costante in studio, sull’impegno quotidiano e sulla passione che non si esaurisce in diretta. «Marco è il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via – spiega – e questo dice tutto del suo modo di fare radio». Un impegno che, secondo Piccirillo, si è tradotto in un rapporto autentico con il pubblico, vissuto come una vera comunità, fatta di incontri, risate e momenti condivisi anche fuori dall’etere.

La radio, nelle sue parole, diventa casa, luogo di relazioni sincere e di crescita umana prima ancora che professionale. Gli aneddoti sugli ascoltatori accompagnati in studio, sulle esterne trasformate in esperienze di vita, sui legami nati “tra i corridoi e le risate” restituiscono l’immagine di un mezzo capace di costruire famiglie oltre che palinsesti.

«Il successo di Marco è naturale – conclude Piccirillo – perché nasce dal modo in cui ha sempre vissuto questo lavoro: come se fosse il primo giorno». E in questa filosofia, fatta di dedizione, ironia e autenticità, si riflette tutta una carriera che, a quarant’anni dal primo microfono, continua a parlare la lingua più semplice e più difficile insieme: quella della passione vera per la radio.

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“La radio resta un mezzo insostituibile”: l’intervista di Century Radio

Nuova puntata di “Century Radio”, dedicata ai cento anni della radiofonia, all’interno del portale “Recensiamo Musica”.

Pio Russo ha intervistato in merito il giornalista, esperto di media, Nicola Franceschini.

Il direttore di FM-world ha descritto la radio come un medium in continua evoluzione, capace di adattarsi ai cambiamenti, mantenendo credibilità e identità.

Ha ricordato come FM-world sia nato nel 1998 in un’epoca pionieristica del web, poi cresciuto fino alla collaborazione con 22HBG e alla creazione dell’app.

Ha poi raccontato della propria passione nata da bambino, coltivata tra radio locali, giornalismo e televisione, sottolineando come i diversi media nella sua esperienza si intreccino naturalmente, pur riconoscendo alla radio un valore emotivo superiore.

Interrogato sul futuro, Franceschini ha definito la radio “insostituibile”, convinto che nessun altro mezzo potrà prenderne il posto.

L’intervista integrale è disponibile cliccando QUI.

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Piccirillo

Stefano Piccirillo celebra 40 anni di radio: il messaggio speciale di Marco Mazzoli

Stefano Piccirillo ha festeggiato 40 anni di radio.

La sua è una lunga ed intensa carriera, fatta di passione e amore per il mezzo, che ha attraversato numerose importanti realtà del nostro Paese.

Dai primi anni – giovanissimo – a Radio Kiss Kiss, alla telefonata a sorpresa che lo portò a RTL 102.5. Dai tempi di RDS – quando col format 50% musica italiana, 50% musica internazionale era la prima emittente in Italia – all’esperienza milanese di Radio 101.

Fino al ritorno a Radio Kiss Kiss, dove, da oltre vent’anni, è in onda ogni giorno ed ha vissuto con tutto lo staff l’esponenziale crescita degli ascolti dell’ultimo decennio.

Piccirillo ha pubblicato nei mesi scorsi il libro “Manuale del conduttore radiofonico. I miei primi 40 anni al microfono”, un testo che gli ha portato tanti attestati di stima sia dagli ascoltatori, sia dai colleghi di tutte le radio.

Ultima – non per importanza – tra le testimonianze ricevute è quella di Marco Mazzoli, ‘anima’ da oltre 25 anni de “Lo Zoo di 105”, ma anche di Revolution 93.5 a Miami.

“Quarant’anni, quarant’anni di radio e tre vissuti insieme con delle storie che non posso raccontare qua, ma che spero tu abbia raccontato nel tuo libro, perchè sono molto scabrose, ma allo stesso tempo anche molto divertenti”, scherza Mazzoli nel video che riportiamo. “Grande Stefano, numero 1!”, conclude.




Emozionato, come accade ogni volta in cui parla della sua professione che ama ancora come agli esordi, Stefano Piccirillo ha voluto commentare così, per FM-world, questo anno che, grazie al suo libro, lo ha portato a rapportarsi con tanta gente.


“‘I miei primi quarant’anni di radio’ è un manuale che mi sta dando delle soddisfazioni pazzesche. Prima di tutto a livello personale, perchè arriva prima la persona e poi il professionista.

Questo concetto è stato confermato da tanto amore, affetto e stima da parte di campioni della radio che mi hanno testimoniato un bene, un affetto, una stima che mi fanno sorridere il cuore e che mi danno veramente tanta gioia.

Mi dà tanta gioia l’incontro con le persone, perchè essendo questo un manuale con numeri e suggerimenti su come fare radio, ma su come approcciare alla vita, proprio allo stile di vita di un conduttore radiofonico, di un autore, di un programmatore musicale, di un direttore artistico, di un regista, di un disc jockey, insomma di un addetto ai lavori della radio. È proprio la vita raccontata attraverso tutte le mie esperienze. È bellissimo incontrare le persone, è bellissimo incontrare i ragazzi a scuola, alle scuole superiori, ai presidi delle scuole che mi invitano a parlare di comunicazione radiofonica, alle università, alle aziende, ai singoli che non sono solo ascoltatori ma sono grandi appassionati che magari vorrebbero fare radio o a tanti conduttori che sono in corsa e troppo buoni con me, che grazie anche al loro “grazie” nei miei confronti fanno questo lavoro.

Quindi è un’avventura che continua con tanti nuovi appuntamenti, non solo in libreria, ma appunto in scuole, università, circoli e accademie. E soprattutto persone, l’incontro con le persone. E raccontare tutto questo davanti alle persone è un’altra forma di comunicazione fantastica, insieme al mio fare radio che mi piace molto, quindi vi aggiornerò sui prossimi appuntamenti.

Questo che vedete di Marco è un altro segno di grande affetto. È l’affetto che soltanto tra “campioni di radio” ci può essere perchè è legato alla stima, che è assolutamente reciproca”.


In attesa, dunque, delle prossime tappe ‘live’ di Stefano Piccirillo, che cosa si cela dietro ai tre anni di convivenza radiofonica tra Mazzoli e lo stesso Piccirillo, su cui si scherza nel video? Torneremo presto sull’argomento, ma intanto ancora tanti auguri per l’importante traguardo.


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Radio Centrale cambia proprietà: la storica emittente cesenate verso un nuovo rilancio

A quasi mezzo secolo dalla sua fondazione, Radio Centrale apre un nuovo capitolo della propria storia.

Dopo 49 anni alla guida, il fondatore Franco Botta ha infatti ceduto la proprietà dell’emittente, segnando una svolta che l’edizione di Cesena de Il Resto del Carlino definisce come “un passaggio simbolico per una delle voci più identitarie del territorio”.

La radio, nata a Cesena e da sempre punto di riferimento per gli appassionati di musica, si prepara ora a una ripartenza che passa anche da un cambiamento logistico: dalla storica sede di viale Bovio il quartier generale si sposta agli ampi spazi del Centro Sportivo di Ronta, in via Ravennate 4154. Una struttura di 200 metri quadrati, rinnovata e pronta ad accogliere progetti editoriali e tecnologici di nuova generazione.

La maggioranza dell’emittente è stata rilevata da Roberto Righi e Thomas Montesi, già protagonisti del rilancio di Radio Cesena.

Righi, nuovo direttore artistico, è un volto noto della notte romagnola e una figura legata a Radio Centrale da tre decenni. “Nel 2026 l’emittente compirà 50 anni – spiega – e vogliamo celebrare questo traguardo con investimenti concreti, idee innovative e un progetto che guardi al futuro”.

La missione resta però la stessa: raccontare il territorio. “Una radio locale deve avere radici solide nel luogo che rappresenta – sottolinea Righi – per questo continuiamo a dare centralità all’informazione locale, alle rubriche e al dialogo continuo con il pubblico”.

Il nuovo corso di Radio Centrale passa anche dal potenziamento tecnologico: investimenti nel DAB+ per ampliare la copertura regionale, miglioramento dei canali streaming e l’introduzione di podcast dedicati. Una trasformazione che guarda avanti senza dimenticare il famoso jingle che in tanti continuano a ricordare: “Che bello ascoltare Radio Centrale”.

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Tra qualità e contemporaneità: il nuovo volto di Rai Radio2 raccontato dal direttore Giovanni Alibrandi

Nella seconda metà di settembre, ha preso il via il nuovo palinsesto di Rai Radio2.

Tanti i cambiamenti e gli arrivi (da Elenoire Casalegno a Belén Rodriguez, tra i nomi più in vista), conferme importanti (dal Ruggito del Coniglio a Radio2 Social Club, fino a Caterpillar, ora in fascia serale) ed una playlist più contemporanea.

A volere un nuovo volto per l’emittente Rai è il direttore Giovanni Alibrandi, in carica da giugno 2025 e che, con la partenza della stagione 2025/2026, ha reso operative le scelte fatte.

Lo abbiamo intervistato, per approfondire il lavoro svolto nella stesura dell’attuale palinsesto.

* A chi si rivolge la nuova Radio2?

Il pubblico di riferimento sono gli Adulti (35-55 anni) con un livello di istruzione medio-alto. Questi ascoltatori cercano una radio generalista che sia intelligente e di compagnia, ma che proponga una selezione musicale più curata e ricercata rispetto ai grandi network commerciali. La strategia è calibrata in modo da non escludere gli ascoltatori fedeli che seguono la rete da anni, offrendo loro un’evoluzione della proposta senza tradirne i valori di fondo che sono qualità e autorialità. Ma la sfida è quella di riconquistare più gente possibile, raggiungendola con un’offerta ampia, “fresca” e rivolta a tutti.

* Da tre settimane, è tornato in onda Fiorello. Come si inserisce nel palinsesto attuale?

Fiorello è da sempre un valore aggiunto, qualsiasi progetto intraprenda, siamo felicissimi di averlo con noi.

* Cambiamenti anche sulla musica: com’è stata modificata la playlist e per che tipo di pubblico è pensata?

Rai Radio2, pur mantenendo la sua vocazione di radio generalista ad alto contenuto parlato, ha implementato modifiche significative alla sua programmazione musicale per definire un’identità sonora più mirata e contemporanea. La strategia musicale di Radio2 si è orientata verso una riscoperta della qualità e della contemporaneità, bilanciando le novità con le tracce che hanno fatto la storia della radio. La linea editoriale è decisamente più contemporanea e meno “vintage” rispetto al passato, pur mantenendo standard qualitativi elevati. L’intenzione è quella di dare ampio spazio a giovani cantautori, artisti indie e pop/rock italiani che non trovano la stessa visibilità nei network commerciali di “soli grandi successi”. L’intento è anche quello di posizionare Radio2 come scopritore e promotore di talenti. Abbiamo sensibilmente ridotto alcuni dei grandi successi del passato a favore di una rotazione concentrata sull’attualità musicale degli ultimi 10-15 anni, inclusi i famosi “recuperi” di brani recenti che meritano risalto. La selezione musicale rivista è pensata per consolidare il legame con l’ascoltatore storico e attrarre, allo stesso tempo, un pubblico culturalmente più esigente.

* Anche i jingle e bumper pubblicitari sono recentemente cambiati.

L’identità sonora (i jingle, i bumper e i liner che separano i programmi e la pubblicità) è oggetto di un profondo restyling per modernizzare l’immagine di Radio2, in linea con l’identità del servizio pubblico votato alla qualità culturale. Lo stile è un mix di vivacità richiesta da una radio generalista, i nuovi jingle presentano melodie cantate che hanno l’obiettivo di essere orecchiabili e immediatamente riconoscibili, creando un legame emotivo con l’ascoltatore.

* La visual radio rimarrà uno degli obiettivi dell’emittente? Non tutti i programmi sono ‘visibili’.

È in corso un dibattito tra chi scinde la radio ancora legata alle sue radici e chi la intende come un fornitore di contenuti multimediali. La Visual Radio ha una funzione essenziale perché garantisce la sopravvivenza e la rilevanza del brand radiofonico anche dove si concentrano gli investimenti pubblicitari ma deve essere complementare al brand e non alternativa. L’errore strategico è confondere la Visual Radio con la televisione. Il prodotto deve rimanere funzionale all’ascolto distratto ma se l’audio di base non è solido, nessun video lo salverà.

* Tra i vari incarichi da lei ricoperti in Rai, quello della radio è sostanzialmente una novità. Come vede questo mondo, spesso erroneamente considerato come la “Cenerentola” del ‘servizio pubblico’?

In realtà la mia storia in Rai inizia proprio nella radio, 36 anni fa, ed è stata già allora una formidabile palestra per un giovane giornalista come me che si interfacciava per la prima volta con la più grande azienda culturale del nostro Paese. La radio ha compiuto da poco 101 anni e gode di ottima salute, per la sua capacità di attraversare epoche e generazioni senza snaturarsi ma anzi, aggiornandosi e tenendo il passo della modernità e anche per la grande cura e attenzione che la Rai ha sempre dedicato alla sua radiofonia.

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Albertino a DJ Mag Italia: “Radio m2o è cresciuta grazie alla ricerca musicale e alla visione artistica”

Albertino, direttore artistico di Radio m2o da sei anni, ha rilasciato un’intervista a DJ Mag Italia, in cui ha parlato della sua visione e dell’evoluzione della radio sotto la sua guida.

Durante questi anni, m2o è diventata una delle principali emittenti di riferimento per la musica elettronica in Italia, raggiungendo oltre 2 milioni di ascoltatori.

Albertino ha sottolineato come l’evoluzione del sound di m2o sia stata una scelta condivisa con l’editore, che ha voluto un cambio radicale del progetto. Con un format CHR, m2o è diventata una radio riconoscibile per il suo sound e la sua programmazione, che mescola tracce nuove, hit di qualche anno fa e brani degli anni ’90.

Il direttore artistico ha puntato molto sulla ricerca musicale, alla base della selezione dei brani, dove l’intuizione gioca un ruolo fondamentale nella scelta di ciò che potrebbe diventare una hit.

Un altro punto di forza di m2o, secondo Albertino, è stata la capacità di mantenere una radio immediatamente riconoscibile, nonostante le molteplici alternative digitali come le app e i social media. L’emittente ha avuto successo non solo in termini di ascolti, ma anche di fatturato, consolidandosi come una realtà di riferimento.

Albertino ha anche parlato del suo rapporto con la scena underground e quella mainstream del DJing. Con la trasmissione Dance Revolution, ha l’opportunità di esplorare sonorità più sperimentali, pur non rinunciando al contatto con artisti di grande nome del panorama mainstream e underground, come Ralf, Alex Neri e Joseph Capriati.

Infine, ha dato un consiglio agli emergenti, suggerendo di dedicarsi maggiormente allo studio e alla ricerca musicale, per riscoprire la profondità e la storia dietro ogni traccia. Inoltre, ha parlato di m2o PLUS, la nuova iniziativa sui social che offre contenuti esclusivi, come interviste e approfondimenti, per valorizzare la professione artistica e coinvolgere il pubblico in modo innovativo.

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