Radiotuning 1200x500

Svizzera: al via la riassegnazione delle frequenze FM

La Svizzera si prepara a ridisegnare il panorama della radiofonia in modulazione di frequenza.

A partire dal 2027 – come riporta il sito della RSI – scatterà infatti la nuova fase di assegnazione delle frequenze FM, con un sistema di concessioni valido fino al 2034 e destinato a coinvolgere sia il servizio pubblico sia le emittenti private.

Lo ha stabilito l’Ufficio federale delle comunicazioni, che ha definito le modalità per la redistribuzione delle frequenze. Il processo riguarderà la SSR e circa 25 radio concessionarie, chiamate a presentare le proprie candidature entro la fine del 2026.

Nel caso in cui più operatori manifestino interesse per le stesse frequenze, è prevista una procedura competitiva che potrà includere anche il ricorso ad aste. Le frequenze eventualmente non assegnate saranno successivamente rimesse a concorso.

Il nuovo sistema si inserisce in un contesto di transizione tecnologica ancora in corso. Negli ultimi anni il settore radiofonico svizzero ha avviato il progressivo passaggio verso il digitale, in particolare con il DAB+, ma senza abbandonare del tutto l’FM. Le recenti decisioni politiche hanno infatti prorogato l’utilizzo della modulazione di frequenza oltre il 2026, rinviando lo spegnimento completo almeno fino al 2031.

In questo scenario, la riassegnazione delle concessioni rappresenta un passaggio chiave per garantire continuità al servizio e ridefinire gli equilibri del mercato radiofonico. Per il servizio pubblico, in particolare, si apre la prospettiva di un ritorno strutturato sulle frequenze FM, dopo le incertezze legate al processo di digitalizzazione.

La nuova fase, destinata a entrare nel vivo nei prossimi mesi con la raccolta delle domande, segna dunque un punto di svolta per il futuro della radio in Svizzera, tra innovazione tecnologica e tutela dell’accesso universale al mezzo.

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Piterpan 1080x500

Radio Piterpan collegata a Trieste in FM

Radio Piterpan è stata collegata in FM a Trieste.

La superstation veneta è in onda, dal pomeriggio di giovedì 16 aprile, sui 97.0 e sui 98.3 MHz.

Subentra a Radioattività, storica emittente del territorio che continua a trasmettere online sul sito RadioAttivita.com.

Radio Piterpan completa invece la copertura dell’intero Friuli Venezia Giulia, andando a ottimizzare l’unica provincia finora non raggiunta.

L’elenco completo delle frequenze è disponibile cliccando QUI.

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Radio Rumantsch lascia l’FM: dal 14 aprile, l’emittente solo in DAB+ e streaming

Stop alle trasmissioni in FM per Radio Rumantsch: da martedì 14 aprile, l’emittente sarà ascoltabile in Alto Adige esclusivamente in modalità digitale DAB+.

La decisione è stata presa dalla RAS, che spegnerà gli ultimi sei trasmettitori analogici ancora attivi sul territorio.

Per continuare a seguire la programmazione sarà quindi necessario dotarsi di una radio compatibile con il DAB+, tecnologia ormai diffusa e già accessibile al 99% della popolazione locale.

Lo spegnimento dell’FM riguarda impianti situati in diverse aree della provincia, che oggi coprono una quota limitata di ascoltatori. Il passaggio definitivo al digitale consentirà – riporta un comunicato dell’emittente – una maggiore qualità del segnale e una gestione più efficiente dei costi e delle risorse tecniche.

Negli ultimi anni la rete DAB+ è stata progressivamente ampliata, permettendo una copertura completa dell’Alto Adige anche in zone prima non raggiunte dalla banda analogica. Per questo motivo, il cambiamento sarà quasi impercettibile per la maggior parte degli ascoltatori, già abituati alla ricezione digitale.

Il passaggio segna di fatto la fine dell’FM per Radio Rumantsch e conferma la tendenza verso una tecnologia sempre più digitale e stabile.

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World Radio Day 2026 a Milano, Donato (CRTV): “Radio IP tracciabile, ma FM e DAB restano il cuore del sistema”

A Milano, si è tenuto lunedì 9 marzo il World Radio Day 2026, occasione di confronto sul futuro del mezzo radiofonico tra innovazione tecnologica e tutela delle infrastrutture broadcast.

Tra gli interventi anche quello di Rosario A. Donato, direttore generale di Confindustria Radio Televisioni, che ha parlato ai microfoni di ACI Radio a margine dell’evento.

“La radio via IP non è anonima: è possibile tracciare le abitudini di ascolto degli utenti, un patrimonio di dati che le grandi piattaforme internazionali utilizzano per finalità commerciali. Questo, però, non significa opporsi alla tecnologia”, ha spiegato Donato. “Il settore radiofonico italiano guarda con interesse all’innovazione, pur difendendo il valore delle infrastrutture broadcast”.

L’intervento si è inserito nel dibattito promosso dalla campagna #RadioInAuto, lanciata dall’associazione in occasione della Giornata Mondiale della Radio del 13 febbraio. L’iniziativa richiama l’attenzione sull’importanza di garantire un accesso semplice e immediato alla radio negli autoveicoli, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata: FM, DAB/DAB+ o IP.

Secondo i dati ricordati durante l’evento, ogni giorno la radio in auto raggiunge circa 27 milioni di ascoltatori in Italia, un numero che conferma la resilienza del mezzo e la sua centralità nelle abitudini quotidiane degli italiani anche in un ecosistema mediatico sempre più digitale.

Il tema centrale della campagna riguarda proprio la presenza e l’accessibilità dei ricevitori radio FM e DAB nei veicoli. Negli ultimi anni alcune case automobilistiche hanno infatti iniziato a introdurre sistemi di infotainment che privilegiano l’ascolto via internet o tramite applicazioni, riducendo la centralità della diffusione broadcast.

In questo scenario, Donato ha ribadito come la radio IP presenti caratteristiche molto diverse rispetto alla trasmissione via etere. Per gli editori radiofonici, ha spiegato, FM e DAB restano il core business, perché garantiscono accesso immediato, gratuità e affidabilità, soprattutto in situazioni di emergenza o in aree dove la connessione internet non è stabile.

“Il punto fondamentale è garantire la libertà di scelta agli ascoltatori. Gli utenti devono poter decidere come ascoltare la radio, senza che l’accesso alle trasmissioni in FM e DAB venga limitato o reso meno immediato”, ha aggiunto il direttore generale di CRTV. “FM, DAB e IP possono convivere, senza che una tecnologia escluda l’altra”.

Un eventuale cambiamento nelle modalità di fruizione, ha osservato Donato, avrebbe effetti profondi sull’intera industria radiofonica, dal modo di produrre contenuti ai modelli economici del settore. L’Italia, ha ricordato, ha investito molto nello sviluppo delle infrastrutture broadcast, portando la copertura DAB a circa il 90% del territorio nazionale grazie agli investimenti degli operatori radiofonici.

“In questo contesto – ha concluso – il settore ribadisce l’importanza di garantire la presenza e l’accesso immediato alla radio nei veicoli, preservando un equilibrio tra innovazione tecnologica e continuità del servizio. La radio continua così a dimostrare la propria forza: un mezzo accessibile, affidabile e capace di adattarsi alle trasformazioni tecnologiche senza perdere la propria identità”.

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Ciao Radio si espande: collegata la provincia di Modena

Ciao Radio, storica emittente bolognese recentemente entrata a far parte del gruppo editoriale di Radio PaneBurroMarmellata, si espande e collega parte della provincia di Modena.

Oltre ai 93.3 (ex 93.25) per il capoluogo emiliano, ora si ascolta anche a Vignola e nel modenese sui 101.45 MHz.

L’emissione diffondeva in precedenza proprio PaneBurroMarmellata, ricevibile su altre frequenze.

Del medesimo gruppo, fanno parte anche Radio Banana e Radio International.

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Interferenze FM, Bruxelles stringe i tempi: il Governo valuta il taglio delle potenze radio

La procedura di infrazione europea sulle interferenze radioelettriche FM transfrontaliere, notificata all’Italia a novembre 2025, entra in una fase decisiva.

Secondo quanto riportato da Newslinet, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) starebbe valutando una soluzione intermedia: una riduzione generalizzata delle potenze di trasmissione, stimata intorno ai 6 dB, per tutti gli impianti FM privati italiani.

La proposta rientra in un pacchetto di misure illustrato dal Governo al Parlamento per rispondere alle contestazioni della Commissione europea, che accusa l’Italia di non aver risolto le interferenze verso Croazia, Slovenia, Francia (Corsica), Malta e Svizzera. Oltre al taglio delle potenze, il piano prevede la modifica dei sistemi radianti per circa 1.800 impianti e, come ultima opzione, lo spegnimento di circa 200 diffusori ritenuti incompatibili.

Secondo il MIMIT, circa il 15% dei 14.000 impianti FM privati sarebbe problematico sul piano internazionale. Sul fronte politico, il Partito Democratico ha presentato un’interrogazione parlamentare accusando l’Esecutivo di ritardi e mancanza di analisi tecniche e legali strutturate, richiamando anche il valore sociale ed economico della radio e il principio dell’affidamento legittimo legato a concessioni storiche.

La vicenda, evidenzia Newslinet, non è più solo tecnica ma apertamente politica: la risposta italiana a Bruxelles non è più rinviabile e qualsiasi scelta avrà un impatto rilevante sull’intero sistema radiofonico nazionale.

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Interferenze FM e rischio infrazione UE: confronto tra le radio locali Aeranti-Corallo

Lunedì 12 gennaio, si è svolta in videoconferenza una partecipata riunione delle emittenti radiofoniche locali associate ad Aeranti-Corallo, dedicata alla problematica degli impianti FM italiani in situazione interferenziale con emittenti di Croazia, Slovenia, Francia (Corsica) e Malta.

La questione rientra nella procedura di infrazione avviata dalla Commissione Europea nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto del Codice europeo delle comunicazioni elettroniche. Secondo Bruxelles, il nostro Paese non avrebbe adottato misure amministrative adeguate per eliminare le interferenze nella banda 87,5–108 MHz attribuite ad alcuni impianti FM italiani.

Nel corso dell’incontro, il coordinatore di Aeranti-Corallo e presidente Aeranti, avv. Marco Rossignoli, ha ripercorso la cronistoria della vicenda – dal Piano di Ginevra GE84 ai recenti confronti in ambito europeo – evidenziando la forte preoccupazione del comparto radiofonico. Preoccupazione ribadita anche da Franco Mugerli, presidente Corallo e membro dell’esecutivo Aeranti-Corallo.

È stato ricordato che l’Italia dovrà rispondere a breve alla lettera di costituzione in mora ricevuta dalla Commissione UE lo scorso novembre: in caso di risposta non ritenuta soddisfacente, la procedura potrebbe evolvere fino al deferimento alla Corte di Giustizia UE, con il rischio di sanzioni finanziarie.

Nel dibattito è stato inoltre richiamato l’incontro del 30 dicembre presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ha coinvolto associazioni di categoria, RAI, AGCOM e Fondazione Ugo Bordoni, per valutare possibili strategie di mitigazione. In tale sede, Aeranti-Corallo ha escluso soluzioni basate sulla disattivazione o riduzione massiva degli impianti FM, chiedendo invece l’apertura di un tavolo tecnico per individuare interventi compatibili con la tutela del sistema radiofonico locale.

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Radio in Svizzera: ascolti stabili nonostante il ridimensionamento dell’FM

Nonostante la parziale dismissione delle trasmissioni in FM, l’ascolto radiofonico in Svizzera resta stabile.

Lo rende noto TvSvizzera.it, che riporta i più recenti dati diffusi da Mediapulse relativi al secondo semestre del 2025.

Secondo le rilevazioni, il 93% della popolazione svizzera sopra i 15 anni ha ascoltato la radio almeno una volta alla settimana tra luglio e dicembre 2025, confermando una sostanziale tenuta dei consumi radiofonici anche dopo la riduzione dell’FM.

Nel periodo considerato, l’ascolto medio giornaliero delle trasmissioni live svizzere ed estere si è attestato a 76 minuti al giorno. Su base quotidiana, la radio ha raggiunto il 69% della popolazione, pari a 5,13 milioni di persone, con una flessione di due punti percentuali. Su base settimanale, gli ascoltatori sono stati 6,95 milioni.

Chi utilizza la radio la ascolta mediamente 110 minuti al giorno, con differenze tra le aree linguistiche: gli svizzero-tedeschi sfiorano le due ore di ascolto quotidiano, mentre gli italofoni si attestano a 111 minuti e i romandi a 93 minuti.

I dati, sottolinea TvSvizzera.it, confermano dunque la stabilità dell’ascolto radiofonico anche nel secondo semestre successivo all’abbandono dell’FM da parte della SSR, che in futuro tornerà comunque a trasmettere anche in modulazione di frequenza.

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La Svizzera torna all’FM: alcuni numeri e le importanti considerazioni del direttore della RSI

A cura di Marco H. Barsotti

Torniamo ancora una volta sulla grande marcia indietro della Confederazione elvetica riguardo la decisione di abbandonare l’FM. Lo facciamo – a costo di apparire ripetitivi – in quanto una testata di nome “FM” world non può non dare il giusto spazio ai dati veri e a una sorta di morale che ci viene da un’intervista importante.

Contrordine compagni

Inutile ripetere ai lettori di FM-world la notizia: contrordine compagni – come si sarebbe detto nel secolo scorso – si riaccende l’analogico FM. Che era in fase di spegnimento con apparente soddisfazione da parte di molti in Europa, che vedevano nella Svizzera (e nella Norvegia ancora prima) un esempio da seguire.

Un accordo del 2014

Vale la pena rileggere una frase del comunicato ufficiale presente nell’articolo pubblicato l’11 dicembre 2025 sul sito della RSI ci pare significativa: “Con la decisione di abbandonare la FM entro la fine del 2024, la SSR aveva rispettato l’accordo concluso oltre dieci anni fa con il settore radiofonico e con la Confederazione“.

Un accordo tra politici e “il settore”, che significa chi trasmette. In altre parole mancano gli ascoltatori, quasi non avessero nulla a che fare con questa scelta.

Un’osservazione, questa, che non va letta come critica alla Svizzera, semmai come considerazione generale che riguarda tutti gli Stati dove vengono operate queste scelte. I cittadini, quelli che pagano il canone o subiscono la pubblicità sembrano essere la componente meno importante in tante scelte che li riguardano.

Numeri interessanti

Passiamo ad alcuni numeri interessanti. Leggiamo nel comunicato datato 9 dicembre 2025 emesso dall’associazione delle radio private svizzera ASRP:

Dopo lo spegnimento, i programmi della SSR hanno registrato forti cali di ascolto, fino al 49%. Inoltre, oltre 100.000 ascoltatori sono passati a emittenti FM straniere.

Dati ufficiali

Dati forse esagerati, ma Newslinet, una fonte estremamente attenta alla fattualità, riportava a luglio 2025 quanto segue:

Dopo lo switch-off FM della radiotelevisione pubblica SRG avvenuto il 31/12/2024, si è registrato un calo dell’audience (–470.000 ascoltatori), con SRF 1 scesa al 23% di share e SRF 3 all’11,2%.”

Meno 470.000 su quanto?

L’articolo non lo dice, abbiamo dovuto dunque cercare sul sito di Mediapulse – ente di cui abbiamo in passato intervistato i massimi responsabili – trovando quanto segue: “l’offerta di stazioni radio lineari nel primo semestre 2025 ha toccato 5,2 milioni di ascoltatori per giorno“.

Proviamo a fare la divisione: 470.000/5.200.000 = 0,903 ovvero -9%

Ora, nel comunicato stampa della SSR intitolato “La SSR abbandonerà le FM alla fine dell’anno” e pubblicato il 26 giugno 2024 si leggeva:

“La percentuale di chi tuttora utilizza esclusivamente le FM continua ad attestarsi a meno del 10%.

Una conclusione semplicistica sarebbe dunque che tutti coloro che ascoltavano la radio in FM hanno semplicemente cambiato media. (visto che 9% è molto prossimo a 10%).

Ma se crediamo al dato di SRP – che quando cita un -49% non indica la propria fonte – le cose sarebbero andate anche peggio. A nostro avviso il dato di SRP, se corretto, indicherebbe che la stima del 10% di ascoltatori residui in FM non era corretta.

Ma attendiamo con piacere i commenti e le opinioni dei tanti professionisti del settore presenti numerosi tra i lettori di questa testata e del canale social Talkmedia.

Una perdita che fa male a pubblico e privato

In chiusura vorremmo portare l’attenzione a una frase del direttore della RSI, Mario Timbal che con un’onestà intellettuale tutta elvetica alla domanda Fare da apripista e spegnere l’FM per primi è stato un errore?” ha risposto con una considerazione di massimo interesse, che riportiamo per intero:

È stato sicuramente un errore prendere per definitivo l’accordo che la SSR aveva stipulato con le radio private con la Confederazione, dove il ruolo da apripista andava a favore delle radio private. Quindi, passando prima degli altri, avremmo aiutato il pubblico a transitare, limitando le perdite d’ascolto delle radio private.

Ora tutto cambia, si ritorna ed è chiaro che c’è un lato in cui si ha un poco il danno e la beffa: la perdita di ascoltatori che abbiamo avuto noi fa male a tutto il sistema radiofonico svizzero, perché alcuni degli ascoltatori non sono transitati sulle reti private ma anche su reti estere. Quindi in un panorama dove già la radio in ascolto lineare ha un calo naturale in questi anni, si aggiunge questo che va ad aggravare

Cui Prodest?

Resta una domanda che abbiamo posto spesso nelle interviste passate senza ottenere risposta: mentre spegnere l’analogico TV aveva un senso, considerato che si riutilizzavano gli stessi circa 390 MHz (le  frequenze tra 471 e 860 MHz dell’UHF), a noi pare che nessuno abbia trovato un buon uso per i meri 20 MHz che costituiscono la banda FM.

Certamente non sono utili alle telco, i più ricchi acquirenti di frequenze, come ci aveva spiegato uno dei migliori divulgatori italiani ancora nel 2022.

Si spegne non per far spazio ad altri servizi ma per lasciare il nulla. O spazio agli stranieri.

Niente da fare, l’ostinazione dei politici a chiedere lo spegnimento dell’FM senza lasciarla morire quando lo decideranno i consumatori non riusciamo proprio a capirla. (M.H.B. per FM-world)

RSI sovradimensionata secondo i commentatori della Svizzera tedesca

La Radio Svizzera pronta a riattivare le frequenze FM dopo il via libera del Parlamento

La SSR è pronta a tornare a trasmettere anche in FM.

Lo comunica la stessa Società svizzera di radiodiffusione, tramite la home-page della Radio Svizzera Italiana, dopo che il Parlamento ha approvato la proroga delle trasmissioni analogiche.

La decisione modifica radicalmente il quadro che aveva portato la SSR a spegnere le frequenze FM alla fine del 2024. “La SSR interpreta questo nuovo scenario come un mandato a riprendere la diffusione dei propri programmi anche via FM”, si legge nella nota diffusa giovedì.

Nel comunicato, la SSR ricorda di aver rispettato l’accordo stipulato oltre dieci anni fa con il settore radiofonico e con la Confederazione, che prevedeva l’uscita dalla FM entro la fine del 2024. Un passo compiuto – spiega – per agevolare le radio private, più dipendenti dagli introiti pubblicitari.

Con la decisione parlamentare di prolungare la vita dell’analogico, però, il contesto politico è cambiato: “La politica e una parte della popolazione si attendono il mantenimento della diffusione in FM. La SSR comprende questa aspettativa e avvierà i necessari chiarimenti per un ritorno alle FM”.

Secondo l’azienda, una rinuncia totale alle FM sarebbe stata sensata solo se tutto il comparto – come inizialmente concordato – avesse abbandonato l’analogico entro il 2026. Dal momento che alcune radio private intendono posticipare il passaggio definitivo, la SSR ritiene di non poter rinunciare oltre a questa tecnologia, che raggiunge ancora una parte significativa del pubblico.

Pur riaprendo alla FM, la SSR ribadisce che il futuro resta comunque digitale: “Già oggi nove minuti di ascolto su dieci avvengono in modalità digitale”. Per questo continuerà a investire soprattutto sui canali digitali e su DAB+, piattaforma ormai adottata dalla maggioranza degli ascoltatori.

Per il momento, non sono previsti passi concreti o scadenze precise. La SSR attende che il Consiglio federale e l’Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM) definiscano le nuove condizioni quadro. Solo allora potrà essere pianificato il ritorno operativo alle frequenze FM, “nel momento più opportuno dal punto di vista legale, tecnico ed economico”.

(Si ringrazia Andrea Lombardo per la collaborazione)

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Svizzera, Parlamento favorevole alla proroga dell’FM: il Consiglio federale dovrà garantire la copertura oltre il 2026

La radio FM in Svizzera non si spegnerà nel 2026.

Dopo il via libera del Consiglio nazionale lo scorso settembre, oggi anche il Consiglio degli Stati ha approvato la mozione che chiede di mantenere attive le frequenze analogiche oltre la data prevista dallo switch-off, con 21 voti favorevoli, 18 contrari e 5 astenuti.

La decisione impegna il Consiglio federale a garantire la continuità della diffusione FM, sospendendo di fatto il percorso che prevedeva il passaggio obbligato al solo DAB+ a seguito della decisione del 2023.

Secondo i promotori della mozione, lo spegnimento dell’FM non sarebbe sostenibile: metterebbe in difficoltà le radio private e rischierebbe di spingere una parte degli ascoltatori — in particolare nelle regioni francofone e italofone — verso emittenti straniere. Inoltre, una nuova gara pubblica per l’assegnazione delle frequenze potrebbe generare ulteriori entrate per lo Stato.

Il Parlamento chiede che il termine per la disattivazione venga rinviato almeno fino alla fine del 2031, definendolo in concertazione con le radio private. Il dossier passa ora al Consiglio federale, chiamato a dare attuazione concreta alla decisione.

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