A cura di Marco H. Barsotti
Torniamo ancora una volta sulla grande marcia indietro della Confederazione elvetica riguardo la decisione di abbandonare l’FM. Lo facciamo – a costo di apparire ripetitivi – in quanto una testata di nome “FM” world non può non dare il giusto spazio ai dati veri e a una sorta di morale che ci viene da un’intervista importante.
Contrordine compagni
Inutile ripetere ai lettori di FM-world la notizia: contrordine compagni – come si sarebbe detto nel secolo scorso – si riaccende l’analogico FM. Che era in fase di spegnimento con apparente soddisfazione da parte di molti in Europa, che vedevano nella Svizzera (e nella Norvegia ancora prima) un esempio da seguire.
Un accordo del 2014
Vale la pena rileggere una frase del comunicato ufficiale presente nell’articolo pubblicato l’11 dicembre 2025 sul sito della RSI ci pare significativa: “Con la decisione di abbandonare la FM entro la fine del 2024, la SSR aveva rispettato l’accordo concluso oltre dieci anni fa con il settore radiofonico e con la Confederazione“.
Un accordo tra politici e “il settore”, che significa chi trasmette. In altre parole mancano gli ascoltatori, quasi non avessero nulla a che fare con questa scelta.
Un’osservazione, questa, che non va letta come critica alla Svizzera, semmai come considerazione generale che riguarda tutti gli Stati dove vengono operate queste scelte. I cittadini, quelli che pagano il canone o subiscono la pubblicità sembrano essere la componente meno importante in tante scelte che li riguardano.
Numeri interessanti
Passiamo ad alcuni numeri interessanti. Leggiamo nel comunicato datato 9 dicembre 2025 emesso dall’associazione delle radio private svizzera ASRP:
Dopo lo spegnimento, i programmi della SSR hanno registrato forti cali di ascolto, fino al 49%. Inoltre, oltre 100.000 ascoltatori sono passati a emittenti FM straniere.
Dati ufficiali
Dati forse esagerati, ma Newslinet, una fonte estremamente attenta alla fattualità, riportava a luglio 2025 quanto segue:
“Dopo lo switch-off FM della radiotelevisione pubblica SRG avvenuto il 31/12/2024, si è registrato un calo dell’audience (–470.000 ascoltatori), con SRF 1 scesa al 23% di share e SRF 3 all’11,2%.”
Meno 470.000 su quanto?
L’articolo non lo dice, abbiamo dovuto dunque cercare sul sito di Mediapulse – ente di cui abbiamo in passato intervistato i massimi responsabili – trovando quanto segue: “l’offerta di stazioni radio lineari nel primo semestre 2025 ha toccato 5,2 milioni di ascoltatori per giorno“.
Proviamo a fare la divisione: 470.000/5.200.000 = 0,903 ovvero -9%
Ora, nel comunicato stampa della SSR intitolato “La SSR abbandonerà le FM alla fine dell’anno” e pubblicato il 26 giugno 2024 si leggeva:
“La percentuale di chi tuttora utilizza esclusivamente le FM continua ad attestarsi a meno del 10%.
Una conclusione semplicistica sarebbe dunque che tutti coloro che ascoltavano la radio in FM hanno semplicemente cambiato media. (visto che 9% è molto prossimo a 10%).
Ma se crediamo al dato di SRP – che quando cita un -49% non indica la propria fonte – le cose sarebbero andate anche peggio. A nostro avviso il dato di SRP, se corretto, indicherebbe che la stima del 10% di ascoltatori residui in FM non era corretta.
Ma attendiamo con piacere i commenti e le opinioni dei tanti professionisti del settore presenti numerosi tra i lettori di questa testata e del canale social Talkmedia.

Una perdita che fa male a pubblico e privato
In chiusura vorremmo portare l’attenzione a una frase del direttore della RSI, Mario Timbal che con un’onestà intellettuale tutta elvetica alla domanda “Fare da apripista e spegnere l’FM per primi è stato un errore?” ha risposto con una considerazione di massimo interesse, che riportiamo per intero:
“È stato sicuramente un errore prendere per definitivo l’accordo che la SSR aveva stipulato con le radio private con la Confederazione, dove il ruolo da apripista andava a favore delle radio private. Quindi, passando prima degli altri, avremmo aiutato il pubblico a transitare, limitando le perdite d’ascolto delle radio private.
Ora tutto cambia, si ritorna ed è chiaro che c’è un lato in cui si ha un poco il danno e la beffa: la perdita di ascoltatori che abbiamo avuto noi fa male a tutto il sistema radiofonico svizzero, perché alcuni degli ascoltatori non sono transitati sulle reti private ma anche su reti estere. Quindi in un panorama dove già la radio in ascolto lineare ha un calo naturale in questi anni, si aggiunge questo che va ad aggravare“
Cui Prodest?
Resta una domanda che abbiamo posto spesso nelle interviste passate senza ottenere risposta: mentre spegnere l’analogico TV aveva un senso, considerato che si riutilizzavano gli stessi circa 390 MHz (le frequenze tra 471 e 860 MHz dell’UHF), a noi pare che nessuno abbia trovato un buon uso per i meri 20 MHz che costituiscono la banda FM.
Certamente non sono utili alle telco, i più ricchi acquirenti di frequenze, come ci aveva spiegato uno dei migliori divulgatori italiani ancora nel 2022.
Si spegne non per far spazio ad altri servizi ma per lasciare il nulla. O spazio agli stranieri.
Niente da fare, l’ostinazione dei politici a chiedere lo spegnimento dell’FM senza lasciarla morire quando lo decideranno i consumatori non riusciamo proprio a capirla. (M.H.B. per FM-world)