La Pina parla di se stessa al Corriere della Sera.
Nell’intervista rilasciata al quotidiano milanese, si racconta con lo stile che l’ha resa unica: diretto, ironico e profondo. Voce storica di Radio Deejay e volto simbolico del programma Pinocchio, condotto ogni giorno dalle 17 alle 19, l’artista si definisce semplicemente una speaker, ma la sua carriera parla di molto più: rapper, autrice, doppiatrice, figura carismatica della scena hip hop italiana e oggi punto di riferimento nel panorama radiofonico nazionale.
Cresciuta a Milano dopo essere nata a Firenze, La Pina ha iniziato il suo percorso musicale fondando il gruppo Le Pine a Bologna, durante gli anni universitari. Quando il progetto si è sciolto, ha mantenuto il nome d’arte che oggi considera un vero e proprio marchio di fabbrica, capace di trasmettere confidenza e familiarità.
Dopo l’esordio musicale nel 1995 con l’album Il cd della Pina, ha proseguito alternando l’attività radiofonica a quella artistica, collaborando con nomi noti del panorama musicale italiano come Fedez, Max Pezzali, Alessandra Amoroso, Myss Keta ed Elodie. Dalle collaborazioni, racconta, ha sempre tratto insegnamenti: «Da Fedez ho imparato molto, è carino, imprevedibile e professionale», afferma.
Il suo rapporto con la radio è viscerale: «È una droghina», dice, paragonandola a una dipendenza leggera ma irrinunciabile. La diretta, per lei, è un momento di alta tensione emotiva, tanto da richiedere tempo per “rientrare in sé” dopo ogni puntata. Descrive la radio come un’esperienza di ascolto reciproco, un luogo dove chi parla è prima di tutto attento a chi ascolta. «La gente ha bisogno di sentirsi vista, non giudicata. Serve empatia, non aspettative».
Nell’intervista, La Pina affronta anche temi più personali e sociali, come la body positivity e il diritto a non farcela. Rifiuta l’idea di una società in cui si è costretti ad essere sempre eroi, guerrieri, vincenti. «Abbiamo perso la capacità di perdere», osserva, sottolineando quanto sia importante potersi mostrare vulnerabili.
Parla anche del legame con la comunità LGBTQ+, un’affinità che considera naturale, basata sulla condivisione di sensibilità e battaglie comuni. Frequenta i Pride, ma solo quelli “veri”, senza sponsor e patinature: «Pochi carri, ma significativi».
Tra i momenti più significativi della sua carriera, ricorda l’incontro con Pino Daniele, definito “folgorante”, e il rapporto con il marito Emiliano Pepe, musicista e partner nella vita e nel lavoro. «Siamo casa e bottega», racconta, descrivendo una vita quotidiana fatta di rituali domestici, viaggi in Giappone e una dispensa curata con attenzione.
Con oltre mezzo milione di follower sui social, La Pina rivendica un consenso autentico: «Mai comprati. Posto solo quando ho davvero qualcosa da dire». La musica, oggi, la ascolta più di quanto la faccia: ama i Clash e, naturalmente, la musica di Pepe.
Nel raccontarsi, non mancano battute fulminanti – «Io sono molto brava», dice rispondendo alla domanda sulle differenze con i colleghi – ma anche riflessioni lucide su Milano, città che spera possa diventare più sostenibile e green. La tv? Le piace guardarla, ma non farla. Il suo vero mezzo resta la radio: «Mai sazia di radio», confessa.
Un percorso, quello di La Pina, iniziato negli anni Novanta – da lei definiti “straordinari” – e ancora oggi vivo, intenso, mai allineato. Una carriera costruita senza rinunciare alla propria autenticità, con la voce come strumento di relazione, ironia e resistenza.
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