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Secondo l'Ufcom, il regolatore delle comunicazioni - in un'analisi approfondita da Newslinet - l’87% degli ascolti avviene ormai tramite DAB+ o internet, mentre la radio FM è scesa al 13%. Solo il 7% della popolazione ascolta esclusivamente la radio tradizionale, mentre il 45% utilizza solo canali digitali e il restante si divide tra entrambi.
Anche in auto, dove un tempo si pensava che la FM fosse irrinunciabile, oggi la ricezione digitale è prevalente, grazie soprattutto alla diffusione di vetture nuove dotate di sistemi compatibili con DAB+.
Dopo lo switch-off della radio pubblica SRG avvenuto a fine 2024, si è registrato un calo di ascolti – circa 470.000 ascoltatori in meno – ma meno drammatico rispetto a quanto temuto: SRF 1 è scesa al 23% di share e SRF 3 all’11,2%.
Questo calo ha favorito emittenti private come Radio 24, Pilatus e Zürisee, e anche alcune radio straniere che trasmettono ancora in FM. Ora però il dibattito si sposta sulla data del definitivo spegnimento delle frequenze FM anche per le radio private, fissata al 31 dicembre 2026.
Alcuni politici chiedono di posticipare questa scadenza, temendo che il digitale non sia accessibile ovunque, soprattutto nelle zone montane o più isolate. Ma con sorpresa, l’associazione delle piccole radio indipendenti, Unikom, si oppone a questo rinvio: per loro, il DAB+ è una vera opportunità, perché garantisce maggiore visibilità alle emittenti di nicchia e favorisce un mercato più libero e pluralista.
Unikom sostiene anche che prolungare la vita della FM finisce per aiutare solo le radio private più grandi e consolidate, danneggiando le realtà più piccole, spesso già attive solo in digitale. Inoltre, critica il sistema di rilevazione degli ascolti utilizzato da Mediapulse, ritenendolo poco affidabile nel fotografare i cambiamenti in corso.
Secondo Reto Wettstein, voce di spicco dell’associazione e fondatore di Radio 2Go, mantenere artificialmente la FM rappresenta una distorsione del mercato, mentre quello che serve è un vero supporto politico all’innovazione.
Per Unikom, puntare sulla radio digitale non è solo una scelta tecnica, ma un passo necessario per garantire sostenibilità, pluralismo e futuro all’intero ecosistema radiofonico.
Tutti gli approfondimenti del caso, sono disponibili in un ampio articolo pubblicato da Newslinet.
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