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Oltre 80 radio d’epoca in mostra: Civitanova del Sannio celebra “La Voce del Novecento”

Un viaggio nella storia della radio e della comunicazione, attraverso apparecchi originali che hanno accompagnato il Novecento.

Lunedì 24 agosto, alle ore 18, presso Il Terrapieno di Civitanova del Sannio, in provincia di Isernia, sarà inaugurata “La Voce del Novecento”, collezione privata del professor Giuseppe Cardarelli.

L’esposizione riunisce oltre 80 radio a valvole originali e ancora perfettamente funzionanti, prodotte tra il 1933 e il 1965. Una raccolta che va oltre il semplice valore collezionistico e che ripercorre più di trent’anni di evoluzione tecnologica e di storia della comunicazione.

Al centro dell’iniziativa c’è anche la figura di Giuseppe Cardarelli, per decenni punto di riferimento nel settore radiotecnico a Civitanova del Sannio. Le sue competenze sono state spesso messe gratuitamente a disposizione della comunità e il suo legame con la tecnologia lo ha visto protagonista di alcuni momenti significativi per il paese, dall’accensione della prima televisione alle proiezioni cinematografiche organizzate in piazza.

L’inaugurazione sarà aperta dai saluti del sindaco di Civitanova del Sannio, Roberta Ciampittiello, e del consigliere regionale delegato al Turismo e alla Cultura, Fabio Cofelice.

Seguirà una conversazione pubblica dedicata alla radio e alla trasformazione dei sistemi di comunicazione, con un approfondimento sulla figura di Cardarelli. Interverranno Bruno Cutruzzulà, geologo e suo coetaneo, e Giacinto Petitti, ingegnere elettronico ed esperto di comunicazioni.

Al termine dell’incontro il pubblico potrà visitare la collezione e assistere alle dimostrazioni di alcuni degli apparecchi esposti, tutti ancora funzionanti. Un’occasione per riscoprire, attraverso suoni, tecnologia e memoria, un’epoca in cui la radio rappresentava uno dei principali strumenti di informazione e intrattenimento e un vero punto di riferimento nella vita quotidiana delle famiglie.

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Negli USA si celebra il National Radio Day: così iniziò la storia della radio commerciale

Il 20 agosto è una data speciale per la storia della radio.

Negli Stati Uniti si celebra infatti il National Radio Day, una ricorrenza dedicata a uno dei mezzi di comunicazione che, nonostante l’evoluzione tecnologica e l’avvento delle piattaforme digitali, continua a mantenere un ruolo centrale nella vita quotidiana di milioni di ascoltatori.

La scelta della data è legata al 20 agosto 1920, quando la stazione 8MK di Detroit, oggi conosciuta come WWJ, effettuò una delle prime trasmissioni radiofoniche commerciali e con una programmazione regolare negli Stati Uniti.

L’emittente, nata come Detroit News Radiophone, era di proprietà dell’editore del The Detroit News, William E. Scripps, e rappresentò una delle esperienze pionieristiche di quella che sarebbe diventata, negli anni successivi, la moderna radiodiffusione.

All’epoca il modello economico della radio era ancora molto diverso da quello che conosciamo oggi. Le emittenti non erano necessariamente sostenute dalla pubblicità: spesso appartenevano a editori o a negozi e aziende interessate a promuovere gli apparecchi radiofonici e a favorirne la diffusione nelle case degli americani.

La nascita di 8MK si inserisce quindi in un periodo di grande fermento, nel quale la radio stava progressivamente passando dall’essere una tecnologia sperimentale a diventare un vero e proprio mezzo di comunicazione di massa.

Da Detroit, un secolo fa, iniziava così un percorso che avrebbe trasformato per sempre il modo di informarsi, ascoltare musica, seguire gli avvenimenti e sentirsi parte di una comunità. Un’eredità che il National Radio Day, celebrato ogni 20 agosto, continua ancora oggi a ricordare.

In un’epoca dominata da streaming, podcast, social network e contenuti on demand, la radio conserva infatti una caratteristica che l’ha accompagnata fin dalle sue origini: la capacità di essere immediata, gratuita, vicina alle persone e presente in ogni momento della giornata. Una storia lunga oltre cento anni che, anche grazie alle nuove tecnologie, è tutt’altro che conclusa.

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Pisa, Coltano diventa “Coltano-Marconi”: avviato l’iter per la nuova denominazione

Il Comune di Pisa ha avviato l’iter per modificare la denominazione della frazione rurale di Coltano in “Coltano-Marconi”, in omaggio al legame tra il territorio e Guglielmo Marconi, premio Nobel per la Fisica e protagonista della storia delle telecomunicazioni.

La decisione è contenuta in una recente delibera di Giunta. In occasione dell’avvio del procedimento, l’amministrazione comunale ha incontrato Elettra Marconi, figlia dello scienziato, per illustrarle il progetto.

Nel corso dell’incontro, Elettra Marconi ha ricordato il rapporto del padre con Pisa e, in particolare, con Coltano, dove nei primi anni del Novecento Marconi individuò il luogo nel quale realizzare una grande stazione radiotelegrafica a onde lunghe.

“Mio padre era molto legato a Pisa e, in particolare, a Coltano – ha raccontato Elettra Marconi –. Ricordo le antenne altissime che aveva costruito e mi raccontava che da lì poteva parlare con i Paesi più lontani del mondo. Era felice a Coltano, circondato da persone che gli volevano bene. È un ricordo di mio padre che porto sempre con me”.

Elettra Marconi ha quindi espresso la propria gratitudine al sindaco Michele Conti e a quanti hanno contribuito al progetto per la nuova denominazione.

Per il sindaco Conti, il nome di Marconi è indissolubilmente legato alla storia di Coltano e di Pisa. Proprio qui lo scienziato scelse infatti di realizzare il proprio centro radio, dando vita a comunicazioni capaci di raggiungere località lontanissime e contribuendo alla rivoluzione delle telecomunicazioni.

“Con la denominazione – ha spiegato il primo cittadinovogliamo rendere questo legame subito riconoscibile e contribuire a tramandarne la memoria”.

La delibera della Giunta sarà ora trasmessa alla Prefettura, per l’acquisizione del parere previsto dalla normativa. Il procedimento coinvolgerà successivamente anche la Soprintendenza e la Deputazione di Storia Patria. Una volta completati tutti i passaggi e acquisito il parere prefettizio, la denominazione ufficiale della frazione sarà modificata in “Coltano-Marconi”.

Il legame tra Marconi e Coltano affonda le sue radici all’inizio del Novecento. Il Centro radio di Coltano fu inaugurato il 19 novembre 1911 dallo stesso Guglielmo Marconi, alla presenza del re Vittorio Emanuele III, con una trasmissione diretta verso Glace Bay, in Nuova Scozia, Canada.

Anni dopo, il 12 ottobre 1931, un altro episodio entrò nella storia delle telecomunicazioni: il segnale inviato da Marconi da Roma e trasmesso attraverso Coltano raggiunse Rio de Janeiro, dove venne utilizzato per accendere l’illuminazione del Cristo Redentore.

Con la nuova denominazione, Pisa punta dunque a legare ancora più esplicitamente il nome di Coltano a quello di uno degli italiani che hanno segnato la storia mondiale della comunicazione.

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Ascolti radio in Svizzera: è il Canton Ticino ad aver subito maggiormente l’assenza dell’FM

Il ritorno della SSR sulle frequenze FM è ormai questione di settimane.

Dopo lo spegnimento delle antenne avvenuto il 31 dicembre 2024 – riporta un editoriale del Corriere del Ticino – la Radiotelevisione Pubblica Svizzera si prepara dunque a riaccendere la modulazione di frequenza, prendendo atto che il passaggio esclusivo a DAB+ e internet non ha prodotto i risultati sperati.

Il dato più significativo arriva dal Ticino, dove l’effetto dell’addio all’FM è stato particolarmente pesante. Nei primi sei mesi successivi allo spegnimento delle frequenze, la RSI ha registrato un calo del 27% della penetrazione netta, vale a dire della quota di persone che ascoltano almeno una volta al giorno i suoi programmi radiofonici.

Un dato decisamente superiore alla flessione complessiva registrata dalla radio pubblica svizzera, la cui quota di mercato è scesa dal 59% al 53%, con una perdita quindi di circa sei punti percentuali, che evidenzia come l’area tedesca del Paese fosse più pronta al cambiamento.

Nel territorio italofono, la perdita di ascoltatori della RSI ha coinciso con la crescita delle emittenti private. Radio 3i e Radio Ticino hanno infatti aumentato sia la penetrazione netta sia la propria quota di mercato, intercettando una parte degli ascoltatori rimasti senza la possibilità di ricevere facilmente la radio pubblica in FM.

A beneficiare della situazione sono state anche le emittenti straniere (sostanzialmente italiane), che hanno progressivamente conquistato spazio nel mercato radiofonico ticinese. Un fenomeno che ha fatto scattare l’allarme nel settore, anche per le possibili conseguenze sugli introiti pubblicitari delle radio private.

La Svizzera, insomma, si è rivelata meno pronta del previsto al definitivo abbandono della modulazione di frequenza. Già prima dello spegnimento era stato evidenziato come 1,7 milioni di automobili fossero ancora equipaggiate con autoradio utilizzabili esclusivamente in FM.

E proprio il caso del Ticino rappresenta forse il segnale più evidente del problema: il passaggio tecnologico non ha semplicemente spostato gli ascoltatori dall’FM al DAB+ o allo streaming, ma in una parte del Paese ha prodotto una vera migrazione degli ascolti verso altre radio, private e straniere.

Di fronte a questi numeri, il Parlamento svizzero ha deciso lo scorso dicembre di rinunciare alla disattivazione della diffusione FM. La SSR, pochi giorni dopo, ha annunciato la volontà di riaccendere le proprie antenne a partire dall’autunno, interpretando il voto delle Camere federali come un mandato a tornare a garantire la diffusione dei propri programmi anche attraverso la storica modulazione di frequenza.

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Ascoltava Radio Maria ad alto volume, il Tribunale assolve un uomo del cuneese: «Serviva a confortare la madre malata»

Ascoltare Radio Maria a volume elevato per assistere un familiare malato non costituisce, di per sé, un comportamento sanzionabile.

Lo ha stabilito il Tribunale di Cuneo, che ha respinto la richiesta di risarcimento danni avanzata da un uomo nei confronti del vicino di casa, denunciato per le presunte molestie causate dalla radio accesa per diverse ore al giorno. La vicenda è riportata dal Corriere della Sera.

La controversia risale al 2023 e ha avuto origine dalle lamentele di un residente del cuneese, secondo il quale il vicino collocava l’apparecchio radiofonico in prossimità del muro di confine tra le due abitazioni, mantenendolo acceso ad alto volume sulle frequenze di Radio Maria, in particolare durante la recita del Rosario e le trasmissioni religiose.

A marzo dello stesso anno erano intervenuti i carabinieri in seguito a una segnalazione del vicino, che sosteneva come il volume fosse volutamente elevato per arrecargli disturbo. Un secondo intervento delle forze dell’ordine si era reso necessario nel mese di ottobre, dopo un nuovo diverbio tra i due.

Il Tribunale, tuttavia, ha accolto la ricostruzione fornita dall’uomo finito sotto accusa. Nella sentenza, il giudice Ruggiero Berardi evidenzia come l’impianto radio fosse utilizzato principalmente per offrire conforto all’anziana madre dell’imputato, gravemente malata e costretta a letto, profondamente legata alle trasmissioni dell’emittente religiosa.

Secondo il magistrato, mantenere la radio sintonizzata su Radio Maria rappresentava un’utilità di carattere morale per la donna e non un comportamento finalizzato a molestare il vicino. Inoltre, il Tribunale ha ritenuto che non fossero state fornite prove sufficienti per dimostrare che il volume fosse realmente eccessivo. Le registrazioni video prodotte nel corso del procedimento, infatti, non hanno consentito di accertare con certezza l’intensità dell’audio.

Alla luce di queste valutazioni, il Tribunale di Cuneo ha rigettato le accuse e ha condannato il vicino che aveva promosso l’azione legale al pagamento di 1.500 euro di spese processuali, chiudendo una vicenda che aveva contrapposto per mesi i due residenti.

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San Marino RTV e Gruppo Sae, nasce “Point of View”: nuova alleanza editoriale

San Marino RTV e Gruppo Sae insieme per nuovi progetti editoriali e audiovisivi.

Le due realtà hanno firmato un protocollo d’intesa che dà vita a “Point of View”, un progetto pensato per sviluppare contenuti condivisi, approfondimenti, eventi culturali e nuovi linguaggi dell’informazione.

L’obiettivo è mettere in rete competenze, professionalità e strumenti diversi, valorizzando da una parte il servizio pubblico della Repubblica di San Marino e dall’altra il patrimonio editoriale e il radicamento territoriale del Gruppo Sae. La collaborazione manterrà comunque l’autonomia e l’identità delle due realtà.

“Point of View” punta inoltre a favorire nuove occasioni di confronto e crescita professionale, coinvolgendo giornalisti, firme dell’informazione, mondo della cultura e della ricerca. L’accordo guarda anche a una dimensione europea e internazionale, rafforzando il ruolo di San Marino RTV come realtà aperta all’innovazione e al dialogo tra territori e comunità.

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Il Museo della Radio e Televisione Rai riapre a Torino

Dopo i lavori di riqualificazione, il Museo della Radio e Televisione Rai di via Verdi 16 a Torino riapre al pubblico sabato 1° agosto.

Gli interventi hanno rinnovato gli spazi e contribuito a valorizzare ulteriormente il percorso dedicato alla storia della radio e della televisione italiana.

Tra le principali novità c’è la sostituzione della vecchia moquette con una nuova pavimentazione ispirata agli studi televisivi, scelta pensata per rendere più coerente e coinvolgente l’ambientazione del museo. Sono stati inoltre rifatti i servizi igienici e armonizzato l’allestimento scenografico dell’intera struttura.

Il percorso di visita è stato aggiornato anche in alcuni punti, con l’obiettivo di offrire al pubblico un’esperienza più curiosa, stimolante e confortevole. Un rinnovamento che interessa quindi non soltanto gli ambienti, ma anche la fruizione dei contenuti esposti.

Per tutto il mese di agosto il Museo sarà aperto eccezionalmente ogni giorno, compreso Ferragosto, dalle 9.30 alle 18.30. L’ingresso resterà completamente gratuito, offrendo così a residenti e turisti l’opportunità di scoprire o riscoprire un luogo che conserva apparecchiature, documenti e testimonianze legate alla storia della Rai e della comunicazione audiovisiva italiana.

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DAB+, 15 anni di digitale in Germania: il modello tedesco guida la transizione della radio europea

Quindici anni di percorso regolamentare hanno trasformato la Germania in uno dei principali punti di riferimento europei per lo sviluppo del DAB+.

A fare il punto sulla situazione della radio digitale terrestre nei principali mercati europei è “Confindustria Radio TV News”, che dedica un’analisi all’evoluzione del DAB+ nel continente, evidenziando velocità di adozione e livelli di sviluppo ancora molto differenti tra i diversi Paesi.

La Germania rappresenta oggi uno degli esempi più avanzati. La crescita del digitale è stata accompagnata da una strategia di lungo periodo, dalla collaborazione tra broadcaster pubblici e privati e, soprattutto, da una progressiva diffusione dei ricevitori DAB+, con l’automotive a svolgere un ruolo determinante.

Secondo i dati riportati nell’analisi di Confindustria Radio Televisioni, il mercato tedesco ha registrato una crescita costante della penetrazione del DAB+. In particolare, il numero di autoradio abilitate alla ricezione digitale ha raggiunto circa 11,5 milioni di dispositivi, oltre dieci volte il livello di dieci anni fa. Un incremento che si riflette anche sulle abitudini degli ascoltatori: tra coloro che dispongono di un’interfaccia DAB+ in automobile, quasi l’80% dichiara di ascoltare maggiormente la radio digitale.

È proprio l’auto, dunque, uno dei principali motori della transizione. La radio continua infatti a rappresentare una delle modalità di ascolto più importanti durante gli spostamenti e la presenza sempre più frequente di sistemi digitali a bordo delle vetture ha contribuito a rendere il DAB+ una tecnologia familiare per un numero crescente di utenti. Considerando anche le soluzioni ibride che integrano la connettività IP, la quota di automobili dotate di una modalità digitale di ricezione si avvicina al 30%.

Il quadro europeo resta però tutt’altro che omogeneo. Il Regno Unito continua a rappresentare uno dei mercati più maturi, grazie a un percorso iniziato già negli anni ’90 e a una forte diffusione del digitale nelle abitudini quotidiane. La Germania ha seguito un modello caratterizzato da una crescita progressiva e da una stretta integrazione tra radio tradizionale e nuove modalità di fruizione. Francia, Spagna e Italia, invece, presentano livelli di sviluppo differenti e una transizione complessivamente più graduale.

Anche il mercato italiano ha comunque fatto registrare progressi significativi. I dati WorldDAB citati da Confindustria Radio Televisioni indicano circa 12,6 milioni di ricevitori DAB venduti nel 2023, considerando anche quelli installati sulle automobili. Un dato che colloca l’Italia tra i principali mercati europei per numero di dispositivi e che, in termini assoluti, supera quello della Francia.

La disponibilità di ricevitori, tuttavia, non è l’unico fattore destinato a determinare il successo della transizione. Restano centrali la copertura delle reti, la quantità e qualità dei contenuti disponibili e la capacità di trasformare il digitale in un’abitudine stabile per gli ascoltatori. Il DAB+ non rappresenta infatti una semplice sostituzione dell’FM, ma una piattaforma in grado di ampliare l’offerta radiofonica, favorendo nuovi canali, maggiore efficienza nell’utilizzo dello spettro e servizi aggiuntivi.

Per l’Italia, quindi, il processo di sviluppo resta ancora aperto. Anche sul fronte istituzionale il tema è considerato strategico: nel 2024 Agcom ha avviato un’indagine conoscitiva sulla piattaforma DAB+, con l’obiettivo di analizzare lo stato di attuazione del sistema e individuare eventuali criticità normative e di sviluppo.

Il caso tedesco dimostra così come la crescita del DAB+ sia il risultato di una combinazione di fattori: infrastrutture, investimenti dei broadcaster, industria automobilistica, disponibilità di ricevitori e politiche pubbliche. Dopo quindici anni dall’avvio del percorso, la Germania si conferma uno dei laboratori più avanzati della radio digitale europea e un modello osservato con attenzione dagli altri mercati, Italia compresa.

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28 luglio 1976: il giorno in cui nacquero ufficialmente le radio libere

Il 28 luglio 1976 rappresenta una delle date più importanti nella storia della radiofonia italiana.

Con il deposito della sentenza n. 202 della Corte Costituzionale, venne sancita la legittimità delle trasmissioni radiofoniche private via etere, purché a diffusione locale. Si aprì così una nuova era che pose fine al monopolio della Rai e diede il via alla stagione delle radio libere, destinata a rivoluzionare il modo di fare informazione e intrattenimento nel nostro Paese.

In realtà, diverse emittenti avevano già iniziato a trasmettere nei mesi precedenti (molte già dal ’75). La sentenza del 28 luglio 1976 offrì però il riconoscimento giuridico che il settore attendeva, consentendo la rapida diffusione di centinaia di nuove stazioni in tutta Italia.

Da quel momento il panorama radiofonico cambiò radicalmente. Le emittenti private portarono nuovi linguaggi, una maggiore vicinanza al territorio, programmi innovativi e una forte attenzione alla musica, contribuendo alla crescita del pluralismo dell’informazione. Molti dei professionisti che ancora oggi lavorano nel mondo della radio mossero proprio i primi passi davanti ai microfoni delle radio libere.

Nel corso degli anni il settore si è evoluto con la nascita dei network nazionali, l’arrivo del digitale, dello streaming e del DAB+, ma lo spirito pionieristico di quella stagione continua a rappresentare un punto di riferimento per l’intera industria radiofonica italiana. A cinquant’anni da quella storica sentenza, il 28 luglio resta il simbolo della libertà di espressione via etere e dell’inizio di una rivoluzione che ha cambiato per sempre il modo di ascoltare e vivere la radio.

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1976, l’anno che cambiò la radiotelevisione italiana: una riflessione di Gianluca Barneschi sui cinquant’anni del pluralismo

Il 28 luglio 1976 è la celebre data della sentenza (n. 202 della Corte Costituzionale) che sancì la fine del monopolio radiotelevisivo in Italia.

Un giorno che rappresenta un’interessante occasione per ripercorrere uno dei passaggi più importanti nella storia dei media italiani.

In occasione della ricorrenza, Claudio Astorri ospita nel suo blog Astorri.it una lunga e dettagliata riflessione dell’avv. Gianluca Barneschi, che ripercorre un pezzo della storia del nostro Paese.

Più che una semplice ricostruzione cronologica, il contributo offre una riflessione sul significato di quella svolta e sulle conseguenze che ha avuto nel corso dei decenni, fino ad arrivare all’attuale scenario della comunicazione.

Il punto di partenza è il 1976, anno destinato a rimanere impresso nella memoria del settore. La storica sentenza della Corte Costituzionale aprì infatti alla possibilità di trasmettere in ambito locale, decretando la nascita di un sistema finalmente pluralista. Da quel momento radio e televisioni private poterono affiancare il servizio pubblico, dando vita a una stagione di grande fermento imprenditoriale, culturale e creativo che avrebbe cambiato profondamente il modo di fare informazione e intrattenimento nel nostro Paese.

L’articolo evidenzia come il valore di quella rivoluzione non sia stato soltanto giuridico, ma soprattutto sociale. Le nuove emittenti locali hanno rappresentato un’opportunità straordinaria per dare voce ai territori, raccontare realtà spesso ignorate dai grandi network nazionali e creare un rapporto diretto con le comunità. Le radio libere, in particolare, hanno saputo intercettare linguaggi, gusti musicali e forme di partecipazione che fino a quel momento avevano trovato poco spazio nei palinsesti tradizionali, diventando laboratori di sperimentazione e luoghi di formazione per intere generazioni di professionisti.

Uno dei temi centrali affrontati è il concetto stesso di pluralismo, inteso non come semplice moltiplicazione delle frequenze, ma come possibilità concreta di ampliare il numero delle voci, dei punti di vista e delle esperienze editoriali. È proprio questa ricchezza di proposte ad aver contribuito alla crescita del sistema radiotelevisivo italiano, favorendo la concorrenza, l’innovazione tecnologica e una maggiore attenzione alle esigenze del pubblico.

Ampio spazio viene dedicato anche al rapporto tra servizio pubblico e operatori privati. L’apertura del mercato non viene interpretata come una contrapposizione nei confronti della Rai, ma come l’inizio di una nuova fase nella quale soggetti diversi hanno potuto convivere, ciascuno con il proprio ruolo e la propria missione. Da una parte il servizio pubblico, chiamato a garantire informazione, cultura e coesione nazionale; dall’altra una rete di emittenti locali e nazionali che ha contribuito a rendere il panorama mediatico più dinamico, competitivo e vicino alle esigenze dei cittadini.

L’intervista propone inoltre una lettura storica che invita a guardare oltre la nostalgia. Il racconto delle prime radio e televisioni private non si limita all’entusiasmo pionieristico di quegli anni, ma suggerisce una riflessione sulle sfide del presente. Se nel 1976 il tema centrale era la conquista della libertà di trasmettere, oggi il dibattito riguarda la capacità del sistema dei media di mantenere vivo quel pluralismo nell’era digitale, tra piattaforme online, social network, podcast e nuovi modelli di distribuzione dei contenuti.

Ne emerge così un messaggio di forte attualità. Le conquiste ottenute mezzo secolo fa continuano a rappresentare un punto di riferimento anche per il futuro, perché la libertà di espressione, la pluralità delle fonti e la possibilità di fare impresa nel settore radiotelevisivo restano valori fondamentali per la qualità della democrazia e dell’informazione.

Nel complesso, il contributo pubblicato da Claudio Astorri si distingue per la capacità di collegare il passato con il presente, offrendo una lettura approfondita di una delle pagine più significative della radiotelevisione italiana. Un’analisi che non si limita a celebrare un anniversario, ma invita a riflettere su quanto quella svolta del 1976 abbia inciso sulla società, sull’evoluzione dei media e sul ruolo che radio e televisione continuano a svolgere nella vita del Paese.

Il pezzo integrale è disponibile all’indirizzo www.astorri.it/1976-50-anni-fa-la-radiotelevisione-divenne-pluralista.

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Estate on the road: il 63% degli italiani sceglie musica e radio per affrontare il viaggio

Una ricerca Ford-YouGov fotografa le abitudini degli automobilisti italiani durante l’esodo estivo: tra Adas e code in autostrada, la colonna sonora resta la compagnia preferita.

L’estate significa partenze, strade affollate e milioni di italiani pronti a mettersi al volante per raggiungere la meta delle vacanze o tornare nella propria terra d’origine. Anche nell’epoca della mobilità condivisa e dei nuovi mezzi di trasporto, l’auto resta il simbolo della libertà estiva: secondo una ricerca commissionata da Ford a YouGov (riportata dall’Ansa), l’80% dei patentati italiani sceglie infatti la macchina per i propri spostamenti durante l’esodo estivo, affrontando in media circa 500 chilometri per tratta, con una quota del 7% che supera addirittura i mille chilometri.

E proprio durante questi lunghi tragitti, musica e radio si confermano la compagnia più scelta dagli italiani, indicate dal 63% degli intervistati, davanti alle conversazioni con i passeggeri (55%). Un dato che racconta quanto la colonna sonora resti centrale nell’esperienza di viaggio, anche in un contesto sempre più dominato da tecnologia e assistenti di guida. Il compagno ideale per affrontare la strada resta comunque il partner, indicato dal 62% degli intervistati, mentre familiari e amici completano il quadro delle preferenze; solo il 5% dichiara di preferire viaggiare da solo.

A spingere gli italiani verso le quattro ruote sono soprattutto l’autonomia negli spostamenti una volta arrivati a destinazione (58%), la libertà di movimento (54%) e il comfort del viaggio (52%). Un legame forte, che però deve fare i conti con le difficoltà delle lunghe percorrenze: traffico intenso, stanchezza e calo della concentrazione sono tra le principali criticità vissute dagli automobilisti.

La tecnologia si propone così come un nuovo compagno di viaggio. L’86% dei patentati ritiene infatti che i sistemi di assistenza alla guida, gli Adas (Advanced Driver Assistance Systems), possano contribuire ad aumentare la sicurezza nei lunghi tragitti, mentre l’81% dichiara di sentirsi a proprio agio con tecnologie capaci di supportare chi è alla guida. Tra le innovazioni più conosciute c’è la guida assistita di Livello 2, nota al 25% degli intervistati e già sperimentata dal 6%, come Ford BlueCruise, la tecnologia “hands-free” che permette di viaggiare senza tenere le mani sul volante grazie a un sistema di monitoraggio dello sguardo.

La necessità di un supporto tecnologico emerge soprattutto considerando la fatica al volante: dopo diverse ore di guida, il 43% degli italiani segnala stanchezza generale, il 40% affaticamento fisico, mentre il 32% dichiara di aver sperimentato almeno un colpo di sonno alla guida. Il 51% degli automobilisti inizia ad avvertire stanchezza entro le prime tre ore, ma il 72% dichiara di effettuare una pausa nello stesso intervallo di tempo. La guida diurna resta la preferita: oltre otto intervistati su dieci viaggiano prevalentemente nelle ore di luce.

Sul fronte tecnologico, infine, il 56% degli automobilisti vorrebbe trovare i sistemi di guida assistita già inclusi nella dotazione del veicolo, mentre solo il 6% considera più interessante la formula dell’abbonamento.

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Rai Teche amplia “Hit Mania”: su RaiPlay arrivano le grandi esibizioni degli anni Sessanta

Il jukebox televisivo di Rai Teche continua ad arricchirsi di nuovi contenuti.

Da venerdì 17 luglio, la raccolta audiovisiva “Hit Mania Teche”, disponibile gratuitamente su RaiPlay, accoglie una nuova selezione dedicata agli anni Sessanta, uno dei periodi più significativi della storia della musica italiana.

L’iniziativa amplia ulteriormente un archivio in continua evoluzione, pensato non come una semplice raccolta di materiale storico, ma come un percorso attraverso la memoria musicale del Paese. L’obiettivo di Rai Teche è valorizzare il patrimonio televisivo e musicale italiano, offrendo agli utenti la possibilità di riscoprire le interpretazioni che hanno segnato intere generazioni.

Gli anni Sessanta rappresentano il punto di partenza di questo viaggio nel tempo. È il decennio dell’Italia che guarda al futuro con ottimismo dopo il dopoguerra, tra melodie romantiche, il boom economico e il successo del twist. Le esibizioni custodite negli archivi raccontano un’epoca in cui la musica accompagnava i cambiamenti sociali, intercettando sogni, speranze e nuove sensibilità.

Il percorso proposto da “Hit Mania Teche” prosegue poi attraverso gli anni Settanta e Ottanta, mostrando l’evoluzione della canzone italiana. Dalle contaminazioni internazionali alle sonorità elettroniche, fino ai brani che hanno affrontato temi sempre più personali e contemporanei, la musica diventa lo specchio delle trasformazioni culturali e del costume del Paese.

Più che un’operazione nostalgia, quella di Rai Teche punta a costruire un ponte tra passato e presente. Le immagini d’archivio e le performance televisive permettono infatti di rileggere la storia italiana attraverso le emozioni trasmesse dalle canzoni, offrendo alle nuove generazioni la possibilità di conoscere artisti e interpretazioni che hanno contribuito a definire l’identità musicale nazionale.

Con questo nuovo aggiornamento, “Hit Mania Teche” si conferma un progetto destinato a crescere nel tempo, trasformando il vasto patrimonio audiovisivo della Rai in una vera e propria “dimora delle emozioni”. Un archivio vivo, nel quale ogni canzone rappresenta un tassello della memoria collettiva e continua a raccontare, nota dopo nota, l’evoluzione della società italiana.

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