Durante la conferenza stampa tenuta il 27 febbraio, in occasione del Festival di Sanremo – trasmesso da Rai1, Rai Radio2, Rai 4K e RaiPlay – Carlo Conti, conduttore e direttore artistico della manifestazione, ha lanciato un appello alle aziende produttrici di automobili: non togliete le radio dai veicoli.
Conti ha dichiarato infatti:
“Ho sentito che vogliono togliere le radio nelle automobili: sarebbe un errore gravissimo. La radiofonia per me è fondamentale… La soddisfazione più grande è girare in macchina dopo Sanremo e ascoltare le canzoni del Festival alla radio.”
Queste parole non sono semplici affermazioni nostalgiche ma riflettono una preoccupazione più ampia su un fenomeno in corso nel settore auto: l’eliminazione delle stazioni radio tradizionali dai sistemi di infotainment delle nuove vetture, in favore di servizi digitali, connettività in streaming e app integrate.
La radio ha un ruolo culturale profondo in Italia e nel mondo:
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È stata per decenni la fonte principale attraverso cui intere generazioni hanno scoperto musica, cultura e informazione.
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Per molti artisti, essere trasmessi “in radio” è ancora oggi sinonimo di successo e di diffusione capillare.
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Per Conti in particolare, persona cresciuta professionalmente proprio nei contesti radiofonici, la radio ha rappresentato una scuola di musica, di ascolto e di rapporto con il pubblico.
Nel suo intervento, Conti ha sottolineato come la radio sia ancora centrale per la popolarità delle canzoni di Sanremo: uno degli indicatori di impatto di un brano è proprio quante volte viene trasmesso sulle stazioni nazionali e locali – e spesso ci si ritrova proprio in auto ad ascoltarle.
Negli ultimi anni, alcune case automobilistiche hanno iniziato a ridurre o eliminare i ricevitori FM/AM nei nuovi modelli, preferendo sistemi digitali (come Android Auto, Apple CarPlay o servizi di streaming integrati). Questo perché:
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I costruttori spingono verso un’infotainment più personalizzato e connesso.
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Le stazioni radio tradizionali, in alcuni mercati, perdono ascoltatori a favore delle piattaforme digitali.
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Alcuni modelli, anche elettrici o di fascia alta, offrono configurazioni solo digitali per ridurre costi o peso.
Tuttavia, questa evoluzione non è priva di critiche: molti automobilisti apprezzano ancora la radio come servizio gratuito, semplice e immediato, soprattutto fuori dalle aree urbane dove la connettività dati può essere debole o assente.
Non esistono politiche ufficiali europee o italiane che impongano la rimozione delle radio FM/AM dalle auto, ma alcuni produttori locali hanno già annunciato modelli “digital-first” senza sintonizzatore tradizionale, generando dibattito tra consumatori e appassionati. (Nota: questa tendenza è emersa in diversi mercati internazionali e potrebbe essere stata la base delle preoccupazioni citate da Conti, anche se non è stata ancora formalizzata in un obbligo di legge o uno standard industriale in Italia).
Alla luce di questa situazione, Conti ha annunciato l’intenzione di lanciare una petizione pubblica per chiedere alle case automobilistiche di non eliminare le radio nei nuovi modelli.
Il gesto ha un valore simbolico, ma può anche rimettere al centro un dibattito spesso trascurato: la salvaguardia delle tecnologie di comunicazione “tradizionali” come patrimonio culturale e sociale, non solo un semplice optional tecnico.
Il fatto che l’appello sia stato lanciato durante la conferenza stampa di Sanremo – uno degli eventi mediatici più seguiti in Italia – rafforza l’idea che la radio sia ancora percepita come uno strumento di condivisione collettiva, popolare e identitario.
Per ascoltatori e appassionati, lo scenario è duplice:
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Da un lato, la tecnologia avanza e le soluzioni digitali aumentano le possibilità di fruizione personalizzata della musica.
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Dall’altro, la radio rimane un catalizzatore culturale, soprattutto per eventi come Sanremo, dove l’immediatezza della trasmissione fa “sentire l’Italia” allo stesso tempo.
Per molti spettatori del Festival, l’immagine evocata da Conti – quella di uscire dall’Ariston, salire in macchina e ascoltare subito le canzoni di Sanremo alla radio – rappresenta il cuore di un’esperienza collettiva che va oltre il singolo programma televisivo.
L’appello di Carlo Conti alla conferenza stampa del Sanremo 2026 ha acceso un dibattito culturale interessante: non si tratta solo di tecnologia o di preferenze personali, ma di un valore simbolico legato alla centralità storica e sociale della radio. In un momento in cui l’infotainment delle auto evolve rapidamente, la richiesta di preservare un elemento apparentemente “minore” come la radio potrebbe diventare un segnale più grande sulla tutela della cultura popolare nell’era digitale.
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