RESTA AGGIORNATO
Compila il form sottostante per aggiungere la tua radio a FM-world
22 Febbraio 2026
Nel decreto Milleproroghe per il 2026 sono stati infatti previsti 4 milioni di euro, una cifra giudicata insufficiente da associazioni di categoria, sindacati e osservatori del settore, che temono conseguenze fino alla possibile chiusura della radio.
A lanciare l’allarme è stata anche Questione giustizia, rivista di Magistratura Democratica, che sottolinea come la riduzione del contributo rischi di “condurre all’anemia e alla chiusura” un’emittente che da decenni svolge un servizio di informazione e cultura ritenuto unico. La radio, evidenzia la rivista, rappresenta inoltre un archivio imprescindibile per la ricostruzione della storia politica italiana degli ultimi cinquant’anni.
Preoccupazioni analoghe arrivano dalla Federazione nazionale della Stampa italiana e dall’Associazione Stampa Romana. In una nota congiunta, la segretaria generale Fnsi Alessandra Costante e il segretario regionale Stefano Ferrante riconoscono la reintroduzione del finanziamento, ma avvertono che il suo dimezzamento “mette a rischio la sopravvivenza stessa dell’emittente”. I due dirigenti richiamano il ruolo svolto da Radio Radicale nella formazione dell’opinione pubblica e nella trasmissione in diretta dei lavori parlamentari, un servizio definito “senza prezzo per la democrazia”.
Anche il sindacato Slc Cgil, con il segretario generale Riccardo Saccone, parla di “pesante decurtazione” e di segnale negativo per la libertà di informazione, soprattutto in un contesto in cui — secondo il sindacato — il servizio pubblico radiotelevisivo attraversa già crescenti difficoltà. L’invito al governo è a intervenire finché c’è tempo per evitare una crisi irreversibile.
In precedenza il comitato di redazione della radio, insieme a Snater e Cgil, aveva rivolto un appello alla politica affinché si assuma la responsabilità di garantire la continuità del servizio riconosciuto come di interesse generale, oppure — avvertiva — di decretarne esplicitamente la chiusura proprio nell’anno del cinquantesimo anniversario delle trasmissioni.
Al centro della mobilitazione c’è soprattutto il mancato rifinanziamento pieno del contributo storico legato alla copertura in diretta dei dibattiti parlamentari, attività considerata di pubblica utilità e strumento contro la crescente sfiducia nelle istituzioni. Per molti osservatori, la difesa della radio rappresenta anche un banco di prova concreto per la tutela del pluralismo informativo.
Il tempo per una revisione delle risorse è limitato, ma dal mondo dell’informazione e del lavoro arriva un appello convergente: salvaguardare Radio Radicale significherebbe preservare una voce libera e un patrimonio documentale ritenuto fondamentale per la democrazia italiana.
* Per comunicati e segnalazioni: info@fm-world.it