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27 Febbraio 2026
Ne parliamo con Alessio Negretti, giurista esperto di proprietà intellettuale e ceo della Società Italiana per la Tutela Voce s.r.l.
Il deposito del marchio sonoro nasce in un contesto in cui la clonazione vocale tramite IA è divenuta accessibile, rapida e spesso indistinguibile dall’originale. Speaker radiofonici, doppiatori, giornalisti, podcaster e conduttori sono oggi esposti al rischio di replicazione non autorizzata della propria voce, con implicazioni economiche, reputazionali e identitarie. La risposta della SITV si fonda su un principio chiaro: la voce professionale non è soltanto uno strumento di lavoro, ma un vero e proprio segno distintivo, suscettibile di tutela al pari di un marchio.
Dalla documentazione ufficiale diffusa ai soggetti assistiti emerge un impianto metodologico dettagliato. Sono stati elaborati tre moduli standard (Moduli SITV©), tecnicamente e giuridicamente equivalenti, costruiti per rappresentare in modo completo le cinque macro-dimensioni distintive della voce: tono (altezza ed escursione tonale); timbro (la vera “firma” riconoscibile); intensità ed energia; ritmo e cadenza; articolazione e nitidezza fonetica. A queste si aggiungono ulteriori livelli qualitativi: prosodia, tessitura espressiva e micro-caratteristiche fisiologiche — elementi difficilmente replicabili in modo perfetto anche dai sistemi di sintesi vocale più evoluti. Il deposito prevede la registrazione di un file audio in ambiente insonorizzato, con qualità professionale, dimensione massima di 10 MB e campionamento non superiore a 44.100 kHz. Un requisito tecnico che non è formale, ma sostanziale: la qualità della registrazione diventa parte integrante della tutela.
In realtà gli elementi discendono dai principi delle perizie tecniche predisposte dalla Società Italiana per la Tutela della Voce per la contestazione di clonazione illecite. I testi predisposti dalla SITV sono concepiti per mettere in luce le caratteristiche distintive della voce. Il Modulo Base punta sulla riconoscibilità e sulla costruzione semantica del suono. Il Modulo Espressivo enfatizza le variazioni emotive e le sfumature interpretative. Il Modulo Dinamico valorizza l’escursione energetica e la presenza sonora. La scelta del modulo è demandata al “sentimento di affinità” del professionista, poiché, sul piano tecnico e giuridico, i tre strumenti hanno pari efficacia
Per il settore radiofonico la questione è tutt’altro che teorica. La voce è il brand primario di una stazione: identificabilità, fiducia e continuità editoriale passano attraverso il timbro e la presenza vocale dei suoi protagonisti. In un contesto in cui l’IA può generare contenuti h24, il rischio non è soltanto la clonazione del singolo speaker, ma la riproduzione artificiale di un’intera identità sonora. Il deposito come marchio sonoro introduce una tutela che non riguarda solo il diritto d’autore o l’immagine, ma la distintività commerciale. È un cambio di paradigma: la voce diventa asset registrato. Il tema si inserisce in un quadro più ampio: l’“audio sintetico” è parte della nuova rivoluzione industriale digitale. L’IA non si limita più a supportare la produzione, ma può sostituire — o simulare — la presenza umana.
Il deposito dell’impronta sonora non esaurisce il problema, ma crea una base probatoria solida in caso di contenzioso, rafforzando la posizione del professionista. Con questa iniziativa, la Società Italiana per la Tutela della Voce passa dalla fase di sensibilizzazione a quella operativa. L’obiettivo è duplice: fornire agli operatori uno strumento concreto di protezione; creare un precedente culturale e giuridico nel panorama italiano ed europeo. In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale può replicare il suono ma non l’identità, la sfida è trasformare la voce da semplice mezzo espressivo a patrimonio tutelato. Per il mondo della radio — da sempre fondato sull’unicità timbrica e sull’empatia vocale — si tratta di un passaggio che potrebbe ridefinire il concetto stesso di autenticità nell’era digitale.
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