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08 Giugno 2026
Durante l’incontro in piazza Maggiore con il linguista Giuseppe Antonelli, il cantante ha raccontato come, a metà degli anni Settanta, chiunque potesse aprire una radio, dando voce a una generazione senza filtri né regole rigide.
Ligabue ha spiegato che proprio questa libertà rappresentava l’aspetto più affascinante: anche i più inesperti potevano andare in onda, come lui stesso a soli quindici anni, parlando in modo incerto, sbagliando, “impappinandosi”, ma riuscendo comunque a trasmettere la propria passione. Il cuore di quell’esperienza era infatti la musica, raccontata in modo personale e autentico, spesso portando i dischi direttamente da casa.
Ha sottolineato come queste emittenti fossero realtà fragili: nascevano e morivano rapidamente, anche perché non riuscivano ad attirare pubblicità e mancavano di strutture professionali. Tuttavia, proprio questa precarietà contribuiva a renderle vive e spontanee.
Secondo Ligabue, il fenomeno delle radio libere ha avuto un impatto decisivo: ha cambiato profondamente la cultura italiana, aprendo nuovi spazi di espressione e rendendo la comunicazione più accessibile e democratica.
Il legame con la radio resta centrale anche nella sua produzione artistica. Durante l’evento, infatti, ha presentato la nuova edizione del suo libro “Fuori e dentro il borgo”, arricchita da riflessioni sulla creatività e dalla sceneggiatura di “Radiofreccia”, opera che racconta proprio quell’universo libero, istintivo e rivoluzionario delle prime radio.
Attraverso questi ricordi, emerge il ritratto di un’epoca in cui la radio non era solo un mezzo di comunicazione, ma uno spazio di libertà, sperimentazione e identità.
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