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18 Agosto 2026
Oltre ai tanti commenti pubblicati sui nostri social, a replicare a Labozzetta arriva un altro noto "grande nome" della radiofonia italiana: Claudio Astorri.
Nel suo intervento, Astorri contesta a Labozzetta l’idea che sia proprio la struttura della programmazione a rendere le emittenti prevedibili e poco innovative.
Per Astorri, il clock è semplicemente uno strumento, mentre il vero elemento distintivo è il progetto editoriale: la stessa struttura può produrre una radio ricca e dinamica oppure limitarsi ad “amministrare il nulla”. Anche il progressivo impoverimento dell’offerta durante l’estate, secondo l’autore, non sarebbe quindi responsabilità della griglia, ma di precise scelte editoriali e industriali.
Astorri mette inoltre in discussione l’idea che le piattaforme digitali abbiano superato la logica della programmazione. Playlist e raccomandazioni sono infatti governate da algoritmi e sistemi di profilazione, che costruiscono un “clock” individuale e invisibile per ogni ascoltatore.
Nel ragionamento trova spazio anche Audiradio: i dati di ascolto, osserva Astorri, non possono dimostrare da soli che la musica abbia perso rilevanza, perché non misurano direttamente le motivazioni che spingono una persona a scegliere, mantenere o abbandonare un’emittente.
La sua tesi è quindi quella di una “Radio Repubblica”, nella quale possono convivere modelli, pubblici e promesse editoriali differenti. Musica, conduzione, linguaggio, informazione, territorio e programmazione contribuiscono tutti alla costruzione del prodotto e del brand.
La conclusione è netta: la domanda non dovrebbe essere se la radio debba liberarsi del clock, ma se quella griglia stia organizzando un prodotto rilevante oppure stia semplicemente amministrando il vuoto.
L'intero articolo è disponibile su Astorri.it.
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