Le licenze dei media dell’oligarca Akhmetov vanno allo Stato ucraino

A cura di Mauro Roffi

C’è un risvolto mediatico di tutto rilievo nell’ambito della vicenda della guerra nata, ormai diversi mesi fa, dall’aggressione della Russia all’Ucraina. Si tratta delle sorti dell’impero dei media di un notissimo oligarca ucraino, Rinat Akhmetov, proprietario di molte Tv, di carta stampata, siti internet e altro ancora, che ora – come è stato spiegato nei giorni scorsi – restituirà allo Stato le licenze di trasmissione dei canali televisivi, aprendo a un inizio di riforma del settore, auspicato anche in sede europea (in vista della possibile adesione dell’Ucraina alla UE).

Può sembrare poco ‘democratica’, in realtà, una ‘statalizzazione’ dei media televisivi ma diciamo che in questo fondamentale campo (e in quello degli altri media, compresa la Radio) l’operato degli oligarchi (dalle caratteristiche simili a quelli che agivano indisturbati in Russia fino a qualche tempo fa) non era certo un esempio di ‘pluralismo’, di trasparenza e di vera ‘libertà d’informazione’. Per un presidente come Zelensky, che deve tanto al mondo televisivo e lo conosce dunque assai bene, attuare una riforma che apra anche i media a una ‘dimensione europea’ è pertanto un’altra sfida da vincere a tutti i costi.

I potenti oligarchi ucraini dei media in particolare, secondo notizie diffuse in rete, erano Viktor Pinchuk, Ihor Kolomoyskyi, Dmytro Firtash e appunto Rinat Akhmetov, cui facevano capo 4 gruppi principali della Tv e dei media: StarLight Media, 1+1 Media, Inter Media e Media Group Ukraine. Nel settore radiofonico i favori del pubblico andavano invece ad altri quattro gruppi: Tavr Radio Group, Ukraine Media Holding, Business Radio Group e TRK Lux.

La novità ora riguarda proprio Akhmetov (noto anche nel mondo del calcio), 55 anni, che, come nota Paolo Brera su ‘Repubblica’, “è il primo ad assecondare la legge varata a settembre per ‘deoligarchizzare’ l’Ucraina: per farlo ha deciso di rinunciare al suo impero nei media regalandone le chiavi allo Stato”.

La legge in questione assegna al Consiglio nazionale per la sicurezza e la difesa il potere di redigere, ai fini di una vendita entro breve dei loro media, un registro degli oligarchi: “Ci sarebbero finiti i nomi di tutti coloro che possedessero almeno tre di queste quattro categorie: essere un magnate dei media, partecipare alla vita politica, detenere un monopolio e avere un reddito un milione di volte più elevato del costo minimo della vita, cioè 77 milioni di euro. Su uno solo dei quattro criteri Akhmetov poteva provare a dirsi estraneo: la politica attiva. Ha sempre giocato dietro le quinte, attento a non farsi incastrare: e le sue Tv, i suoi giornali, non erano teneri affatto con Zelensky, che arrivò ad accusarlo di ordire un colpo di stato contro di lui sponsorizzato da Mosca”.

Ora il colpo di scena, annunciato dallo stesso Akhmetov: “Media Group Ukraine rinuncerà a tutte le licenze Tv, satellitari e della carta stampata in Ucraina a favore dello Stato. Spegneremo anche i media online dell’Università statale di Mosca”.

Una decisione ‘forzata’ dalla legge citata, ha spiegato Akhmetov, ma alla fine accettata, nonostante lui non si ritenga un oligarca: “Come maggior investitore privato nell’economia ucraina, non ero, non sono e non sarò un oligarca”.

Brera continua a spiegarci: “Akhmetov è uomo accorto, un vero equilibrista tra i mondi, tra Kiev e Mosca e non solo. È un tataro, musulmano praticante, e fu il grande sponsor dell’allora presidente Yanukovic, il leale alleato di Putin. È il signore supremo della siderurgia ucraina, il padre del carbone e delle nuove energie; è il dominus del Donbass, il proprietario di quello che resta (cioè praticamente nulla) dell’Azovstal di Mariupol. È il proprietario dello Shakhtar Donetsk e fino a ieri era il re dei media ucraini: ‘Il breve termine di sei mesi fissato dalla legge per la vendita e l’aggressione militare russa contro l’Ucraina non consentono di vendere a condizioni di mercato’, dice. Per questo li cede allo Stato”.

La media holding è composta da 10 canali televisivi e satellitari, siti Internet, carta stampata e una moderna produzione mediatica. L’importo degli investimenti ha superato 1,5 miliardi di dollari, all’opera in questi media ci sono 4.000 giornalisti e dipendenti (mentre nell’intero gruppo di Akhmetov si arriverebbe a ben 200.000 dipendenti!).

È seguita un’importante precisazione: Akhmetov non trasferirà i suoi media in quanto tali allo Stato, ma restituirà solo le licenze di trasmissione e lo Stato deciderà cosa farne. Resta dunque qualche dubbio su cosa accadrà realmente. Ma una prima svolta sicuramente c’è.

La cessione delle licenze allo Sato riguarda, in particolare, fra le reti più seguite, Ukraina, Ukraina 24 e Futbol.

Mauro Roffi
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