Vent’anni di LolliRadio: Marco Lolli racconta la sua “scommessa”, tra sacrifici e futuro

Vent’anni di LolliRadio: Marco Lolli racconta la sua "scommessa", tra sacrifici e futuro

28 Agosto 2026

Il 28 agosto 2006 nasceva LolliRadio.

Vent’anni dopo, quella che inizialmente era soprattutto l’esigenza di creare qualcosa di proprio e di sperimentare un format allora poco conosciuto si è trasformata in una realtà capace di attraversare profonde trasformazioni tecnologiche e di consolidare nel tempo un pubblico sempre più ampio.

Dai primi mesi di lavoro serrato alla crescita dell’offerta, passando per momenti difficili e soddisfazioni inattese, Marco Lolli ripercorre per FM-world le tappe principali di un’avventura iniziata quasi per follia e portata avanti con una convinzione precisa: avere un’identità forte e continuare a evolversi senza tradire lo spirito originario. Oggi, mentre LolliRadio festeggia il traguardo dei vent’anni, lo sguardo è già rivolto al futuro.

Il 28 agosto LolliRadio compie vent’anni: se dovessi tornare con la memoria al primo giorno, qual è l’immagine o il ricordo che ti viene subito in mente?

È stato indimenticabile il momento della partenza, probabilmente il giorno più emozionante in assoluto, anche considerando i mesi di preparativi che c’erano stati prima. Penso ai sacrifici fatti, sia dal punto di vista economico sia per tutto il tempo investito nel progetto. Per quattro mesi ho lavorato anche venti ore al giorno e ho speso tanti soldi per mettere insieme tutto il necessario: volevo che fosse tutto al top.

Un altro momento indimenticabile è stato poi l’accensione di LolliRadio Italia, che ha avuto un vero e proprio boom fin dal primo giorno (tanto da attraversare un periodo in cui è stata in onda anche in FM nell'etere di Roma, NdR).

Nel 2006 le web radio erano un fenomeno molto diverso da quello che conosciamo oggi. Con quale idea nacque LolliRadio e quanto c’era, all’inizio, di progetto e quanto di scommessa?

All’inizio nacque semplicemente dall’esigenza di avere qualcosa di “mio” e di lavorare su un formato, quello della Happy Station, che allora era praticamente sconosciuto. Non avevo particolari scommesse da fare, né pensavo di ingrandire il progetto: mi andava bene così.

Il resto è accaduto qualche mese dopo, quando tutto ha iniziato a prendere piede.

In questi vent’anni il modo di ascoltare la radio è cambiato radicalmente: qual è stata, secondo te, la trasformazione più importante che LolliRadio ha dovuto affrontare?

La trasformazione più importante è stata quella di riuscire a cavalcare l’onda tecnologica. Siamo passati dai player alle app, dai costosissimi computer presenti in sede ai sistemi cloud, da uno streaming a basso costo a un sistema ad alta ridondanza.

Insomma, siamo passati da un modo di lavorare quasi artigianale a uno più industrializzato. Continuo a studiare costantemente come evolverci. L’ultimo importante salto tecnologico è stato, ad esempio, l’adozione di MusicMaster per la gestione delle scalette: lavorare con criteri sempre più precisi ha dato un’importante impennata agli ascolti.

LolliRadio è riuscita a costruire un’identità molto precisa attraverso i suoi canali e le sue proposte musicali. Quanto è importante, oggi, avere un’identità riconoscibile in un panorama così affollato?

Avere un’identità precisa è la base di questo mestiere. Chi fa la radio “fritto misto”, quella dove c’è un po’ di tutto, secondo me deve prepararsi a un insuccesso quasi sicuro.

Mi sorprende che molti non l’abbiano ancora capito.

Qual è stato il momento più difficile di questi vent’anni, quello in cui hai pensato che il progetto potesse davvero cambiare direzione o addirittura fermarsi?

Ci sono stati tre momenti particolarmente difficili. Il primo risale al 2009, quando i costi delle licenze sono cresciuti enormemente e non riuscivo più a farvi fronte. In quell’occasione devo ringraziare gli ascoltatori, che mi hanno aiutato.

Poi è arrivato il 2021. Poco prima della pandemia eravamo passati da una radio amatoriale a una radio commerciale e, non avendo incassato per mesi nemmeno un euro di pubblicità, ho contratto debiti enormi, che sono poi riuscito a sanare con molta fatica.

Il terzo momento è stato circa un anno fa, quando mi mancavano energia ed entusiasmo dopo la delusione legata alla fine dell’esperienza commerciale. Forse è stato il momento peggiore, perché senza energia ed entusiasmo è difficile portare avanti qualunque progetto.

E, al contrario, qual è stato il momento in cui hai capito che LolliRadio non era più soltanto un’idea o una passione, ma una realtà ormai consolidata?

È difficile indicarne uno solo, perché ce ne sono stati diversi. Forse il più bello è stato qualche anno fa, quando sono andato a fare acquisti in un noto centro commerciale di Roma e, nei dieci negozi che ho visitato, almeno la metà era sintonizzata su uno dei canali di LolliRadio.

Lì ho capito che tutti i sacrifici fatti, in fondo, erano valsi qualcosa.

In vent’anni sono cambiate le tecnologie, le piattaforme e persino le abitudini musicali del pubblico. C’è però qualcosa nello spirito originario di LolliRadio che è rimasto immutato?

Nello spirito originario di LolliRadio non è cambiato nulla. È rimasto quel misto di tecnica, archivio musicale ampio e un pizzico di follia che mi sono imposto fin dall’inizio.

Le evoluzioni sono state soprattutto nel cercare di fare sempre meglio ciò che facciamo ogni giorno da vent’anni, utilizzando mezzi e strumenti sempre migliori.

Oggi la radio non si ascolta più soltanto alla radio: streaming, app, smart speaker, social e video hanno moltiplicato i punti di contatto con il pubblico. Questa evoluzione rappresenta più un’opportunità o una sfida?

LolliRadio fa un po’ storia a sé, perché ha sempre curato soprattutto la parte tecnologica e il “farsi trovare”. Mentre i social sono quasi inesistenti, direi praticamente pari a zero, e questa è sicuramente una pecca che dovrò affrontare in futuro.

Il successo che abbiamo ottenuto finora è quindi arrivato in modo del tutto spontaneo. Credo però che ci sia ancora un potenziale inespresso tutto da esplorare.

Guardando al presente, come vedi lo stato di salute della radio online e quali spazi pensi ci siano ancora per realtà indipendenti come LolliRadio?

Credo che lo spazio per nuove realtà come LolliRadio sia ormai in gran parte esaurito: le grandi piattaforme di streaming si sono prese praticamente tutto.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, però, i nostri ascolti sono aumentati. Evidentemente la formula continua a funzionare, nonostante siano passati vent’anni dall’inizio delle trasmissioni.

Dopo vent’anni, quali sono i prossimi obiettivi? C’è un progetto o un sogno che Marco Lolli aveva nel cassetto fin dall’inizio e che non è ancora riuscito a realizzare?

Il mio sogno principale è riuscire a proseguire nel tempo, anche se naturalmente non posso garantirlo. E, restando nel campo dei sogni, un altro sarebbe quello di far finalmente decollare il progetto di radio commerciale.

Guardo con interesse anche al DAB. A Roma, ad esempio, esiste già lo spin-off di LolliRadio Happy Station, che si chiama semplicemente Happy Station. Sarebbe però bellissimo riuscire a far ascoltare sempre di più i nostri progetti anche attraverso questa tecnologia.

Se potessi parlare al Marco Lolli del 28 agosto 2006, cosa gli diresti oggi, dopo vent’anni di LolliRadio?

Gli direi che è stato un pazzo incosciente. Ma, come spesso accade a tutti i pazzi incoscienti, alla fine è riuscito a fare qualcosa di bello, non solo per sé, ma anche per tutto il settore.

Tutta la storia, anno dopo anno, di LolliRadio è disponibile all'indirizzo lolliradio.net/story.

* Per comunicati e segnalazioni: [email protected]

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