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L’Italia si unì al movimento due anni più tardi con la fondazione dell’Associazione Radioamatori Italiani (ARI), istituita nel 1927 da Ernesto Montù. Figura simbolo del settore fu Guglielmo Marconi, pioniere delle telecomunicazioni, che ricoprì il ruolo di presidente onorario fino alla sua scomparsa.
Il valore dei radioamatori non è soltanto storico o tecnologico, ma anche sociale. Già nel 1913, negli Stati Uniti, durante una grave alluvione nel Midwest, furono proprio le comunicazioni radio amatoriali a permettere di informare tempestivamente le autorità sull’emergenza in corso, dimostrando l’importanza di una rete indipendente e resiliente.
Oggi, nonostante l’evoluzione delle tecnologie digitali e la diffusione capillare dei sistemi di comunicazione, il mondo dei radioamatori continua a essere attivo e diffuso: si stima che siano circa 2 milioni a livello globale, di cui circa 35.000 in Italia. Un patrimonio di competenze e passione che continua a rappresentare una risorsa preziosa, soprattutto nelle situazioni di emergenza e protezione civile.
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