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16 Ottobre 2026
Il 13 ottobre 2026 abbiamo avuto l'occasione di intervistare Barbara Marchand, la nota conduttrice e animatrice di Radio Rai che fu anche la seconda voce italiana in onda sui 205 metri di Radio Monte Carlo nel 1966. Questa la sua intervista esclusiva per FM-world.
Si possono trovare molte sue interviste online, ma c'erano alcune cose specifiche che volevamo sapere e che apparentemente nessuno aveva domandato. Senza contare che nella conversazione - a ruota libera e senza domande inviate in anteprima, come da sua richiesta - sono emersi alcuni fatti che correggono o integrano parte della narrazione piuttosto omogenea che abbiamo trovato online, in particolare relativamente propri all'inizio della trasmissione "italo-francese".
Quella che segue è la trascrizione dell'intervista, non filtrata né editata: ma consigliamo tutti di ascoltarla dal vivo, cosa che sarà possibile fare venerdì 16 (prima parte) e venerdì 23 ottobre (seconda parte) sulle frequenze di Centrale Milano (1575 kHz+streaming) e Power 927 (927 kHz+streaming).
FM-world: Per le interviste di FM-world abbiamo oggi con noi Barbara Marchand. Buongiorno, Barbara.
B.M.: Oh, buongiorno! Ma hai una voce canterina, amico mio!
FM-world: È perché faccio per hobby una specie di notiziario, una radio che abbiamo fatto insieme a Marco Casa di Milano, qui per Nizza. Quindi ho un po' l'abitudine, forse, di impostarla un pochino. Allora senti, iniziamo tra poco con le domande vere, ma prima mi hai promesso una cosa: una registrazione originale dal tuo archivio di nastri degli anni '60: il saluto all'inizio di una tua trasmissione. Possiamo sentirlo?
«Buongiorno a tutti! Allora, come va questa mattina? Voi siete all'ascolto di Radio Monte Carlo, io sono Barbara di Radio Monte Carlo e vi auguro una giornata straordinaria! Ma dobbiamo partire subito con la musica, perché è inutile che parli io! Ok, andiamo!» (Subito dopo parte Gianni Morandi.)
B.M.: Questo era lo stile mio dell'epoca, pensa sessant'anni fa.
FM-world: E quanti anni avevi, in effetti?
B.M.: Avevo vent'anni nel 1966, quindi fate il conto. Oggi siamo nel 2026!
FM-world: Allora, partiamo da quegli anni, da un periodo che veramente pochi ricordano, purtroppo. La Radio Monte Carlo dei 205 metri, pari a 1466 kHz, nata da una costola di quella francese. Da quello che mi risulta, me l'ha detto un italo-francese, più francese che italiano, Christian Ghibaudo che abita qui a Nizza ed è appassionato di radio, è nata da una costola del trasmettitore di RMC francese, che era diventato inutile quando loro sono passati dalle onde medie alle onde lunghe. Non sapendo cosa farci, hanno detto: «Vabbè, facciamoci un programma italiano». Non so se ti risulta vera questa cosa.
B.M.: Risulta vera fino a un certo punto, perché comunque quelle onde medie e onde corte erano comunque utilizzate per toccare le coste africane, Algeria, Marocco, Tunisia, in lingua francese. Però non davano benefici (francesismo: vuol dire utili N.d.R.) , cioè nessuno pagava. Erano delle trasmissioni che facevano gentilmente da Monaco su quelle onde lì.
Dopodiché, quando hanno capito che appunto non c'erano benefici, arrivò il buon Noël Coutisson, che già lavorava a Radio Monte Carlo, ma nella sede di Parigi, e decise, dopo credo un grande studio, perché non nasce così, non può nascere così un'idea così geniale, di toccare le coste italiane. Perché toccando le coste africane toccavi per forza le coste italiane. Su queste frequenze (link)
E quindi Noël decise di fare una trasmissione italo-francese, perché inizialmente era in italiano e in francese, anzi, meglio, in francese e in italiano, per non mettere a disagio l'ascoltatore affezionato che ascoltava già in francese.
FM-world: Tu c'eri fin dal primo giorno?
B.M.: Io no, no, no. Dal primo giorno c'è stata la mia professoressa di italiano dell'Università di Nizza. Perché? Perché Noël Coutisson non conosceva persone che parlassero le due lingue.
Che cosa fa? Va al Consolato d'Italia e dice: «Avete qualcuno che parli francese e italiano nello stesso momento?». E gli dissero: «Guardi, le uniche persone che possono parlare le due lingue sono i professori di italiano in Francia, cioè a Nizza».
Quindi passarono attraverso l'ambasciata e il consolato. Il consolato indicò la mia professoressa di italiano, perché io studiavo Lettere italiane all'Università di Nizza.
Me la ritrovai un giorno a lezione e l'avevo già sentita io sulla radio. Le ho detto: «Signora, ma è lei che parla alla radio?». «No, no, no, per carità, non sono io!». Invece era lei, era proprio lei.
Si faceva chiamare Simonetta all'epoca, ma non si chiamava Simonetta. Adesso non ricordo bene come si chiamasse. Di cognome si chiamava Bassani, era la moglie del signor Bassani. Poi, per caso, io sono entrata a Radio Monte Carlo. Non è che c'è stato un bando oppure... Io ho incontrato invece la mia professoressa di italiano del liceo di Monaco, che abitava a due isolati da casa mia.
La incontrai per strada e mi disse: «Ma senti un po', tu che parli italiano...», perché sapeva che andavo in vacanza a Limone Piemonte, quindi parlavo già un po' italiano, non bene come adesso, «ma tu che parli così bene italiano e francese, perché non vai a fare una prova a Radio Monte Carlo?».
Io le dissi: «Ma signora mia, io non conosco manco un microfono, non so neanche che cos'è!».
«Ma no, dai, provaci! Che cosa fai adesso?».
Dico: «Sto studiando Lettere italiane».
«Ecco, appunto! Vai a Radio Monte Carlo, ti dico da chi devi andare».
E mi diede il numero della segretaria di Noël Coutisson, che mi diede a sua volta un appuntamento per fare un provino, che fu disastroso. E poi sono entrata. Tutto qua, molto semplice.
FM-world: Tutta la tua vita, alla fine, è stata determinata da questo.
B.M.: Ma io sono cresciuta con i miei ascoltatori, perché io ero nessuno. Cioè, il primo giorno non me ne sono accorta, ma il secondo giorno, quando ho cominciato a pensare che qualcuno forse mi ascoltava, sono andata giù con delle cose oscene! Non mi rendevo conto, non mi rendevo proprio conto.
E poi piano piano, col tempo, sono cresciuta, mi sono impegnata. Mi piaceva molto, tra le altre cose, soprattutto. E quindi tu sai che quando ti piace una cosa la fai ancora più volentieri.
FM-world: Certo, certo. Diventa un mestiere, immagino, molto bello. Senti, immagino che quando è partita Radio Monte Carlo non ci fossero campagne pubblicitarie o altro per annunciarla. Quindi mi sono sempre domandato, ma come sono arrivati poi i primi ascoltatori. Perché bisognava che uno girasse la manopola lì, abbastanza in alto (1467 kHz). La RAI restava più in basso come frequenze, quindi neanche era tanto probabile che uno ci andasse. Forse chi cercava Vaticana (1530 kHz), forse passaparola, non so.
B.M.: Sì, io me lo chiedo anch'io. Credo che sia per puro caso che uno girasse e sentisse una voce diversa o una musica diversa. Perché non c'era censura su Radio Monte Carlo, quindi passavano anche dei brani che in RAI erano censurati, per esempio.
Quindi penso che sia stato più un colpo di fortuna, una coincidenza, chiamala come ti pare, anche se le coincidenze non esistono (frase da approfondire sul canale YouTube di Barbara, N.d.R.).
E poi piano piano si sono addirittura organizzati gli ascoltatori, visto che si prendeva bene sulla fascia litoranea dell'Italia, non all'interno ma proprio sulle spiagge. Era d'estate, perché io sono entrata a fine giugno. Si organizzarono con le radioline sulla spiaggia, dalle macchine. Guarda, sembra un film, ma è così!
FM-world: Dunque, la trasmissione si chiamava Italo-francese. Ogni tanto Awanagana piazzava dentro al discorso italiano delle frasi intere in francese. Era un'indicazione, era una necessità o era un vezzo?
B.M.: Allora, credo che quello di Awanagana fosse un vezzo. Chiedete a lui conferma, perché già Awanagana venne quando le trasmissioni erano totalmente in italiano.
Detto fatto: ecco la risposta di Awa:
Le trasmissioni italo-francesi sono nate con la mia professoressa e con me, praticamente, perché eravamo obbligati a non disabituare l'ascoltatore che ascoltava le trasmissioni in lingua francese precedenti, per non vessarlo, per abituarlo poi alla lingua italiana.
Ma Awanagana venne molto dopo di me, parecchio, molto dopo di me. Quindi penso che sia un vezzo. Chiedetelo magari.
Gigi Salvadori, sotto a sinistra Sandra, Marika, Coutisson, Barbara Marchand, dietro a Coutisson GP Casini
FM-world: Dunque è stato un passaggio morbido tra quella francese e quella italiana, senza una specie di discontinuità (il famoso giorno dell'esordio delle trasmissioni, 6 marzo 1966).
B.M.: No, no, no, è stata una cosa molto dolce, molto. Ma guarda, Coutisson era un mago, è inutile che ci giriamo intorno. Coutisson è stato un mago della radio.
Io non me ne rendevo conto perché non sapevo niente di radio, assolutamente niente. Ma quando lui mi punì perché misi una sigla, allora lì ho capito. Ho detto: «Allora ascoltalo, che forse è meglio!».
Era una persona straordinaria, che non esiste più adesso nelle radio commerciali, chiamiamole così, le radio del web. Non esiste più una persona come Coutisson, non esiste, secondo me. Scusate se lo dico, è così.
FM-world: Hai detto che hai messo una sigla. Cosa intendevi dire?
B.M.: Allora sì, questa è una cosa che racconto sempre molto volentieri.
Noi eravamo intanto Barbara di Radio Monte Carlo, Roberto di Radio Monte Carlo, Liliana di Radio Monte Carlo, Ettore di Radio Monte Carlo. Non avevamo cognome, non dovevamo usare il nostro cognome. Perché? Perché Coutisson aveva deciso così. Aveva deciso bene, secondo me.
E avevamo degli orari sempre variati e variabili. Cioè io potevo fare il lunedì la mattina alle otto, il martedì alle dodici, il mercoledì alle quattordici. Quindi non eravamo sempre presenti alla stessa ora.
Stranamente, una settimana sono rimasta alla solita ora, alle 17, lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì alle 17.
Dico: «Ma lo sai che ti dico? Mi metto una sigla, così la gente sa che ci sono io alle 17 e mi ascolta. Chi mi vuole ascoltare volentieri sa che ci sono a quell'ora».
Non l'avessi mai fatto!
Il primo giorno nessuno se ne accorse. Il secondo giorno si aprì la porta dietro di me, perché avevo la porta dietro, quindi non vedevo chi entrava. Era una porta tipo, come si chiama, tipo sottomarino, sai, queste porte enormi.
Entrò Coutisson e mi disse: «Signorina, lei ha messo esattamente la stessa musica di ieri alla stessa ora. E no, così non va bene!».
E gli ho detto: «Scusi, ma io sono di servizio», perché si dice così in Francia, «sono di servizio tutte le sere alle 17, mi sembrava carino mettermi una sigla».
Non l'avessi mai detto! Mi ha cacciata e mi ha lasciata a casa sei mesi senza stipendio. Ecco chi era Coutisson!
FM-world: Cattivissimo, oltretutto! Sei mesi?
B.M.: No, no, cattivissimo! Dovevo imparare, dovevo sottostare alle leggi di Radio Monte Carlo. Io ero già una ribelle, si vede, non lo so.
FM-world: Parliamo della musica, allora. Nel tuo programma potevi scegliere oppure dire la tua sulla musica? O c'erano già quelli che oggi chiamano i sound designer? In ogni modo, che cos'è che passava di musica in quel periodo?
B.M.: Noi sound designer non ne avevamo. Avevamo uno che stilava la scaletta e basta, che tra le altre cose era il figlio di Coutisson.
Passavano i successi del momento, da Al Bano a Elton John, insomma. No, avevamo quello che faceva la scaletta e noi dovevamo seguire la scaletta. Poi avevamo un régisseur. Il régisseur è quello che sta in regia e annota tutti i passaggi delle pubblicità, degli stacchi, eccetera.
E il régisseur ci diceva: «Finite a quest'ora, togliamo questo pezzo, ne mettiamo un altro». E basta. Era una cosa molto semplice, sai, molto casalinga.
Nel prossimo articolo: la carriera di Barbara dalla RAI in poi, fino ad arrivare ai giorni nostri e alla presenza su YouTube e su alcune Web Radio (M.H.B. per FM-world)