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14 Ottobre 2026
È la domanda che si pone Umberto Labozzetta in un articolo pubblicato su Rockol, frutto di un mese di ascolti delle emittenti italiane, dai grandi network alle radio locali.
Tra i principali fattori critici emergono la rigidità dei palinsesti, la ripetitività delle rotazioni musicali e un linguaggio spesso distante dalle abitudini della Generazione Z, cresciuta con piattaforme come Spotify e TikTok e abituata a contenuti personalizzati e on demand.
Secondo Labozzetta, mentre le grandi emittenti investono nelle principali piazze del mercato italiano, resta aperta la sfida di riconquistare il pubblico più giovane. Un'opportunità arriva dalle radio locali, grazie al rapporto con il territorio, e dalle emittenti verticali e native digitali, capaci di costruire comunità attorno a generi musicali e identità editoriali specifiche.
A complicare il quadro è anche la difficoltà di misurare in modo completo gli ascolti digitali, che rischiano così di rimanere ai margini delle valutazioni del settore.
La conclusione è un invito a ripensare il modello radiofonico: il digitale non può essere soltanto una replica dell’FM, ma deve diventare uno spazio di sperimentazione, con nuovi linguaggi, maggiore personalità editoriale e contenuti capaci di offrire ai giovani motivi concreti per scegliere la radio.
Ulteriori dettagli su Rockol.it.
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