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Lo riporta la newsletter di Confindustria Radio Televisioni.
Durante i tre giorni di lavori — con oltre 1.500 professionisti da 65 Paesi — il tema della “prominence” si è imposto come cruciale: la radio deve restare visibile, accessibile e facilmente fruibile nei sistemi di infotainment. Un’esigenza non solo industriale ma anche sociale, come sottolineato dai vertici di AER e UER, che hanno ribadito il valore della radio come strumento di sicurezza pubblica e coesione sociale.
I dati presentati sono netti: nei mercati dove la radio è ben integrata nei cruscotti, gli ascolti tengono; dove viene penalizzata, si registrano cali tra il 30% e il 40%. La partita si gioca quindi sulla qualità dell’integrazione e sull’esperienza utente. In Europa, la Spagna guida per integrazione nei veicoli, mentre Italia, Portogallo e Norvegia si distinguono per le migliori user experience offerte dalle emittenti.
Il nodo centrale resta l’auto: una quota significativa dell’ascolto radiofonico avviene proprio in macchina. La BBC ha evidenziato che nel Regno Unito un ascoltatore su cinque ascolta radio esclusivamente in auto, rendendo la presenza nei dashboard un fattore decisivo. Da qui i principi chiave: radio nativa nei sistemi, interfacce semplici e accesso immediato.
Nel contesto digitale, la competizione con le app è sempre più forte. Iniziative come Radio Ready puntano a rafforzare la presenza della radio su più fronti: visibilità del broadcast, accesso alle app delle emittenti e sviluppo di assistenti vocali affidabili. Fondamentale, secondo gli operatori, è fare sistema: collaborare tra broadcaster e dialogare con l’industria automobilistica.
Sul piano tecnologico, emerge anche il tema della frammentazione: sviluppare soluzioni diverse per ogni marca è costoso e inefficiente. In risposta, Radioplayer propone modelli condivisi, come app “white-label” che uniscono radio live, podcast e contenuti on-demand su un’unica infrastruttura distribuita su larga scala.
Parallelamente, il DAB+ viene confermato come pilastro strategico: più efficiente, sostenibile e resiliente rispetto all’FM, garantisce continuità di servizio anche in condizioni critiche e si integra con l’IP in sistemi ibridi. Il messaggio è chiaro: lo streaming deve affiancare, non sostituire, la radio broadcast.
L’Italia, in questo scenario, si muove in anticipo: è tra i Paesi più attivi sul fronte regolatorio e industriale, con iniziative per tutelare la presenza della radio nei veicoli e campagne come #RadioInAuto. I numeri lo confermano: oltre 35 milioni di ascoltatori giornalieri, di cui 27 milioni in auto.
La sfida è aperta e urgente: innovare senza escludere. Perché il futuro della radio passa — ancora — dal cruscotto.
* Per comunicati e segnalazioni: [email protected]