Radio Kraina Fm diventa l’emittente della Resistenza ucraina

A cura di Mauro Roffi

La tragica morte di Vera Girich, giornalista ucraina di Radio Svoboda (che fa parte del gruppo Radio Free Europe/Radio Liberty), nell’attacco missilistico lanciato dai russi nei giorni scorsi a Kiev, è solo l’ennesimo episodio di una guerra che coinvolge purtroppo da vicino il mondo dell’informazione, chiamato a ‘raccontare dal vivo’ questo conflitto come mai prima.

Vera, anche se colpita probabilmente casualmente mentre era nel suo appartamento (e non per ragioni legate al suo lavoro), è infatti solo l’ultima di una lunga catena di giornalisti morti in Ucraina in queste settimane. Aveva solo 55 anni e lavorava per il network di giornalismo investigativo dal febbraio del 2018, anche se aveva una lunga carriera alle spalle quale giornalista televisiva ucraina.

Questa volta però, citato questo ennesimo lutto, voglio concentrare l’attenzione su un lungo recente articolo di ‘Repubblica’, a firma di Livia Ermini, che parla in dettaglio di Radio Kraina Fm o meglio di Radio Nazionale Resistenza Ucraina, nuovo nome di questa seguita emittente del Paese invaso dai russi.

Intanto questa Radio ora trasmette non più da Kiev ma da una località segreta dei Carpazi e i conduttori Bogdan Bolkhovetsky e Roman Davydov hanno scelto di ‘aiutare il loro Paese a tenere alto lo spirito’ e di porsi ‘al servizio della nazione’. Spiega Livia Ermini:

“Fedeli a un lavoro che da anni li vedeva impegnati tra programmi rock e quiz di canzoni, Bogdan Bolkhovetsky e Roman Davydov hanno trovato un modo per servire l’Ucraina senza dover per forza imbracciare un fucile. Hanno trasformato Radio Kraina Fm, una delle più diffuse emittenti commerciali del Paese, in una stazione di servizio. Ogni giorno trasmettono bollettini di guerra e aggiornamenti sui profughi. All’inizio parlavano solo dell’avanzata russa, ma poi hanno iniziato a fare annunci per reperire risorse e aiuti umanitari, a trasmettere favole per bambini e consigli dello psicologo per aiutare i più piccoli. Hanno persino ripreso il tono ludico e scanzonato di sempre: fanno umorismo sui russi e declamano poesie patriottiche”.

Il nuovo nome (magari provvisorio, si spera) dell’emittente, come si diceva, è Radio Resistenza Nazionale Ucraina e l’ispirazione sembra essere quella di Robin Williams con il suo memorabile ‘Good Morning Vietnam’.

L’articolo di ‘Repubblica’ entra davvero nei particolari:

“In fuga nei primi giorni dopo l’attacco russo, Bolkhovetsky e Davydov, rispettivamente ceo e direttore dei programmi della stazione di Kiev, stavano trasferendo le famiglie dalla capitale, dove risiedono, oltre il confine polacco. Bloccati dall’esercito che notificava loro l’impossibilità di lasciare il Paese per la legge marziale che impone agli uomini di arruolarsi, hanno ‘contrattato’ di potersi rendere utili alla causa continuando il loro lavoro di informazione”.

Di qui il trasferimento in un piccolo paese sul lato ucraino dei Carpazi (il nome non viene rivelato, naturalmente per ragioni di sicurezza), dove hanno attrezzato una stazione di fortuna. Racconta Bogdan: “Avevamo con noi due microfoni e poi, grazie agli amici di una Radio partner di Vienna, abbiamo ricevuto un mixer e due computer, con cui riusciamo a trasmettere”.

Dalla Radio ‘originaria’ (Radio Kraina Fm) erano andati via quasi tutti in quei giorni ma un eventuale ritorno a Kiev anche adesso non sembra proponibile: “La Radio non è come un negozio che lo chiudi e vai via, devi continuare a trasmettere. Dunque restiamo qui”.

I problemi nei Carpazi non mancano: i bombardamenti ci sono anche qui, mentre la connessione internet è pessima e si deve usare il telefono. Ma si va avanti, come spiega Roman: “Abbiamo molte richieste da parte dell’esercito e fondamentalmente trasmettiamo annunci di ciò che serve. Come tutti in Ucraina, cerchiamo di dare un supporto”.

Ma soprattutto si vuol sostenere il morale della popolazione: Sempre secondo Bogdan, “la nostra voce riesce ad arrivare nei rifugi. Trasmettiamo musica e la gente, per vincere la paura, canta con la Radio durante gli allarmi aerei o i bombardamenti”.

D’altra parte, Radio Kraina Fm non era certo, come detto, un’emittente di poco conto: “Trasmettevamo in 28 città del Paese, ora sono rimaste 24. Certo, non arriviamo più a Mariupol. Ma speriamo di riportare anche lì presto la nostra voce”.

Mauro Roffi
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