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La vendita rientra in un più ampio progetto di razionalizzazione del patrimonio immobiliare approvato dal Cda dell'azienda e che coinvolge diverse strutture sul territorio nazionale.
Contro l'operazione si è svolto un presidio a Torino con la partecipazione di lavoratori, sindacati, istituzioni e volti noti del mondo dello spettacolo e dell'informazione. Tra questi anche Luciana Littizzetto, che ha definito la possibile vendita «ottusa e vergognosa», accusando la Rai di privilegiare logiche economiche a discapito della memoria storica e culturale della città. La conduttrice ha inoltre proposto di trasformare l'edificio in un museo dedicato alla radio, per preservarne il valore simbolico e culturale.
Alla protesta hanno aderito anche giornalisti come Massimo Gramellini, che ha ribadito il legame storico tra la Rai e Torino, mentre i sindacati chiedono chiarimenti sul futuro del polo produttivo torinese e sulle conseguenze occupazionali delle dismissioni.
Secondo i contestatori, il Palazzo della Radio non rappresenta soltanto un immobile da valorizzare economicamente, ma un patrimonio culturale legato alla nascita delle trasmissioni radiofoniche italiane e alla storia del servizio pubblico.
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