RESTA AGGIORNATO
Compila il form sottostante per aggiungere la tua radio a FM-world
Dopo una storia fatta di confronti accesi ma sempre dentro un orizzonte comune – quello tracciato da Marco Pannella e Massimo Bordin – oggi si registra per la prima volta un duro scontro tra redazione e proprietà. La rottura arriva con due comunicati sindacali che denunciano scelte unilaterali e temono un ridimensionamento della radio.
Il primo, diffuso il 30 giugno, contesta l’eliminazione delle dirette serali per tutto il mese di agosto, decisa – scrivono i giornalisti – “ancora una volta con il metodo del fatto compiuto”. A preoccupare non è solo la decisione in sé, ma la prospettiva che si tratti dell’anticamera di una riduzione strutturale delle trasmissioni e del personale. Il secondo comunicato, del 26 luglio, rafforza il giudizio: “Un taglio che prefigura una riduzione permanente”.
Il segretario del Partito Radicale Maurizio Turco, oggi alla guida dell’emittente attraverso la Fondazione Pannella, ha replicato in onda bollando come “fantascienza” l’ipotesi di vendita e come “strumentale” la narrazione della crisi. Eppure, nel frattempo, la redazione – che oggi conta 18 giornalisti, con 10 uscite non sostituite in sei anni – ha visto avviare prepensionamenti e assistito al conferimento degli immobili della radio a una nuova società.
I conti di Radio Radicale sono in equilibrio (attivo 2024: quasi 600 mila euro), ma reggono grazie a fondi pubblici: oltre 14 milioni tra convenzione con Parlamento, contributi all’editoria e digitalizzazione dell’archivio. Proprio la convenzione – rinnovata di anno in anno – è l’elemento più fragile, ed è sul suo destino che si proietta l’incertezza maggiore.
Nel frattempo, rumors di stampa (Milano Finanza e Il Dubbio) hanno parlato di un interessamento di Angelucci e persino della famiglia Berlusconi all’acquisto della radio. Turco ha smentito: “Ho firmato cambiali per un milione di euro, altro che vendita”. Ma le tensioni restano.
Il Comitato di redazione - conclude Professione Reporter - si è dimesso (era già ridotto a due membri, per mancanza di candidati) e si tornerà a votare il 1° settembre. Per allora, la vertenza sarà ancora aperta. Radio Radicale, da sempre voce del dibattito più libero, oggi si trova a fare i conti con un conflitto inedito. E c’è da chiedersi cosa ne avrebbero pensato Pannella e Bordin, davanti a una frattura così netta tra chi la radio la fa e chi la guida.
* Per comunicati e segnalazioni: [email protected]