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23 Ottobre 2026
FM-world: Dunque, torniamo alla RAI. Appunto, quello che dicevo: tu hai fatto una trasmissione, Il primo giorno di primavera, che tra l'altro io ho ascoltato. Racconta un po' di questa cosa.
B.M.: La stereo!
FM-world: Sì, esatto.
B.M.: A stereo, che noi dicevamo l'8 novembre era il primo giorno di primavera, perché per noi, per me e Federico Biagione, col quale io ho lavorato per anni, ormai iniziava questo viaggio nella stereo, dello Stereo RAI.
Noi stavamo in Stereo 1, mentre Emilio Levi e Antonella Giampaoli erano in Stereo 2.
È stata una bella esperienza, un'esperienza molto stancante, perché noi lavoravamo dalle 15 alle 19 tutti i giorni, dal lunedì al venerdì. Non mi ricordo più se anche al sabato.
Ci portavamo i dischi da casa. Io mi ricordo valigioni di LP, una cosa oscena!
Però era, non lo so, ti faceva andare su un piedistallo, cioè non c'è niente da fare.
Abbiamo incontrato i cantanti dell'epoca, gli attori di teatro dell'epoca, i musicisti dell'epoca per le varie interviste.
Mi ricordo un giovanissimo napoletano, aiutami... Ogni tanto mi perdo anche con i nomi, ma quella è l'età, che era tutto remissivo. Tuttora ha fatto poi una carriera straordinaria.
E niente, ci siamo vissuti un bel po' in quello studio in via Asiago. Ed era sempre il primo giorno di primavera per noi, l'8 novembre.
FM-world: La grande RAI usava i vostri dischi, non metteva i suoi?
B.M.: No. Allora, perché non metteva i suoi? Perché intanto la procedura per richiedere i dischi in RAI era una cosa lunghissima. Dovevi chiederli una settimana prima per averli una settimana dopo.
Noi andavamo in onda tutti i giorni con l'attualità.
E io mi ricordo che, appunto, quando morì Pagani, io scesi in discoteca perché non me l'ero portato da casa. Che ne sapevo che moriva Herbert Pagani?
E sono andata in discoteca a prendere questo disco di Pagani, ma me l'hanno fatto pagare per un po' di tempo, perché non volevano darmelo. Dovevo fare la richiesta una settimana prima!
FM-world: Mi fa venire in mente che sul Radiocorriere c'erano scritti uno per uno i brani che, per esempio, faceva Supersonic. Ma il Radiocorriere usciva tipo una settimana prima, l'avranno impaginato un mese prima, quindi una burocrazia incredibile.
B.M.: Loro erano interni RAI, quindi usavano la procedura. Noi eravamo quelli della serie... Eravamo quelli matti, pirati, eravamo!
FM-world: Dunque, tu sei stata, o sei ancora, sinceramente non lo so, in onda su una web radio. Com'è stata l'esperienza? Perché ai tempi delle radio in onde medie c'erano quattro canali, quattro canali, no? Uno, due, tre, che poi il terzo non si sentiva da nessuna parte, Monte Carlo... Adesso ce ne sono quarantamila, forse. Com'è stata l'esperienza, gradevole oppure che dici?
B.M.: No, no, è stata una cosa, devo dire, simpaticissima. Intanto ringrazio tutti per la stima che mi hanno dato all'epoca chiamandomi, perché non era scontato che chiunque avesse una radio web mi chiamasse.
No, no, la prima esperienza è stata Radio Video Music, che non esiste più, dell'amico Giannazza.
E pensa com'è nata questa cosa, perché ci sono le coincidenze che non lo sono, no?
Io, mi dispiace dirlo, ma lo devo dire, ho una piscinetta a casa che chiamo la pozza. Questa piscinetta è stata fatta da un grosso produttore di barche di vetroresina e avevo dei problemi per quello che riguarda il motore.
Insomma, io non sapevo nulla delle piscine, ovviamente, e mi capitò questo signore, questo Raimondo Giannazza, che faceva il piscinaro in Lombardia.
Ogni tanto lo chiamavo, gli dicevo: «Ho problemi qua, ho problemi là», e lui mi risolveva tutto attraverso il telefono. Insomma, non ti dico, un'avventura.
Poi un giorno mi disse che aveva questa radio e allora, parlando, mi chiese se volevo fare qualcosa. Io gli dissi di sì e ho fatto migliaia di trasmissioni per lui.
Tra cui l'ultima, che era Pot-pourri, che era una trasmissione di un'ora che andava in onda ogni settimana, di attualità, di cultura, di notizie, con la mia scaletta musicale che lui legava poi al parlato.
E noi la facevamo attraverso Skype, all'epoca.
Ecco, per dirti, sì, io lavoravo... Lavoravo è una grossa parola, mi divertivo, ecco!
Invece con tre radio web, tra cui Caffè Italia Radio, questa Radio Video Music che non esiste più, e poi un'altra che non mi ricordo più, non mi ricordo manco più qual era la terza. Comunque erano tre.
E continuo adesso a dare un mio contributo al canale Border Nights, che non è una radio ma è un luogo d'incontro dove parlo di libri, e si chiama La biblioteca di Barbara.
FM-world: Infatti un video l'hanno messo in onda tipo tre giorni fa, perché stamattina, quando mi preparavo, ho anche ascoltato questa cosa. Ci arriviamo poi alla fine.
Per la cronaca, ti informo, forse non te l'ho detto prima, che questa nostra chiacchierata, oltre che in podcast, la mandiamo però su onde vere, la mandiamo su Power 927, su Centrale Milano 1575 e su Radio Diva, che non so che frequenza abbia. Insomma, almeno tre, poi forse altre.
Così la mettiamo non solo sul web, ma anche proprio su quelle onde a cui siamo tanto appassionati.
Dunque, effettivamente, oltre a questo canale che hai citato, tu hai un canale YouTube tuo, se non sbaglio, che ha dentro un po' un misto di interviste che ti hanno fatto e anche contenuti originali. Racconta un po' l'esperienza di avere un canale YouTube.
B.M.: Allora, anche questa è stata una coincidenza. Ma guarda un po', io parlo solo di coincidenze e ci credo e non ci credo. Ci credo da un lato e non ci credo dall'altro.
Perché io avevo tanti contributi che facevo da casa, così, artigianalmente. Letture soprattutto, perché mi piace molto leggere sia in francese che in italiano.
Erano letture, e sono tuttora letture, brevi, molto carine secondo me, alcune con un sottofondo musicale, alcune no.
Perché poi il web ti dice: «No, questo non può andare in questo paese perché c'è la SIAE, perché c'è questo, perché c'è quest'altro».
E allora adesso, ultimamente, non metto più sottofondi musicali.
E ho detto: «Non si può perdere questo materiale, bisogna creare qualcosa».
E con un mio amico che si chiama Claudio Patrizi, di Roma, col quale sono in contatto, una persona squisita che mi segue da sempre, siccome non sono una tecnologica, non avrei mai saputo fare questo Barbara Marchand Official.
E mi disse: «No, te lo faccio io, non ti preoccupare. Basta che tu mi mandi i contributi e io te li metto su YouTube».
E su YouTube, nel mio canale, oggi ci sono centinaia e centinaia di contributi, tra trasmissioni televisive, tra cantate forse sì, perché ho fatto anche cinque 45 giri a suo tempo, e soprattutto le letture mie, piccole, che sono così carine, almeno io le ritengo carine.
Poi chissà che qualcuno le ascolti!
FM-world: Qualcuno le ascolta, perché lo vedo!
B.M.: Sì, sì!
FM-world: No, gli ascolti ci sono, li ho visti. E poi YouTube è una cosa che cresce nel tempo. Tu magari inizi a mettere online, non so, e dici: «Boh, hai quaranta, cento view». Ma poi ci torni dopo sei mesi e sono montate a mille, per dire.
B.M.: Sì, sì, si crea. Attualmente credo di averne un settecento, una cosa del genere, non di più, perché non lo pubblicitano più di tanto.
Perché Border Nights ha il suo canale, quindi è Border Nights che mette la mia recensione del libro, perché va in onda il martedì notte all'interno della loro trasmissione web, che fanno soltanto una volta a settimana.
E poi loro me la mettono di domenica su YouTube, ma nel loro canale, il canale di Border Nights.
FM-world: Perfetto. Ti faccio le ultime due domande. La prima è questa: l'editore di Power 927, quando gli ho detto che ti intervistavo, mi ha detto di chiederti degli UFO.
In realtà mi ha detto: «Chiedile se mi fa un programma sugli UFO!».
Adesso io non oso tanto, ma racconta questa cosa degli UFO, che sembra sia un argomento di tuo interesse.
B.M.: Allora, questo è un argomento che io ho trattato per più di sei mesi quando facevo Le notti di Radio 2. Anche questo te lo devo raccontare, perché è talmente edificante.
Ho intervistato, da Pinotti a tanti altri studiosi di ufologia o di cose paranormali, se vogliamo.
Io non vado spesso nel paranormale, perché è difficile e poi non tocca a me parlare di paranormale, mentre sugli UFO un po' di più.
E niente, dopo sei mesi in RAI, si vede che qualcuno non ascoltava durante la notte, ma qualche dirigente mi disse: «Ma forse è meglio che lasci perdere gli UFO e che parli un pochettino più...».
Stavo arrivando verso l'estate.
«Che parli un po' più di spiagge, un po' più di turismo, un po' più di qui, un po' più di là».
Ma per sei mesi, durante la notte, a Le notti di Radio 2, io parlavo di UFO.
Ed è un argomento che mi ha sempre affascinato, ma non UFO, UFO, l'omino verde, eccetera. No, no, vado un po' più in là.
Adesso mi sto chinando sull'argomento Matrix, che hai sentito anche nell'ultima recensione, Io sono la scorciatoia di Maria Tritto.
È un argomento che mi ha sempre affascinato e continua ad affascinarmi.
Chissà, chissà quanti siamo, chissà dove siamo, chissà che cosa facciamo.
Ecco, rispondo alla richiesta della tua ascoltatrice.
FM-world: Sì, infatti in realtà era l'editore della radio, il proprietario, per dirla col termine più normale, di una di queste radio dove andiamo in onda, che ha aperto una porta. Se mai un giorno vuoi fare degli interventi e parlarne in radio, li mette in onda volentieri.
B.M.: Ho fatto sei mesi di notti intere con delle interviste che ho ancora su nastro, perché all'epoca c'erano i nastri, che non saprei come riversare, tra le altre cose, perché non ci sono più gli strumenti e che vorrei regalare a qualche museo della radio.
FM-world: Sono bobine tipo Revox o cassette?
B.M.: No, no, sono Revox.
FM-world: Ah beh, non c'è problema di digitalizzare! Se vuoi provare con una o due, le mandiamo a Milano, le facciamo fare, non c'è nessun problema.
Io sono convinto che i contenuti analogici vadano in qualche modo digitalizzati, perché alla fine c'è sempre qualcuno che è interessato, sennò si perdono.
B.M.: Ma sarebbe un peccato, sarebbe un peccato! Poi ho tante cassette, ho tante cassette della serie, oppure tantissimi... Vabbè, andiamo avanti.
FM-world: Allora, ultime due domande. Una è questa, forse te la fanno un po' tutti, ma non posso non farla: tu ascolti oggi la radio? E se sì, che cosa? E in generale cosa ne pensi?
B.M.: Non ascolto più la radio, quindi non ti posso rispondere. Non ti posso dire che cosa mi piace, che cosa non mi piace, non l'ascolto più.
Per rispetto della mia radio, forse, ma non perché mi devo vantare, ma perché era un altro periodo, tutto qua.
No, no, non la sento più, la radio.
FM-world: Mi lasci un po' triste, un po' di tristezza, ma si può capire, perché credo che sia una cosa condivisa con tanti appassionati di radio, che ormai sono un po'... Si va un po' su altri media.
B.M.: Sono un po' delusa, sono un po' delusa, perché non c'è più ricerca. C'è soltanto la risatina, c'è soltanto la storia del vicino di casa... Cioè no, no, non va bene, non va bene, non va bene.
Scusa, è così. È un mio pensiero e rimane solo mio, ovviamente. Non voglio convincere nessuno.
FM-world: Penso che non ce ne sia bisogno, perché ci sono tanti che lo condividono. E a mio avviso gli ascolti, gli ascolti che rileva Audiradio, non sono credibili.
Perché l'esperienza di chiunque è chiedere in giro: «Tu ascolti la radio?». La risposta è sempre in diminuzione, quindi loro che danno sempre numeri... C'è qualcosa che non gira in quella maniera.
Non entriamo in questo, che sembrerebbe un discorso polemico e non è il caso di farlo.
Invece io a questo punto volevo chiederti se c'è qualcosa di importante che magari ho dimenticato di chiederti, o qualcosa che vuoi raccontare, che magari è interessante condividere adesso con chi ci ascolta e ci legge, perché poi trascriviamo tutto, ovviamente.
B.M.: Allora, c'è un episodio che racconto, ma anche lì non troppo spesso, quindi può darsi che sia sfuggito a qualcuno. C'è un episodio che mi ha segnato molto.
Non so da dove partire. Allora, parto dalla storia.
Un giorno vado a una grossa concessionaria di Roma a vedere un nuovo modello di macchina, di cui non farò il nome, ovviamente, per non fare pubblicità.
Invitata da alcuni amici, vado a questa presentazione. C'è il buffet, c'è lo champagnino, queste cose qua, tutto bene.
A un certo punto arriva un signore che mi presentano. Non so se ha voluto, non lo so, non so dirti, anche lì altre coincidenze.
Questo signore, tenendomi la mano, mi dice: «Io la devo ringraziare».
Io lo guardo e gli dico: «Perché?».
Cioè, non mi conosceva, certo, mi hanno presentato come Barbara.
E mi dice: «Perché io sono stato rapito anni fa. Vivevo in una grotta dove c'era soltanto una radiolina. Lei aveva una trasmissione giornaliera alle ore 15 su Radio 1, questa la ricordo perfettamente, ed esordiva sempre dicendo l'ora, il tempo che faceva su Roma. E io riuscivo a capire che giorno era, eccetera».
Io sono rimasta sconvolta. Avevo i pochi peli delle mie braccia che si sono alzati, un brivido nella schiena.
E mi ha ringraziato perché forse anche un po' grazie a me sapeva che ora era, che giorno era, che tempo faceva.
Ecco, questa è una delle cose che mi ha segnato tantissimo e che ricordo con grande affetto, con grande... Non lo so, non lo so, la ricordo, ecco.
E volevo condividerla con voi.
FM-world: Mi fai venire in mente che infatti una delle cose belle della radio, distrutta dalle radiovisioni peraltro, era il fatto che uno immaginava. Cioè, uno parla, sente la voce, immagina di essere dove vuole, alla fine. Quindi questo immaginava di essere libero, sostanzialmente.
B.M.: Esatto, esatto!
FM-world: Poi l'hanno liberato?
B.M.: Già.
FM-world: Ma avranno pagato un riscatto?
B.M.: Non so, non so neanche chi l'avesse rapito. Non lo voglio sapere. Ma è stata veramente una cosa così, da brivido.
FM-world: E allora, con questo colore che ti ha caratterizzato da sempre, io voglio ringraziarti per il tempo che ci hai dedicato e spero, spero magari che tra un po' ci sentiremo per altri aneddoti. Grazie, Barbara!
B.M.: No, grazie a voi soprattutto per aver pensato a me, anche perché sì, sono presente grazie alla tecnologia, ma non lo sono più come una volta.
Ma c'è tanta gente ancora che si ricorda di me e questo mi fa molto piacere.
Ringrazio te e ringrazio soprattutto loro per avermi fatto crescere in questa professione straordinaria.
Grazie!
(Marco H. Barsotti per FM-world)