Radio Radicale: a rischio la convenzione storica con lo Stato

Radio Radicale: a rischio la convenzione storica con lo Stato

06 Gennaio 2026

Per la prima volta dopo trent’anni, la manovra di fine anno non prevede i fondi per il finanziamento di Radio Radicale.

A segnalarlo, domenica 4 gennaio 2026, è ProfessioneReporter.eu: nella legge di bilancio non figurano i circa 10 milioni di euro annui destinati alla trasmissione delle sedute parlamentari e di altri eventi istituzionali, né le risorse per la digitalizzazione dell’archivio storico della radio e per i contributi previsti dalla legge sull’editoria.

In dettaglio, i finanziamenti mancanti avrebbero dovuto ammontare a circa 8 milioni di euro per la convenzione sulle attività istituzionali, 2 milioni per la digitalizzazione dell’archivio — che raccoglie sedute parlamentari, processi e congressi politici — e 3,7 milioni legati all’editoria. Un’assenza che mette in discussione la convenzione attiva dal 1994, più volte rinnovata nel tempo tra tensioni e incertezze.

«Dopo 30 anni, la convenzione fra Radio Radicale e lo Stato italiano è a rischio per mancanza di finanziamenti», afferma Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi. «Ci auguriamo che governo e Parlamento non vogliano spegnere una delle voci più autorevoli dell’informazione politica e l’unica che trasmette in diretta le sedute delle Camere. Un servizio insostituibile per i cittadini e per la democrazia».

Secondo quanto riportato anche da Repubblica, il Comitato di redazione aveva incontrato prima di Natale il segretario del partito ed editore della radio, Maurizio Turco, che aveva rassicurato la redazione su un possibile intervento in manovra. Un accomodamento che, però, non si è concretizzato. Ora le speranze sono affidate a un emendamento al decreto Milleproroghe, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 31 dicembre 2025 e attualmente in fase di conversione. Il Cdr ha annunciato la richiesta di un nuovo incontro con l’editore per chiarire le prospettive future, senza escludere il coinvolgimento di tutta l’assemblea dei lavoratori.

Le preoccupazioni si inseriscono in un quadro già segnato da tensioni interne. Nell’estate 2025 la redazione si era opposta alla decisione dell’editore di eliminare la fascia serale in diretta nel mese di agosto, chiedendo chiarimenti su possibili licenziamenti e su voci di una cessione dell’emittente, poi smentite. «Senza convenzione cosa succede, si chiude?», si chiede oggi il Comitato di redazione, lasciando aperti interrogativi che vanno oltre il destino di una singola radio e chiamano in causa il rapporto tra informazione, istituzioni e servizio pubblico.

* Per comunicati e segnalazioni: [email protected]

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