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Dopo vent’anni senza una mobilitazione di questa portata, la protesta investirà l’intero comparto editoriale: sabato i quotidiani non saranno in edicola, mentre venerdì le emittenti radiotelevisive nazionali che applicano il contratto non trasmettono telegiornali e giornali radio.
Alla base dello sciopero non ci sono solo le rivendicazioni economiche, ma soprattutto il peggioramento delle condizioni di lavoro. La categoria denuncia l’aumento delle minacce della criminalità organizzata, il ricorso alle querele intimidatorie e scelte editoriali che comprimono la qualità dell’informazione. La segretaria generale della FNSI, Alessandra Costante, ha parlato di una perdita di oltre il 20% del potere d’acquisto e ha respinto le richieste degli editori di ridurre diritti e salari, in particolare per i giornalisti più giovani.
Il sindacato chiede un nuovo contratto che tuteli i diritti, riconosca le professioni digitali, regoli l’uso dell’Intelligenza artificiale e garantisca un equo compenso per i contenuti online. Alla mobilitazione hanno aderito, tra gli altri, Stampa Romana, Usigrai e Rete NoBavaglio. Lo sciopero del 28 novembre viene presentato come una protesta ampia, unitaria e decisiva per il futuro della professione.
Non partecipano allo sciopero i giornalisti a cui si applica il contratto FNSI–Aeranti-Corallo, il più diffuso nell’emittenza locale, ancora in vigore e diverso dal contratto principale soprattutto sul piano economico. Un’intesa che in passato prevedeva condizioni retributive peggiorative per le radio e le TV locali, accettata – ricorda il sindacato – per evitare accordi ancora più penalizzanti promossi da altre sigle confederali. Una scelta che continua ad alimentare il dibattito interno alla categoria sulla necessità di superare una distinzione di fatto tra giornalisti “di serie A” e “di serie B”.
* Per comunicati e segnalazioni: [email protected]