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“Non spegniamo la libertà”: le radio locali chiedono che venga riconosciuto il loro ruolo

Le emittenti rivendicano l'importanza di tutelare il pluralismo che centinaia di realtà garantiscono in tutta Italia

Le radio locali chiedono maggior sostegno, mettendo in evidenza il ruolo che ricoprono sui singoli territori.

In una lettera inviata ai Presidenti della Camera e del Senato, al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello Sviluppo Economico, ai capigruppo della Camera e del Senato e a tutti i cittadini che vogliono un’informazione libera e plurale, le emittenti rivendicano l’importanza di tutelare il pluralismo che centinaia di realtà garantiscono in tutta Italia.

Questo il testo integrale delle radio aderenti.

Le radio libere a locali sono, nella storia e nella vita quotidiana degli italiani, una componente fondamentale del pluralismo delle voci nell’informazione, come voluto dai nostri Padri costituenti, ma risentono più degli altri media di un sistema sbilanciato sulla Tv, sui quotidiani cartacei, a loro volta sopraffatti ormai dai cosiddetti social media, con il loro carico di contraddizioni e rischi, rispetto alle quali le radio libere a locali sono presidio di democrazia.

Una visione miope del sistema della comunicazione sta condannando le Radio libere e locali all’estinzione. Gli ultimi Governi hanno prima rinviato e poi abbandonato l’idea di una legge di riforma del sistema dell’editoria; anzi a seguito di spinte demagogiche e populiste si è tentato di “punire” tutte le voci libere dell’informazione, tra queste ovviamente le radio locali. I dati ultimi sono allarmanti: la pandemia ha colpito in profondità il sistema economico e la crisi si è scaricata soprattutto sul sistema radiofonico, più che su altri mezzi.

Nel contempo, la risposta del governo è state parziale a insufficiente: lo stanziamento di 50 milioni di euro per la trasmissione di spot e comunicati di servizio pubblico, un sostegno che per l’85% dello stanziamento è per le emittenti televisive. In questi giorni è stato approvato dal Senato il disegno di legge di conversione del cosiddetto decreto “sostegni”; il provvedimento è ora in attesa di conversione definitiva alla Camera. II decreto è addirittura peggiorativo prevedendo la riduzione del contributo da 50 a 20 milioni, di cui come sempre solo II 15% alle radio locali. Senza un intervento pubblico di sostegno che premi quelle aziende che fanno informazione libera e professionale, con giornalisti, non c’è alcun futuro per le radio locali.

Gli editori radiofonici non chiedono e non vogliono “mancette” ma contributi per lo sviluppo del sistema plurale delle voci. Interventi strutturali finalizzati alla transizione al digitale (in linea con il Next Generation Eu e il Piano nazionale di ripresa a resilienza), attesa da ben 20 anni, che permetterebbe un enorme risparmio energetico e un contributo decisivo di riduzione di ogni impatto ambientale, con una migliore qualità dei servizi e dei programmi.

E ancora un sostegno finalizzato dei prodotti delle agenzie di stampa, alle assunzioni di giornalisti e di personale tecnico qualificato. Occupazione giovanile, nuove risorse di uomini e donne, di artisti e professionisti dell’informazione e dell’intrattenimento, con una modernizzazione degli impianti a delle tecnologie, dentro il solco della transizione ecologica digitale, per recuperare i divari tra generi, generazioni e territori, come ci viene chiesto dall’Europa nelle azioni del Recovery Fund.

Gli editori radiofonici chiedono nell’immediato sostegni economici ma anche una Legge quadro per l’editoria e l’informazione dove la radio libera e locale, con le sue mille voci, possa continuare ad essere il medium della vita quotidiana di ciascun cittadino. Una strumento centrale nel sistema globale della comunicazione, per sottrarsi alle voci uniche e ai gruppi dominanti. Un sistema che riconosca e valorizzi tutti i diritti di autore e discografici in piena trasparenza, che abbia al più presto un efficiente sistema di rilevazione degli ascolti, vitale per reperire le risorse economiche. La Radio – e quella locale a piano titolo – deve essere un servizio fruibile su tutte le piattaforme di distribuzione per offrire i propri prodotti in ogni istante della vita quotidiana. FM, DAB, Internet e i nuovi aggregatori universali dei flussi streaming. Non si può più attendere.

Vi chiediamo di raccogliere il nostro appello, ve lo chiediamo per tutti i nostri ascoltatori, per i professionisti che lavorano nelle nostre aziende, per garantire il futuro di questo straordinario medium accessibile, democratico, costituzionale: la radio libera e locale.

Gruppo Radio Amore (SICILIA), Radio Azzurra (CALABRIA), Radio Potenza Centrale (BASILICATA), Radio Puglia (PUGLIA), Radio Ciccio Riccio (PUGLIA), Radio CRC targato Italia (CAMPANIA), RPZ Radio Punto Zero (CAMPANIA), Radio Club 91 (CAMPANIA), Radio Punta Nuovo (CAMPANIA), Radio Castelluccio (CAMPANIA), Radio Rock (LAZIO), Centro Suono 101e3 (LAZIO), Radio Città Futura (LAZIO), Radio Galileo (UMBRIA), Radio Max (UMBRIA), Radio ZaiNet (TOSCANA), Radio Nostalgia (TOSCANA), Radio 19 (LIGURIA), Radio Centrale (EMILIA ROMAGNA), Radio Number One (LOMBARDIA), Radio Lombardia (LOMBARDIA), Giornale Radio (Lombardia), Radio Nostalgia (PIEMONTE), Radio Mille Note (LOMBARDIA), Radio Bergamo (LOMBARDIA).

Per ulteriori adesioni e contatti: accendiamoleradio@gmail.com