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Convegno Palazzo Pirelli: la Radio protagonista fra nostalgia e innovazione

17 gennaio 2018
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Si è svolto stamattina al Pirellone della Regione Lombardia a Milano, l’annunciato convegno con alcuni dei principali operatori del settore per parlare di passato, presente e futuro della Radio. È stato subito chiarito che questo è solo il primo di una serie di incontri sul tema visto che non tutti gli interlocutori e gli esperti del settore hanno potuto partecipare oggi e che il tema è molto interessante.

La copertura radiotelevisiva dell’evento è stata garantita da Radio Radio TV (in DTT in Lazio, Umbria e Lombardia – dove è recentemente approdata sul canale 676 – e su Sky sul canale 826 e in FM nel centro Italia), e che è stata presente anche con propri giornalisti, primo fra tutti l’editore Fabio Duranti, che con un intervenuto fuori programma alla fine del convegno ha raccontato la sua realtà di talk radio da sempre multipiattaforma.

Da subito si è sottolineato che il Media Radio resiste: secondo il Censis la radio nel 2017 ha visto un 9% in più della raccolta pubblicitaria e un aumento degli ascolti, il 60% circa degli italiani usano la radio per informarsi e l’autoradio rimane lo strumento preferito per ascoltare le trasmissioni che vanno in onda in diretta (utenza al 70,2%).

L’incontro è stato più che un convegno tecnico, una piacevolissima chiacchierata fra amanti della radio ed operatori esperti in cui ognuno ha portato la propria storia ed esperienza. Patrizia Cavallin di Otto FM (radio di Varese) che ha ideato la mattinata e ha tenuto le fila degli interventi ha dato in primis la parola a Massimo Donelli il quale ha parlato di come la radio sia stata per lui formativa e fortemente legata al territorio.

Donelli, oggi ai vertici del TgR di Milano, ha raccontato del suo esordio alla radio di Varese e di come all’epoca la radio fosse un’officina di idee e una fucina di giornalisti (forse l’unica radio che ancora oggi è così, è Radio Popolare di Milano). Donelli ha sottolineato come in questa realtà locale abbia potuto apprendere il suo lavoro, e soprattutto come la radio veniva considerata luogo di aggregazione, luogo dove poter esprimersi liberamente. “La radio per me è tutt’ora contatto con il territorio, con la gente – ha detto – ed è proprio per questo che ho chiesto di poter condurre almeno una volta a settimana il Gazzettino Padano che rappresenta per me il legame con la mia storia e la realtà quotidiana”.

Dello stesso avviso anche Alberto Mentasti (TGR Milano) che nasce nel movimento di GS e Cl e che attraverso la radio ha sempre voluto dare spazio a quelle notizie trascurate dall’informazione ufficiale. “Per noi Radio voleva dire Libertà – ha detto – quando poi sono passato alla Rai, la parola chiave è diventata Responsabilità. Responsabilità di dare le notizie senza approssimazione e di raccogliere testimonianze. Ecco perché abbiamo voluto mantenere la vecchia e ormai storica sigla del Gazzettino Padano, perché è nato come GR con un’impronta popolare ed è ancora oggi garanzia di uno spirito legato alla gente e al territorio”.

Il tema del legame col territorio è stato poi affrontato da Luca Levati direttore di Radio Lombardia che ha spiegato come sia differente essere localisti o essere locali: “Il localismo ha uno sguardo limitato, ristretto, l’essere una radio locale, come noi la intendiamo, vuole dire, invece, declinare la politica e il mondo intero, sulla propria realtà territoriale. Tutto questo viene tradotto nel nostro palinsesto che vede, sia in mattinata che in tardo pomeriggio fino alle 20, talk show che parlano di attualità in un continuo confronto con i radioascoltatori”.

Di come è cambiato e continua a cambiare il linguaggio dell’informazione radiofonica ha parlato invece Dario Ceccarelli, responsabile delle news di Radio 24, radio inizialmente nata come costola e fotocopia del Sole 24 ore e che invece negli anni si è trasformata in qualcosa di autonomo e originale. “Una volta avevamo paletti sui termini che si potevamo o non si potevano usare nei radiogiornali – ha specificato Ceccarelli -. Oggi abbiamo capito che la radio è come una spugna che attinge dalla società e si impregna di essa. Non è possibile usare lo stesso linguaggio della carta stampata: la radio è vita, è legata alle sensazioni e alla gente e per questo il linguaggio di Radio 24, per poter arrivare alle persone, per ritrarre la società, è diventato più leggero, colloquiale ed immediato”.

Nella seconda parte del convegno si è parlato, invece, del futuro della radio: la cosiddetta Radio 4.0 e la multipiattaforma. Massimo Lualdi, manager di Consultmedia e direttore di Newslinet, ha spiegato come per multipiattaforma s’intenda la veicolazione del contenuto radiofonico su più vettori analogici e digitali, gli analogici sono ovviamente la modulazione di frequenza e le onde medie, i vettori digitali sono invece 4: l’IP (quindi i device mobili in generale), il Dab + che però è in ‘ritardo’ perché paga lo scotto di problematiche giuridico politiche, il satellite e il digitale televisivo terrestre, che è la grande novità per quanto riguarda le radio. Queste modalità dovranno convivere, aiutarsi e integrarsi fra loro ancora almeno per i prossimi 10 anni circa. Le modulazioni analogiche tenderanno con gli anni a scomparire e prevarrà la versione web centrica. Per quanto riguarda la radio in tv invece avrà un futuro diverso e più prolifero perché le recenti ricerche dicono che in una casa su due non ci sono più i ricevitori FM: questo significa che se la radio vuole raggiungere l’utente stanziale deve farlo attraverso altre piattaforme e dopo lo smartphone, il device più vicino all’utente è proprio il televisore. Altro fattore importante da cui le radio non possono prescindere è quello visual: se le radio vogliono competere con you tube devono introdurre la componente visiva.

Lualdi ha sottolineato infine come non ci possa dimenticare che il regno della radio è sempre stato e rimane tutt’ora la macchina: l’88% dell’ascolto avviene all’interno delle auto ed è quindi lì che si gioca una partita importante. La radio oggi in auto è sostanzialmente FM, ma già da quest’anno le cose potrebbero cambiare perché potrebbero prendere il via le cosiddette auto interconnesse.

Hanno concluso la mattinata gli interventi di Gerry Bruno che ha parlato del suo amore per la radio e della sua esperienza indimenticabile a Radio Milano International e quello di Massimo Valli e Aberto Davoli voci storiche rispettivamente di Radio Monte Carlo ed R101 che hanno, in effetti con un po’ di nostalgia, parlato della magia e del fascino che aveva la Radio di una volta, quando tutto rimaneva nell’immaginario dell’ascoltatore, quando i conduttori potevano mettere la musica a loro piacimento perché a dettare le regole era l’emozione più che gli ascolti e la raccolta pubblicitaria: “Oggi c’è molta omologazione ed anche se – dovendoci legare indissolubilmente ai social- i like alla propria radio fanno piacere – ha detto Davoli – sarebbe bello che ci si potesse qualche volta slegare da questi meccanismi e lasciarsi andare ancora alla pancia e al sentimento”.

(Contributo a cura di Aurora Gonevi, pubblicista freelance e collaboratrice di Millecanali)

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