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Ask Talkmedia: Ha senso proteggere il proprio brand Radio con i domini .radio?

24 novembre 2017
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“Ask Talkmedia” ripropone le riflessioni, le notizie, le discussioni e gli avvenimenti più significativi postati all’interno del gruppo Facebook Fm-World Talkmedia direttamente dagli utenti. Ecco uno dei principali quesiti del mese e le risposte ricevute nel gruppo.

A pubblicarlo è stato Lorenzo che ha riportato “Posso azzardare che http://animati.radio sia una delle prime radio in Italia ad avere come .tld il nuovissimo .radio?”.

Immediate le prime reazioni che hanno messo a confronto lo stesso Lorenzo con Mario, partito sostenendo che resterà anche una delle poche, visti i prezzi.

Secondo Federico, il dominio migliore e immediato rimane il .it, il resto lascia il tempo che trova e al fine dell’utenza poco cambia, ma per Lorenzo per una radio farsi “rubare” un indirizzo dalla concorrenza non è il massimo.

Per Edoardo, non c’è il rischio di alcuna penalizzazione. Solamente un’alternativa per un dominio. Utile? Dipende dalle strategie. A volte queste nuove estensioni diventano quasi degli obblighi per i big. Immaginate appunto di permettere a qualcuno di far registrare “105.radio, deejay.radio, ecc…”. Comunque male non fanno.

Lorenzo ribadisce che il termine “Online Brand Prortection” c’è. Ed i casi di omonimia nel mondo non sono pochi. Chi avrebbe diritto di aggiudicarsi ad esempio veronica.radio? oppure rtl.radio? Suraci o Radio Television Luxembourg?

Interviene Massimo, il quale evidenzia che questa cosa del .radio (ma varrebbe anche per il dot in generale) è un po’ come discutere se il meteorite fa vendere il Buondì o viceversa se alla fine tutti si concentrano sul sasso che cade dal cielo e del brand (quello vero) lo si dimentichi. Ecco il .quellochevuoitu è il meteorite.

Incalza Fabio, dicendo che per diversificare un nome di dominio dall’altro non vale l’uso di un TLD diverso (ad esempio da un “.it” ad un “.com”), per cui il titolare del marchio che ha registrato un nome di dominio riproduttivo del marchio con il TLD.net può far valere le sue ragioni nei confronti di chi ha registrato successivamente lo stesso nome ma con il TLD.com. Ad esempio è stato inibito (ma solo sul territorio italiano) l’uso del nome www.mediaset.com per un sito che commercializza dispositivi di salvataggio di dati multimediali (in inglese, media set) in quanto determina confusione almeno nel momento iniziale della ricerca e dell’accesso in Internet da parte degli utenti.

Quindi RTL Lussemburgo – aggiunge Lorenzo – ha tutto il diritto di registrarsi rtl.radio così come veronica.radio può finire tranquillamente ad una qualsiasi Radio Veronica in giro per il mondo. Alternativamente puoi decidere di aprire una controversia legale che durerà anni e che non ti garantisce di ottenerne la vittoria. E l’esempio riportato calzante: Mediaset ha vinto la partita in Italia, ma il dominio non se lo è aggiudicato.

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