Tra radio e scrittura: Stefano Piccirillo torna in libreria con ‘Una volta, ancora una volta’

12 Giugno 2020
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Si chiama ‘Una volta, ancora una volta’ ed è il quinto romanzo di Stefano Piccirillo.

La nota “voce” di Radio Kiss Kiss torna in libreria con un testo che vanta la prefazione di Pippo Pelo, collega ma soprattutto amico di lunga data, come ci tiene a specificare l’autore.

La vicenda è quella di uno speaker radiofonico (il suo nome è, appunto, Stefano) che riceve per posta ordinaria, in piena epoca social, una lettera di una persona incontrata anni prima durante una serata in discoteca.

I due si incontrano dando vita ad una storia emozionante con colpi di scena. Alessia, la protagonista femminile, è un avvocato di Potenza.

Due mondi distanti e due persone che provano a scoprire insieme i sentimenti più autentici.

“Di me, in questo nuovo libro, c’è la mia idea dell’amore che porto per la radio e per la musica” – ci racconta Piccirillo – “Al suo interno, poi, ho creato una serie di personaggi di fantasia che interagiscono con Stefano, legando il contenuto del libro con testi di brani celebri”.

Uno degli obiettivi di ‘Una volta, ancora una volta’, infatti, è proprio quello di far “ascoltare” le canzoni che si integrano al contesto che i protagonisti stanno vivendo in quell’istante.

Si tratta quindi di una storia raccontata come se fosse un programma radiofonico, legando la musica ai sentimenti e alle emozioni.

E approfittando di questa sua nuova importante uscita, abbiamo chiesto a Piccirillo alcune considerazioni sulla radio di oggi, partendo però dalla sua esperienza personale e da quanti anni fa radio.

“Ti rispondo con una battuta di un mio carissimo amico che è Pika – che insieme a Giuseppe D’Amelia si occupa della regia di Radio Kiss Kiss – che dice ‘La radio è nata nel 1976, tu sei nato un anno prima’”. Sorride. “In realtà io ho cominciato nel 1984, quindi questo è il mio 36esimo anno di radio. L’amore che provo per questo mezzo, però, è lo stesso del primo giorno. Per me la radio è un qualcosa di totalizzante, dove ancora oggi mi ascolto e mi metto in discussione. Penso che l’approccio migliore debba essere sempre quello di avere voglia di crescere ogni giorno”.

  • La radiofonia però in questi 36 anni è molto cambiata. Di conseguenza, com’è cambiato il tuo modo di fare radio in questo percorso che ti ha coinvolto?

“La radio è il nostro linguaggio, evolve con la nostra vita ogni giorno, cambia con le persone con cui interagiamo e con chi ci ascolta. Nella mia quotidianità, mi circondo di persone di tutte le età per avere uno scambio che sia sempre dinamico e che si evolva naturalmente. Uno scambio che inevitabilmente condiziona anche il nostro linguaggio. È quindi un processo naturale, come è avvenuto anche dal punto di vista tecnologico. Ho iniziato a fare radio all’epoca dei vinili. Poi sono arrivati i cd, i software di regia e tecnicamente oggi è tutto diverso. Ma sono sempre stato curiosissimo di tutto ciò che non conosco ed ogni cambiamento l’ho costantemente vissuto come uno stimolo”.

  • Il linguaggio dunque evolve, così come la tecnologia. E il pubblico? Chi è giovane oggi ha ancora lo stesso modo di porsi nei confronti della radio di 30 o 40 anni fa?

“C’è un distinguo da fare tra ascoltatori di un target di età e coloro che fanno parte di un target di età che vogliono fare il nostro mestiere. Nel primo caso, abbiamo ascoltatori che sono cresciuti con noi. È come un processo naturale di evoluzione della vita e li ringrazio per essere ancora dei nostri. Se parliamo di ascoltatori giovani, però, ci troviamo di fronte ad un pubblico che non vive a compartimenti stagni. Hanno un modo di seguire la radio molto attivo, alternando molti interessi. Anni fa avevamo a disposizione solo radio e tv, oggi invece i giovani dispongono di un sacco di canali (e di stimoli) che fanno interagire tra di loro. La radio è andata sui social ed ha avuto l’intelligenza di integrarsi nel modo giusto con questo mondo. Molte volte poi ci capita di ricevere messaggi di genitori e figli che, vuoi per un viaggio condiviso in macchina o altro, ascoltano insieme la radio, rendendo quindi trasversale il target del mezzo.

Per quanto riguarda il giovane che vuole fare la radio, oggi ha la possibilità di ispirarsi a chi la fa già da anni, ascoltando chi ha esperienza. Poi è chiaro che ognuno di loro metterà, nell’approcciarsi davanti ad un microfono, la propria personalità. Quello che è importante è la consapevolezza che fare la radio non è semplice nè immediato. La vetrina dei social, che ammiro, non è sovrapponibile a quella della radio, che è fatta di un altro tipo di contenuto. È un po’ come può essere la differenza tra un giornalista della carta stampata ed uno radiotelevisivo. Non è detto che l’uno sia in grado di ottenere lo stesso risultato anche nell’altro campo”.

  • Sulla base di questo scenario, come vedi la radio nel futuro? Oggi, oltre alla radio “tradizionale”, abbiamo le radiovisioni, i podcast ed altro ancora.

“Il futuro della radio è ogni giorno ed è sempre al passo con tempi. Quarant’anni fa, MTV esordiva con “Video killed the radio star”. Noi siamo ancora qui, mentre il canale tv ha cambiato contenuti, abbandonando in buona parte proprio la musica. La radio è un mezzo che evolve sempre, pur restando fedele a sé stessa. Tra l’altro, in genere chi ha dimestichezza con la radio (e con il linguaggio di cui necessita) riesce ad avere successo anche in tv ed in altri campi. Per cui non vedo un problema la presenza di una telecamera o della condivisione di una foto sui social, le basi della radio restano quelle e servono professionisti che siano in grado di farla, oggi come in futuro”.

Stefano Piccirillo conclude dicendo che “da trasmissioni radiofoniche sono nati libri, programmi tv e televisioni a loro volta. Vedremo dunque quello che succederà in futuro, ma per la radio saranno sempre cose bellissime”.

Ed è stato bellissimo anche per noi poterci confrontare con Piccirillo che, dopo la nostra chiacchierata (dove si è soffermato più volte nel raccontare la vicinanza al gruppo in cui lavora, dell’editore Lucia Niespolo al coordinatore artistico Antonio Irace, ai tanti colleghi con cui condivide ogni giorno la propria quotidianità a Radio Kiss Kiss), si è apprestato a tornare in onda, confermando l’amore per un mezzo – la radio – sottolineato anche dal suo ultimo libro ‘Una volta, ancora una volta’ (L’Erudita Edizioni).

* FM-world –> per contatti e segnalazioni: info@fm-world.it

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