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Rassegna Stampa Radiorama Agosto 2019

3 Settembre 2019
802 Visualizzazioni

Rassegna Stampa mensile a cura di Giampiero Bernardini.

DAB+, il futuro digitale della radio è il presente
Di Giovanna Pesella digitalradio.it 2 agosto 2019

Il nostro countdown ci
dice che mancano poco
più di 150 giorni.…al
gennaio 2020 quando
tutti gli apparati radiofonici
venduti al pubblico su
qualsiasi piattaforma o
catena di negozi saranno
dotati del sistema di
ricezione della radio
digitale (DAB+).
In previsione, gli operatori
di rete, pubblici e privati,
stanno lavorando
alacremente per espandere le proprie
rispettive reti di diffusione
ed offrire la migliore
esperienza d’ascolto
della radio sia in auto sia
in casa.
Complessivamente oggi
offrono una copertura di
servizio in mobilità
outdoor a oltre l’80%
della popolazione e di
servizio indoor al 55%
degli italiani.

 

 

Andiamo a vedere in dettaglio gli ultimi sviluppi annunciati dai 3 operatori nazionali:

- Radio Rai, il servizio pubblico dopo il primo annuncio di attivazione di 8 nuovi impianti (Mugello,
Guadamello, Cassino, Monte Chiunzi, Salerno Colle Bellaria, Monte Subasio, Mignano Monte Lungo
e Olmo di Arezzo), ha annunciato altri 4 impianti – San Vittore del Lazio (FR), Cava dei Tirreni
(SA), Pigazzano (PC) e Terni Miranda (TR) salendo ad un totale di 50 impianti attivi a servizio di
oltre il 50% della popolazione. Obiettivo è arrivare a 62 impianti attivi per raggiungere il 57% degli
italiani entro fine anno.

 - Eurodab Italia ha informato gli ascoltatori sulle numerose nuove attivazioni del primo semestre
attraverso i propri canali social: Bellagio e lago di Como; potenziamento del segnale sulla città di
Torino, Pinerolo, Moncalieri e Rivoli; in Umbria per migliorare la copertura sulla città di Perugia,
Foligno, Spoleto e Todi; Rieti e dintorni; in Calabria su Catanzaro, Lamezia Terme e Isola di
Caporizzuto; Monte Creò a servizio delll’alto Lago d’Iseo, Val Cavallina e Val Camonica; Sulzano e
la parte centrale del Lago d’Iseo, Iseo e Sarnico; Rogliano per il servizio su tratto A2 tra Lamezia
Terme e Cosenza; Zambrone e Tropea; l’impianto Magolà per il servizio su Lamezia Terme, piana e
tratto A2 tra Lamezia e Pizzo; Mormanno per il servizio sul tratto A2 tra Lauria e Morano Calabro;
Parabita (LE) per il basso Salento, Lecce e principali località turistiche (Gallipoli, S.M.Leuca,
Otranto); Volterraio-Elba (LI) per l’isola e la costa toscana tra Piombino e Castiglione della Pescaia;
Roselle (GR) per Grosseto e dintorni; impianto La Sassa (PI) per garantire continuità di servizio
lungo la costa toscana da Rosignano a San Vincenzo; Palmi (RC) per il tratto A2 tra Rosarno, Gioia
Tauro e Bagnara Calabra;

- DAB Italia ha appena pubblicato sul proprio sito l’elenco delle nuove attivazioni: Piemonte, sono on
air 2 impianti a servizio delle città di Stresa, Domodossola e zone limitrofe; Liguria, un impianto a
servizio della città di Savona e Vado Ligure oltre a migliorare la ricezione DAB+ tra Genova e
Albisola; Lombardia, 2 nuovi impianti, il primo a servizio della Valcamonica, il secondo su Varese e
dintorni; Lazio, 2 impianti a servizio di Viterbo e provincia e a Priverno, Monti Lepini e lungo la
SS156; a sud della Campania al confine con la Basilicata, un impianto su Teggiano, Sala Consilina,
la conca pianeggiante del Vallo di Diano e miglioramento della ricezione sulla A2; Calabria un
impianto a servizio della città di Cosenza e lungo la A2.

Buon ascolto!

ISS: leucemie infantili e impianti radio non correlati
Da Portale Italradio portale.italradio.org 8 agosto 2019

L’ipotesi di un’associazione tra
RF emesse da antenne
radiotelevisive e incidenza di
leucemia infantile, suggerita da
alcune analisi di correlazione
geografica, non appare
confermata dagli studi
epidemiologici con dati individuali
e stime di esposizione basate su modelli geospaziali di propagazione: con poche e inequivocabili parole, l'Istituto Superiore di Sanità smonta i teoremi sull'elettrosmog.

Nell'ambito dello studio Radiofrequenze e tumori: sintesi delle evidenze scientifiche, del
quale la stampa ha dato ampio risalto per quanto riguarda i cellulari, un'importante sezione è dedicata alle emissioni da impianti radiotelevisivi, che sono spesso indicate come fonte di leucemie infantili sulla base di perizie e correlazioni geografiche.

Studi svolti in Corea del Sud, Germania, Svizzera, Stati Uniti, Australia, Regno Unito. Il rischio relativo in queste aree è risultato talvolta superiore, talaltra inferiore. Pertanto, conclude lo studio, considerata l’assenza di associazioni nelle analisi più robuste per dimensioni, gli autori concludono che gli incrementi e i deficit di rischio osservati nel primo tipo di analisi possano essere considerati effetti casuali da piccoli numeri.

Come molti ricorderanno, le campagne contro l'elettrosmog generato da impianti radio in onde medie e corte hanno portato, dall'inizio del secolo a oggi, alla chiusura o al drastico depotenziamento di molti impianti di trasmissione, primo tra tutti il servizio in onde medie della Radio Vaticana. Esse furono poi usate come uno dei motivi addotti per giustificare l'abbandono delle onde medie e corte da parte di molte stazioni
radiofoniche europee.

Considerando anche gli studi internazionali, l'allarmismo scatenato a suo tempo non aveva alcun fondamento scientifico ma il danno fatto sembra purtroppo irreparabile.

Manuale del 5G per Sindaci
Di Francesco Pugliese, linkedin.com Vedi originale 29 luglio 2019

Come certamente saprete, è in dirittura d’arrivo la sperimentazione della nuova tecnologia radiomobile di quinta generazione, l’ormai famoso 5G, e nel giro di alcuni mesi si dovrebbe passare alla fase commerciale.

Se da un lato questa nuova tecnologia apre nuovi ed inediti scenari nel panorama delle telecomunicazioni, dall'altra apre anche una diffusa preoccupazione sugli effetti sanitari che potrà avere una esposizione alle onde elettromagnetiche generalmente più uniforme ed ubiquitaria.

L’attenzione che si sta ponendo sempre più sulle tematiche legate alla salute ed all’ impatto che ogni tecnologia può avere su di essa è sicuramente importantissima e degna di considerazione. D’altra parte, anche per i campi elettromagnetici, come per qualsiasi altro agente fisico, esiste una normativa tecnica ed una legislazione nazionale che ne regola i metodi ed i limiti di utilizzo, nonchè i valori di soglia, mezzi e modalità di misura. La letteratura in materia, già molto abbondante e pluri-decennale, viene però
continuamente rivista e revisionata, ovviamente con lo scopo di adeguare anche limiti e legislazione qualora nuove evidenze o nuove rilevanti scoperte dovessero suggerire delle modifiche in tal senso.

Ciò nonostante, ormai si deve registrare l’esistenza di agguerriti gruppetti e gruppuscoli di palesi incompetenti in materia che stanno invadendo i social, i giornali, e persino tempestando le amministrazioni pubbliche con bufale (nel senso di affermazione falsa o inverosimile) mutuate da qualche articolo di stampo complottista (di solito di qualche venditore di "braccialetti anti-elettromagnetismo" o di stampo new-age).

Per questo motivo, a mio modo di vedere è essenziale veicolare una informazione seria che deve essere rivolta non solo in generale ai cittadini, ma anche - e forse soprattutto - verso gli amministratori pubblici.

Perchè?

Perchè per le telecomunicazioni e la telefonia mobile parliamo essenzialmente di infrastrutture pubbliche o di uso pubblico, destinati allo sviluppo sociale ed economico del territorio, oltre che naturalmente di servizi essenziali. E tutti noi in qualità di cittadini, prima ancora che come esperti o professionisti (per chi lo è), dovremmo esigere da chi ci amministra di agire con la serietà e con il rigore della informazione scientifica seria e documentata.

Su questo si dovrebbe fare molto di più: da un po’ di tempo a questa parte, un sindaco, un assessore, o altri funzionari vengono subissati a senso unico di richieste, di slogan preconfezionati o di vera e propria disinformazione dai suddetti incompetenti, ma non vedono mai nessuno che gli ricordi che, sebbene ovviamente non si è obbligati ad essere esperti in materia, una buona amministrazione dovrebbe prevedere l'opportunità e forse anche l'obbligo di analizzare il problema e concordare eventuali iniziative con esperti veri.

A titolo di esempio, è qui
riportato un filmato
(pubblico) di una rete
televisiva locale di un
incontro con il Sindaco di
un paese medio-piccolo
con gli esponenti di
alcune varie “associazioni di cittadini"
che hanno inteso
“spiegare” al sindaco ed
ai suoi collaboratori i
“pericoli del 5G”. In seguito a questo incontro e sulla scorta delle informazioni ivi esposte, l'amministrazione comunale ha emanato, a quanto mi consta prima in Italia, nientemeno che una "ordinanza di divieto di sperimentazione e/o installazione del 5G" sul territorio comunale!

Essendo la materia strettamente regolata a livello nazionale, non voglio soffermarmi su che validità possa avere questo tipo di ordinanza da un punto di vista giuridico, non essendo questo il mio campo ma, come esperto in materia di valutazione e misura di campi elettromagnetici, essendomi molto incuriosito, ho voluto visionare questo incontro.

La quantità di informazioni errate o comunque presentate in maniera distorta, di luoghi comuni e di inesattezze tecniche e/o scientifiche è davvero impressionante.

Vorrei prima di tutto chiarire però una cosa essenziale: nel caso in oggetto sono fermamente convinto che questo sia esclusivamente da imputare alla evidente ignoranza della materia specifica da parte sia dei relatori sia degli uditori, trasparendo comunque una lodevole ed apprezzabile preoccupazione per la salute; e quando parlo di "ignoranza" ed "incompetenza" le intendo nel senso tecnico e letterale dei termini e non
certo per intenti spregiativi. Purtroppo però per tutelare la salute pubblica non serve solo la preoccupazione di volerlo fare, ma anche le competenze per capire il problema ed eventualmente affrontarlo.

Ovviamente chi vuole può visionare il filmato che qui allego.

Oltre che infarcito di errori, tutto l'intervento è di un tenore molto allarmistico e molto poco professionale. Ovviamente non siamo all'Università, ma questo non significa che le informazioni che si vogliono trasmettere in una sede istituzionale non debbano essere corrette e veritiere.

Per essere più circostanziato, elenco qui di seguito qualche considerazione su affermazioni di carattere tecnico che, in un incontro dove si parla di queste tematiche specifiche, sono inaccettabili:

(Per chi va di fretta, tra parentesi il minuto esatto del fimato dove sono state dette).

1. "Il 5G si muove con frequenze che vanno da 30 a 300 GHz (Gigahertz)" (0:00)

Falso. Iniziamo molto male, già dalle prime dieci parole: lo standard 5G prevede in Italia tre bande di frequenze, la prima intorno ai 700 MHz (attualmente utilizzata da alcuni sistemi televisivi), la seconda intorno ai 3,7 GHz (attualmente utilizzata in parte dal Ministero della Difesa) e la terza intorno ai 26 GHz(attualmente utilizzata per ponti radio punto-punto).

2. "Le antenne (del 5G saranno) a un metro e mezzo una dall'altra" (0:40)

In generale è falso; la distanza delle antenne non è una variabile prefissata, ma dipende dagli obiettivi di copertura e dal tipo di servizio che si vuol portare in una determinata zona. Ad ogni modo una distanza media di un metro e mezzo tra le antenne è del tutto irrealistico e fuori da ogni plausibilità.

3. "Le antenne Phased Array servono ad avere un fascio potente" (1:33)

Falso: le antenne Phased Arrey servono a modificare la direzione verso cui il segnale viene lanciato, in modo da concentrare il campo elettromagnetico solo là dove serve. La potenza complessiva del campo elettromagnetico irradiato dipende solo da quanti Watt alimentano il dispositivo radiante.

4. "L'Istituto Ramazzini ha già pubblicato innumerevoli lavori e sperimentazioni sull'elettromagnetismo" (5:00)

l’Istituto in questione (che è una ONLUS) ha fatto una sola sperimentazione, le cui conclusioni, sebbene come ogni studio peer-reviewed siano da tenere in debita considerazione, non sono state per niente definitive, come ammette lo studio stesso, e persino definite "non convincenti" da altri centri di ricerca tra cui il principale è l' ICNIRP, principale fonte scientifica internazionale delle raccomandazioni che vengono poi
recepite dalle legislazioni degli Stati EU. Tra l’altro questa sperimentazione non riguarda affatto la tecnologia 5G.

5. "Il 5G ha sull'uomo effetti a lungo termine" (5:44) "L'infertilità è un fatto già acclarato, e malattie neurodegenerative" (5:54)

Affermazioni del tutto arbitrarie, non dimostrate né attualmente dimostrabili visto che il 5G praticamente non ha ancora iniziato ad essere usato.

6. "Lo Scientific Committee on Health, Environmental and Emerging Risks (SCHEER) ha identificato il 5G tra i 14 massimi fattori di rischio emergenti per la salute e per l'ambiente" (7:24)

Lo SCHEER stila un report destinato alla UE fatto per mettere in evidenza, anno per anno, problematiche per la salute e per l’ambiente di interesse generale che secondo il board sono degne di essere meglio approfondite. Non contiene alcuno studio autonomo ed alcuna dimostrazione di nocività. Infatti a pag. 6 è scritto chiaramente che "i dati disponibili per identificare correttamente i problemi emergenti e il loro impatto sono probabilmente molto limitati. È quindi importante che ogni problema identificato sia
regolarmente rivisto".

7. "Il campo elettromagnetico è un inquinante" (8: 38 ). "Esposizione al 5G" ( 9:26 ) "significa ignorare gli insegnamenti che vengono dalla storia dell'amianto e del benzene e del piombo" (10:12)

Queste affermazioni indicano una completa ignoranza di cosa è un campo elettromagnetico dal punto di vista fisico. Probabilmente queste persone ignorano che anche la luce solare, o delle lampadine, è campo elettromagnetico. Il campo elettromagnetico non è un “inquinante” nel senso classico del termine ma un
agente fisico (ed ecco che il paragone con l’amianto o con il benzene o la plastica è improprio: queste ultime sono sostanze che non dovrebbero proprio esistere nell’ambiente; il campo elettromagnetico esiste comunque, ed è la quantità e la qualità della sua presenza a farne un agente nocivo o innocuo). Tra l’altro faccio notare che locuzioni "evidenza", "dimostrano", e simili, vengono usate in maniera del tutto impropria,
applicate a quelle che sono solo ipotesi più o meno probabili o anche a convinzioni infondate. La vera “evidenza” è, come dice la parola stessa, qualcosa che evidente a tutti e quindi incontestabile. Uno studio scientifico che descrive un sospetto o un indizio di un effetto dannoso non è una “evidenza”.

 

8. "Sarà come essere costantemente sotto risonanza magnetica" ( 11:37) "questo consentirà di essere in grado di scansionare costantemente il nostro corpo" (12:00) "risonanza magnetica costante" (12:10)

Questa è una assurdità così enorme che credo sia evidente anche ai non esperti. Una risonanza magnetica utilizza un campo di induzione magnetica di circa 3 Tesla, corrispondente ad un campo magnetico di 2.388.000 Ampere/metro (ossia due milioni e mezzo circa. Tanto per dare una idea, 1 Tesla corrisponde alla induzione magnetica che si origina al centro di una circonferenza formata da un filo elettrico al cui interno scorre una corrente sufficiente ad illuminare circa 200 mila lampadine da 100 Watt). Ebbene, i
limiti di legge in Italia per i campi elettromagnetici per le radiocomunicazioni sono di 0,016 Ampere/metro! E' come comparare l'illuminazione che dà la lampadina sul comodino con l'illuminazione di tutte le lampade di una intera città. Inoltre, per scansionare un qualsiasi oggetto non basta un campo elettromagnetico, ma un
ricevitore molto complesso e di un software di interpretazione dei segnali, come appunto quelli contenuti nei giganteschi - e costosissimi - apparati che vediamo negli ospedali. C'è chi pensa davvero che si può fare una RM con un’antennina?!

9. "Basta premere un pulsante e potranno vedere in tempo reale l'interno delle nostre case" (13:24)

Idem come sopra, altra assurdità pura. A meno che uno non riempia di telecamere la propria casa e voglia farla vedere a tutti, ma si può fare anche adesso, non serve il 5G.

10. "A Matera (città sede di sperimentazione 5G) ci sono già tutt'e cinque le antenne" (15:24)

Forse credono che ci voglia una antenna per ogni “G” del 5G…. vabbè questa era una boutade per riprendere fiato.

11. "La legislazione italiana pone un limite alle radiofrequenze, che è 6 V/m" (16:15)

La legislazione pone un limite alla intensità - in valore quadratico medio – della potenza di irradiazione per unità di superficie, o equivalentemente, del campo elettrico o magnetico dato che in campo lontano sono strettamente proporzionali. Non delle radiofrequenze. Può sembrare un tecnicismo, ma quando si parla  di queste cose - e soprattutto quando si pretende di spiegarle ad altri - bisogna sapere bene di cosa si parla, anche dal punto di vista tecnico. Altrimenti si parla di fuffa.

12. "anche se questi 6 V/m sono considerati comunque estremamenti pericolosi" (16:43)

Falso. Da chi sarebbero considerati estremamente pericolosi? Al contrario, sono 10 volte più bassi dei limiti raccomandati dall' ICNIRP ed adottati in quasi tutta la UE.

13. "questo limite dei 6 V/m è volto a considerare gli effetti termici che il campo elettromagnetico produce sull'essere umano" (17:10) "Il limite dei 6 V/m è volto soltanto a questo tipo di condizione, e cioè che non superi un grado centigrado di temperatura" (18: 10)

Falso. Il limite dell'ICNIRP volto a considerare i soli effetti termici per le radiofrequenze (che comunque sono i soli fino ad ora riconosciuti) è di 61 V/m. Il limite di 6 V/m, applicato in Italia, è stato concepito appunto per precauzione, ossia per eventuali - anche se non ancora accertati - effetti non termici a lungo termine.

14. "In caso di particolari problemi per cui si considera che ci sia l'insorgenza di questo tumore rarissimo e la causa sia attribuibile al 5G non c'è nessuna legge nazionale che tuteli l'utente... perchè non è ravvisabile la responsabilità, e soprattutto non è ravvisabile il fatto che le emissioni di onde elettromagnetiche vadano a regolamentare la quantità di onde assorbite". (18:32)

Onestamente l'ultima affermazione è così confusa che è difficilmente interpretabile. Se si intende parlare del rapporto causa-effetto tra campi elettromagnetici e determinate patologie, sono le leggi a dover recepire le indicazioni degli studi scientifici e non il contrario. Se al momento non è scientificamente riconosciuto un nesso di causalità con determinate patologie, è ovvio che la legge non le preveda. Ad ogni modo, la legislazione italiana regola benissimo di come individuare di chi è la responsabilità delle emissioni fuori norma e anche di come intervenire nel caso vengano misurate (e relative sanzioni).

15. "Ci sono in Italia 120 piccoli comuni e piccole cittadine in cui è stata avviata la sperimentazione 5G senza avvisare nessuno, nè le autorità nè le amministrazioni nè i cittadini.. che stanno facendo da cavia umana al 5G" (22:10)

Le amministrazioni competenti vengono sicuramente avvisate, come per legge, di qualsiasi installazione di impianti (come pure in altri passaggi i relatori, contraddicendosi, affermano) ma è ovvio che se una attività è liberamente esercitabile e consentita, e se le emissioni delle radiocomunicazioni sono nei limiti che impone la legge, non c’è alcun obbligo di "avvisare i cittadini” (di cosa?). E’ come voler pretendere che chi vuole aprire un bar ha l’obbligo prima di fare un referendum tra i cittadini... perché qualcuno ha scritto un articolo sugli effetti negativi del caffè.

16. "il 5G non può arrivare qui perchè mancano le antennine famose che devono coprire ogni metro e mezzo... ecco perchè devono tagliare gli alberi" (23.33)

Questa del taglio degli alberi a causa del 5G è una pura speculazione (oppure bisognerebbe dimostrarla documenti alla mano).

17. "Esperimento che stanno facendo sulla nostra pelle" (24:40)

Qui e nel seguito si fa un paragone tra il concetto di farmaco e il 5G; paragone del tutto improprio, anche perché si confonde l’agente fisico - il campo elettromagnetico - con una sigla commerciale (come se il “5G” fosse una sostanza) ma se proprio vogliamo stare alla similitudine: le radiocomunicazioni ed i relativi studi sui loro effetti ci sono da molti decenni; ed è come se si dicesse che sebbene l’aspirina è ormai usata da cento anni e non è risultata finora nociva, la tal nuova marca di medicinale a base di aspirina deve essere
sospesa dalla vendita perché ancora non si sa cosa potrebbe provocare. Stessa logica.

18. "se dovessero installare queste antenne saremmo 24 ore su 24 e 365 giorni all'anno irradiati dalle onde elettromagnetiche" (37:44)

“Brutta” notizia per voi: siamo già irradiati 24 ore su 24 e 365 giorni all’anno dalle onde elettromagnetiche delle radiocomunicazioni attuali nonchè degli elettrodotti e da tutto ciò che funziona con l'energia elettrica.  Un altra indicazione che queste persone considerano il “5G” come fosse una specie di sostanza, ma non è nulla di nuovo di quello che esiste già, se intendiamo l’agente fisico (ossia il campo elettromagnetico).

19. "Mentre adesso potremmo spegnere il wi-fi o il telefonino (con il 5G non potremo più farlo)... la tragicità e che posso camminare per strada senza alcun tipo di dispositivo e posso essere bombardata lo stesso.... vado a casa e c'è un elettrodomestico, forno, frigorifero..." (38:02)

Altra disillusione: anche gli elettrodomestici, per il solo fatto di funzionare con l’elettricità, emettono campi elettromagnetici, già adesso. E camminando per strada già adesso non posso certo spegnere i WiFi, gli Hot-spot, i cellulari delle altre persone, i cavi elettrici, i ripetitori TV, radio e di telefonia mobile, ecc. che stanno lungo il mio percorso. Siamo già ora “immersi” (“bombardati” è un termine che dà una connotazione intrinsecamente negativa a priori) in campi elettromagnetici che non possiamo "spegnere" a nostro
piacimento. Quello che conta è che non superino i limiti stabiliti.

Non andiamo più oltre: è abbastanza chiaro che queste bufale e/o informazioni parziali o distorte (che ormai sono diventate dei "classici" visto che sono sempre le stesse) e tutti i termini ed i concetti in esse utilizzati vengono sbandierati senza che se ne capisca neanche il reale significato.

Il problema vero è un altro:

qui non si tratta semplicemente di cittadini vanno ad esporre una preoccupazione o un argomento di discussione, ma di persone con la pretesa di esporre delle conoscenze e di portare delle soluzioni senza averne alcuna competenza e con argomenti ed informazioni del tutto errate.

Quello che infatti manca del tutto nel discorso è un riferimento qualsiasi alla necessità di una expertise sull'argomento, o ad adottare un qualunque piano consolidato dalla buona prassi tecnica e/o dalle normative attuali: si sono date informazioni sbagliate, si è parlato di varie inesattezze, persino di cose inverosimili, ma nessuno ha proposto di fare cose razionali come una campagna di analisi o monitoraggio dei campi elettromagnetici, o di utilizzare la possibilità che dà la legge ai comuni (legge quadro n. 36/2001) per predisporre un serio piano di localizzazione delle sorgenti elettromagnetiche per cercare di minimizzare l'esposizione, ovviamente previa analisi e calcoli previsionali dell'impatto elettromagnetico, e non con regolamenti immotivati.

Alcune considerazioni conclusive:

A beneficio di chi vuole - e soprattutto di chi deve, come i pubblici amministratori - restare nell'alveo della serietà scientifica e tecnica, riporto il link del più recente rapporto ISTISAN 2019 dell'Istituto Superiore di Sanità "Radiazioni a radiofrequenze e tumori: sintesi delle evidenze scientifiche".

Lagorio S, Anglesio L, d’Amore G, Marino C, Scarfì M R. Radiazioni a radiofrequenze e tumori: sintesi delle evidenze scientifiche.Roma: Istituto Superiore di Sanità; 2019. (Rapporti ISTISAN 19/11)

Ci sono gli studi, ci sono le leggi, e c'è un processo di revisione costante di entrambe. Conseguentemente, occorre fare in modo che vengano rispettate: progettazione, valutazione e monitoraggio professionale sono gli unici strumenti per tutelare davvero la salute pubblica.

Francesco Pugliese è Ingegnere Elettronico e delle Telecomunicazioni, libero professionista e titolare di PuglieseProgettazioni (www.puglieseprogettazioni.it)

Ascolta. La voce delle stelle cadenti è trasmessa sul web
Danilo Poggio, martedì 23 luglio 2019  https://www.avvenire.it/
Registrata a Puerto Rico, assomiglia al canto dei grilli. E' prodotta dalle emissioni radio a
bassissima frequenza, che vengono generate nell'atmosfera dalle scie delle meteore

(Ansa)

Può sembrare assurdo, ma adesso è possibile ascoltare la voce delle stelle cadenti. I poeti (e i musicisti) ci riescono da secoli, ma ora anche le persone normali, attraverso il web, possono provare a sentirne il delicato suono, grazie a una registrazione realizzata a Puerto Rico e pubblicata sul sito Spaceweather.

Perseid Meteors With Sound from Earth to Sky Calculus on Vimeo.

La voce delle Perseidi (questo è il nome ufficiale delle stelle cadenti estive, perché sembrano scaturire dalla costellazione di Perseo) ricorda il canto dei grilli ma è più metallica ed è prodotta  dalle emissioni radio a bassissima frequenza, che vengono generate nell'atmosfera dalle scie delle meteore.

Come da tradizione, con le "lacrime di San Lorenzo", il momento migliore per vederle sarà dopo il 10 agosto (tra il 12 e il 13, per essere precisi), cercando di trovare un luogo scuro e remoto, lontano da ogni fonte luminosa. In quei giorni, infatti, la Terra attraversa la parte più densa di detriti che la cometa Swift-Tuttle ha lasciato lungo la sua orbita e che si infrangono nell'atmosfera alla velocità di 200.000 chilometri all'ora, disintegrandosi e producendo le scie luminose.

Secondo le previsioni il livello di attività dello sciame dovrebbe essere di circa 100 meteore all'ora. "Quest'anno le condizioni migliori per osservare queste meteore saranno nella prima parte e negli ultimi giorni del mese di agosto" scrive Enrico Stomeo sul sito dell'Unione Astrofili Italiani (Uai). Questo perché il 15 agosto ci sarà la Luna piena. Tuttavia, si prevede una apparizione non sfavorevole anche a ridosso del plenilunio, "in quanto - spiega l'astrofilo - il disturbo lunare lascerà un'utile finestra osservativa nella seconda parte della notte, quando la Luna ormai bassa sull'orizzonte volgerà al tramonto".

Nell’articolo originale puoi trovare anche un video: CLICCA QUI

 

Valmer Cusma. In pensione la voce di Radio Pola
Da lavoce.hr 1 agosto 2019 Vedi originale

Valmer Cusma

 

Non ha bisogno di presentazioni Valmer Cusma, giornalista, caporedattore responsabile dei programmi in lingua italiana di Radio Pola, conduttore radiofonico e dj, la cui voce inconfondibile è entrata per (quasi) quarant’anni, ogni giorno, nelle case, nelle auto e nelle cuffie di migliaia di istriani. Ogni storia, anche la più bella, è però destinata a finire. E così, lunedì scorso, è giunta a conclusione pure la storia di Valmer Cusma a Radio Pola. Dopo 43 anni di onoratissima carriere, anche per la storica voce dell’emittente radiofonica
polese è infatti giunto il momento di appendere il microfono e le cuffie al chiodo e andare in pensione. Sembra impossibile, ma è così. E poiché da ieri è un uomo… libero, non potevamo che andare a trovarlo e farci raccontare la sua storia, la storia di successo di un giornalista innamorato del suo lavoro.

Valmer, anche per te è arrivato il momento di andare in pensione. Ti sembra vero siano già passati 43 anni dal giorno in cui intraprendesti questa carriera? Ma, soprattutto, come ti senti oggi?

“Non saprei, è una strana sensazione. Non riseco ancora a capacitarmi di essere in pensione. Così come non mi sembra assolutamente vero siano trascorsi oltre quattro decenni dal giorno in cui mossi i miei primi passi nel mondo del giornalismo. Era il 1976 quando, in cerca di una prima occupazione, qualsiasi occupazione, mi rivolsi alla redazione polese de “La Voce del Popolo”, allora coordinata da Claudio Radin,
che il giorno dopo il nostro incontro mi mandò in centro città in cerca di notizie. E così che è iniziata la mia carriera di giornalista, che alla Voce ho trascorso accanto a Radin, ma anche accanto a Mirella Fonio, Elis e Luigi Barbalich, che tutt’oggi considero il mio maestro, il mio mentore, colui che mi ha seguito, accompagnato e mi ha insegnato a scrivere e a ragionare da giornalista. Penso che oggi manchino maestri del suo calibro, capaci di trasmettere l’attaccamento al lavoro, ma anche alla lingua, alla cultura e all’identità italiana di questi territori”.

Se non sbaglio, in quegli anni trascorsi alla “Voce” iniziasti a muovere anche i primi passi in radio.

“È esatto. Ero ancora un giovane giornalista della carta stampata quando da Radio Pola mi contattarono per offrirmi un lavoro di collaboratore esterno. Lavoro che, naturalmente, accettai. Poiché la mia voce, il mio modo di fare e la mia professionalità piacquero molto, gli allora vertici dell’emittente radiofonica decisero di assumermi in pianta stabile, offrendomi il posto lasciato libero da Sonia Curto, nel frattempo passata alla “Voce del Popolo” come corrispondente da Rovigno. Con un certo dispiacere sia mio che dei miei colleghi lasciai quindi la “Voce” per passare definitivamente a Radio Pola”.

Com’è stato il passaggio dalla carta stampata al giornalismo radiofonico. Quali sono state le differenze che hai immediatamente riscontrato?

“Beh, rispetto a un giornalista della carta stampata, quello radiofonico deve essere molto più sintetico. La radio trasmette parole che devono essere captate e capite al volo dagli ascoltatori. Le notizie riportate dai giornali possono, invece, essere lette e rilette più e più volte. Quindi, la caratteristica principale che distingue un giornalista della carta stampata da un giornalista radiofonico è la capacità di sintesi. Inoltre, anche lo stress a cui siamo sottoposti è diverso. Ad esempio, il giornalista della carta stampata non sarà mai sotto
pressione perché deve andare in onda in diretta. Devo comunque dire che, nonostante le differenze, il mio ambientamento in radio è stato immediato. Non mi sono mai sentito un pesce fuor d’acqua. La mia voce e la mia intraprendenza mi hanno di certo aiutato”.

Quindi, possiamo dire che la Radio è stata un’amore a prima vista?

“Direi proprio di sì. Come ho già detto, il mio ambientamento è stato impercettibile. Non mi ha turbato nemmeno il fatto di essere passato da un ambiente tutto italiano come quello della “Voce” a un altro tutto croato, con un solo piccolo spazio riservato a noi italiani. Per questo devo ringraziare Gianni Tognon, con il quale mi sono subito trovato in sintonia. Eravamo una squadra, un team affiatato”.

Dalle tue prime esperienze alla “Voce” e dai tuoi primi passi in radio ne è passata di acqua sotto i ponti. Com’è cambiato il giornalismo in questi quarant’anni?

“Sotto la Jugoslavia esisteva soltanto un partito e noi giornalisti eravamo quasi obbligati a scrivere, coltivare e promuovere i valori e le idee del partito. Era un’epoca in cui tutti sognavano il pluripartitismo e la diversità di orientamento politico, che poi è arrivata. Purtroppo, nonostante il pluripartitismo tanto agognato, i giornalisti sono oggi comunque costretti a soddisfare le esigenze e gli interessi degli editori, cercando allo stesso tempo di soddisfare anche le aspettative dei lettori e degli ascoltatori”.

Accanto agli incarichi di giornalista e redattore capo della Redazione italiana di Radio Pola, in questi quarant’anni ha portato avanti anche diversi programmi e progetti. Quali ricordi con particolare affetto e perché?

“Prima di rispondere alla domanda mi permetto di ricordare che sono stato il primo dj radiofonico in Istria. A Radio Pola ho portato una ventata di freschezza, fondendo assieme la musica e il parlato, una pratica che ho imparato ascoltando le radio italiane. Tornando alla tua domanda, rispondo dicendo che l’iniziativa più importante è stata senz’ombra di dubbio “Pola più”, un progetto di potenziamento delle trasmissioni in lingua italiana dedicate alle tematiche più varie. Grazie al progetto abbiamo assunto diversi collaboratori esterni come Mauro Seppi, Sandor Slacki e Nadia Giugno, assieme ai quali siamo riusciti a mettere in piedi trasmissioni dedicate alle pensioni italiane, alla cultura italiana e al mondo degli esuli. Purtroppo, si è trattato di un progetto a termine, durato soltanto un anno”.

C’è, invece, un momento particolare che ricordi?

“Ce ne sono diversi, dalla conoscenza di Primo Rovis a quella dei calciatori della Seria A, Franco Causio e Paolo Rossi, fino alla collaborazione con Bobbi Solo, per il quale ho scritto il testo di una canzone. Accanto a questi momenti particolari, ce n’è uno toccante, che ricordo con particolare emozione e tristezza. È la scomparsa del mio collega Gianni Tognon, spentosi nel 2002 all’età di 63 anni. Era una persona vera. Con lui e con Renato Pernić (redattore musicale di Radio Pola) ho trascorso un periodo bellissimo, un’epoca
romantica, oserei dire. Con loro mi sono sempre sentito a mio agio”.

Hai qualche rimpianto?

“Si, di non essere riuscito a organizzare in seno all’HRT (la Radiotelevisione pubblica di cui Radio Pola è parte integrante) una redazione italiana con una propria frequenza, una sua autonomia e una sua soggettività. Ci ho provato, ma a un certo punto sono rimasto solo a combattere questa battaglia”.

Continueremo a sentirti nonostante la tua assenza da Radio Pola?

“Si, continuerò a collaborare con Radio Tv Capodistria, dove quasi ogni sera sono presente nel Tg delle 19”.

In conclusione, come trascorrerai il tuo tempo libero?

“Di certo continuerò a comporre testi per canzoni. Inoltre penso di proseguire la mia attività in seno alla Comunità Nazionale Italiana, all’Unione Italiana e nelle associazioni degli italiani. Bisogna darsi da fare. L’assimilazione è alle porte e quindi bisogna insistere e dare vita a una battaglia che possa ridarci la dignità di una volta”.

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