Rapporto Censis: quasi 8 italiani su 10 ascoltano la radio

Il 95,1% degli italiani guarda la televisione, mentre il 79,9% ascolta la radio.

Lo rileva l’ultimo rapporto Censis sulla comunicazione (il diciottesimo, intitolato “I media della crisi”).

Crolla la carta stampata, oggi fruita dal 25,4% contro il 67,0% di quindici anni fa. Crescono tuttavia di quasi il 5% – negli ultimi dodici mesi – gli utenti dei quotidiani online, oggi a quota 33,0%.

I lettori di libri sono il 42,7%, mentre i fruitori di social network sono l’82,4%, con una flessione di Facebook e Twitter ed una crescita di TikTok e di piattaforme quali Spotify e Telegram. In testa, WhatsApp, YouTube e Instagram.

Tornando a radio e tv, il piccolo schermo vede un calo della tv tradizionale (-3,9% rispetto ad un anno fa), una lieve crescita del satellite, ma soprattutto un boom della tv via internet, ormai seguita da più di un terzo degli italiani.

Per quanto riguarda la radio, cala l’ascolto in casa (oggi a quota 48,0%), sale in auto (69,0%), è stabile da pc (20,4%), mentre è sempre più frequente l’utilizzo di app su smartphone, con una crescita del 5,4% in un anno che porta la fruzione al 29,2%.

La transizione verso la radiovisione: secondo rapporto Censis

Martedì 12 ottobre, il Censis ha presentato il secondo rapporto relativo alla “Transizione verso la Radiovisione”.

L’incontro si è tenuto a Roma con la presentazione di Anna Italia del Censis e discusso da Massimiliano Valerii, Direttore Generale del Censis, Luca Bernabei, Amministratore Delegato di Lux Vide, Igor De Biasio, Amministratore Delegato di Arexpo e Consigliere di Amministrazione della Rai, Massimo Giletti, giornalista e presentatore radiofonico e televisivo, e Massimiliano Panarari, saggista e sociologo della comunicazione presso l’Università Mercatorum.

Questo il comunicato relativo al seminario.

La radiovisione in sintonia con gli stili di vita degli italiani. Più di 4 milioni di italiani seguono ogni giorno la radiovisione dagli schermi televisivi. Sono aumentati del 4,7% nel primo semestre del 2021 rispetto allo stesso periodo del 2019. Ma gli italiani che guardano anche saltuariamente la radio in tv superano gli 11 milioni. Più di 5 milioni nell’ultimo anno e mezzo hanno scoperto per la prima volta la radiovisione sugli schermi televisivi. Quelli che seguono i programmi radiofonici da device diversi da quelli tradizionali sono complessivamente più di 19 milioni. L’81,4% degli italiani è convinto che la radiovisione sia un nuovo media che combina i contenuti di qualità della radio con le infinite possibilità di ascolto e di visione in diretta su una molteplicità di schermi: il televisore, il pc, il tablet e lo smartphone.

Superata la prova della pandemia. I programmi radiofonici sono usciti bene dall’infodemia scatenata dall’emergenza sanitaria. Per l’82,6% degli italiani la fiducia nella radio è rimasta invariata nell’ultimo anno, per il 6,1% è aumentata. La radio batte tutti gli altri media. Perché la fiducia nella tv è aumentata per il 5,8%, quella nella stampa per il 2,7%, quella nel web solo per il 2,5%.

Credibilità e affidabilità alla base della good reputation. L’81,7% degli italiani ritiene che il successo dei programmi radiofonici dipenda dalla credibilità e affidabilità dei loro contenuti. Le notizie di politica nazionale sono quelle che interessano di più gli utenti: il 40,1%. Al secondo posto, in forte crescita nell’anno della pandemia, le notizie riguardanti scienza, medicina e tecnologia: catturano l’attenzione del 34,9%. Seguono: stili di vita, viaggi e cucina (28,8%), cronaca nera (27,9%), sport (26,7%), cultura e spettacoli (25,8%).

Differenze di genere, interessi diversi. I gusti degli utenti della radio cambiano in base al sesso. Gli uomini preferiscono la politica nazionale (il 45,5% contro il 34,4% delle donne), lo sport (il 45,4% contro il 7,2%) e l’economia (il 23,2% contro il 9,9%). Le donne sono attratte di più dalle notizie riguardanti stili di vita, viaggi e cucina (il 40,5% contro il 17,5% degli uomini), cultura e spettacolo (il 33,8% contro il 18,1%), gossip e cronaca rosa (il 28,8% contro il 6,2%).

Lunga vita alla radio, che non teme le piattaforme digitali. Il 63,1% degli italiani è convinto che il futuro dei contenuti audio non saranno le piattaforme online di musica a pagamento, che offrono lo streaming on demand di brani selezionati in base ai gusti personali dell’utente (la pensa così anche il 51,7% dei più giovani). Per il pubblico due fattori conferiscono un valore aggiunto alla programmazione radiofonica rispetto alle piattaforme digitali: i contenuti realizzati da una redazione di professionisti e la programmazione in diretta. Il 90,1% sottolinea la differenza tra i programmi offerti all’interno di un palinsesto realizzato da redazioni professionali, ricco di musica e di contenuti informativi, e le piattaforme on demand, che offrono esclusivamente musica selezionata in modo personalizzato. L’85,2% sottolinea che la peculiarità della radio è di essere live e di riuscire così a mantenere un contatto diretto con il proprio pubblico.

(Comunicato stampa)

* Archivio News –> www.fm-world.it/news

* FM-world –> per contatti e segnalazioni: [email protected]

Rapporto Censis sulla comunicazione: quasi 8 italiani su 10 ascoltano la radio

È stato presentato il 17° Rapporto Censis sulla comunicazione.

Riportiamo il comunicato, dove viene presentata – tra gli altri – una “Radio sempre all’avanguardia”.

Crescono ancora le tv, quelle tradizionali e le più innovative. La pandemia ha prodotto una straordinaria accelerazione del paradigma biomediatico. Nel 2021 la fruizione della televisione ha conosciuto un incremento rilevante, per effetto sia dell’aumento dei telespettatori della tv tradizionale (il digitale terrestre: +0,5% rispetto al 2019) e della tv satellitare (+0,5%), sia del boom della tv via internet (web tv e smart tv salgono al 41,9% di utenza: +7,4% nel biennio) e della mobile tv, che è passata dall’1,0% di spettatori nel 2007 a un terzo degli italiani oggi (33,4%), con un aumento del 5,2% solo negli ultimi due anni. Tendono a crescere quindi sia gli usi tradizionali della televisione, sia quelli innovativi.

La radio sempre all’avanguardia. La radio continua a rivelarsi all’avanguardia all’interno dei processi di ibridazione del sistema dei media. Complessivamente, nel 2021 i radioascoltatori sono il 79,6% degli italiani, stabili da un anno all’altro. Se la radio ascoltata in casa attraverso l’apparecchio tradizionale perde 2,1 punti percentuali di utenza e l’autoradio 3,6 punti (penalizzata dalle limitazioni alla mobilità causate dall’emergenza sanitaria), aumenta l’ascolto delle trasmissioni radiofoniche via internet con il pc (lo fa il 20,2% degli italiani: +2,9%) e attraverso lo smartphone (lo fa il 23,8%: +2,5%).

Boom di internet, smartphone e social network. Si registra ancora un aumento dell’impiego di internet da parte degli italiani. L’utenza ha raggiunto quota 83,5%, con una differenza positiva di 4,2 punti percentuali rispetto al 2019. L’utilizzo degli smartphone sale all’83,3% (con una crescita record rispetto al 2019: +7,6%). E lievitano complessivamente al 76,6% gli utenti dei social network (+6,7%).

Sorpresa: aumentano i lettori di libri. Sembra essersi arrestata l’emorragia di lettori di libri, che nel 2021 sono il 43,6% degli italiani, con un aumento dell’1,7% rispetto al 2019 (sebbene nel 2007 chi aveva letto almeno un libro nel corso dell’anno era il 59,4% della popolazione). Se si considera che chi ne ha letti più di 3 costituisce una fetta pari al 25,2%, si può affermare che il lockdown ha senz’altro prodotto un riavvicinamento alla lettura. Si registra anche un incremento dei lettori di e-book, pari oggi a un italiano ogni dieci (l’11,1%: +2,6%). Al contrario, si accentua la crisi ormai storica dei media a stampa, a cominciare dai quotidiani venduti in edicola, che nel 2007 erano letti dal 67,0% degli italiani, ridotti al 29,1% nel 2021 (-8,2% rispetto al 2019). Lo stesso vale per i settimanali (-6,5% nel biennio) e i mensili (-7,8%).

La pandemia accorcia le distanze tra giovani e anziani. Tra i giovani (14-29 anni) c’è stato un ulteriore passo in avanti nell’impiego dei media, in generale, e delle piattaforme online, in particolare. Il 92,3% utilizza WhatsApp, l’82,7% YouTube, il 76,5% Instagram, il 65,7% Facebook, il 53,5% Amazon, il 41,8% le piattaforme per le videoconferenze (rispetto al 23,4% riferito alla popolazione complessiva), il 36,8% Spotify, il 34,5% TikTok, il 32,9% Telegram, il 24,2% Twitter. Anche tra i più anziani (65 anni e oltre) qualcosa si muove, visto che l’impiego di internet sale notevolmente (dal 42,0% al 51,4%) e gli utenti dei social media aumentano dal 36,5% al 47,7%. Il bisogno di mantenere un contatto, almeno virtuale, con i propri cari nel periodo del più rigido isolamento deve aver giocato un ruolo non indifferente nella confidenza acquisita con la rete dagli ultrasessantacinquenni.

E il virus non ferma la spesa per i dispositivi digitali. Anche l’andamento della spesa delle famiglie per i consumi mediatici nell’intervallo di tempo tra il 2007 e il 2020 evidenzia come, mentre il valore dei consumi complessivi ha subito una drastica flessione, senza ancora ritornare ai livelli precedenti la grande crisi del 2008 (-13,0% in termini reali è il bilancio alla fine del 2020, con l’aggravamento dovuto alla recessione dell’anno scorso), la spesa per l’acquisto di telefoni ed equipaggiamento telefonico ha segnato anno dopo anno un vero e proprio boom, di fatto moltiplicando per oltre cinque volte il suo valore (+450,7% nell’intero periodo, per un ammontare di 7,2 miliardi di euro nell’ultimo anno), quella dedicata all’acquisto di computer, audiovisivi e accessori ha conosciuto un rialzo rilevantissimo (+89,7%), mentre i servizi di telefonia hanno conosciuto un assestamento verso il basso per effetto di un radicale riequilibrio tariffario (-21,1%, per un valore comunque pari a 14,6 miliardi di euro sborsati dalle famiglie italiane nell’ultimo anno) e, infine, la spesa per libri e giornali ha subito un vero e proprio crollo dal 2007 (-45,9%). 

Questi sono i principali risultati del 17° Rapporto sulla comunicazione del Censis, promosso da Intesa Sanpaolo, Mediaset, Rai, Tv2000 e Windtre, presentato oggi a Roma da Massimiliano Valerii, Direttore Generale del Censis, e discusso da Roberto Basso, Direttore External Affairs and Sustainability di Windtre, Vincenzo Morgante, Direttore di rete e delle testate giornalistiche di Tv2000, Roberto Nepote, Direttore Marketing della Rai, Gina Nieri, Consigliere di Amministrazione di Mediaset, Fabrizio Paschina, Responsabile Direzione Comunicazione e Immagine di Intesa Sanpaolo, e Giuseppe De Rita, Presidente del Censis.

(Comunicato stampa)

Censis: “La radio è un mezzo vincente, all’altezza dei tempi come nessun altro”

Diciamo che una giornata così magari fino a non molto tempo fa il mondo della radio l’avrebbe potuta solo sognare. Oggi invece è diventata realtà e non per autocelebrazione degli stessi radiofonici ma con l’autorevole avallo del Censis.

Proprio il Censis ha infatti presentato, come abbiamo già avuto modo di spiegare, con una breve ma ‘succosa’ giornata la propria ricerca «La transizione verso la radiovisione», che non lascia spazio a molti dubbi già dal titolo. A fare gli onori di casa c’era Massimiliano Valerii, Direttore Generale del Censis, mentre alla collega Anna Italia è toccata l’illustrazione specifica della ricerca, piena di ‘belle parole’ per il mondo della Radio – ma rigorosamente basate sui dati – e anche, in qualche modo, un’autentica iniezione di entusiasmo per chi la radio la fa, tutti i giorni.

A fare da contorno e a commentare le slide dell’indagine c’era un gruppetto di personaggi (in parte presente al Censis, in parte in collegamento video) che con la radio o la comunicazione hanno avuto e hanno a che fare, vale a dire Roberto Arditti, Davide Giacalone, Emilio Carelli e Maurizio Gasparri.

Ma qual è il grande valore di questa giornata per la radio? La ricerca Censis certifica, in sostanza, che il mezzo radiofonico non solo è stato preziosissimo in tempi di pandemia ma in contemporanea ha saputo trasformarsi, adeguarsi, seguire i mutamenti sociali, guadagnare una diffusione sempre più di massa anche grazie alla ‘sorella maggiore’, la televisione: in più appare, anche nella percezione dei fruitori, flessibile, partecipato, all’altezza dei tempi e capace di trasformarsi e adeguarsi a qualsiasi novità tecnologica come nessun altro. Insomma, come dice il Censis stesso, “la radio è un fenomeno di massa, capace di coniugare continuità e innovazione”.

I dati sono moltissimi e senza citarli tutti, inizieremo spiegando che sono più di 41 milioni gli italiani che seguono i programmi radiofonici. Di questi, 27 milioni utilizzano anche dispositivi alternativi rispetto all’apparecchio tradizionale e all’autoradio, da tempo ‘regina’ in fatto di ascolti.

Durante il primo lockdown il 30,5% degli italiani si è informato almeno una volta al giorno sulla pandemia e sulle regole da rispettare attraverso la programmazione radiofonica. Successivamente la tendenza positiva è proseguita: nel secondo semestre 2020, a fronte di un comprensibile calo del numero di ascoltatori dall’autoradio (rispetto al 2019) e di una tenuta dell’apparecchio tradizionale, sono cresciuti tutti gli altri device. E la televisione sembra, per certi versi, ‘dare una bella mano’: nell’ultimo anno gli spettatori dei canali televisivi della radio in un giorno medio sono aumentati dell’8%.

La ‘transizione verso la radiovisione’ (intesa peraltro in senso ampio, non solo quella via canale DTT) è dunque un dato di fatto, una realtà in crescita, che sta vivendo un vero boom, grazie alla modalità simulcast crossmediale, cioè alla possibilità di fruire dei contenuti radiofonici contemporaneamente su qualsiasi dispositivo. Sono infatti circa 19 milioni gli italiani che seguono programmi radiofonici in formato video attraverso uno schermo: tv, smartphone o pc. Di questi, quasi 11 milioni seguono la radiovisione (stavolta in senso più stretto) sugli schermi tv. E non si tratta di un fuoco di paglia, ma di una tendenza pienamente in sintonia con le aspettative degli italiani.

Il 52% di questi ultimi dichiara infatti che vorrebbe avere sempre di più la possibilità di fruire dei contenuti radiofonici su device diversi, in particolare in formato video. E il 50% di chi segue la radiovisione la trova piacevole. Il 72% degli italiani vuole poi poter seguire i contenuti radiofonici sempre e ovunque, a prescindere dal device utilizzato.

La flessibilità del mezzo è formidabile ma la sua forza vera sono i contenuti, di cui gli utenti vogliono poter fruire appunto attraverso qualsiasi device, in ogni luogo, in qualsiasi momento, in diretta o on demand. Se insomma, i radiofonici sono in grado di realizzare buoni programmi, sembrano essere in una botte di ferro e il futuro appare garantito.

E la radio, pienamente all’altezza dei tempi, è ovviamente anche tanto ‘social’, tanto che chi ascolta si sente parte di una comunità. Il 63% di chi segue i programmi radiofonici attiva difatti almeno una forma di interazione con essi, il 23% visita il sito delle emittenti che preferisce, il 20% segue i profili social di programmi e di conduttori, il 19% ha scaricato una ‘app radiofonica’ sullo smartphone. Millennial e studenti, in tutto ciò, sono in prima fila.

Che dire? I tempi di ‘Video killed the radio star’ sono ormai lontani, a tremare un po’ di più oggi è semmai proprio la tv, non certo la radio.

Mauro Roffi

  • Potrebbero interessarti anche:

L’indagine del Censis: “È boom della radiovisione”
Il Censis certifica il boom della radiovisione. Rai Radio: la nostra, una scelta vincente
Lorenzo Suraci: “Lo studio del Censis dimostra quanto e come il lavoro di RTL 102.5 abbia anticipato i tempi”

L’indagine del Censis: “È boom della radiovisione”

Il Censis ha presentato, nella mattinata di giovedì 18 marzo, la propria ricerca relativa alla radiovisione.

Erano presenti Massimiliano Valerii (Direttore Generale del Censis) e Anna Italia (Censis), in un incontro discusso da Roberto Arditti, Davide Giacalone, Emilio Carelli e Maurizio Gasparri.

Questo il comunicato stampa relativo alla ricerca.

La radio fenomeno di massa, capace di coniugare continuità e innovazione. La radio è e rimane un fenomeno di massa. Sono più di 41 milioni gli italiani che seguono programmi radiofonici. Di questi, 27 milioni utilizzano anche dispositivi alternativi all’apparecchio tradizionale e all’autoradio. Sono numeri che dimostrano che la radio è riuscita a rigenerarsi nel tempo, ibridandosi con gli altri media e sintonizzandosi sui nuovi stili di vita degli italiani. La radio è riuscita a conservare il suo valore tradizionale adattandosi ai tempi e oggi accompagna la vita di fasce di pubblico trasversali per età, condizione economica e status sociale.

Il ruolo della radio durante la pandemia. Durante il primo lockdown il 30,5% degli italiani si è informato almeno una volta al giorno sulla pandemia e sulle regole da rispettare attraverso la programmazione radiofonica. Nella forzata reclusione casalinga il 30% dei radioascoltatori ha dedicato più tempo all’ascolto in casa rispetto al periodo pre- Covid. I dati sull’ascolto medio giornaliero nel secondo semestre del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 sono chiari: a fronte di un calo del numero di ascoltatori dall’autoradio, dovuto alle limitazioni alla mobilità, e di una tenuta dell’apparecchio tradizionale, crescono tutti gli altri device. Nell’ultimo anno gli spettatori dei canali televisivi della radio in un giorno medio sono aumentati dell’8%.

Il boom della radiovisione. La radiovisione è una realtà in crescita, che sta vivendo un vero e proprio boom grazie alla modalità simulcast crossmediale, cioè alla possibilità di fruire dei contenuti radio contemporaneamente su qualsiasi dispositivo. Sono circa 19 milioni gli italiani che seguono programmi radiofonici in formato video attraverso uno schermo: tv, smartphone o pc. Di questi, quasi 11 milioni seguono la radiovisione sugli schermi tv. La visual radio non è un fuoco di paglia, destinato a spegnersi dopo la pandemia, ma è fortemente in sintonia con le aspettative degli italiani. Il 52% dichiara che vorrebbe avere sempre di più la possibilità di fruire dei contenuti radiofonici su device diversi anche in formato video. E il 50% di chi segue la radiovisione la trova piacevole, il 27,5% coinvolgente, il 24% innovativa.

Il passaggio dal mezzo ai contenuti è compiuto. Oggi quello che conta non è l’apparecchio radio in sé, ma i contenuti, di cui gli utenti vogliono poter fruire attraverso qualsiasi device, in ogni luogo, in qualsiasi momento, per intero o a spezzoni, in diretta e on demand. Il 59% degli italiani associa alla radio determinate trasmissioni che seguirebbe anche su device diversi dall’apparecchio tradizionale. Il passaggio dal mezzo alla piattaforma di contenuti fruibili in ogni luogo e da ogni device è ormai compiuto. L’85% degli italiani ne è consapevole e ne dà un giudizio positivo. E le percentuali raggiungono il 95,5% tra i giovani millennial, il 95% tra gli imprenditori e i liberi professionisti, il 92% tra gli studenti.

La crossmedialità non si discute. L’89% degli italiani è convinto che la partita degli ascolti si vinca sul piano della qualità dei contenuti e dei programmi proposti e non su quello degli apparecchi che li veicolano. L’87% pensa che la multicanalità sia la logica evoluzione dei cambiamenti intervenuti negli stili di vita e nelle modalità di consumo della popolazione. Il 72% vuole poter seguire i contenuti radio in qualsiasi momento della giornata e in ogni luogo, a prescindere dal device utilizzato.

La radio, il più social dei media. La radio è dentro la vita degli italiani e chi la utilizza si sente parte di una comunità. Il 63% di chi segue i programmi radiofonici attiva almeno una forma di interazione con essi. Il 23% visita il sito delle emittenti di proprio gradimento, il 20% segue i profili social di programmi e di conduttori, il 19% ha scaricato una app che consente di fruire i contenuti che preferisce sullo smartphone. Il 12% degli utenti condivide i contenuti radio sui social network personali e il 13% condivide i video dei programmi. Tra chi segue le dirette, il 20% invia messaggi sms o WhatsApp oppure e-mail durante le trasmissioni e il 10% telefona in diretta. Forte è la componente on demand, rappresentata da chi segue i programmi su YouTube (18,5%) e scarica i podcast (12%).

Il Direttore Generale del Censis Massimiliano Valerii è stato intervistato questa mattina in diretta su RTL 102.5 all’interno di Non Stop News, per dare qualche anticipazione sull’indagine sulla Radiovisione svolta proprio dal Censis e che è stata pubblicata oggi.

La radio è il mezzo di comunicazione di massa più antico che possediamo, le prime trasmissioni risalgono al 1924, ma ha mostrato una straordinaria capacità di rigenerarsi e di risintonizzarsi sugli stili di vita degli italiani che nel frattempo sono molto cambiati. Con l’arrivo dei dispositivi digitali la programmazione radiofonica è stata capace di fluire di fatto su ogni vettore e di cambiare pelle e fondersi anche con gli altri mezzi a cominciare dagli schermi e lo schermo per antonomasia, il televisione. Con il termine Radiovisione intendiamo la possibilità del simulcast crossmediale, vuol dire che lo stesso contenuto può essere fruito dagli utenti attraverso qualsiasi piattaforma, qualsiasi dispositivo, in ogni luogo, in qualsiasi momento e questo rappresenta una capacità straordinaria della radio di arrivare agli utenti e grazie a questo ha mantenuto il suo appeal: oggi sono 41 milioni gli italiani seguono la radio, e di questi 19 milioni lo fa attraverso uno schermo e sono quasi 11 milioni che usufruiscono del messaggio radiofonico che si unisce al linguaggio visuale attraverso lo schermo della televisione e questo è un cambiamento davvero significativo”.

“Nel 2020 e 2021 c’è stata della domanda di informazione ma anche di intrattenimento che è cresciuta in maniera significativa e molti hanno cercato le informazioni su quello che stava succedendo in radio. Se c’è stata una flessione dell’ascolto dei programmi dall’autoradio, dovuto alle restrizioni che abbiamo subito, quindi alle limitazione della nostra mobilità, c’è stato invece un incremento dell’audience televisiva dei programmi radiofonici, è cresciuta dell’8%, un po’ per la forzata reclusione in casa e poi perché il linguaggio tradizionale della radio diventa ancora più forte ed efficace quando si fonde con il linguaggio visivo. Non a caso dalla nostra indagine, risulta che un’alta percentuale degli utenti ne sottolineano proprio questo aspetto, cioè la capacità di essere efficace nel diffondere i messaggi e di avere la possibilità  che noi abbiamo di fare il nostro palinsesto su misura”.

Il futuro della radio e della Radiovisione

“In questo ultimo anno noi abbiamo vissuto un colossale esperimento di massa, uno switch al digitale anche da parte di quelle persone tradizionalmente più resistenti, tra lo smart working  e la didattica a distanza, le video chiamate per tenersi in contatto con amici e parenti. Non c’è dubbio che avendo sperimentato l’efficacia e la facilità di utilizzo di un mezzo come la radio in tutte le sue forme, è difficile che si torni indietro. Quello che si prospetterà per il futuro è un rafforzamento della capacità di ognuno di fare individualmente il proprio mix: si tornerà a recuperare quote di utenza dall’autoradio, ma oggi abbiamo scoperto anche tutti i vantaggi che l’epidemia ci ha portato a conoscere che è quello di poter guardare le trasmissioni radio attraverso il televisore o lo smartphone”.

Subito dopo la presentazione del rapporto, è intervenuto il Presidente di RTL 102.5 Lorenzo Suraci che ha dichiarato: “Lo studio del Censis dimostra quanto e come il lavoro di RTL 102.5 abbia anticipato i tempi”.

(Comunicato stampa)

* FM-world –> per contatti e segnalazioni: [email protected]

Il Censis certifica il boom della radiovisione. Rai Radio: la nostra, una scelta vincente

Si è svolto stamattina il webinar “La transizione verso la radiovisione”, organizzato dal Censis che ha visto la partecipazione di Massimiliano Valerii, Direttore Generale Censis, Emilio Carelli, Commissione parlamentare di Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi, Maurizio Gasparri, membro Commissione parlamentare di Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi, Roberto Arditti, Direttore Editoriale Formiche e Davide Giacalone, giornalista e scrittore.

Fra i dati presentati, l’importante quota di ascoltatori che utilizzano dispositivi alternativi all’apparecchio tradizionale e all’autoradio: 27 milioni su 41 complessivi. Numeri che dimostrano come la radio sia riuscita a rigenerarsi nel tempo, ibridandosi con gli altri mezzi.

Poi, il boom della radio in modalità visiva: sono circa 19 milioni gli italiani che seguono programmi radio attraverso tv, smartphone o pc. Il 52% di questi dichiara che vorrebbe avere sempre di più la possibilità di fruire dei contenuti radiofonici su device diversi anche in formato video. E il 50% di chi segue la radiovisione la trova piacevole, il 27,5% coinvolgente, il 24% innovativa.

“Siamo felici di conoscere questi risultati – commenta Roberto Sergio, direttore Rai Radio – che non fanno che confermare l’esattezza della nostra scelta di portare, ormai da diversi mesi, Radio 2 in versione visual. Ma soprattutto mi fa piacere vedere i giudizi qualitativi sul gradimento della visual radio, a conferma che abbiamo intercettato una tendenza importante, che va nella direzione di un rapporto caldo con il pubblico”.

Altro dato riportato dalla ricerca Censis è quello sull’aspetto social della radio. Il 63% di chi segue i programmi radiofonici attiva almeno una forma di interazione con essi. Ancora, Il 12% degli utenti condivide i contenuti radio sui social network personali e il 13% condivide i video dei programmi. Forte è la componente on demand, rappresentata da chi segue i programmi su YouTube (18%) e scarica i podcast (12%).

“Tutti dati che trovano conferme negli andamenti che registriamo quotidianamente sulle nostre piattaforme. Basti pensare a Radio 2 che nel 2020 è stata la radio prima in classifica tra tutte le radio nazionali grazie ai suoi 6,56 milioni di interazioni Facebook e agli oltre 133 milioni di visualizzazioni video sulle piattaforme social. La ricerca Censis certifica l’ormai avvenuto passaggio dal mezzo ai contenuti: sicuramente il riposizionamento di Rai Radio ha spinto in tal senso e ha contribuito a tale evoluzione epocale. Oggi la nostra offerta è totalmente guidata dai contenuti, come dimostrano del resto i canali specializzati, ciascuno identificato e costruito su specifiche aree di contenuto. Una scelta che andremo a riconfermare ulteriormente con la prossima Rai Play Sound, già annunciata, dove il contenuto sarà definitivamente re delle scelte, dal podcast alle radio in diretta e on demand”.

La trasformazione digital di Rai Radio è così ormai definitivamente compiuta e ha consentito di incrementare l’offerta, rinnovare l’immagine delle radio, ibridare le piattaforme distributive e portare i contenuti su target nativi digitali.

(Comunicato stampa)