Sanremo solo per radio analogiche: tutte le reazioni alla scelta degli organizzatori del Festival

Larticolo di FM-world dell’8 gennaio in cui annunciavano la decisione di includere le sole radio FM nella lista delle candidabili alla “giuria delle radio” del Festival ha scatenato molte reazioni, tra cui un polemico editoriale di Newslinet e decine di commenti della community di Talkmedia: facciamo il punto.

I fatti

Cominciamo dai fatti: tramite la vagamente burocratica formula dell’ “Avviso esplorativo per la manifestazione d’interesse” i Corecom hanno informato che i criteri per l’individuazione delle radio da includere nell’elenco della “Giuria delle Radio” 2025 prevede tra i “criteri qualitativi” la “trasmissione in FM”, precisando che “sono da escludere le radio solo DAB e solo WEB”.

Qualità ? Solo in FM

Ovvio che dopo anni in cui importanti esponenti della RAI hanno ventilato l’ipotesi dello spegnimento dell’FM a favore del digitale questa cosa suoni per molti paradossale. Se poi consideriamo che questa è una scelta qualitativa l’affronto ai nativi digitali (o agli analogici in ampiezza) è evidente. Solo se sei in FM fai un prodotto di qualità, full stop.

E lasciamo da parte il fatto che le radio AM – poche, ma riconosciute e autorizzate dal ministero – non sono neppure citate, ovviamente da qualcuno che dimentica che il Festival è nato proprio in AM, sulla frequenza degli 1034 Kc/s della Rete Rossa, l’attuale Radio2.

Le reazioni

Lasciamo ai lettori il piacere di leggere l’opinione in merito del direttore di Newslinet, limitandoci a citarne il titolo che fa intendere il tono del pezzo: “Approccio analogico di Sanremo a radio: emblematico di chi non assimila cambiamenti. RAI torna indietro di 10 anni o Festival non capisce“.

Veniamo invece alle reazioni dei lettori di Talkmedia, la community di FM-world.

C’e’ innanzitutto chi vuole capire, come il caso di Dario Albertini, il quale ci informa di essere comunque passato al Podcasting: “Sarebbe interessante comprendere i motivi dell’esclusione per DAB e Web. Dico subito di non essere parte in causa, da 4 anni sono passato con gioia al podcasting dopo 10 di webradio. Però, almeno capire. Magari tra chi legge c’è qualcuno più competente di me o che osa dire quella che forse è più che una mia fantasia”

C’è chi è più tranchant, come Massimo Siddi che liquida la faccenda con un “Che cosa ridicola“.


Una questione di spazio?

Cercano un razionale, il noto e (ci si permetta) storico conduttore Renato Tradico, attualmente in FM a Radio Millennium, insieme al suo editore Ronchi:

Afferma Renato Tradico: “A mio avviso non ritengono le web radio emittenti nell’etere in pratica non irradiano un segnale. Tutto ciò è comunque ridicolo perché escludono il DAB che è un moderno mezzo di Segnale Radio e ci sono Radio Web con segnale DAB. A meno che abbiano voluto stringere la cerchia limitando la selezione a quelle presenti in FM“.

Commenta con tanto di emoji il suo editore, Andrea Ronchi: “Credo che sia una questione di esposizione mediatica, le radio web hanno poche centinaia di persone all’ascolto, certificate ma pochissime, per avere 20/30 mila ascolti (quelli che fa una piccola radio in Fm) ci vorrebbero 100 web radio in sala stampa 😳“.

Non sappiamo se i numeri citati relativamente alle piccole FM siano realistici: il margine di errore della rilevazione TER per radio con “bacino di ascolto” pari a 25.000 era del 52% (cinquantadue percento), quasi come tirare ai dati.

In ogni caso si ipotizza una questione di spazio in sala stampa. Ipotesi plausibile, ma non è quella citata dal documento con cui abbiamo aperto.

Copertura capillare

C’è poi un interessante scambio, che evitiamo di riportare interamente, centrato sull’ipotesi che il ragionamento riguardi la copertura.

Il Festival esigerebbe una copertura totale del territorio ma, come fa notare un lettore, numerose “Aree Bianche disagiate di forte vegetazione selvaggia ma molto belle” non hanno “segnale” ADSL. Ovvia la contro risposta: “In Sardegna, (ad esempio) il segnale più capillare lo ha la rete mobile”.

Ma stiamo divagando, l’ipotesi che siano ammesse solo radio FM non ci pare possa essere dettato dall’esigenza di avere nella giuria rappresentanti di radio che “coprono” perfettamente il territorio.

Chi ha i contenuti non si preoccupa

In quanto alle Onde Medie, l’editore di Centrale Milano, radio del Nord che punta ai contenuti di qualità, non sembra crucciarsi troppo.

Scrive Enzo Bassman: “Oggettivamente c’è un limite fisico di emittenti invitabili. Che in generale la decisione sia discutibile è vero. Però… in fondo, siamo veramente interessati a essere invitati? È così importante? Non è forse meglio starne fuori e perseguire obbiettivi che differenziano le emittenti? Abbiamo riacceso le Onde Medie che la Rai ha spento, abbiamo canali web che proponiamo con contenuti che dovrebbero differenziare. Che ci frega di Sanremo? Noi in AM e Web (parlo di questo perché non sono in Dab) dobbiamo essere diversi“.

Grilli e Fax

Forse la morale di tutta questa vicenda la hanno riassunta al meglio i lettori Berfio e Barbi: “Chi ha scritto il regolamento si è fatto ispirare dal Marchese del Grillo” ha affermato il primo, mentre il secondo “Aggiungerei anche che può candidarsi alla giuria solo chi è un possesso di telefono fisso e linea fax per comunicazioni importanti.

Buon 2025 (M.H.B. per FM-world)

 

Mayotte, il disastro causato dal ciclone Chido mostra i limiti di una strategia che elimina le emissioni AM a favore dell’IP

Per anni in molti hanno denunciato come grave errore lo smantellamento delle reti AM – facilmente fruibili in caso di disastro naturale – sentendosi dire che ormai anche nei paesi meno sviluppati tutti usano il cellulare. Ma il disastro di Mayotte mostra che forse avevano ragione.

In Italia non se ne parla, ma da giorni questa è la notizia principale oltralpe: l‘isola francese di Mayotte è in ginocchio dopo che sabato 14 dicembre un ciclone tropicale ne ha distrutto gran parte delle infrastrutture, compresi gli ospedali. A oggi, quattro giorni dopo il disastro, nessuno sa dire quante vittime ci siano state: ufficialmente 22, ma probabilmente molte migliaia. Non si sa, anche perché nessuna infrastruttura di telecomunicazione è funzionante.

Mayotte?

Ma dove si trova questa isola, che fa parte al 100% del territorio francese?

Mayotte è un’isola francese situata nell’Oceano Indiano, appartenente all’arcipelago delle Comore. È la più grande delle isole Comore e si trova a circa 250 km a est della costa africana; superficie 374 km, circa 300.000 abitanti. E… sì, è Francia a tutti gli effetti. Non una ex-colonia, non un protettorato: proprio Francia, tanto da essere a tutti gli effetti territorio dell’Unione Europea, pur locata tra Madagascar e Mozambico.

Nessuna ridondanza, niente AM

Chi fosse interessato può leggere sui media internazionali gli ultimi aggiornamenti, noi vogliamo qui parlare di telecomunicazioni.

Ad oggi nulla funziona sull’isola: la rete radiofonica FM è muta e – e questo è davvero singolare – non è attiva alcuna rete cellulare.

Motivo? In base ai moderni criteri di ottimizzazione, tutti gli operatori mobili (quattro in Francia) utilizzano le stesse “torri”, le postazioni di trasmissione. Nessuna ridondanza: abbattuta la principale dalla furia dei venti tutto tace.

E la rete tradizionale in modulazione di ampiezza (che qui era in onde corte) è stata “ovviamente” smantellata negli scorsi decenni.

La popolazione non ha notizie, ad esempio è impossibile informare su dove sia disponibile acqua potabile (la rete idrica è interrotta, ma esistono alcuni punti di distribuzione improvvisati).

Una tipica informazione che potrebbe essere data in Onde Medie e ascoltata anche in assenza di energia elettrica, grazie alle radio che si caricano a manovella, come la Eton in copertina.

Da AM a FM

Eppure l’isola aveva una sua struttura radiofonica analogica: creata nel 1978 grazie a trasmettitori portati direttamente da Parigi, utilizzava le Onde Corte, ideali (tramite “onda di terra”) per coprire il piccolo territorio dell’isola, ma anche (tramite le onde riflesse dalla ionosfera) per raggiungere La Reunion, altro territorio francese a 1.400 Km di distanza.

Nel 1999, questa emissione (di nome “O.R.T.F. Radio Comores”, oggi “Mayotte 1re”) viene di fatto abbandonata a favore di una piccola rete statale composta da quattro trasmettitori FM e dalle più recenti radio private. Qui di seguito l’unico elenco che ci siamo riusciti a procurare:

Tutto tace

Non una di queste stazioni è oggi attiva. Così come le reti cellulari e di conseguenza WhatsApp, Telegram e i vari “social”.

Eppure, se non da Mayotte, da La Reunion sarebbe facile trasmettere verso l’isola. Dando magari agli abitanti la possibilità – se non di ricostruirsi una casa – di trovare almeno da bere. (M.H.B. per FM-world)

 

Il meglio di Talkmedia, fine novembre 2023

Il meglio di Talkmedia, fine novembre 2023: vinili in onda, radio vs streaming e… Gigio D’Ambrosio

Come ogni 15 giorni, riassumiamo in questo articolo alcuni dei post di maggior interesse (in base al numero di commenti) apparsi nella seconda metà di novembre sul gruppo Facebook Talkmedia.

Gli argomenti e il riassunto sono stati selezionati ed elaborati da PeperoniAI Claude di Anthropic, con fact checking (e qualche considerazione)  a cura di M.H.B, detto in queste occasioni “badante della IA

Vinile

Iniziamo con un’interessante domanda posta da Giuseppe Fiorellini il 23 novembre:

Un lettore ha suggerito “Vinyl Sound Radio”, un emittente web che trasmette solo vinili: https://www.vinylsoundradio.com.

Un altro lettore ha menzionato la disponibilità di alcune radio vintage che trasmettono su onde medie, consigliando per ascolto apparecchi radiofonici quali  i modelli Sangean ATS909X2 e Tecsun 380.

Immediata la risposta: molti ricevitori moderni utilizzano la tecnologia DAB+ e non supportano più le vecchie frequenze AM, rendendo l’ascolto di queste emittenti vintage pressoché’ impossibile.

C’è poi stata una menzione a Radio 2Day di Monaco di Baviera (https://radio2day.de) e nuovamente  a Vinyl Sound Radio (https://www.vinylsoundradio.com), che a detta di alcuni è stata tra le prime emittenti a puntare sui vinili.

Infine è stata citata EuroparadioJazz, dove tutti i brani in onda sono stati meticolosamente trasformati in files .wav da parte dello stesso editore che aveva fondato la radio Jazz di Milano, Europaradio FM 88.3. Lavoro di anni, effettuato proprio a partire da vinili o dalle registrazioni analogiche di sessioni live che avevano luogo negli studi della radio stessa in via Tortona a Milano.

La radio per promuovere musica

Un utente fedelissimo di Talkmedia ha posto la seguente domanda: “ha ancora senso rivolgersi alla radio per promuovere musica?”, citando Marco Stanzani che a sua volta partiva da una dichiarazione di Linus.

La discussione che ne è nata si è incentrata principalmente sul ruolo della radio nella promozione musicale e su come questo sia cambiato negli ultimi 20 anni con l’avvento di internet e dello streaming.

È stato fatto notare come oggi sia molto più difficile per gli artisti emergenti e indipendenti avere spazio sulle radio nazionali, a differenza di 20 anni fa quando anche progetti partiti dal basso potevano ambire a divenire una hit radiofonica di successo.

Un utente porta l’esempio dei Lùnapop, che con la loro hit “50 Special” conquistarono nel 1999 le classifiche grazie al traino radiofonico. Oggi una strategia simile sarebbe impensabile, secondo alcuni proprio per una precisa scelta delle radio di puntare più sull’intrattenimento che sulla promozione musicale.

C’è chi evidenzia poi il circolo vizioso creatosi per cui molti artisti emergenti, non vedendo possibilità di accesso alle radio, finiscono per promuoversi solo sulle piattaforme streaming, impoverendo ulteriormente il ruolo della radio.

Qualcuno precisa però che il discorso andrebbe distinto tra radio nazionali, locali e web radio, che hanno logiche e dinamiche diverse.

Uno station manager ha portato una sua testimonianza: “(in radio) Non ci sono esperimenti di nessuna natura perché i pezzi per noi sono dei tamponi tra un contenuto e un altro che è quello che la nostra family aspetta. Oggi non siamo noi che possiamo fare da educatori in ambito musicale, almeno le radio generaliste”

In definitiva, sembra esservi consenso sul fatto che per la promozione ai massimi livelli la radio conti oggi molto meno che in passato, con buona pace degli addetti alla promozione discografica

Il meglio di Talkmedia, fine novembre 2023 gigio d'ambrosio

Gigio

La seconda parte di Novembre ha visto un’importante intervista di Newslinet a Gigio D’ambrosio, ripresa da Talkmedia, dove si è sviluppato un importante dibattito. Gigio, che ricordiamo a trasmettere da RMI ancora quando aveva sede nell’appartamento della famiglia Cozzi, afferma che la radiofonia italiana è immutata da lustri e che dunque occorre puntare su nuovi contenuti o lo streaming sarà nemico imbattibile.

La discussione si è aperta sul ruolo dello streaming che per molti ha definitivamente cambiato le modalità di fruizione della musica rispetto al passato, quando le radio e i dj erano il principale mezzo di scoperta e promozione.

C’è chi sostiene che ormai i network radiofonici principali sono troppo legati all’intrattenimento, con poco spazio all’approfondimento musicale e con playlist molto omologate. Si è portato l’esempio di molti speaker che non hanno di fatto nulla da dire al di là di leggere i messaggi degli ascoltatori e un utente ha affermato che “Finché si affidano i programmi a conduttori che oltre al nome proprio e della radio, all’ora esatta e al commento di sms e whatsup non hanno altro da dire, sarà complicato innovare la radio”

Poiché il commento sembrava fosse diretto al conduttore stesso, questo ha deciso di intervenire in prima persona nella discussione, affermando: “(sono stato a RTL 102.5) 13 anni per la precisione. Nei quali ho cercato di fare al meglio il mio lavoro. Rispettando i tempi del format ma con l’assoluta libertà di esprimermi. Probabilmente generalizzi un po’ troppo. Non spetta a me giudicarmi, ma tra gli ormai ex colleghi di RTL ci sono grandi differenze di conduzione, contenuti ed esperienza. Un orecchio attento se ne accorgerebbe facilmente. Come in qualsiasi altra radio. Dopodiché nelle radio di flusso è ovvio che si dia molto più spazio alla musica. Sono scelte. Peraltro rispettabilissime. Che oggi personalmente trovo rischiose. Ma ti segnalo che alla radio non è importante per quanti minuti parli, ma CIÒ CHE DICI ! e la mia riflessione sugli interventi “vuoti” si riferiva esattamente a questo.”

C’è anche chi ha fatto notare come molte radio locali e regionali mantengono comunque una buona varietà di contenuti e consentono maggiore autonomia ai propri speaker. Con il digitale inoltre si amplia la possibilità di scelta.

In generale, molti hanno apprezzato il contributo critico di D’Ambrosio, che pur conoscendo il mondo radio da insider non si limita a difendere lo status quo ma punta invece il dito contro ciò che a suo dire sta impoverendo e rendendo meno rilevante il settore.

Conclusioni

Anche in questo “meglio di” si conferma il “mood” che ha permeato tutte le edizioni precedenti: I lettori di Talkmedia hanno una grande nostalgia della radio del passato e considerano quella di oggi troppo omologata e non appassionante. Ma continuano in ogni caso ad ascoltarla, come peraltro facciamo noi: magari cambiando stazione ogni pochi minuti (M.H.B. per FM-World)

Guerra civile e Radio in Sudan: facciamo il punto con Tarig Osman

Intervista a cura di Marco Barsotti

Mercoledì 3 maggio 2023 abbiamo avuto il privilegio di intervistare Tarig Osman, partner della Elenos Group, azienda con sede in Italia e attiva nello sviluppo del settore delle trasmissioni radiofoniche anche in Sudan e Sud Sudan.

Il nostro obiettivo era quello di acquisire informazioni sulla situazione attuale del paese da qualcuno che vi risiede e di esplorare il ruolo della radio prima e durante la crisi in corso. Di seguito è riportata la trascrizione della nostra conversazione, che è disponibile anche in versone  inglese (senza editing)  a questo indirizzo.

La radio in Sudan

Come spiegatoci da Giulio Bussolari, Area Sales Manager Africa per il gruppo Elenos, gran parte dell’infrastruttura di trasmissione in Sudan è di origine italiana, principalmente fornita appunto da Elenos.

Questo include le radio private, le religiose e le pubbliche, comprese quelle gestite dalle forze armate. Ci sono circa 30 siti nel paese, ma il sito più importante si trova su una collina nella o vicino alla capitale Khartoum.

L’intervista

Marco Hugo-Barsotti: Potrebbe presentarsi e descrivere la sua esperienza?

Tarig Osman: Il mio nome è Tarig Osman, sono il proprietario di un’azienda che rappresenta aziende italiane in Yemen e Sudan. Forniamo principalmente attrezzature per studi e apparati di  trasmissione, come trasmettitori FM. Solo a Khartoum ci sono circa 47 stazioni radio FM private.

Sudan oggi

MHB: Prima di parlare di radio, potrebbe parlare della situazione in Sudan?

TO: Sfortunatamente, il Sudan è attualmente in uno stato di guerra. Il conflitto è concentrato sulla capitale, Khartoum, dove c’è combattimento tra l’esercito sudanese e un gruppo di milizie chiamato Rapid Support Forces. La situazione è disperata, senza elettricità, acqua o cibo. Io e la mia famiglia abbiamo dovuto lasciare la nostra casa e trasferirci in un’area più sicura. Il conflitto ha distrutto il 70% della città e ci vorranno almeno 10 anni per ricostruirla.

La guerra è iniziata come un malinteso tra due leader, ma crediamo che ci sia una terza parte in gioco, il partito islamico, che vuole riacquistare il potere dopo aver governato il paese per 30 anni. Penso che siano loro la mano nascosta dietro questa guerra. Entrambi i nostri leader attuali sono musulmani, ma il conflitto non riguarda la religione, bensì il potere e il controllo.

MHB: Puoi approfondire sulla relazione tra i due leader?

TO: I due leader non erano religiosi e erano amici, vivevano in case vicine. Crediamo che il partito islamico, che è contrario alla democrazia e al governo civile, sia dietro il conflitto, utilizzando l’esercito per prendere il controllo. Il conflitto non riguarda la religione, ma il potere e il controllo.

Out of Karthoum

MHB: Lei e i suoi i clienti siete in pericolo?

TO: Non sono in pericolo e la mia famiglia è al sicuro perché ci siamo spostati di 170 chilometri dalla capitale. Ma la gente nella capitale sta male. C’è molta distruzione e uccisioni, e molti civili sono morti a causa dei combattimenti tra l’esercito e la milizia. Il centro FM che trasmette tutte le stazioni radio private è occupato dalla milizia, quindi nessuna radio funziona nella capitale.

Le radio oggi

MHB: Nessuna radio? Nemmeno una?

TO: Riguardo ai miei clienti in Sudan, non c’è trasmissione del tutto – nessuna FM, nessuna emissione in onde medie, nessuna in onde corte. Domani (4 maggio) c’è una grande riunione tra i due leader per vedere come sospendere o fermare la guerra, ma nessuno sa cosa succederà.

47 stazioni FM

MHB: Puo’  parlare del settore radio in Sudan prima della guerra? Quali erano le stazioni radio pubbliche e private? Erano politiche o musicali?

TO: Prima della guerra, c’erano circa 47 stazioni radio FM, la maggior parte delle quali erano private. C’erano anche circa sei o cinque stazioni radio pubbliche. Le stazioni radio private coprono tutte le categorie, tra cui musica, politica, economia, famiglia e sport. La maggior parte di queste stazioni venivano trasmesse dalla capitale, e pochissime avevano la ritrasmissione al di fuori di essa.

Non c’erano trasmissioni in onde medie o corte, e solo poche stazioni facevano trasmissioni in altri stati. Attualmente non c’è trasmissione del tutto a causa della milizia che occupa il sito di trasmissione.

Silenzio radio

MHB: È possibile ascoltare almeno qualche radio in Sudan oggi?

TO: Attualmente non c’è alcuna trasmissione radio a causa del conflitto. Il governo sta cercando di ripristinare le trasmissioni, e potrebbero utilizzare trasmettitori a bassa potenza nella città di Khartoum per trasmettere le notizie. Tuttavia, nessuno sta utilizzando le onde medie perché nessuno ha i ricevitori necessari a casa o in macchina. Tutti utilizzano solo FM.

MHB: Le stazioni radio trasmettono da altri siti?

TO: No. Le stazioni radio private non funzionano perché il sito di trasmissione è occupato dalla milizia e non permettono a nessuno di avvicinarsi. 

DAB,  DTT e Streaming

MHB: Ci sono stazioni digitali?

TO: Non abbiamo ancora implementato il DAB+. Il massimo che possiamo fare è utilizzare FM a bassa potenza. Il Sudan ha una regolamentazione speciale che non consente alle stazioni private di superare i due KW, che è la massima potenza consentita nel paese.

Ci sono alcune stazioni radio che utilizzano il protocollo Internet per trasmettere, ma il costo di internet è elevato in Sudan, quindi non credo che molte persone seguano la radio su internet qui.

Dovevamo fare un progetto pilota per il DAB qui in Sudan con Elenos, ma a causa della guerra tutto è stato interrotto e non sappiamo quando riprenderà. L’idea è di trasmettere quindici canali, di cui cinque saranno pubblici e il resto saranno privati.

Pal o Secam?

Questo progetto è iniziato quattro o cinque anni fa, ma ora mi hanno chiesto di inviare loro un nuovo preventivo perché volevano implementarlo quest’anno. Ma a causa della guerra, penso che tutto sarà di nuovo ritardato. Stiamo avendo lo stesso problema con la TV digitale perché per ora stiamo ancora utilizzando un normale trasmettitore TV analogico, e non so se questa guerra fermerà l’intero progetto.

Low power

MHB: È possibile stabilire un sito di trasmissione mobile a bassa potenza, magari da un’auto o da un camion, dal punto di vista legislativo e pratico?

TO: No. Come azienda che fornisce trasmettitori FM, il regolamento non mi consente di avere alcun trasmettitore in azienda. Le stazioni private ottengono la loro licenza dal goberno e mi inoltrano quella licenza:  io faccio l’ordine per loro con il numero di licenza  Il materiale lo invio direttamente a loro, quindi lo ritirano dall’aeroporto. Possono operarlo ma diviene di proprieta’ dello stato.

Non ci è consentito avere trasmettitori nei nostri negozi, nemmeno pezzi di ricambio. Questo è uno dei più grandi problemi che affrontiamo in Sudan.

BBC World Service

MHB: Ieri, la BBC World Service ha annunciato che riprenderà le trasmissioni in onde corte verso il Sudan, mezz’ora al mattino e mezz’ora la sera sulla banda dei 19 metri dell’onde corte. Ha senso, dato che la gente non ha nemmeno la radio in onde medie?

TO: Non ha senso perché le persone in Sudan non hanno neppure la radio in onde medie, e la radio in onde corte è ancora più difficile  da ricevere.

Come sai, la ricezione in onde corte dipende dalle condizioni atmosferiche e non è sempre affidabile. Non è una soluzione al problema della trasmissione radio in Sudan.

Investimenti

MHB: Quante stazioni private hanno attrezzatura Elenos e di quanto investimento è necessario per costruire una stazione? È accessibile alle stazioni comunitarie?

TO: Abbiamo installato circa il 60-70% delle stazioni radio nella capitale e negli stati utilizzando l’attrezzatura Elenos. L’investimento non è troppo elevato, ma i salari sono inferiori in Sudan rispetto all’Italia, quindi è relativamente più costoso.

ERP

MHB: Può chiarire se il limite di 1 kW e 2 kW che ha menzionato in precedenza si riferisce all’ERP o alla potenza del trasmettitore, che viene poi incrementata dal guadagno dell’antenna?

TO: Il concetto di stazioni radio comunitarie non è noto in Sudan. Purtroppo, solo il governo o il settore privato possono stabilire stazioni radio. I settori privati cercano sempre denaro e guadagni dalla pubblicità, ma poiché ci sono più di 40 stazioni radio, il guadagno dalla pubblicità è molto debole. Mi aspetto che entro la fine del 2023 non meno del 25% delle stazioni radio sarà chiusa a causa di restrizioni di bilancio. Non abbiamo una buona esperienza in questo settore e nessuno si preoccupa di quel settore.

ERP (reloaded)

MHB: …La domanda era se l’1 kW e i 2 kW che ha menzionato in precedenza si riferiscono all’ERP o alla potenza del trasmettitore…

TO: Ah, OK. A Khartoum, ad esempio,le  licenze sono emesse per un trasmettitore di potenza di uscita di un kilowatt o due kilowatt, e si può avere al massimo un’antenna a quattro dipoli. La maggior parte dei privati preferisce risparmiare denaro e comprare solo un trasmettitore da 1 kW e un’antenna a 2 dipoli. Inoltre, se decidi di interrompere il tuo servizio, forse perché ti finiscono i soldi o vuoi metterlo in pausa, l’attrezzatura diventa di proprietà del governo!

Siti alternativi

MHB: Le private in Sudan possono avere un proprio sito di trasmissione per la diffusione radiofonica?

TO: No, non è consentito. Il sito di trasmissione è di proprietà e gestito dal governo, e ci sono tasse annuali per il servizio. Ci sono anche frequenti interruzioni di corrente, che possono causare interruzioni nella diffusione.

Libertà

MHB: C’è libertà di stampa in Sudan, in particolare per le religioni minoritarie come i cristiani?

TO: C’è poca libertà di stampa in Sudan, ma c’è libertà di religione. Le religioni minoritarie possono trasmettere da Khartoum se lo desiderano.

MHB: Qual è il tuo messaggio al mondo riguardo al Sudan?

TO: Vogliamo la pace e non vogliamo più governi militari in Africa. Siamo sostenuti dal governo americano, dall’Unione europea, dall’Unione africana e da alcuni altri paesi come gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita. Il conflitto tra i due leader deve finire, poiché ha già causato molte morti e continuerà a danneggiare il popolo del Sudan e dei paesi vicini. (M.H.B. per FM-World)

 

Regenerate response

Negli Stati Uniti, sulle auto elettriche digitalizzate torna a gran richiesta la radio FM

La radio evolve sempre più verso il digitale.

Lo sappiamo tutti, in Europa e nel mondo, dove la spinta verso l’IP e il DAB+ è costantemente crescente.

C’è chi però, come Tesla – azienda statunitense specializzata nella produzione di auto elettriche – ha dovuto fare un parziale dietrofront.

Come riporta la testata EveryEye.it, la nota ditta americana aveva implementato al suo interno una strumentazione all’avanguardia, dotando i mezzi di servizi di vario genere, legati a musica, informazione e intrattenimento.

Il tutto, a discapito di radio AM/FM e di Sirius XM, considerati ormai obsoleti.

Le lamentele dei clienti, tuttavia, hanno avuto la meglio e così dal quarto trimestre 2020 è possibile disporre di radio analogica, in aggiunta a quella (sempre rimasta presente) digitale.

Non sarà tuttavia di serie: per sintonizzare la modulazione di frequenza e le onde medie sarà necessario investire 500 dollari come optional.

Un paradosso, considerando il fatto che fino a poco tempo fa era il digitale ad esserlo.

Eppure diversi utenti sembrano già disposti per l’inaspettato investimento.

* FM-world –> per contatti e segnalazioni: [email protected]

OMItaliane: le nuove Onde Medie Italiane

OMItaliane la Prima Associazione di Editori in Onde Medie il 25 aprile 2020 compie come due anni, il giorno della nascita di Guglielmo Marconi l’inventore della Radio.

Due Anni veramente positivi quelli dell’Associazione nata dalla volontà di quattro editori fermamente convinti che le “nuove” onde medie siano un’opportunità un’offerta di qualità differenziandosi dalla “radio” meramente commerciale e generalista, dando nuovo valore all’emittenza locale, in linea con la filosofia tracciata negli ultimi anni dall’Agcom.

Dall’agosto 2016 le onde medie sono state regolamentate favorendo l’ingresso di nuovi operatori soprattutto locali, desiderosi di comunicare con il territorio circostante.

Gli intenti di OMItaliane sono quelli di promuovere e intendere le onde medie come piattaforma circolare, transmediale e sinergica, dove unire il concetto “marconiano” della radio italiana, al concetto di “radio” come elemento di rilievo nella comunicazione, avvicinandoci di molto alla filosofia Statunitense del prodotto.

Oggi “radio” non significa solo grandi capacità trasmissive e format indifferenziati ma contenuti autorali, sperimentazione di nuovi format da veicolare attraverso risorse della comunicazione: webcast, i socials, visual, podcast, video ondemand.

OMItaliane vuole fornire nuove soluzioni tecniche ed editoriali agli operatori in onde medie, promuovere il rispetto dello spettro radioelettrico e delle norme, in accordo con il Ministero dello Sviluppo Economico, agevolare i processi trasmissivi, divulgare contenuti autorali di livello e rendere la piattaforma, sia nel formato analogico che digitale, una scelta realmente alternativa per l’ascoltatore.

(Comunicato a cura di Emanuele Scatarzi, Presidente di “OMItaliane”)

* FM-world –> per contatti e segnalazioni: [email protected]