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Rassegna Stampa Radiorama Marzo 2018

28 marzo 2018
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Rassegna Stampa mensile a cura di Giampiero Bernardini.

Tratta dal numero n.78 di Marzo 2018 di Radiorama, rivista online edita dall’Associazione AIR: www.air-radio.it e scaricabile (assieme ai numeri precedenti) al link: http://www.air-radio.it/index.php/radiorama/
Per chi volesse scaricare il pdf, potete trovarlo qui:
http://www.air-radio.it/wp-content/uploads/2018/02/Radiorama-77-v1.0.pdf

Coltano. Multinazionale pronta a salvare la stazione radio di Marconi

COLTANO. Una parte o addirittura tutti i soldi che servono per strappare dal degrado e riqualificare la stazione Marconi nella frazione di Coltano potrebbero arrivare da un grande sponsor internazionale, la Intracom Telecom, una multinazionale delle telecomunicazioni che controlla la Telecom brasiliana, argentina e greca. In questi ultimi tempi la società ha deciso di svilupparsi in modo massiccio anche in Spagna ed è in questo paese, a Barcellona, per l’esattezza che si sono recati l’assessore pisano ai lavori pubblici Andrea Serfogli, il presidente della Pro loco di Coltano Antonio Dell’Omodarme e Fabio Cosci, sempre della Pro loco.

L’obiettivo era quello di incontrare di persona il presidente e amministratore delegato della Intracom Telecom, l’egiziano Mohamed Ahmed, che ha manifestato interesse nei confronti della stazione Marconi, il luogo in cui, nel 1911, Guglielmo Marconi sperimentò per la prima volta le trasmissioni a onde lunghe verso Nuova Scozia, terre d’Africa e Canada. Dopo una recente visita a Pisa di un rappresentante di Intracom Telecom, secondo il quale l’egiziano avrebbe già preso contatti con Elettra Marconi, la figlia di Marconi, Serfogli e Dell’Omodarme hanno approfondito la discussione direttamente con Ahmed nell’ambito del “The Mobile World Congress”, il congresso mondiale sulla telefonia mobile a cui erano stati invitati.

«Il presidente di Intracom Telecom – afferma Serfogli di ritorno dalla Spagna – è rimasto entusiasta del progetto e delle foto che gli abbiamo sottoposto (l’idea del Comune è quello di costruirvi un museo della radiotelegrafia con annesso un incubatore sede di una start-up nel settore delle telecomunicazioni, ndr). Ci ha informati della volontà di contribuire economicamente alla rinascita della stazione Marconi, definendola un affascinante ponte tra passato e futuro. Nel corso della prossima settimana c’incontreremo a Milano coi suoi legali italiani e con loro affronteremo le possibili soluzione sul tappeto. Potremmo optare per la strada della sponsorizzazione, come previsto dal codice degli appalti, oppure per una sponsorizzazione di tipo tecnico, in questo caso saranno direttamente loro a farsi carico della realizzazione delle opere».

Da Barcellona a Coltano. Intorno ai ruderi della stazione Marconi finalmente qualcosa si è mosso. Dovrebbe essere questione di ore e poi prenderà il via l’intervento di bonifica e messa in sicurezza dell’immobile. Nella giornata di lunedì scorso, infatti, gli operai hanno montato la recinzione del cantiere, a cui seguirà la rimozione di tutti i pericoli interni alla struttura, dalle travi pericolanti ai rampicanti fino anche a delle lastre di cemento-amianto recentemente scoperte. Per questi lavori la ditta Euroambiente, incaricata dal Comune di Pisa per un investimento di 47mila euro, si avvarrà dell’aiuto della Itaf di Pistoia e della Selin di Calenzano.

«L’intervento in corso – precisano dal Comune di Pisa – è propedeutico al recupero del monumento. Solo dopo la messa in sicurezza infatti geometri e architetti potranno entrare per prendere le dovute misure ed elaborare un progetto definitivo di restauro. Nelle scorse settimane si è conclusa la prima fase dei lavori (iniziata il 29 gennaio), rallentati da pioggia e terreno bagnato: la bonifica esterna di 3.000 metri quadrati con circa 5 tonnellate di materiale portato via. I lavori sono possibili grazie al fatto che il Demanio, dopo anni di richiesta, ha passato la concessione al Comune di Pisa, seppure temporanea per due anni. Una volta elaborato un progetto definitivo di restauro, il Comune potrà chiedere al Demanio la concessione del bene a titolo definitivo per trasformarlo in un “Museo della Radio dedicato a Marconi”.

Sempre che ci siano i soldi (circa 1,5 milioni di euro), ma a questo proposito Intracom Telecom potrebbe fornire un sostanzioso contributo. Dopo la “spedizione” dell’assessore pisano Serfogli in Spagna regna l’ottimismo. (Cristiano Marcacci, iltirreno.gelocal.it 1/3/2018 via Bandscan FM Facebook group).

E la FM… sarebbe un «ferro vecchio»?

In questo momento è in atto una vera e propria aggressione speculativa all’interno del mondo del Broadcast Radiofonico. Pietro Gambadilegno e la banda Bassotti stanno narrando a zio Paperone che le infinite monetine del suo bunker-piscina, tutte faticosamente accumulate nel corso di un’intera vita, stanno andando fuori corso; i suoi tuffi dal trampolino e le nuotate nelle monetine dorate rischierebbero il crac assoluto, soldi che si trasformano in puro e semplice ferro vecchio. Gulp! L’affare proposto dai lestofanti prevede la conversione di tutte le sue monete in certificati di deposito, ovviamente i loro. Editori della Radio, siete zio Paperone ma forse avete qualche dubbio. La FM è il cumulo di monetine nel vostro deposito. E l’unica autorità che può metterle fuori corso è il mercato degli ascoltatori, non proprio Pietro Gambadilegno e la banda Bassotti.

Sia chiaro che nell’ottica di una diversificazione del rischio, oltre alle monete in deposito è possibile se non doveroso aggiungere qualche preciso e limitato strumento finanziario (DAB, WEB e DTT, tutti ad alcune condizioni) ma attenzione a cosa sia scritto sulla carta al momento dell’acquisto; il rischio è di incamerare in realtà titoli ad alto rischio dal possibile default (piattaforme “volatili”) o fondi di investimento dal dubbio controllo (aggregatori “me too”, spesso riconoscibili dallo spauracchio in-car).

Abbiamo scritto del mercato degli ascoltatori. Ne esploriamo i device di ascolto grazie ai nuovi dati di TER 2017? Cosa c’è di meglio di ascoltare tutti gli ascoltatori e coglierne le precise scelte di fruizione?

Concentriamoci ancora nel farla fruttare, la cara e amata FM, come nodo assolutamente centrale verso la mobilità e a favore delle attività e del business del Brodacast Radiofonico, il servizio pubblico a lbero accesso numero 1 al mondo. (Claudio Astorri http://astorri.it/ 13/2/2018)

IL DAB+ in Algeria: TDA lance sa première station expérimentale de la radio numérique terrestre en mode T-DAB+

Première en Algérie. A l’occasion de la Journée mondiale de la radio, la station pilote de TDA à Tamentfoust, dédiée à la radio numérique terrestre en mode T-DAB+, entrera en service ce mardi 13 février 2018. Cette station diffusera un bouquet de quatre chaines au Centre et à l’Est de la capitale.

Le lancement officiel de cette station pilote de 600Wattscoïncidera avec la Journée mondiale de la radio et contribuera à la maitrise par TDA de cette technologie de dernière génération. Objectif : assurer la migration de la diffusion de la radio analogique FM à la radio numérique terrestre (RNT).Cette station utilisera la norme T-DAB+ (Terrestrial Digital Audio Broadcasting), qui est la dernière version numérique de la FM.

TDA diffusera à titre expérimental un bouquet de quatre chaînes radios de l’EPRS : Chaines I, II, III et la radio jeunesse Jil FM au Centre et à l’Est de la capitale, soit 68% de la population de la wilaya d’Alger. Principalement dans les communes suivantes : Bordj El Bahri, Dar El Beida, El Mohammedia, Hussein Dey, Sidi M’Hamed, Alger Centre, Bab El Oued, Rouiba et Reghaia. En outre, cet émetteur couvrira également en partie la ville de Boumerdes.

Ce processus de numérisation s’inscrit dans la stratégie de TDA de migration vers la diffusion tout numérique en Algérie. Pour rappel, une première diffusion de démonstration a eu lieu lorsde la Journée d’études sur la numérisation de la radiodiffusion du 26 mars 2017,en mode DRM à partir du centre de diffusion en ondes moyennes d’Ouled Fayet, Alger. Le standard DRM (Digital Radio Mondiale) est la version numérique de la radio AM.

Ainsi, ces deux normes, T-DAB+ et DRM, remplaceront à terme les modes de diffusion FM et AM respectivement.

La norme T-DAB+ est exploitée aujourd’hui sur plusieurs continents, couvrant 500 millions d’auditeurs dans 38 pays. L’année dernière, 60 millions de récepteurs numériques ont été vendus dans le monde. Un poste de radio adapté doit être utilisé.

Ainsi, l’Algérie rejoint deux autres pays du continent africain : l’Afrique du Sud et la Tunisie à procéder à des tests en matière de radiodiffusion numérique terrestre.

Les avantages de la RNT

1. Meilleure qualité de réception et d’écoute, sans le bruit de fond (souffle) et les coupures du signal.

2. Classification des chaînes par ordre alphabétique en vue de faciliter leur recherche.

3. Diffusion d’un bouquet de neuf chaînes radios en qualité stéréophonique en lieu et place d’une seule chaîne par fréquence comme c’est le cas actuellement avec la radio FM.

4. Réduction de la consommation énergétique et des coûts de diffusion d’environ 60%.

5. Grâce à ce mode de diffusion, tous les émetteurs d’une même région peuvent fonctionner sur la même fréquence. De quoi faciliter la planification des fréquences.

6. Services supplémentaires éventuels : affichage du titre écouté, guide des programmes, informations sur l’émission en cours et informations routières sur les radios embarquées. Mettre son programme en pause puis le reprendre ultérieurement.

(Telediffusion d’Algerie 12/02/2018 via Bandscan FM Facebook group)

DAB+ in Gran Bretagna.
Digital radio listening close to the 50% needed for digital switchover

(By Alice Williams, www.which.co.uk Febbraio 8, 2018) Digital radio is becoming increasingly popular across the UK ahead of the digital switchover. At the end of 2017, 49.9% of radio users were listening to digital. That’s a 10% growth from the end of 2016, according to Radio Joint Audience Research (RAJAR), which monitors people’s radio-listening habits.

This uplift in digital radio popularity can be linked to growing numbers of listeners to newer radio stations. For example, Radio X – an alternative-music station broadcasting from London and Manchester – increased its reach by 26% from last year, and now has over 1.5m listeners.

Traditional radio stations also have a growing digital audience. At the end of 2017, BBC stations grew to 48.3% from 45.5% a year previously, and BBC Radio 4 exceeded the 50% quota needed for the digital switchover for the first time. Be prepared for the digital switch with one of our Best Buy digital radios.

What is the digital switchover?

The digital switchover is a government proposal to make Digital Audio Broadcast (known as DAB) the main platform for national radio stations.

Like the television switchover in 2012, this will move the source of radio entertainment from analogue (FM and AM) to digital. This includes internet broadcasts, television channels and DAB radios.

It will mean that FM/AM radios will no longer be able to receive national radio stations. The change will happen once two conditions set by the government have been met:

At least 50% of the radio audience have to be digital listeners. National DAB coverage must be comparable to FM.

Once these criteria have been reached, the switchover will be scheduled to take place in two years’ time.

For all the facts, read our digital radio switchover advice guide.

Pros and cons of DAB radio

Lots of us are digital listeners already, but some people prefer their trusty analogue radios. There are positives and negatives to digital listening, which will have to be addressed for the uptake to reach the quota and the switchover to be a success.

The benefits of DAB radio

Cost – With the current mix of digital and analogue systems, broadcasters are paying transmission fees twice. Moving to just one platform will reduce costs for the industry.

Choice – The FM spectrum is limited. Digital platforms have space for more stations, so listeners would have more choice of programmes.

Potential – Digital radio offers opportunities: greater interactivity for listeners, text scrolling information and even pausing, rewinding and recording live radio.

The downsides of DAB radio

Cost – DAB radios are more expensive to make and therefore cost much more than analogue models. You will need to spend around £40 for a radio with good sound quality.

Vehicles – Millions of cars currently on the road have analogue radios. However, you can use DAB adaptors to pick up signals. Efforts have also been made to increase coverage on major roads

Reception – DAB reception is patchy across the country. When the signal is poor, the sound cuts out and stutters, making it more unpleasant to listen to than the fuzzy noise from weak FM.

Buying the best digital radio

If you’re new to the world of digital radios, our how to buy the best radio guide takes you through the different types you can buy and explains the features you might need.

Just looking for the best? See the top five radios for 2018 to find a star performer before the digital switchover.

Death by a thousand transmitters

Radio Tomorrow with James Cridland

Absolute Radio in the UK is one of the three “Independent National Radio” stations that were launched in the early 1990s. It’s a national radio station, as you’d guess from the name: but it’s national on AM.

AM Radio in Europe is different from the US: not least, because stations are spaced 9kHz apart rather than the US’s 10kHz. This means that you can fit twelve more stations on the AM band; but also means the audio is worse quality. It’s a waveband that isn’t exactly brilliant for music with lots of guitar and cymbals.

Worse still, Absolute was given 1215kHz AM. If you put more than one AM transmitter on the same frequency, they interfere with each other. Other national AM stations have a pair of frequencies which takes advantage of the UK’s roughly oblong shape, meaning you can effectively run a station on two frequencies without them overlapping or interfering with each other too much. However, Absolute got 1215kHz, and a bunch of frequencies nearby for fillers (everything from 1197, 1233, 1242 and probably a few others).

Anyway, shift forward to today, and the vast majority of Absolute Radio’s listeners are on digital (either broadcast DAB or online), or on an FM frequency that the station successfully gained in London.

Absolute Radio’s now asked Ofcom, the UK regulator, if it can switch off some of those power-hungry AM transmitters, and turn down a few others. It’s worked out that by removing twelve transmitter sites, and turning down five others, it will reduce its coverage from 90.5% of the UK population down to 85.4% – and all of that population can still get the station using either DAB, satellite or internet.

A loss of 5.1% of coverage doesn’t sound a massive reduction. Indeed, the station estimates that it’ll only really affect about 19,000 listeners. However, the cost savings are anything but insignificant: they’re 50% of their entire AM network (according to a former Absolute Radio executive, Adam Bowie). I left the station ten years ago, and my estimate of that saving is very roughly US$750,000 per annum. Not peanuts.

Ofcom should, of course, say yes.

It reminds me of a little piece of research I did last year, idly looking through JB Hifi’s website – an Australian electronics store. I looked at every single radio that was available. 63% of them didn’t have AM on them. Almost two-thirds.

AM in Australia is arguably in better shape than the UK; with AM stations regularly reaching #1 breakfast (or #1 overall) in major metropolitan areas (though these figures also include DAB and online). So it was a surprise to see how few radio receivers actually had AM built-in. Are we really basing the future of these stations on the AM receivers in cars? Where’s the exit strategy for these AM broadcasters? (radioinfo.com.au – February 19, 2018)

AM remains a good technical solution to cover a large transmission area: but if you can’t buy the receivers any more, one might wonder how long it’ll be before more broadcasters give back their AM licences, either in part or whole.

Sony se retirará del mercado de receptores de onda corta

SONY Japón declaró en enero que terminaron la producción de Receptor de onda corta ICF-SW35. También declararon en febrero que poner fin a las ventas de otro receptor de onda corta en su linea el ICF-7600GR .

Probablemente declararán el final de su producción pronto. ICF-SW35 ha estado en venta desde 2000, ICF-7600GR desde 2001. Esto significa SONY se retirará por completo del mercado de receptores de onda corta.

Los restantes receptores de onda corta SONY son ICF-EX5MK2 e ICF-M780N, ambos son exclusivamente para la recepción de Radio Nikkei, ajustables a solo 6 frecuencias fijas de onda corta de Radio Nikkei, Japón. (By Elradioescucha, elradioescucha.net Noticia via: Takahito Akabayashi , Japón, 17/2/2018)

Burkina Faso: nasce il primo network di radio cattoliche locali

Il progetto presentato dall’Ufficio Signis di Roma. Tramite un sistema satellitare le varie radio locali cattoliche potranno interagire e ricevere trasmissioni da una ‘stazione madre’ nella capitale Ouagadougou. Si ridurranno i costi ed aumenterà la produzione radiofonica.

Proprio alla vigilia dell’odierna Giornata mondiale della Radio, Signis (l’organo che raggruppa istituzioni e associazioni di comunicatori cattolici da ogni parte del mondo) ha presentato il progetto del primo Network delle radio cattoliche del Burkina Faso. Un progetto che vede la creazione di una “stazione radio madre” a Ouagadougou, che produrrà trasmissioni per un certo numero di ore al giorno che verranno ritrasmesse e condivise dalle 14 radio cattoliche diocesane, con un sistema satellitare.

La rete utilizzerà la tecnologia multicast e una banca dati (cloud), che consentirà alle radio cattoliche locali, di condividere in modo sicuro i file delle loro trasmissioni anche con la ‘stazione madre’ nella capitale. Si vuole così creare – sostiene il padre missionario comboniano Fabrizio Colombo, direttore dell’ufficio Signis di Roma – un’unità comune intorno alla produzione di trasmissioni radiofoniche cattoliche, dedicate alla sviluppo, alla dignità della persona umana ma soprattutto alla condivisione di trasmissioni a carattere religioso. (Paul Samasumo, Vatican News, 13/2/2018)

Radio. Ultima chiamata per gli editori: buttatevi sui contenuti e sulla multipiattaforma…

(Riproponiamo un articolo di in anno fa, sempre attuale) Sono in atto potenti cambiamenti nel comparto radiofonico italiano, sia in relazione all’integrazione delle piattaforme distributive dei contenuti, sia in riferimento ai modelli stessi di radiofonia. Che domani ci sarà spazio per tutti è un falso mito.

La radio del futuro sarà ovviamente una radio prevalentemente di contenuti, posto che, come abbiamo più volte scritto, “l’originalità di massa” (che solo apparentemente è una contraddizione in termini) è l’unica arma che consente ad un prodotto di resistere, emergere e prosperare nonostante la competizione sempre più marcata dei servizi di streaming on demand (come Spotify & C.).

I software possono replicare, migliorare ed esaltare format musicali, ma nulla possono e potranno verso la creatività umana. L’informazione, le inchieste, gli approfondimenti sui vari temi, saranno sempre appannaggio degli umani. Non per questo la musica sarà di minore importanza; ma, come le patatine, costituirà più un contorno che un piatto completo in sé.

Fare news, giornalismo di profondità, talk, conduzione di spessore, è però un’attività costosa, che presuppone alle spalle organizzazioni strutturate che, quindi, prevalentemente (anche se non necessariamente), rimanda agli editori esistenti.

Ma quand’anche volessimo parlare di prodotti esclusivamente musicali, si nota già sin d’ora una propensione verso il “brand bouquet”, cioè la declinazione del marchio più forte in sottoprodotti tematici che, in un moto virtuoso, prima traggono forza per l’affermazione, ma la restituiscono con grande equilibrio ed onestà al logo principale. Una delle parole di cui sentiremo più parlare di qui in poi sarà, infatti, “brand”, che, in termini di valorizzazione degli asset, progressivamente si sostituirà a quelli impiantistici (cioè le infrastrutture diffusive di proprietà).Tale aspetto è connesso a quello comportamentale legato alla sostenibilità in capo all’utente di un numero massimo di stazioni fruite.

La polverizzazione dell’ascolto, secondo gli analisti, sarà improbabile, perché, dopo l’euforia dell’offerta infinita (che peraltro non è esplosiva ma progressiva, nel senso che si manifesta nel tempo), l’utente selezionerà comunque un numero massimo di emittenti che, statistiche alla mano, si colloca tra 5 e 15 (come in tv si arriva a 35 nella progressione col tasto + e – del telecomando). Negli aggregatori (siano essi captive o indipendenti, ibridi o IP) troveremo spesso una decina di radio tra i preferiti, alle quali attingeremo soprattutto dal dashboard dell’auto; è molto probabile che buona parte di queste 10 stazioni saranno costituite dall’evoluzione degli attuali player, che offriranno attraverso la loro icona principale i prodotti tematici finalizzati a stringere a sé l’utenza senza farla migrare verso altri operatori.

Alla presenza di 500.000 flussi streaming potenzialmente ascoltabili senza differenziazione qualitativa (non ci sarà chi si sente meglio grazie alla potenza del segnale), la diversità la farà la rintracciabilità. Ma quest’ultima presuppone capacità di pubblicizzare la propria esistenza attraverso motori di ricerca, con promozione esterna, presenza mediatica e fisica. In altri termini, capacità economiche per sostenere tali investimenti; elementi che appartengono inevitabilmente ad operatori già consolidati.

Sono segnali assolutamente convergenti: non fatevi trarre in inganno dal fatto che la pubblicità radiofonica tradizionale (quantomeno quella nazionale) sta registrando buoni numeri; si tratta delle stesso fenomeno che aveva interessato la carta stampata prima del nuovo millennio. Come è andata a finire si è visto. Anche sul piano pubblicitario, quindi, il modello cambierà velocemente, lasciando spazio alle nuove formule di digital adv basate su componenti sensoriali integrate (visual in testa).

Analogamente, il rastrellamento a prezzi di rottamazione degli impianti FM da parte di qualche player nazionale o di superstation non significa una aspettativa di lunga vita per la radio analogica, ma solo la lucida consapevolezza che occorre radicare il presidio su tutte le piattaforme consolidando il brand in vista di un futuro in cui non ci sarà più l’accesso condizionato come con la modulazione di frequenza (o l’UHF), ma la capacità di emersione dal mare magnum dell’indifferenziazione (che costituirà forse un vincolo ancora superiore).

Gli investimenti su multipiattaforma, brand e soprattutto contenuti, vanno fatti oggi. Perché domani sarà troppo tardi. (M.L. per NL www.newslinet.com 21/3/2017)

Gli svizzeri votano contro l’abolizione del canone: la Tv di Stato è salva (e pure la radio)

Gli svizzeri preferiscono pagare il canone e continuare ad avere la televisione di Stato. Gli elvetici hanno respinto in un referendum la proposta di cancellare il canone per i servizi pubblici audiovisivi, secondo le prime proiezioni pubblicate dopo la chiusura dei seggi alle 12 italiane. Secondo l’istituto di sondaggi Gfs.bern, ha votato contro la misura il 71% degli elettori (il margine d’errore è del 3%). Per l’emittente Rts, nel cantone di Zurigo il no ha superato il 70%, in quello di Ginevra è vicino al 75%.

Il referendum d’iniziativa popolare è stato elaborato dal movimento giovanile del partito Liberale radicale, secondo cui il canone “non ha più nulla a che fare con la nuova generazione”, cresciuta con piattaforme video online e canali tv in abbonamento. In Svizzera il canone che finanzia la radiotelevisione pubblica Ssr è tra i più cari d’Europa, costando 451 franchi svizzeri, pari a 392 euro. Il prossimo anno il costo si abbasserà, ma sarà pagato da tutti perché le autorità hanno stabilito che la tv e la radio sono guardate e ascoltate anche su internet. (Ansa – Repubblica.it 4/3/2018)

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