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Rassegna Stampa Radiorama Febbraio 2018

19 febbraio 2018
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Rassegna Stampa mensile a cura di Giampiero Bernardini.

Tratta dal numero n.77 di Febbraio 2018 di Radiorama, rivista online edita dall’Associazione AIR: www.air-radio.it e scaricabile (assieme ai numeri precedenti) al link: http://www.air-radio.it/index.php/radiorama/
Per chi volesse scaricare il pdf, potete trovarlo qui:
http://www.air-radio.it/wp-content/uploads/2018/02/Radiorama-77-v1.0.pdf

Il passaggio da FM a DAB+ in Norvegia un flop? Ecco il quadro della transizione a qualche mese di distanza dallo switch-off

Come noto, dalla fine del 2017 la radio via etere in Norvegia è digitale. Segnatamente DAB+ e quantomeno per le emittenti nazionali (le locali continuano a disporre di impianti FM).
I broadcaster descrivono la transizione come “riuscita”, ma di diverso avviso sarebbero gli ascoltatori: confermando le prime avvisaglie, un’indagine condotta dalla società di ricerche di mercato Kantar TNS, ha rilevato una percentuale che va dal 50 al 70 per cento di norvegesi delusi dallo spegnimento dei trasmettitori in modulazione di frequenza.

Non solo, a parere di taluni osservatori, abbandonare i ricevitori FM è stata una scelta deleteria per le principali emittenti, tra cui NRK e due reti commerciali (di capitale estero) Bauer e MTG: i rapporti di Kantar TNS hanno dimostrato che la prima ha perso una parte considerevole dei suoi ascoltatori, non inferiore al 20%, solo nel 2017 e anche le altre hanno registrato cali significativi.
Un editoriale del quotidiano Dagbladet, tirando le somme del 2017 in Norvegia, ha affermato che “lo spegnimento FM porta la nazione allo stesso livello dello sci di fondo”.

Molti poi i problemi pratici registrati dagli utenti: su tutti il fatto che il segnale in auto si perderebbe frequentemente senza che esista uno switch efficace su piattaforme alternative (FM/IP) come in altri paesi (la cd.“hybrid radio”, considerata l’unica soluzione percorribile per la transizione alle trasmissioni numeriche).
La stampa nazionale e locale e i social media soffiano sul fuoco: il gruppo Facebook “In til tvangsinfœring av DAB i Norge” ha raggiunto 6.500 membri in soli otto mesi, mentre diverse testate importanti hanno pubblicato approfondimenti molto negativi, che spaziano dai costi che hanno gravato le tasche degli utenti, al fatto che la decisione di uno switch-off ha spinto molti fruitori del medium radio nelle braccia di altri servizi di streaming on demand (sul modello di Spotify).
Alcuni politici dello Stortinget (il parlamento norvegese) hanno sottoposto un’interpellanza al Ministro della Cultura per fare chiarezza su una scelta che non pochi cominciano a considerare azzardata.
“Il DAB ha sfidato i desideri della gente. Ancora una volta, abbiamo la prova che la transizione era prematura e non necessaria“, ha dichiarato il parlamentare Morten Wold, portavoce dei media per il Partito progressista, Framstegspartiet (parte del governo di coalizione), per cui laradio locale è di particolare interesse.
Secondo gli esperti, i player locali con concessioni FM fino al 2021 “non sopravviveranno in un multiplex DAB insieme a tre operatori dominanti che gestiscono bouquet di 30 canali”.
Nel frattempo molti norvegesi si starebbero sintonizzando sulla radio FM commerciale o comunitaria locale (come detto in apertura unica rimasta in onda con modulazione analogica) e quasi la metà della popolazionepuò ascoltare le trasmissioni transfrontaliere, soprattutto dalla radio pubblica svedese (né la Svezia né la Finlandia stanno pianificando di spegnere la FM).
Peraltro, la Norvegia vanta una connessione internet in banda larga tra le più veloci al mondo e quindi non sarebbero pochi coloro che stanno realizzando che la qualità sonora dell’IP e le sue prestazioni, anche in movimento, sono ben superiori a quelle dell’offerta DAB+, che, per quanto più ampia di quella FM, non può che essere necessariamente più limitata (in particolare per quanto riguarda i cd. “brand bouquet“).

“Dobbiamo anche considerare in che modo lo smartphone come piattaforma di ascolto universale influenzerà la progressione del digital audio broadcasting, in particolare dal momento che gli sforzi di NRK per convincere i produttori di device telefonici a includere il DAB+ tra le opzioni, non abbiano avuto successo–commenta il periodico Radio World–I norvegesi determineranno quale sarà per loro il modo migliore per fruire della radio a casa e in viaggio. Scopriremo presto chi saranno il vincitore e il perdente di questa transizione. E potremmo essere sorpresi di scoprire la resistenza della radio FM“. (M.L. per NL 7 febbraio 2018 NewsLine http://www.newslinet.com via Bandscan FM Gruppo FB)

Greece Launches First DAB+ Transmission
Athens-area pilot broadcasts cover much of country

Greece entered the digital radio age on Jan. 5 with the country’s first-ever DAB+ radio transmissions. The country’s public broadcaster ERT [Ellinikí Radiofonía Tileórasi] is transmitting the DAB+ signals broadcaster from its transmitter site on Hymettus mountain, which overlooks Athens.

The country’s public broadcaster ERT [Ellinikí Radiofonía Tileórasi] is transmitting the DAB+ signals broadcaster from its transmitter site on Hymettus mountain, which overlooks Athens. According to the Greek language news site radiotvlink.gr, seven DAB+ channels are being broadcast by ERT on VHF Channel 12C (227.36 MHz), using a single DAB+ multiplex and a transmission power of 300 watts. The seven DAB+ channels on the ERT DAB+ multiplex include the country’s six ERT radio program channels (First, Second, Third, ERA Sports, World, Voice of Greece), plus audio from the Greek parliament.

“January’s update from Greece is excellent news for radio in both Greece and across Europe,” said Bernie O’Neill, project director at WorldDAB; the global association that promotes the DAB/DAB+ digital radio standard. “The tender for national and local DAB+ services was announced in December 2017, with licences to be issued in May 2018,” she added.

“This is pretty fast progress since September 2017 when Lefteris Kretsos, the Greek Secretary General of Information and Communication, revealed that Greece planned to launch digital radio,” O’Neill said. “WorldDAB is now actively working with the Greek Ministry to make sure that Greek broadcasters benefit from the best practice and case studies from all the other markets across Europe that have already deployed
DAB+.” ERT’s plan is to cover Greece’s large urban centers “with digital radio signal in 2018 and later the whole country,” said radiotvlink.gr. However, the country itself does not have a timeline in place to turn off analog broadcasts in favor of DAB+.

The radio information website www.wohnort.orgsays that Greece has been divided into nine DAB+ “regions,” each having a Band III allocation.
“The region of Attica includes the capital. Thus Athens has seven allocations, six of its own, plus Attica,” said the website. “Crete has two regional allocations. There is an allocation for a national ensemble on Block 12D.”

In the meantime, ERT’s test DAB+ broadcasts are covering all of Central Greece and Attica with a single-frequency network. A DAB+ receiver is required to receive the signals off-air. ERT radio programming in digital form can already be heard via Greek’s digital television service, although a special TV decoder is required to do so. The news from Greece is just one of a number of developments for DAB in 2018.

“In just the last month we’ve seen accelerated progress for DAB+ in France, Germany announced that 40 percent of new cars have DAB+ fitted and there is growing support for EU-wide receiver legislation,” said O’Neill. As well, “World DAB recently joined with the European Broadcasting Union and the European Digital Radio Alliance to call upon EU decision makers to introduce measures to encourage the interoperability of radio receivers across the EU.”(By James Careless January 31, 2018 http://www.radioworld.com via Bandscan FM Gruppo FB)

Natucci (DAB Italia): “Ottimo il DAB obbligatorio sulle radio. Anche perché spesso c’è già ed è solo bloccato via software”

In Finanziaria è entrato l’obbligo di vendere solo radio con il tuner DAB a partire dal 1 gennaio 2020: la svolta della radio digitale sembra finalmente vicina. Ne abbiamo parlato con Sergio Natucci, direttore di DAB Italia, il principale consorzio di trasmissione e grande protagonista della radio digitale nel nostro Paese.

Il DAB, la radio digitale, è al momento della grande svolta: la recente legge Finanziaria ha introdotto l’obbligo di vendere, a partire dal 2020, solo apparecchi radio dotati di tuner digitale. Dopo anni di sviluppo lento (lo standard, per essendo ancora valido, ha più di vent’anni), la decisione politica, che peraltro non era presente nella prima stesura della legge,dovrebbe finalmente dare una spinta a uno standard sicuramente preferibile all’FM per qualità di ascolto e inquinamento elettromagnetico, ma fino a oggi limitata da una copertura ancora insoddisfacente. Ne abbiamo parlato con Sergio Natucci, direttore di DAB Italia, il più grande consorzio di trasmissione radio digitale in Italia, che associa Radio 24, Radio Capital, DeeJay, R101, RDS, Radio Maria, M2O e Radio Radicale.

DDAY.it: Come evolve la situazione del DAB?

Sergio Natucci: “Se lo chiede a me non posso che dirle che va benissimo: all’oste non si domanda mai com’è il vino. Scherzi a parte, mi sembra che si proceda secondo i tempi che ci siamo prefissi. Il DAB è una tecnologia che si affianca e non sostituisce l’analogico e quindi ha un’evoluzione naturalmente più lenta. D’altra parte in un Paese complesso come il nostro dal punto di vista della struttura radiofonica, immaginare uno switch-off è totalmente folle. Possono farlo i norvegesi perché hanno 5 milioni di abitanti, e l’hanno fatto solo per le emittenti nazionali, mentre le micro stazioni locali sono rimaste in FM”.

DDAY.it: Ma finché non si prospetta e si progetta un possibile spegnimento dell’FM, ci sono sufficienti motivazioniper passare al DAB?

Natucci: “In Italia ci sono circa 23 milioni di famiglie; in ogni famiglia almeno una media di una radio e mezza ci sarà. Che facciamo, facciamo cambiare 40 milioni di apparecchi radio? Mi sembra un’operazione infattibile…”

DDAY.it: Beh, il mondo della TV non mi sembra che si stia scomponendo più di tanto di fronte all’ipotesi di mandare in pensione 40 milioni si TV…

Natucci: “Sulla televisione è in corso un’operazione un po’ diversa…”

 

 

DDAY.it: In che senso?

Natucci: “Nel senso che dietro alla TV c’è un bilancio pubblicitario che ha dei numeri enormi; la radio tutto sommato alla fine fattura qualcosa come 500-550 milioni di euro.

DDAY.it: Premesso che a noi piace molto come si sente la radio digitale rispetto all’FM, soprattutto in mobilità, proviamo a metterci nell’ottica degli editori: se si continua a trasmettere anche in analogico e uno switch off non è all’orizzonte, il vantaggio dov’è? Perché gli editori dovrebbero investire sul DAB?

Natucci: “Certamente, la qualità d’ascolto è migliore dell’FM; la continuità di fruizione dell’ascolto è non paragonabile. Quindi gli editori terranno in piedi le due reti, di cui quella digitale diventerà sempre più ascoltata. Alla radio tocca essere sempre più d’appeal: una volta in macchina era sola; oggi ci sono molti altri prodotti non radiofonici, come gli smartphone e le app. La radio deve offrire dei prodotti che siano comparabili, e il DAB lo è”.

DDAY.it: I maggiori detrattori della digital radio dicono che il broadcasting digitale verrà soppiantato dallo streaming, man mano che le reti mobili diventeranno sempre più performanti…

Natucci: “Io ritengo che la radio è la radio e lo streaming sia un’altra cosa…”

DDAY.it: Beh, tutte le emittenti presenti sul DAB offrono gli stessi canali anche via streaming in diretta. Non sono radio comunque?

Natucci: “Certamente, gli editori usano tutti i mezzi disponibili, allo stesso modo come un viaggiatore usa tutti i mezzi di trasporto. Non per questo chiama aereoplano la macchina o bicicletta un missile. Radio è una radiodiffusione sonora che avviene in manieralibera e gratuita. I detrattori nel nostro Paese ci sono per qualsiasi cosa si faccia; ogni volta che si fa qualcosa c’è qualcuno che pensa che vengano messi in discussione i propri interessi. Il DAB è sicuramente un sistema di diffusione drasticamente più economico dell’FM, per le potenze impiegate e perché si trasmette in multiplex dividendo i costi tra più editori…”

DDAY.it: Si, ma questi risparmi si portano a casa solo se si spegne l’FM, non crede?

Natucci: “Certo, ma ci sono dei tempi naturali. Ieri ero presso un primario produttore di automobili che mi diceva che stanno eliminando l’AM dai sistemi di infotainment di bordo. Per anni l’emittente nazionale ha trasmesso sia in AM che in FM ma, visto che l’ascolto in FM è più gratificante, pian piano il pubblico si è spostato verso quest’ultima e hanno abbandonato l’AM, tanto che oggi si può ragionare anche di spegnere queste frequenze. Credo che gli editori piano piano si renderanno conto che la fruizione in digitale è preferita
e più avanti potrebbero anche decidere di abbandonare l’FM in alcune zone o di diminuire il numero dei trasmettitori”.

DDAY.it: Uno switch off naturale?

Natucci: “Ci sarà un passaggio naturale, non per legge. E comunque sarà molto in là. E poi siamo nell’epoca della multicanalità, tutti gli editori cercano di declinare i propri contenuti su tutti i mezzi possibili, in modo da incontrare la massima audience: perché la radio dovrebbe essere solo in streaming, o solo in DAB o solo in FM? Certamente il DAB riduce i costi, riduce l’infrastruttura (con 24 programmi su una frequenza), riduce le interferenze. Invece di usare 50 KW, si usano 500 watt”.

DDAY.it: Certo che le prime esperienze di DAB in Italia sono di oltre vent’anni fa. Si è perso un bel po’ di tempo…Natucci: “La storia della radio non è mai stata una storia di colpi di fulmine. L’inventore dell’FM, Edwin Howard Armstrong si suicidò perché il suo sistema non veniva riconosciuto come valido; i transistor, che avrebbero messo in discussione l’industria delle valvole, vennero lungamente snobbati fino a che Sony non ne comprò il brevetto, rivoluzionando il mondo. Il tutto sempre con tempi più lunghi di quanto si sarebbe potuto. Riguardo al DAB, l’errore inziale fu probabilmente quello di collocare questo tipo di servizio nelle bande VHF3 che in tutta Europa agli inizi degli anni ’90 erano di pertinenza dei servizi pubblici; si pensava che gli eventuali servizi privati sarebbero stati collocati in banda L, che però ha costi vertiginosamente più alti. La nostra emittente pubblica riguardo al DAB ha alternato momenti di grande eccitazione con fasi di grande depressione. La RAI non si occupa solo di radio o solo di TV, ma di entrambe le cose e la televisione è sempre stata decisamente preminente, anche nell’indirizzare le scelte. C’è sempre stato un retropensiero che il DAB potesse in qualche modo diminuire la disponibilità di frequenze a disposizione delle trasmissioni televisive”.

DDAY.it: Beh, nello sviluppo del DAB almeno un decennio si è perso per il passaggio televisivo al digitale terrestre, che ha catalizzato tutti gli interessi e assorbito tutte le energie…

Natucci: “A un certo punto, il governo di allora approvò una norma di legge che disponeva che prioritariamente tutte le frequenze dovessero essere assegnate alla televisione;quindi di colpo non c’era più spazio per il DAB. Tutto quello che riuscimmo ad ottenere fu un ordine del giorno alla Camera che poneva un impegno in capo al governo per trovare delle frequenze anche per il DAB. Dopo tanti anni, solo adesso siamo riusciti ad inserire nella norma di bilancio una norma che salvaguarda il DAB”.

DDAY.it: Cosa cambia ora in termini di frequenze con la Finanziaria 2018?Natucci: “Cambia che quando a maggio dovrà essere elaborato il Piano Nazionale delle Frequenze, il DAB dovrà avere uno spazio adeguato, assumendo, non dico una parità con mondo TV, ma ha una rilevanza che prima di questa norma non aveva. Il progetto è quello di collocare in banda III il mux1 TV di RAI e quello che resta destinarlo alla radio digitale. Bisognerebbechiedere al prof. Sassano o ad altri quali saranno le risorse disponibili, dopo aver fatto anche il coordinamento delle frequenze, ma le informazioni che ho mi suggeriscono che dovrebbe esserci spazio a sufficienza”.

DDAY.it: Aumenteranno i multiplex DAB nazionali?

Natucci: “I multiplex sono oggi tre e resteranno tre. Ogni multiplex può offrire 24 canali, mi sembra un’offerta molto ampia. E poi restano le risorse per le emittenti locali”.

DDAY.it: Ma questo DAB alla fine, per gli utenti comuni, non è un segreto ben custodito?

Natucci: “Secondo una ricerca che abbiamo commissionato a Gfk basata su 28mila interviste face-to-face, a noi risulta che quasi il 18% degli italiani sa perfettamente cos’è la Digital Radio e che circa 2milioni e 800mila italiani possiedono un apparecchio DAB, in auto o domestico. Il 46% di coloro che hanno una radio DAB indicano come motivo per l’acquisto la migliore qualità di ascolto.

DDAY.it: In queste settimane è in onda uno spot che recita qualcosa come “Forse non lo sai ma la tua radio potrebbe essere DAB”. Non pensa che sia un po’ giocare in difesa. Come dire, la radio DAB ce l’avevi ma non hai mai sentito la necessità di usarla…

Natucci: “Lei ne fa proprio una lettura cattiva. Iniziano ad esserci diversi modelli di autoveicoli con la Digital Radio di serie; in altri casi il DAB è presente come uno dei contributi di alcuni pacchetti optional. Noi pensiamo che magari qualcuno si è comprato una bella auto, ha il DAB a bordo e semplicemente non lo sa. Ci sono ricevitori radio che appena si accendono vanno sul digitale, altri che invece vanno prioritariamente sull’FM: noi vogliamo dare uno stimolo a verificare se il proprio veicolo è già equipaggiato e per abitudine o per pigrizia non è mai sperimentato il DAB”.

DDAY.it: Mah, da una ricerca che abbiamo compiuto, il panorama sembra meno favorevole. Ci sono casi in cui l’opzione DAB costa 400 euro epiù…

Natucci: “Lei cita casi particolarmente sfortunati, come quelli di Mercedes. Ma non mancano i modelli in cui, se il DAB non è di serie, costa prezzi abbordabili: sulla 500, per esempio, l’opzione viene 106 euro”.

DDAY.it: Ma non sarebbe giusto che la radio DAB sia semplicemente di serie, senza extra costi?

Natucci: “Allora, il chip di decodifica puro, che serve anche per decodificare altre sorgenti, costa intorno ai 3-4 dollari. Se vogliamo poi possiamo aggiungerci mezzo dollaro per il cavo di antenna e qualche spicciolo per l’antenna. Volendo stare larghi, il totale della spesa sarà di 10-15 dollari. Ci sono Paesi in cui le auto vengono offerte di serie con la radio DAB, come per esempio in Inghilterra”.

DDAY.it: Ma le risulta che ci siano apparecchi che siano nativamente pronti alla ricezione DAB dal punto di vista hardware ma che vengano limitati nel firmware se non si acquista l’opzione Radio Digitale?

Natucci: “Assolutamente sì. Ma questo vale anche per i telefoni: la maggior parte degli apparecchi hanno l’hardware per ricevere l’FM. Samsung sta pensando di sbloccare questo tipo di funzione che nell’apparecchio è già presente. Inserire il DAB nelle auto costa così poco che sarebbe una fatica maggiore gestire un doppio allestimento hardware. Anche perché il DAB non è uno standard italiano ma è presente in tanti paesi molto importanti. Ma tutto questo cambierà nei prossimi mesi…”

DDAY.it: Immaginiamo si riferisca alla disposizione inserita nella legge di Bilancio 2018…

Natucci: “Certo. Sin dal prossimo giugno 2019 si dovranno interrompere le vendite tra operatori di apparecchi radio privi di ricevitore DAB; dal gennaio 2020, questo divieto si estende alla vendita al dettaglio. Questo cambierà tutto”.

DDAY.it: La legge dispone che sugli apparecchi ci sia “almeno un’interfaccia digitale”. C’è chi interpreta questo dettato non come un obbligo di avere il DAB, ma questo potrebbe essere sostituito dallo streaming digitale, per esempio tramite smartphone. In pratica, non è che basterà che un’autoradio abbiaCarPlay e Android Auto?

Natucci: “Le norme non vanno lette comma per comma, ma nel loro complesso. Nella stessa legge ci sono due citazioni sulla radio digitale: la prima è quella che abbiamo citato prima riguardante la massimizzazione delle frequenze in banda III che parla espressamente di radio digitale. La seconda è quella che riguarda gli apparecchi: ovviamente si sta parlando della stessa cosa. Quell’interfaccia digitale è senza dubbio il DAB, non può che essere così”.

DDAY.it: Una vettura connessa aInternet, secondo lei quindi non rientra nelle “interfacce digitali” citate dalla legge?

Natucci: “Noi possiamo teorizzare quello che vogliamo, ma la radio è la radio. Se poi per radio vogliamo intendere altro, allora tutto è possibile”.

DDAY.it: Quindi lei rigetta ogni interpretazione, che si è sentita da qualche parte, secondo la quale la norma non prevede un vero e proprio obbligo della compatibilità con il DAB per le radio…

Natucci: “Assolutamente, non c’è dubbio. La norma è chiara e ci sono altri dieci paesi in Europa che si stanno muovendo nella stessa direzione. Poi, questo è il Paese in cui tutti pensano di poter dire qualunque cosa su qualsiasi tema, dal calcio alla politica. Potrebbe esserci chi potrebbe avere convenienza nel teorizzare il fatto che la presenza del DAB possa essere aggirata impiegando altre modalità di connessione, ma mi sembra un’interpretazione anomala e non plausibile, soprattutto in considerazione del fatto che c’è anche l’altro comma che chiarisce che la “radio digitale” è qualcosa che viaggia sulle frequenze radio”.

DDAY.it: Le scadenze di legge sono prossime, si inizia tra poco più di un anno: ci sono abbastanza apparecchi radio DAB per soddisfare il mercato italiano?

Natucci: “Anche questa è un’altra leggenda metropolitana. Esistono centinaia e centinaia di modelli di radio DAB, alcune con FM e digital radio, altre con FM, digital radio e connettività a Internet. C’è di tutto. Il problema è che per acquistare una radio che va oltre l’FM occorre qualcuno che spieghi al consumatore cosa sta acquistando. I grandi store di elettronica di consumo non hanno questo tipo di personale e non hanno interesse a fare un investimento su un prodotto che comunque alla fine costa meno di cento euro, che non è un televisore e non è un telefonino. Apparentemente nei negozi c’è difficoltà, ma se va su Amazon trova almeno 300 prodotti ognuno diverso dall’altro che vanno da circa 40 euro a 1000 euro. Dal punto di vista domestico, quindi, c’è quello che si vuole. Dal punto di vista automobilistico non esiste alcun problema e si stanno diffondendo anche dei ricevitori ‘retrofit’ che permettono di adattare i veicoli non compatibili utilizzando gli ingressi aux delle autoradio”.

DDAY.it: A che punto siamo con l’estensione della rete? Almeno per quanto riguarda DAB Italia

Natucci: “Il nostro obiettivo è superare i 100 impianti entro la fine dell’anno. Il che significherebbe aggiungere agli attuali circa 28-30 impianti in più. Ci concentreremo sulla fascia adriatica, che è quella più delicata per eventuali contenziosi con i paesi esteri vicini, che vorremmo evitare. Ci dedicheremo soprattutto alle direttrici autostradali non ancora servite: cercheremo di completare la Terni-Cesena, ovverosia la E45, di fare tutta l’Adriatica e –con grande sforzo –di coprire anche tutta la Salerno-Reggio Calabria. Rimane fuori, almeno per il momento e con grande dolore, la Liguria, per via delle gallerie. Per quanto riguarda la Sicilia, interverremo sulla parte nord, Palermo, Trapani. Cercheremo di superare l’80% di copertura outdoor che significa circa il 50% indoor”.

DDAY.it: Ma cosa rallenta una diffusione ancora più veloce della copertura?

Natucci: “Abbiamo alcuni problemi seri. Innanzitutto noi possiamo usare solo postazioni completamente legittime. La torre deve avere la concessione edilizia, deve essere in posto dove è previsto che ci sia un impianto di trasmissione, deve avere dei valori di campo elettromagnetico adeguati, che dipendono non dal nostro ma dagli altri impianti già attivi. Andare a cercare delle posizioni con queste caratteristiche in alcune zone del nostro Paese è tutt’altro che facile”.

DDAY.it: Ma non tratta solo di fare un accordo con chi ha già le torri?

Natucci: “Non è così semplice. In Abruzzo abbiamo un impianto che è fermo da un anno perché all’ultimo è saltata fuori una servitù, quasi un dettaglio amministrativo, che ha fermato l’accensione. A Palermo, alla postazione di Monte Pellegrino, per esempio abbiamo un impianto pronto che però è fermo da diversi mesi perché l’ARPA ha rilevato un carico elettromagnetico elevato: noi, rispetto ai valori in campo, con la nostra accensione contribuiremmo zero, ma l’ARPA ha detto che o si diminuisce tutto o li non si accende più niente. Per non parlare dei problemi legati alle amministrazioni locali. Malgrado ci sia una norma che stabilisce che debba esserci una sola conferenza dei servizi, si può chiedere una e una sola integrazione dei documenti con risposta entro 90 giorni, ci sono amministrazioni che convocano cinque conferenze di servizi, che chiedono continue integrazioni dei documenti. Un comune addirittura ci ha mandato una PEC il 5 di agosto con obbligo di rispondere entro 15 giorni. Costruire qualcosa nel nostro Paese è drammatico, perché ognuno fa quello che vuole. E se lei vuole difendersi, non ha alcuno strumento reale, perché far nominare un commissario ad acta è una cosa pressoché impossibile. Noi comunque, cercheremo in tutti i modi, e i lavori sono già in corso, di raggiungere il nostro obiettivo di superare i 100 impianti entro l’anno”.

DDAY.it: Ma gli impianti della rete telefonica cellulare non possono essere usati?

Natucci: “No, perché sono troppo bassi. I tedeschi pensano di coprire tutto il loro territorio con il DAB con circa 120 impianti. Noi pensiamo che per coprire adeguatamente l’Italia ce ne vogliono circa 160. E quindi abbiamo bisogno non necessariamente di grandi alture ma neppure di pali telefonici”.

DDAY.it: Lei ha sentito citare il DAB e il suo sviluppo nel programma elettorale di qualche partito?

Natucci: “Possiamo passare a un’altra domanda? Mi sembra che nell’agenda politica non ci siano grandi contenuti sull’innovazione nel sistema radiotelevisivo. Ma non so dire se questo sia un bene o un male; anzi sono sempre più portato a pensare che, alla fine, sia un bene per l’intero sistema”.
(di Gianfranco Giardina-07/02/2018 18:02 D Day.it http://www.dday.it)

Coltano. Parte il recupero della Stazione Radio Marconi PISA.

Primo passo per la rinascita della Stazione Marconi di Coltano: «Il Demanio, dopo anni di richieste,
l’ha data in concessione per due anni al Comune di Pisa – spiega l’assessore ai lavori pubblici del Comune di Pisa Andrea Serfogli – così oggi, lunedì 29 gennaio, è partito un primo intervento per la bonifica e messa in sicurezza con un investimento di 47mila euro».

I lavori sono eseguiti da Euroambiente, la ditta che cura il global del verde del Comune di Pisa. Sarà così possibile per i tecnici (architetti, geometri, ingegneri) entrare nel monumento, attualmente estremamente pericolante, e fare i rilievi per progettare in maniera più dettagliata il restauro. Secondo una prima stima servono 2,5 milioni di euro per il recupero: un milione lo mette il Comune, la parte restante è stata promessa dalla Regione. Servirà inoltre il passaggio definitivo del bene al Comune.

«Finalmente si muovono i primi passi verso il recupero della Stazione Marconi e la trasformazione in Museo della Radio, dopo il pressing che il Comune insieme ai cittadini e alle associazioni ha portato avanti in questi anni –commenta il sindaco di Pisa Marco Filippeschi–dobbiamo continuare su questa strada per arrivare alla realizzazione del nostro progetto, che rivitalizzerà la memoria di uno dei grandi personaggi italiani del Novecento e che sarà occasione di rilancio turistico del borgo di Coltano». Gioia e soddisfazione anche da parte di Elettra Marconi, che è intervenuta telefonicamente alla conferenza stampa. «Un intervento atteso da tanto tempo, oggi finalmente un primo passo nella direzione del recupero».

La storia della Stazione Marconi in breve-Nel 1902 Guglielmo Marconi, l’inventore della radio, decide di costruire in Italia una stazione radiotelegrafica ultrapotente per effettuare collegamenti con le Americhe e con le colonie italiane in Africa Orientale. Coltano fu terminata, collaudata e messa in funzione per la prima volta in assoluto, nel settembre del 1911 e venne salutata dal New York Times come la più potente al mondo, riuscendo a coprire con il proprio segnale circa un sesto della superficie terrestre.

Fu la prima stazione ad inviare un segnale in grado di oltrepassare l’intero deserto del Sahara raggiungendo Massaua, in Eritrea. Infine, è stato attraverso la stazione diColtano che, dal suo ufficio a Roma, Marconi accese le luci della gigantesca statua Cristo a Rio de Janeiro, il 12 ottobre 1931. La parola fine per il sito di Coltano venne decretata dallo scoppio della seconda guerra mondiale, con la totale militarizzazione dell’area e con i bombardamenti e le devastazioni che interessarono tutta l’area di Pisa nell’estate del 1944. (Fonte “Coltano: the forgotten Story of Marconi’s Early Powerful Intercontinental Station”, pubblicato su “Aereospace and Electronic Systems Magazine”, a firma di Filippo Giannetti, docente di telecomunicazioni al Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa).(Il Tirreno,Pisa, 29/1/2018 http://iltirreno.gelocal.it/pisa/cronaca)

RMC Sport Network: la nuova radio nazionale per tutti gli appassionati di sport

C’è chi lo guarda in TV sprofondato sul divano, chi va allo stadio con gli amici della curva, chi lo segue alla radio mentre sogna di essere nei box a due passi dai campioni e poi c’è chi lo pratica sul serio.

Qualunque sia il modo di vivere lo sport, gli italiani lo amano alla follia e da oggi avranno una radio dedicata a loro, fatta da sportivi, giornalisti di settore, atleti e grandi campioni, che li seguirà dappertutto, in auto, in casa, al lavoro, su smartphone, tablet e su pc, con notizie in tempo reale, approfondimenti e curiosità.

Nasce RMC SPORT NETWORK la radio che mira a diventare il punto di riferimento di tutti gli amanti dello sport, non solo quelli che lo seguono sul campo, negli stadi, nei palazzetti, ma soprattutto di quelli che sono sportivi nell’animo, nello stile di vita, che sanno soffrire, combattere e sacrificarsi per raggiungere i loro obiettivi, proprio come fanno i migliori atleti.Il meglio del calcio raccontato nel modo più appassionato, immediato e competente: il palinsesto radiofonico garantirà la copertura dei campionati di Serie A e B, di quelli minori, attraverso le ultime notizie in tempo reale per ogni categoria, gli approfondimenti sulle partite, le curiosità sulle diverse squadre, gli speciali sulle League europee e, ovviamente, sarà presente con i suoi inviati ai Mondiali di Russia 2018. Il calcio sarà sempre protagonista su RMC SPORT NETWORK, prima durante e dopo le gare con il racconto in diretta, le analisi tecniche, i commenti delle firme più autorevoli e le opinioni degli ascoltatori. E poi riflettori costantemente puntati sul calcio mercato.

Non solo calcio. RMC SPORT NETWORK è anche grande tennis, con tutti i protagonisti e i match più importanti, è l’energia esplosiva dei Gran Premi di Formula 1, che seguirà con interviste e commenti dei piloti, notizie e analisi, risultati e classifica, e ancora Moto GP, cronache, interviste e approfondimenti per raccontare le news, i retroscena, la competizione e la passione che animano i protagonisti delle due ruote. E ancora golf, basket, pallavolo, ciclismo, raccontati dalla voce degli appassionati e dai campioni in campo. Su RMC SPORT NETWORK l’emozione non va mai in panchina: giorno per giorno la nuova radio racconterà tutte le sfide e le vittorie delle migliori squadre italiane e dei top player nel mondo.

RMC SPORT NETWORK nasce da una collaborazione tra Triboo, gruppo quotato sul mercato AIM, attivo nel settore dell’eCommerce, dell’Advertising e della comunicazione on line,TUTTOmercatoWEB.com, primo sito per audience raggiunta, esclusivamente dedicato al calcio, nel panorama digitale italiano con 1.909.000 utenti unici (Fonte: Audiweb View-giugno 2017), oltre 1,8 milioni di download dell’app e oltre 2 Milioni di fan su Facebook ed RMC Italia, che porterà in dote oltre all’expertise pluriennale nel mondo del Fm, l’awareness ed il prestigio del brand Radio Monte Carlo.

TUTTOmercatoWEB si occuperà della direzione editoriale ed ospiterà all’interno delle sue piattaforme RMC SPORT NETWORK, mentre RMC si occuperà delle attività di marketing legate all’emittente, della Direzione artistica, con particolare riferimento alla selezione musicale, e dell’informazione giornalistica affidata alla redazione di RMC NEWS diretta da Claudio Micalizio.17 ore di diretta per 365 giorni l’anno. Una copertura nazionale in fm oltre che in digitale. 3 sedi operative Roma, Milano e Firenze. Oltre 50 professionisti, tra conduttori e opinionisti, più di 100 inviati sui campi ed esperti di tutti gli sport.

RMC SPORT NETWORK si avvarrà di volti noti del panorama giornalistico e radiofonico sportivo come Niccolò Ceccarini (direttore responsabile), Marco Piccari (Mediaset), Mario Sconcerti (Rai Sport), Xavier Jacobelli (Corriere dello Sport) Alberto Cerruti (Gazzetta dello Sport), Fabrizio Biasin (Corriere dello Sport), Fulvio Collovati, Mino Taveri (Mediaset), solo per citarne alcuni; oltre a conduttori e opinionisti di rilievo tra cui: Marco Baldini, Lapo De Carlo, Fabiana Paolini, Mauro Suma, Alberto Di Chiara, Claudio Pasqualin, Enzo Bucchioni e Antonio Di Gennaro.

RMC SPORT NETWORK sarà presente in tutta Italia con una copertura iniziale che supera i 18 milioni di ascoltatori. Le frequenze suwww.rmcsport.nete sull’applicazione RMCSPORT.Il lancio di RMC Sport Network è supportato da una campagna di comunicazione pianificata su stampa quotidiana, periodica e specializzata, tv, digital ed out-of-home. (29/1/2018 http://www.spotandweb.it/)

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