Verso lo spegnimento delle Onde Medie Rai, il caso della ‘frontiera di Nord-Est’

A cura di Mauro Roffi

Davvero fra poco più di un mese finirà un’epoca e la Rai spegnerà le sue Onde Medie radiofoniche residue? C’è ragione di ritenere di sì, come FM-world ha già annunciato, ma quel che non sembra accettabile è la cortina di silenzio che circonda il tema, tanto che questa ‘scelta importante’ e definitiva del nostro servizio pubblico non è stata neppure annunciata ufficialmente (sembrerebbe il minimo, vista la lunghissima storia delle Onde Medie Rai) ma si è dovuta desumere, come noto, da un avviso sul tema delle ‘audiodescrizioni’.

La data indicata sembra dunque essere quella dell’11 settembre prossimo, in cui dovrebbero cessare le ultime emissioni dalle residue frequenze attuali (che trasmettono solo Radio1 da alcuni anni). Ma è un passo inevitabile e opportuno?

Personalmente non lo ritengo affatto, perché la cosa ha una giustificazione unicamente economica e chiudere una così lunga esperienza radiofonica, importante a anche a livello internazionale, solo per ragioni economiche fa un po’ a pugni, a mio parere, con il concetto stesso di servizio pubblico radiofonico nazionale.

Faccio un esempio che può sembrare incongruo ma probabilmente non lo è: è economico per le Poste tenere in vita degli uffici postali nelle zone di montagna? La ricerca di profitti più ampi suggerirebbe di chiudere baracca e burattini ma evidentemente non lo si fa (o lo si fa solo in parte) perché si tratta di un servizio pubblico indispensabile per intere comunità.

Le Onde Medie sono invece così superflue da poter essere spente tutte senza colpo ferire? Ma anche: l’attuale servizio (sostitutivo) in FM della Rai è davvero così perfetto e capillare? E perché sul digitale terrestre i canali radiofonici della Rai (da qualche mese dotati di tanto di numerazione) sono stati spenti (al contrario di quelli dei privati) e adesso, da poco, sono accessibili solo in HHBTV? Anche qui: era proprio il caso?

Ma soprattutto non ci sono mai annunci, appunto, sulle modalità e le ragioni delle decisioni prese e tutto avviene in sordina, in attesa, probabilmente, che il tutto passi invece ‘in cavalleria’ per via della situazione di fatto che si è determinata. Questo dà anche un’idea di quanto la Rai sembri considerare ‘secondario’ il suo ‘comparto radiofonico’: c’è, ma si vede poco e conta ancor meno, purtroppo.

Ma sembra proprio che l’11 settembre (ma la data è casuale???) ci sarà questo storico spegnimento. Le conseguenze potrebbero essere pesanti, in particolare, nella zona del Nord-Est, ai confini del Friuli-Venezia Giulia con Slovenia e Croazia. Riportiamo quanto scrive su questo l’attento sito italradio.it, che non ha bisogno di molti commenti:

“Sono le minoranze a comprendere per prime che l’Onda Media è l’unica effettiva modalità transfrontaliera libera e senza ostacoli per le trasmissioni in lingue che appartengono a più Paesi… La fine di un servizio universale, libero ed anonimo. Un terremoto in primo luogo per le minoranze. Quella slovena in Italia, in primo luogo, che attraverso la propria stampa e la sen. Tatiana Rojc… protestava il 21 luglio sottolineando come la chiusura dell’Onda Media 981 kHz di Trieste ponga ‘un problema che attiene la concreta tutela dei diritti di una minoranza linguistica’ richiedendo ‘al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giuseppe Moles, al presidente della Commissione Vigilanza Rai sen. Alberto Barachini e all’amministratore delegato Rai Carlo Fuortes, di porre in essere tutti i mezzi intesi ad assicurare la pari opportunità di ascolto della programmazione in lingua slovena’…”.

C’è poi il caso, clamoroso, della trasmissione ‘L’Ora della Venezia Giulia’, diretta agli italiani di Istria e Dalmazia dall’impianto di Venezia in Onde Medie a 936 kHz, sulla base addirittura di una specifica Convenzione tra la Rai e la Presidenza del Consiglio. E di un programma il cui titolo dice tutto: ‘Sconfinamenti’.

L’area di Trieste, Capodistria e dell’Istria in generale, divisa fra tre Paesi, con la presenza di minoranze linguistiche importanti e una storia tormentatissima alle spalle merita davvero questo disinteresse? E che fine farà la Convenzione?

Radio Capodistria, nelle sue due versioni, e la Tv collegata alla fine sono state sempre tutelate anche rispetto a ‘minacce di ridimensionamento’ (che ci sono state) da parte della Radio-Tv pubblica slovena. Da noi invece tutto tace, o almeno così sembra. E l’11 settembre è quanto mai vicino.

Mauro Roffi
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