Nuovo Governo Meloni: ecco chi conta in tema di media

Nuovo Governo Meloni: ecco chi conta in tema di media

22 Ottobre 2022

Con la nascita del nuovo Governo di Giorgia Meloni si sono finalmente dissolti diversi dubbi su alcune caselle (o dicasteri) che riguardano da vicino il campo dei media, della cultura e dello spettacolo.

Naturalmente le nuove nomine sono solo il primo fondamentale passo per ciò che riguarda questo settore, visto che occorrerà di seguito osservare da vicino anche chi andrà ad occupare le cariche di sottosegretario (o viceministro), con particolare riguardo all’Editoria, e poi capire bene la situazione nel fondamentale campo delle deleghe, ossia le attribuzioni di potere interne ai Ministeri. E ci sarà poi da seguire attentamente anche quanto accadrà in Parlamento in tema di Commissioni competenti in materia (a partire dalla Vigilanza Rai, ma non solo, naturalmente).

Ma vediamo allora a chi sono andate le due caselle fondamentali nel settore dei media. C’è in primo luogo il Ministero dello Sviluppo Economico (cui fanno capo da anni anche le Comunicazioni), che però d’ora in poi si chiamerà Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con un cambio di nome che non è solo formale, e allora bisognerà vedere se ci saranno modifiche anche in fatto di competenze (riguardo appunto alle Comunicazioni e allo specifico sottosegretario o viceministro).

In ogni caso il Ministero è andato a Adolfo Urso, politico noto ma non esattamente in questo campo, anche probabilmente ad evitare di attribuire la casella a Forza Italia, per via del possibile conflitto di interessi con Mediaset. E, salvo le eventuali variazioni di cui dicevamo, sarà sempre questo Ministero a seguire la politica generale in tema appunto di media, Radio e Tv.

Sorpresa finale invece alla Cultura, dove è sbucato con una forza travolgente nelle ultime ore il nome vincente di Gennaro Sangiuliano, direttore del Tg2 dalle notissime e anche ostentate simpatie per il Centro-Destra, quale successore del ministro Franceschini, annullando altre ipotesi (come quella di Giordano Bruno Guerri). Il Ministero ha grande importanza, si sa, in tema di Beni Culturali, editoria libraria, ma anche e soprattutto di cinema e produzione audiovisiva, settori in cui sono stati di recente messi in campo finanziamenti di non poco conto.

La nomina di Sangiuliano (che molti vedevano di prossimo approdo al Tg1, dove era già stato in anni precedenti quale vice) libera altresì una casella importante alla Rai e porterà naturalmente alla necessità di nominare un successore al Tg2, nomina che però potrebbe essere solo la prima di tutta una serie, considerando che appunto la direzione del Tg1 è più o meno sempre stata ‘di area governativa’. Ci sarà dunque una nuova sarabanda di nomine in Rai, a nuovo piano industriale (con altre nomine da poco varate) appena avviato, dopo tanta attesa?

Lo vedremo, ma bisogna anche considerare che la stessa designazione ad AD della Rai di Fuortes (giudicato peraltro da alcuni osservatori un po’ ‘opaco’ nel suo attuale ruolo) era molto legata alla presenza di Draghi a Palazzo Chigi. Di conseguenza, l’arrivo di Giorgia Meloni scompagina sicuramente la carte, anche perché l’attuale Cda - come si ricorderà - era nato con una strana (e, vista oggi, quasi ‘incredibile’) esclusione dai Consiglieri di personaggi riconducibili a Fratelli d’Italia. Qui il ruolo dell’ex Consigliere Giampaolo Rossi, esperto della Rai, viene giudicato determinante nei prossimi mesi.

Bisogna anche ricordare che i problemi attuali della Rai sono parecchi, a partire da una situazione economica certo non brillante, accentuata dai nuovi limiti più stringenti in tema di pubblicità che sono stati stabiliti della nuova ‘legge di sistema’ in tema di media varata giusto un anno fa (nell’incomprensibile indifferenza generale) dal Governo Draghi, anche quale recepimento di una Direttiva Europa. E neppure gli ascolti della Rai nelle ultime settimane sembrano così brillanti, ragion per cui il ritorno in onda di Fiorello diventa ‘quasi determinante’ per il futuro dell’azienda.

Ma soprattutto c’è sullo sfondo il fondamentale tema del canone. La Lega accarezza l’idea di abolirlo proprio ma, a parte un’idea così estrema, occorrerà stabilire presto che cosa succederà nel 2023, quando l’inserimento del canone stesso nella bolletta elettrica (già cara o carissima di suo) dovrebbe venire a cadere, anche qui ‘su ispirazione europea’. Qui appare importante anche il ruolo del nuovo Ministro dell’Economia (‘proprietario’ della Rai stessa) Giorgetti, che già si è occupato anche di media nel Governo Draghi quale titolare dello Sviluppo Economico.

Infine, a dicembre dovrebbero smettere di trasmettere gli ultimi canali televisivi in Mpeg-2, ‘lasciando a piedi’ chi si era ‘rifugiato’ sui canali 500 per continuare a vedere la tv senza adottare un televisore HD o dotarsi di specifico decoder. Di T2, invece, pur previsto a gennaio, non si parla più, come peraltro si prevedeva, a scanso di nuovi switch-off, con la necessità magari di adottare nuovi ‘bonus tv’.

Ma anche la Radio è ‘in partita’. Decisioni in tema di Dab non dovrebbero tardare e per questa tecnologia e per il settore radiofonico in generale si tratta di un argomento di decisiva importanza.

Mauro Roffi
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