L’Eurovision Song Contest 2023 non sarà in Ucraina. Ma gli ucraini protestano

A cura di Mauro Roffi

Sono passate solo alcune settimane dalla trionfale finale di Torino dell’Eurovision Song Contest 2022 ma già si parla della prossima edizione, che a rigor di logica (e di regolamento), dovrebbe svolgersi in Ucraina. Ci sono però molti dubbi che ciò possa davvero accadere e tantomeno che la manifestazione – come era stato prospettato in modo ‘romantico’ ma anche un po’ scaramantico, per così dire – possa avere luogo a Mariupol, come pure qualcuno aveva sognato.

La dura realtà del conflitto in atto, per chissà quanto tempo ancora, e l’esigenza di iniziare a predisporre le prime mosse per l’edizione 2023 (non è poi così presto, come si può pensare) impongono, almeno al momento, di mettere da parte i sogni e scendere un po’ sul terreno pratico. O almeno questo è quel che pensa l’Ebu-Uer, che – lo ricordiamo – organizza per la gran parte questa prestigiosa manifestazione musicale e televisiva.

Ecco così che nelle ultime ore se ne sono sentire parecchie sul tema. Proprio l’Ebu venerdì ha fatto sapere che l’Eurovision Song Contest 2023 non si svolgerà in Ucraina. La decisione è legata alle “circostanze attuali” della guerra in corso e alla mancanza delle necessarie garanzie di sicurezza.

“L’Eurovision Song Contest è una delle produzioni televisive più complesse al mondo con migliaia di persone che lavorano e partecipano all’evento e dodici mesi di tempo di preparazione necessari – ha spiegato l’Ebu – . Il consiglio di amministrazione del concorso ha stabilito che le garanzie di sicurezza e operative richieste a un’emittente per ospitare, organizzare e produrre l’Eurovision Song Contest ai sensi delle regole Esc non possono essere soddisfatte da UA:PBC”, ovvero l’emittente pubblica, anche a carattere internazionale, dell’Ucraina.

Ricordiamo che la Rai, dopo l’ottimo esito dell’edizione di Torino, da una parte aveva dato la disponibilità ad ospitare ancora (eventualmente) l’evento ma soprattutto si era offerta di aiutare Kiev (l’Ucraina peraltro ha già ospitato la manifestazione non molti anni fa) a organizzarsi per essere in grado di allestire sul serio l’edizione 2023.

Ma l’annuncio dell’Ebu, che francamente appare più realistico di questi auspici, ha gelato un po’ tutti, tanto più che sembrava di capire che a organizzare l’Eurovision Song Contest 2023 poteva essere (invece) il Regno Unito, la cui canzone era arrivata a Torino seconda, ma solo dopo il plebiscitario esito del televoto a favore dell’Ucraina.

Le mosse dell’EBU devono essere state però un po’ premature e così subito sono fioccate le polemiche.

L’Ucraina, punta sull’orgoglio, ha infatti fatto sapere di non essere d’accordo con la valutazione dell’Ebu e di voler chiedere una revisione della decisione presa di escluderla dall’organizzazione della prossima edizione. In specifico, il ministro della Cultura e dell’Informazione ucraino Oleksandr Tkachenko ha dichiarato che Kiev “crede di avere motivi per condurre ulteriori discussioni sulla ricerca di una soluzione che soddisfi tutti” e di ritenere “di poter rispettare tutti gli impegni”.

Se Gran Bretagna doveva poi essere nel 2023, il primo ministro inglese (pur un po’ in bilico) Boris Johnson, nell’ambito dell’ulteriore recentissima visita in Ucraina, ha detto che l’Eurovision Song Contest a suo parere può invece svolgersi ancora nel Paese invaso dai russi.

Insomma, si prenderà un altro po’ di tempo per ulteriori approfondimenti. Ma il tempo a disposizione non è molto e mano a mano il ‘sogno ucraino’ di riuscire a ‘fare il miracolo’ nel 2023 rischia di diventare un’aspirazione piuttosto velleitaria e irrealistica.

Mauro Roffi
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