Guerra Russia-Ucraina: le novità sul fronte dei media e dell’Eurovision Song Contest

A cura di Mauro Roffi

Anche il fronte mediatico della guerra in corso dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia è sempre più incandescente e costantemente in evoluzione.

Nelle scorse ore la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen ha comunicato l’intenzione di mettere al bando sia la notissima Tv russa di informazione internazionale e multilingue RT (ex Russia Today; attualmente è ancora in onda in Italia, in particolare sul canale 536 di Sky) e Sputnik, media «di proprietà statale, che non potranno più diffondere le loro bugie per giustificare la guerra di Putin».

Sputnik – come da autopresentazione – “è una delle più grandi agenzie internazionali d’informazione e combina siti web multimediali in 33 lingue (italiano compreso; N.d.R.), trasmissioni analogiche e digitali in oltre 90 città in tutto il mondo”. Dispone di 24 centri redazionali, da Bishkek a Chisinau, da Pechino a Montevideo, in cui lavorano oltre mille persone di decine di nazionalità.

Sputnik fa parte del gruppo mediatico dell’agenzia russa di stampa internazionale Rossiya Segodnya ed è erede diretto della precedente agenzia internazionale russa RIA-Novosti e della Radio La Voce della Russia, ristrutturate nel 2013. E infatti Sputnik dispone anche di un servizio radiofonico che trasmette in decine di lingue in tutto il mondo.

Ma le novità forse più rilevanti in tema di conseguenze sui media del conflitto in corso riguardano l’Eurovision Song Contest che si svolgerà fra alcune settimane a Torino. La Russia, come noto, è stata esclusa dalla manifestazione e la decisione ora sembra proprio aver provocato l’addio (o magari ‘l’arrivederci’) delle Tv e Radio russe all’EBU, l’organismo europeo con sede a Ginevra che riunisce i principali media continentali (e non solo) e organizza appunto l’Eurovision Song Contest.

Ad autoescludersi dall’European Broadcast Union sarebbero state le stesse emittenti russe, ovvero Channel One (Pervyj Kanal), VGTRK (acronimo che sta per All-Russia State Television and Radio Broadcasting Company) e Radio Dom Ostankino (Russian Music Tv e Radio Center). L’annuncio è stato dato mediante una nota congiunta delle stesse emittenti, che lamentano “l’eccessiva politicizzazione dell’EBU”.

In un suo comunicato l’EBU conferma di essere “a conoscenza di notizie secondo cui la Russian Television and Radio Broadcasting Company (RTR), Channel One Russia e Radio House Ostankino si stanno ritirando dall’EBU. Tuttavia, al momento non abbiamo ricevuto alcuna conferma formale dai nostri membri”.

Tuttavia, “alla luce della crisi senza precedenti che si sta verificando in Ucraina, il nostro Comitato Esecutivo riteneva ancora che l’inclusione della partecipazione russa all’evento di quest’anno avrebbe indebolito i valori del Contest”.

Infine, “la nostra Unione si impegna a sostenere i valori dei media di servizio pubblico e, con l’escalation di questo conflitto, la nostra priorità deve essere garantire che tutti i cittadini continuino ad avere accesso a notizie e informazioni affidabili e indipendenti e che i giornalisti siano autorizzati a riferire liberamente e in sicurezza”.

Il sempre informatissimo sito eurofestivalnews.com aggiunge altri particolari:

“I membri ufficiali EBU sono ora scesi a 66 in 55 Paesi diversi. La fine della permanenza in EBU significa che i canali russi non potranno più avere accesso a un elevato numero di diritti televisivi per via Eurovisione. Ma non solo: senza l’appartenenza all’EBU di alcuna sua Tv, la Russia non potrà più partecipare all’Eurovision fino a quando le emittenti non rientreranno oppure fino a quando non sarà decisa l’affiliazione di una Tv diversa. L’EBU ha anche 31 membri associati che provengono da 20 Paesi diversi: da questa lista l’Australia partecipa all’Eurovision dal 2015, il Kazakistan allo Junior Eurovision dal 2018 e il Canada lo ha fatto all’Eurovision Young Dancers tra il 1987 e il 1989”.

Mauro Roffi
mauro.roffi@fm-world.it