Agcom e Radio: non solo DAB, l’analisi del settore nella Relazione al Parlamento

A cura di Mauro Roffi

È stato abbastanza generalizzato il plauso all’Agcom per l’approvazione, nei tempi preannunciati, del Piano sul DAB+. La decisione è di indubbio rilievo e andrà approfondita a dovere dopo che saranno pubblicati i documenti relativi al piano stesso (si suppone nei prossimi giorni).

Intanto venerdì scorso c’è stata la presentazione alla Camera della Relazione annuale 2022 della stessa Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni sull’attività svolta e sui programmi di lavoro. Si tratta della seconda Relazione annuale svolta dall’attuale Consiglio, presieduto da Giacomo Lasorella e composto da Laura Aria, Massimiliano Capitanio, Antonello Giacomelli e Elisa Giomi. Bisogna anche considerare che l’Agcom ha dovuto affrontare in quest’ultimo periodo tutti i problemi derivati dall’improvvisa e dolorosa scomparsa a fine 2021 del suo consigliere Enrico Mandelli, sostituito da Capitanio solo dal 30 maggio scorso.

La Relazione al Parlamento è un ponderoso documento che si sviluppa su ben 191 pagine ed è organizzata in 5 capitoli (Le Comunicazioni Elettroniche; I Media; I servizi internet e le piattaforme online; I Servizi Postali; Le dimensioni istituzionali e organizzative dell’Autorità), con in più una parte finale sulle linee strategiche e i programmi di lavoro della stessa Autorità. Ma non si tratta di un noioso ‘rendiconto ufficiale’ bensì di una lettura molto interessante anche per capire quel che si muove e cambia nel settore radiotelevisivo.

Proviamo a vedere di seguito alcuni dei tanti ‘spunti’ contenuti nella Relazione stessa.

Intanto nella sua prefazione il presidente Lasorella ha fatto notare come l’ultimo triennio “è stato segnato da un imponente processo di adeguamento e aggiornamento del quadro giuridico di riferimento, a partire dall’adozione del nuovo Codice europeo delle comunicazioni elettroniche (dicembre 2018), e poi, a seguire, dalla nuova Direttiva sui Servizi media audiovisivi, dalla direttiva quadro in materia di diritto d’autore e da tutta la legislazione nazionale di recepimento e adeguamento che ne è scaturita, a partire in particolare dalla seconda metà del 2021”.

Non basta: data per scontata nel settore televisivo la nuova ‘rivoluzione’ derivante dalle grandi novità (soprattutto in termini di frequenze) derivanti dalla nuova fase della Tv digitale, c’è stato anche l’arrivo del nuovo Tusmar (o Tusma), il nuovo testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, che costituisce “la più rilevante novità del periodo nel settore media”. Il provvedimento (di cui Fm-world è stato incredibilmente fra i pochi a riferire) “provvede a racchiudere in un unico atto normativo le modifiche legislative intervenute negli anni, trasponendo altresì le disposizioni della direttiva (UE) 2018/1808 in un contesto armonizzato alla luce degli avvenuti mutamenti tecnologici e di mercato”.

Fiero di quanto fatto dall’Agcom sul ‘caso DAZN’, che “rappresenta l’esempio, fino ad ora più riuscito, del nuovo modello di lavoro che l’Autorità si è data con la ristrutturazione dello scorso anno”, Lasorella ha dato diverse indicazioni su come stia cambiando, come si diceva, il mondo dei media:

“È evidente il declino, con tratti di irreversibilità, del comparto editoriale classico, da oltre un quindicennio in perdita di copie, pubblicità e, conseguentemente, di ricavi e valore, sia nel settore dei quotidiani, sia (in misura ancora maggiore) nel settore dei periodici. Si conferma una complessiva tenuta, in termini di valore economico e di audience, del settore radiotelevisivo free to air largamente attestato su piattaforma digitale terrestre, mentre viene rilevata una contrazione dei ricavi conseguiti dalla televisione a pagamento su piattaforma satellitare, che potrebbe anche costituire il primo segnale di una tendenziale raggiunta maturità della piattaforma stessa. Quasi specularmente… si osserva una crescita rilevante di ricavi, offerta di contenuti e numero di abbonati da parte dei servizi VoD offerti su piattaforma Internet”. Del resto “è la raccolta online ad attrarre le quote maggiori di investimento pubblicitario”.

Per la pubblicità, ecco comunque i dati complessivi:

“Nel 2021 i ricavi da pubblicità aumentano per tutti i mezzi considerati, tornando a costituire il 40% del totale. L’incremento è tale da compensare, soltanto per i ricavi da vendita di spazi pubblicitari sulla tv in chiaro e i quotidiani, l’ingente calo subito nel 2020, mentre le risorse pubblicitarie per radio e, soprattutto, periodici rimangono su valori ampiamente inferiori a quelli del periodo pre-pandemia.

In questo contesto, si amplia ulteriormente il divario tra il mezzo televisivo, che genera poco meno del 70% degli introiti, e gli altri media: l’editoria quotidiana e quella periodica, congiuntamente, incidono per il 25% mentre la radio si conferma attorno al 5% dei ricavi complessivi”.

Ma vediamo adesso, più ampiamente, cosa contiene la Relazione proprio per ciò che riguarda il settore radiofonico (sempre Dab a parte):

“Nel 2021, sotto il profilo degli ascolti complessivi a fronte della flessione registrata nel corso del 2020, e in particolare nei mesi più critici dell’emergenza sanitaria, il confronto con i dati del secondo semestre mette in evidenza una crescita (+ 2,3%) che, sebbene contenuta e non tale da consentire il pieno recupero in termini di attenzione dei radioascoltatori (audience), rispetto ai valori registrati negli anni precedenti la pandemia, rappresenta, tuttavia, un importante segnale di ripresa del comparto”.

Altri dati significativi relativi all’ultimo anno:

“Le risorse economiche derivanti dall’attività radiofonica sono passate da 551 a 613 milioni di euro con un incremento dell’11,4%, un valore che non risulta, tuttavia, idoneo a recuperare pienamente quanto ricavato nel 2019”.

Poi le dimensioni economiche dei ‘protagonisti’ del settore radiofonico:

“Nel dettaglio, al primo posto si riscontra la presenza di RAI concessionaria del servizio pubblico, con una quota nel 2021 in flessione (- 0,8 punti percentuali) e pari al 23,5%. Segue il Gruppo Fininvest/MFE (Mediaset) che realizza il 13,9% dei ricavi complessivi, e registra una lieve crescita (inferiore al punto percentuale).

Il terzo operatore, in base ai ricavi complessivi del settore è GEDI, che nel 2021 ottiene una quota dell’11,7%. Nelle posizioni successive si collocano RTL con l’8,8% delle risorse economiche totali, Radio Dimensione Suono, con una quota del 7,5%, il Gruppo Sole 24 Ore, i cui introiti rappresentano il 3% dei ricavi del settore, e Radio Italia, con un peso del 3%.

L’offerta radiofonica è caratterizzata, infine, dalla presenza di altri attori nazionali, fra cui il Gruppo Kiss Kiss, Centro di Produzione (Radio Radicale), Associazione Radio Maria e numerose altre emittenti radiofoniche locali con quote ancora più marginali, che nel loro complesso rappresentano oltre un terzo delle risorse economiche del comparto”.

Mauro Roffi
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