Vicky Mangone lascia LatteMiele e si prepara a nuovi progetti

1 Settembre 2020
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Ci sono nomi della radiofonia che sono fortemente legati ad un’emittente precisa.

Uno di questi è quello di Vicky Mangone che per trent’anni è stata la voce di LatteMiele.

Da qualche settimana, la nota conduttrice ha scelto di abbandonare la rete che le ha dato la popolarità. L’abbiamo intervistata per capire quali sono le novità che la riguardano.

  • Partiamo dai tuoi esordi. Quando e come ti sei avvicinata alla radio?

Ne parlo molto volentieri dei miei esordi: tempi lontani e nettamente diversi da quelli attuali. Un’epoca nella quale la radio rappresentava una sorta di miracolo, una palestra per la formazione e la crescita, un luogo dove socializzare e condividere con “quelli come te” le tue stesse passioni. La prima volta che misi piede in radio fu in seconda media. Andai a visitare lo studio di quella che all’epoca era la radio più seguita della mia città, Bolzano: Radio Spitfire. In quel preciso istante decisi che quello sarebbe stato il mio mondo. La prima volta che andai in onda fu 4 anni più tardi, a 16 anni. Me lo ricordo come fosse adesso: domenica 13 marzo 1983, ore 10.00. Dovevo sostituire Sergio Pittino che si era preso una brutta influenza. Dediche e richieste con musica liscio: sognavo un esordio un po’ diverso, ma in quel momento mi sono baciata i gomiti.

  • Quali sono state le tue esperienze?

Ricordo una radio molto interessante nella quale lavorai sul finire degli anni 80. Si chiamava Radio One. Una radio regionale con sede nelle Marche davvero innovativa per l’epoca, molto attenta al mercato musicale USA e alla conduzione decisamente “avanti” rispetto alle tecniche del periodo. L’editore, Maurilio Cordone, fu molto illuminante per la mia professione. Mi piace citare anche l’esperienza a Radio Linea, altra radio marchigiana. So che è diventata una realtà molto forte sul territorio. Marco Adami lo ricordo come un ragazzo con un entusiasmo pazzesco.

  • Tutti ti conosciamo per la tua importante carriera a LatteMiele. Come sei arrivata a questa radio?

Radio LatteMiele arrivò per caso nel 1990. Conobbi l’editore durante una serata che presentavo sulla riviera romagnola. Una di quelle cose tipo “voci nuove”. A fine serata mi propose di lavorare nella sua emittente. Feci la valigia la sera stessa. Due giorni dopo ero in onda.

  • Che ruoli hai ricoperto al suo interno? E per quanti anni hai trasmesso in questa emittente?

In tutto sono 30 anni (con due anni sabbatici che mi hanno portato a Roma alla scuola di cinema a Cinecittà. Una delle esperienze più formative della mia vita). Trent’anni in quella che è stata la Radio che ho amato di più e che ho visto crescere. In tanti anni ho ricoperto un po’ tutti i ruoli: dalle relazioni con le case discografiche, alla programmazione musicale. Sono stata il volto della radio in tutte le esterne, tutte le manifestazioni, i concerti e gli eventi on the road. E per la serie “toglietemi tutto ma non il microfono”, sono andata in onda tutti i santi giorni sempre con immutato entusiasmo: nel magazine del mattino o nelle interviste del pomeriggio con gli ospiti in studio. Ho intervistato i più grandi: Piero Angela, Andrea Camilleri, Umberto Veronesi. Medici, politici, giornalisti, scrittori e poi musicisti. Tanti. Tutti. Ho anche parlato per anni di buone pratiche, di consumi, di ecologia e salute nella trasmissione “Usi&Consumi” alla quale è stato assegnato il premio “Vincenzo Dona” dell’Unione Nazionale Consumatori come “Miglior servizio Radiotelevisivo” del 2009.

  • Di recente, il tuo addio a LatteMiele dopo alcuni anni in cui l’emittente ha cambiato proprietà e sede. Che cosa ti ha spinto a questo passo? Scelta personale o nuove prospettive all’orizzonte?

Immaginate di essere sposato con la persona dei vostri sogni e improvvisamente, una mattina, ve la ritrovate in cucina, completamente stravolta nelle sembianze per mano di un chirurgo plastico maldestro. Ecco, è un po’ quello che è successo a me: non riconoscevo più la “mia” radio e per lei avevo finito le parole, che per una che fa il mio mestiere significa che l’amore è al capolinea. Dopo aver preso questa decisione sono andata in vacanza. Avevo bisogno di sedimentare. Volevo raccogliere le idee e ascoltare della musica. L’ho fatto e ho riscoperto dei vecchi vinili di James Taylor, Sade, Eagles, Aretha Franklin, Otis Redding. Ho anche cambiato casa, ora vivo in campagna. Mi sto ricaricando e, nel frattempo, sto vagliando alcune proposte. Con calma.

  • E, più in generale, come vedi il futuro della radiofonia? Che cosa ascolteremo tra 10 o 20 anni, in un mondo sempre più digitale?

E qua ci vorrebbe un bel distinguo: radiofonia intesa come modalità di diffusione o come operai delle parole? Nella prima parte non mi ci addentro più di tanto. Stiamo vivendo in un periodo di grandi cambiamenti. L’arrivo del DAB+ regalerà un po’ di riscatti ma anche tante delusioni. L’aspetto che più mi interessa, invece, è quello della radio “da dentro”. Ecco, il futuro della radiofonia in questo senso, un po’ di sonno me lo toglie: sento in giro scelte editoriali molto discutibili, dove a prevalere sono conduzioni superficiali e omologazione musicale. C’è poca anima, poche idee, poco studio. Troppa improvvisazione azzardata. Ho sempre ritenuto che le parole abbiano un peso specifico considerevole e nessun radiofonico dovrebbe permettersi di utilizzarle senza prima riflettere, conoscere, prepararsi. Lo ritengo poco rispettoso nei confronti dell’ascoltatore che ha scelto di seguire te e non un altro. Io prima di essere conduttrice sono ascoltatrice e presto la mia attenzione solo quando avverto competenza.

* FM-world –> per contatti e segnalazioni: info@fm-world.it

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