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Nasce Radio7, il nuovo progetto web di Davide Camera

17 Maggio 2019
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La sua voce è nota per aver condotto, e in parte diretto, numerosi notiziari tra RDS, Radio 101 ed il circuito GRT, oltre a superstation quali Radio Padova.

Stiamo parlando di Davide Camera, una lunga carriera non solo radiofonica ma anche televisiva, che da alcuni giorni ha lanciato un progetto a cui crede molto: una nuova emittente, diffusa sul web, che riporta ad un nome legato alla realtà locale dove ha mosso professionalmente i primi passi, Radio7.

Partiamo proprio da questo: che cos’è e soprattutto perchè Radio7?
Radio7 è una webradio amatoriale, o almeno nasce così, il che non significa che non sia strutturata con un palinsesto o che non voglia “suonare bene”. Semplicemente, da tanti anni, avevo molta voglia di fare radio, anzi “la radio”, quella che la mia generazione e quelle immediatamente precedenti e successive hanno conosciuto come tale. Partendo quindi dalla radio “libera veramente” disegnata alla perfezione dalla canzone di Finardi, sapendo che le cose di un tempo non torneranno e non devono tornare più. Ma ritengo che si sia un po’ persa proprio la radio, che oggi in FM, nei network, si faccia qualcosa di diverso, anche perché probabilmente molti station manager sono cresciuti conoscendo un’altra radio, e quindi è normale per loro ritenerla un ibrido con rete e social. Ma la radio sarebbe qualche cosa di diverso, e se via etere è molto difficile poterla fare, beh… proviamo a rifarla qui. Sul nome Radio7: siccome il progetto è mio, su molte cose pesca dalla mia vita anche professionale. “Radiosette” era una rete regionale nata nel 1982 da Novaradio Mestre Venezia, dove radiofonicamente feci il mio primo, piccolo salto di qualità. Il nome è un tributo a questa mia parte di vita, non l’unico. Si trova qualcosa anche nei titoli delle trasmissioni o in quelli che oggi si chiamano “format”. Anche se ci tengo a dirlo: non è una radio “vecchia”!

A che pubblico si rivolge Radio7?
A tutti, proprio a tutti. Infatti, essendo una webradio, fuori dalle logiche del mercato e ascoltabile sul web, quindi se uno la cerca, ho deciso di diversificare le scelte musicali a seconda dell’orario di messa in onda e della trasmissione che si sta ascoltando. Perché è una radio di programmi, ovviamente, direi più una radio di idee, anche se ci sono programmi nostri (“Ottava nota”, “Alpha”, “Il ricordisco”, “Quasar”, “Il resto è musica”, “Il laboratorio” di Roberto Morassi) altri che sono “scambi” con radio amiche (“Collezione privata” è uno storico programma del mio amico Graziano D’Andrea, direttore di Radio Diffusione Europea di Trieste) e altri invece che vengono distribuiti a varie emittenti (“Black and White targato Italia” di Claudio Salvi, “Simply Good Music” e “So Funk” di Gigi Deejay, “Future hits” di Tony Cozzolino e “Pop Up Week End” di Ernesto Gandini). Diciamo che i posizionamenti sono diversi e chiaramente le trasmissioni autoprodotte sono “piazzate” nei nostri orari chiave, ma anche le altre hanno buoni orari. In più ci sono “fasce musicali” senza conduttore che sono mirate: “Made in Italy” propone solo musica italiana, “Lunch Time” solo musica abbastanza tranquilla per accompagnare l’ora di pranzo, “Compilation” invece dance e funk, “All the best” si concentra sulla produzione musicale internazionale dagli anni Settanta ai Novanta.

Come hai selezionato gli speaker in onda?
Si sono selezionati da soli… sono miei cari amici che da tempo conoscevano questo progetto, come Paolo Starvaggi per fare solo un esempio, o che ho coinvolto con qualche idea particolare, come Roberto Morassi, professore di chimica appassionato anche di enigmistica, origami e tante tante altre cose. Non ti nascondo che appena ho detto del mio progetto in tanti mi hanno chiesto di collaborare. Questo significa che la voglia di radio c’è, specialmente da chi l’ha fatta e vuole tornare a farla, anche se lì occorre capire quanto uno si sia “arrugginito” e se gli serva del tempo, anche perché il metodo di trasmissione spesso è necessariamente diverso e più empirico rispetto alla radio tradizionale, dove sei con studio, cuffia e microfono. La porta è aperta a tutti, chiaramente, ma io ho un’idea ben definita di radio e quindi ogni idea, vecchia o nuova che sia, deve in qualche modo coincidere con la mia visione. Che vuole che ci sia anche comunque una certa qualità, perché è vero che si tratta di una webradio amatoriale, ma deve essere fatta bene, “sentirsi bene”. Anche per questo ho risposto male a qualcuno (non ai miei amici o a chi chiedeva di collaborare, eh?), qualcuno che di fronte a qualche mia innocente richiesta (tipo poter mandare un programma mixato distribuito anche ad altre radio) si è comportato con una certa spocchia… se nasco adesso come piccola webradio, non è detto che non abbia una mia storia radiofonica…

Il web non ha confini a livello di copertura, ma nello stesso tempo una webradio ha una concorrenza quasi infinita. Che obiettivi ti sei posto pensando a questa nuova radio?
Solo fare la radio. Però proprio la radio, non un ibrido. La radio. O almeno quella che io, tu e molti altri definiamo tale. Sarebbe sbagliato dire che gli ascolti non interessano. Ma a noi interessa essere ascoltati perché facciamo qualcosa che può piacere o essere interessante. Non dobbiamo “rincorrere” gli ascoltatori. Non è la nostra ragione sociale. E ci mancherebbe pure…

Al di là del tuo progetto, come valuti la radiofonia di oggi? Perchè oggi c’è un allontanamento da parte dei più giovani? Eccesso di “concorrenza” (Spotify, Youtube ecc) o perchè la radio odierna attrae meno? Che futuri vedo per la radio (in generale)?
Una radio senza le sue peculiarità, e magari con una telecamera che riprende costantemente lo speaker che parla, che sa di essere ripreso, non è esattamente la radio. È un ibrido, come lo è una radio che interagisce troppo con i social e magari si fa dominare da essi. Poi oggi spesso si vogliono copiare modelli che magari in qualche situazione funzionano molto bene e in altre no (mi riferisco alla “Zanzara”, ma anche allo “Zoo di 105” o alle radio sportive romane). Non mi esprimo a livello di gusto personale su questi modelli, ma dico solo che funzionano in originale e non con i cloni che talvolta non hanno neanche una giusta preparazione. Alla fine è chiaro che, se tu non sai rappresentare bene il “pianeta radio” alle giovani generazioni, queste non lo capiscono e se una cosa non si capisce, non può interessare. I “nativi digitali” sono interessati da altre cose. Chissà, magari se proprio nel loro mondo digitale sentono qualcosa di “strano e diverso” che richiama la vecchia radio, e che per loro è nuovo, potrebbe anche interessare. Chissà, potrebbe essere uno scopo ulteriore per questa avventura… piccola ma con un minimo di ambizione, ovviamente.

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