L’indagine del Censis: “È boom della radiovisione”

Il Censis ha presentato, nella mattinata di giovedì 18 marzo, la propria ricerca relativa alla radiovisione.

Erano presenti Massimiliano Valerii (Direttore Generale del Censis) e Anna Italia (Censis), in un incontro discusso da Roberto Arditti, Davide Giacalone, Emilio Carelli e Maurizio Gasparri.

Questo il comunicato stampa relativo alla ricerca.

La radio fenomeno di massa, capace di coniugare continuità e innovazione. La radio è e rimane un fenomeno di massa. Sono più di 41 milioni gli italiani che seguono programmi radiofonici. Di questi, 27 milioni utilizzano anche dispositivi alternativi all’apparecchio tradizionale e all’autoradio. Sono numeri che dimostrano che la radio è riuscita a rigenerarsi nel tempo, ibridandosi con gli altri media e sintonizzandosi sui nuovi stili di vita degli italiani. La radio è riuscita a conservare il suo valore tradizionale adattandosi ai tempi e oggi accompagna la vita di fasce di pubblico trasversali per età, condizione economica e status sociale.

Il ruolo della radio durante la pandemia. Durante il primo lockdown il 30,5% degli italiani si è informato almeno una volta al giorno sulla pandemia e sulle regole da rispettare attraverso la programmazione radiofonica. Nella forzata reclusione casalinga il 30% dei radioascoltatori ha dedicato più tempo all’ascolto in casa rispetto al periodo pre- Covid. I dati sull’ascolto medio giornaliero nel secondo semestre del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 sono chiari: a fronte di un calo del numero di ascoltatori dall’autoradio, dovuto alle limitazioni alla mobilità, e di una tenuta dell’apparecchio tradizionale, crescono tutti gli altri device. Nell’ultimo anno gli spettatori dei canali televisivi della radio in un giorno medio sono aumentati dell’8%.

Il boom della radiovisione. La radiovisione è una realtà in crescita, che sta vivendo un vero e proprio boom grazie alla modalità simulcast crossmediale, cioè alla possibilità di fruire dei contenuti radio contemporaneamente su qualsiasi dispositivo. Sono circa 19 milioni gli italiani che seguono programmi radiofonici in formato video attraverso uno schermo: tv, smartphone o pc. Di questi, quasi 11 milioni seguono la radiovisione sugli schermi tv. La visual radio non è un fuoco di paglia, destinato a spegnersi dopo la pandemia, ma è fortemente in sintonia con le aspettative degli italiani. Il 52% dichiara che vorrebbe avere sempre di più la possibilità di fruire dei contenuti radiofonici su device diversi anche in formato video. E il 50% di chi segue la radiovisione la trova piacevole, il 27,5% coinvolgente, il 24% innovativa.

Il passaggio dal mezzo ai contenuti è compiuto. Oggi quello che conta non è l’apparecchio radio in sé, ma i contenuti, di cui gli utenti vogliono poter fruire attraverso qualsiasi device, in ogni luogo, in qualsiasi momento, per intero o a spezzoni, in diretta e on demand. Il 59% degli italiani associa alla radio determinate trasmissioni che seguirebbe anche su device diversi dall’apparecchio tradizionale. Il passaggio dal mezzo alla piattaforma di contenuti fruibili in ogni luogo e da ogni device è ormai compiuto. L’85% degli italiani ne è consapevole e ne dà un giudizio positivo. E le percentuali raggiungono il 95,5% tra i giovani millennial, il 95% tra gli imprenditori e i liberi professionisti, il 92% tra gli studenti.

La crossmedialità non si discute. L’89% degli italiani è convinto che la partita degli ascolti si vinca sul piano della qualità dei contenuti e dei programmi proposti e non su quello degli apparecchi che li veicolano. L’87% pensa che la multicanalità sia la logica evoluzione dei cambiamenti intervenuti negli stili di vita e nelle modalità di consumo della popolazione. Il 72% vuole poter seguire i contenuti radio in qualsiasi momento della giornata e in ogni luogo, a prescindere dal device utilizzato.

La radio, il più social dei media. La radio è dentro la vita degli italiani e chi la utilizza si sente parte di una comunità. Il 63% di chi segue i programmi radiofonici attiva almeno una forma di interazione con essi. Il 23% visita il sito delle emittenti di proprio gradimento, il 20% segue i profili social di programmi e di conduttori, il 19% ha scaricato una app che consente di fruire i contenuti che preferisce sullo smartphone. Il 12% degli utenti condivide i contenuti radio sui social network personali e il 13% condivide i video dei programmi. Tra chi segue le dirette, il 20% invia messaggi sms o WhatsApp oppure e-mail durante le trasmissioni e il 10% telefona in diretta. Forte è la componente on demand, rappresentata da chi segue i programmi su YouTube (18,5%) e scarica i podcast (12%).

Il Direttore Generale del Censis Massimiliano Valerii è stato intervistato questa mattina in diretta su RTL 102.5 all’interno di Non Stop News, per dare qualche anticipazione sull’indagine sulla Radiovisione svolta proprio dal Censis e che è stata pubblicata oggi.

La radio è il mezzo di comunicazione di massa più antico che possediamo, le prime trasmissioni risalgono al 1924, ma ha mostrato una straordinaria capacità di rigenerarsi e di risintonizzarsi sugli stili di vita degli italiani che nel frattempo sono molto cambiati. Con l’arrivo dei dispositivi digitali la programmazione radiofonica è stata capace di fluire di fatto su ogni vettore e di cambiare pelle e fondersi anche con gli altri mezzi a cominciare dagli schermi e lo schermo per antonomasia, il televisione. Con il termine Radiovisione intendiamo la possibilità del simulcast crossmediale, vuol dire che lo stesso contenuto può essere fruito dagli utenti attraverso qualsiasi piattaforma, qualsiasi dispositivo, in ogni luogo, in qualsiasi momento e questo rappresenta una capacità straordinaria della radio di arrivare agli utenti e grazie a questo ha mantenuto il suo appeal: oggi sono 41 milioni gli italiani seguono la radio, e di questi 19 milioni lo fa attraverso uno schermo e sono quasi 11 milioni che usufruiscono del messaggio radiofonico che si unisce al linguaggio visuale attraverso lo schermo della televisione e questo è un cambiamento davvero significativo”.

“Nel 2020 e 2021 c’è stata della domanda di informazione ma anche di intrattenimento che è cresciuta in maniera significativa e molti hanno cercato le informazioni su quello che stava succedendo in radio. Se c’è stata una flessione dell’ascolto dei programmi dall’autoradio, dovuto alle restrizioni che abbiamo subito, quindi alle limitazione della nostra mobilità, c’è stato invece un incremento dell’audience televisiva dei programmi radiofonici, è cresciuta dell’8%, un po’ per la forzata reclusione in casa e poi perché il linguaggio tradizionale della radio diventa ancora più forte ed efficace quando si fonde con il linguaggio visivo. Non a caso dalla nostra indagine, risulta che un’alta percentuale degli utenti ne sottolineano proprio questo aspetto, cioè la capacità di essere efficace nel diffondere i messaggi e di avere la possibilità  che noi abbiamo di fare il nostro palinsesto su misura”.

Il futuro della radio e della Radiovisione

“In questo ultimo anno noi abbiamo vissuto un colossale esperimento di massa, uno switch al digitale anche da parte di quelle persone tradizionalmente più resistenti, tra lo smart working  e la didattica a distanza, le video chiamate per tenersi in contatto con amici e parenti. Non c’è dubbio che avendo sperimentato l’efficacia e la facilità di utilizzo di un mezzo come la radio in tutte le sue forme, è difficile che si torni indietro. Quello che si prospetterà per il futuro è un rafforzamento della capacità di ognuno di fare individualmente il proprio mix: si tornerà a recuperare quote di utenza dall’autoradio, ma oggi abbiamo scoperto anche tutti i vantaggi che l’epidemia ci ha portato a conoscere che è quello di poter guardare le trasmissioni radio attraverso il televisore o lo smartphone”.

Subito dopo la presentazione del rapporto, è intervenuto il Presidente di RTL 102.5 Lorenzo Suraci che ha dichiarato: “Lo studio del Censis dimostra quanto e come il lavoro di RTL 102.5 abbia anticipato i tempi”.

(Comunicato stampa)

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