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Il vinile torna a crescere

15 gennaio 2016
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NERO…TONDO…AMATISSIMO!!!
Nel 1991 l’avevano dato per morto, invece non ci sta ad abbassare le armi!
Il 2016 segna il ritorno nelle classifiche italiane dei dischi in vinile. Sì avete capito bene, l’LP!!! Quello che molti ragazzi hanno considerato un retaggio dei “vecchi padri”, è ancora lì, affascinante, caldo, rotondo (in senso acustico) a dire la sua.
FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) e GFK, che si occupa di ricerche di mercato, pubblicano dal primo gennaio la classifica settimanale dei vinili più venduti. Per la cronaca la prima settimana di gennaio ha visto primeggiare Mengoni seguito da Adele, terzi i Verdena.
Certo la quota di mercato del vinile è ancora bassa (intorno al 4%), ma la crescita è quasi del 75% ogni anno. Questo in Italia.
Nel mondo però il giro d’affari si fa più interessante: Money per il primo semestre 2015 dichiara per il vinile ricavi per 226 milioni di dollari, contro, a titolo di esempio, i circa 650 dell’aggregato di Spotify (Premium + Ad-supported streaming). Ma se i ricavi vedono il vinile cedere il passo, i tassi di crescita no.  Accostando i tassi di crescita a livello mondiale abbiamo dati inversi: Spotify Premium cresce in media  del 25%, quello “free” del 27%, mentre per il vinile si parla di crescite di fatturato superiori al 50%.
Ma è vero che il vinile suona meglio? L’orecchio ahinoi gioca brutti scherzi, a tutti nessuno escluso!! (guardatevi questo video e capirete: https://www.youtube.com/watch?v=VxcbppCX6Rk). Chi vi scrive è stato drammaticamente colpito dal risultato dell’esperimento.
Sono dunque le frequenze, che via via che cresciamo non sentiamo più, che giocano un ruolo fondamentale nell’approccio alla musica?
Personalmente sono d’accordo che tra il vinile, un  compact disk e dei file audio con una buona compressione la differenza sia veramente minima.
Se una differenza c’è, sta in quanto si ama un certo tipo musica. Qualsiasi esso sia, diverso per ognuno di noi.
Ecco: un vinile si compra per amore, per passione. Quella passione un tantinello estrema che ti fa spendere cifre spropositate per la puntina (in oro) del giradischi o per l’acquisto di casse acustiche professionali (al posto della macchina nuova). A parte gli estremi, la musica si sente oggi per la maggior parte con le cuffiette e lì non c’è supporto che tenga: la qualità è scadente.
Il disco in vinile necessita, anzi ti impone, un ascolto consapevole. Vuole tempo, spazio, attenzione. Come una bella donna (o uomo). Magari solo un tantino meno complicato!!!

 

(di Michele Fazzalari)

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