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“Il bravo radiocronista sa evocare le immagini che non si vedono”: l’editoriale de l’Avvenire

“Il calcio fa parte della cultura del nostro Paese, e quindi, perché non alzare il livello della narrazione e del dibattito televisivo e giornalistico, senza dover puntare solo ed esclusivamente sulla messa in onda dei 90 minuti della partita?”.

La domanda se la pone Massimiliano Castellani, giornalista e scrittore, in un editoriale per l’“Avvenire”.

Secondo Castellani, “il grado di concentrazione dei millennials (alle partite di calcio, NdR) si limita agli highlights, visti e rivisti sul telefonino e neppure più direttamente dallo schermo televisivo”.

Per questo – per incentivare la passione verso questo sport – sarebbe importante da un lato recuperare accessi a stadi più confortevoli, economici e sicuri. Dall’altro, riavvicinarli alla radio, dove il bravo radiocronista sa evocare le immagini che non si vedono.

“L’industria del calcio” – sostiene – “può diventare anche la fabbrica culturale del domani”.

E Castellani punta il dito contro le pay-tv, le dirette a singhiozzo e il calcio spezzatino che – sostiene – va ad uso e consumo esclusivamente delle piattaforme televisive.

Il pezzo integrale è disponibile cliccando QUI.

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