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Fulvio Giuliani: “Non solo radio nel mio futuro”

“Si conclude oggi la mia esperienza in Rtl 102.5”. Inizia così un post con cui lo scorso 12 marzo Fulvio Giuliani, uno dei più noti giornalisti e conduttori della radiofonia italiana, si è congedato dal network dove ha trasmesso ininterrottamente per 24 anni.

Un lungo percorso che ha lasciato increduli i tanti ascoltatori che lo seguivano ogni giorno – sebbene da oltre due mesi non fosse più in onda – ma che ha destato anche molta curiosità. Il suo nome è legato anche a collaborazioni televisive, a podcast e produzioni web.

Di fatto, Giuliani non si è mai fermato e la domanda principale che si sente porre dal pubblico è sapere dove lo riascolteremo.

“La radio non potrà mancare, è una parte irrinunciabile della mia vita” – esordisce Fulvio Giuliani in una piacevole chiacchierata concessa ad FM-world – “ma non ci sarà solo questa, perchè non esiste niente di più bello che potersi sperimentare”.

Partiamo dagli esordi: 24 anni a RTL 102.5 sono tanti ed è impossibile riassumerli in poche parole, ma se dovessi farlo, com’è stato il tuo esordio e quali sono alcuni dei momenti più ‘forti’ che hai vissuto con la radio?

“Il mio inizio a RTL 102.5 è avvenuto a fine agosto 1997. Lo ricordo nitidamente non solo per l’emozione dei primi giorni, ma anche per l’impatto psicologico che ebbe una notizia drammatica del momento: la morte di Lady D, la prima in assoluto che sviluppai. All’epoca tuttavia il mio impegno era limitato al Giornale Orario, poi sono arrivati i vari ‘Non stop news’ e ‘L’indignato speciale’ e con essi, tanti approfondimenti e il legame sempre crescente con gli ascoltatori. I ricordi sono numerosi, ma se proprio devo citarne un paio, non posso dimenticare le lunghe dirette che facemmo in occasione degli attentati dell’11 settembre come uno dei momenti più forti e drammatici della storia contemporanea. In parallelo, ricordo con gioia i Mondiali di calcio del 2006, sia per l’entusiasmo di raccontarli, sia per la gioia che percepivamo dal pubblico che ci seguiva”.

Un lungo sodalizio tra te, RTL 102.5 ed il pubblico che è continuato per tanti anni, fino a quando qualcosa non si è incrinato. Che cosa è successo negli ultimi mesi?

“Ci siamo salutati perchè non c’erano più le condizioni. Ogni emittente è libera di fare le scelte editoriali che ritiene più corrette, ma la linea intrapresa negli ultimi tempi mi aveva convinto che i miei spazi si stessero esaurendo. Non credo in una radio fatta di rigidità e schemi, certamente di indicazioni sì, ma sono la professionalità e i contenuti di chi va in onda che fanno la differenza, anche nel rapporto con il pubblico. Del resto, io ho sempre curato la redazione dei programmi di cui mi è stata affidata a conduzione, sviluppando negli anni un sempre proficuo rapporto di collaborazione con il direttore della testata giornalistica di RTL 102.5, Luigi Tornari. Nel rispetto delle rispettive opinioni. La scelta di sollevarmi dalla conduzione – che non ho condiviso – mi ha fatto capire che era arrivata la fine“.

La risposta del pubblico è stata molto intensa sui social. Sei rimasto (piacevolmente) stupito? Questa è la conferma che l’ascoltatore si lega in maniera forte alla voce che l’accompagna ogni giorno?

“Ovviamente fa piacere confrontarsi con tutti quelli che mi hanno seguito in radio e TV e vedere il loro affetto, ma questa credo sia la testimonianza del duro lavoro fatto degli anni. Non è una questione esclusivamente mia. Siamo riusciti a realizzare un ‘prodotto duraturo’ in una radio di flusso e questo è avvenuto curando nel tempo il contenuto. Noi siamo sempre stati liberi per linea politica, abbiamo sempre accolto tutti. Del resto, io non potevo che lavorare in quel modo. Abbiamo realizzato interviste a politici della durata di un’ora interrompendo la musica. In ambito sportivo abbiamo trasmesso intere radiocronache. Di fatto, il prodotto era quello di una radio che aveva la flessibilità per proporsi diversamente al pubblico, a seconda delle esigenze, pur mantenendo il proprio taglio. Questo era e resta il mio modo di intendere il lavoro in radio“.

Ora conclusasi la lunga esperienza a RTL 102.5, quali sono i progetti di Fulvio Giuliani?

“Una volta terminato questo lungo capitolo, mi sono fatto la domanda: e adesso? La mia ripartenza è ancora in fase progettuale, ho appena concluso il lavoro che mi ha impegnato per quasi un quarto di secolo ed ora voglio sperimentare su più fronti. La radio non potrà mancare, questo è certo, ma non ci sarà solo quella perchè non c’è niente di più bello che rimettersi in gioco e cercare di non ripetere le stesse cose che si sono già fatte. Poi è ovvio che dovrò tirare le redini, ma le piattaforme digitali sono così tante e diversificate che è un peccato doversi limitare”.

Usciamo dal contesto che ti riguarda a livello personale e parliamo di radio e di new media. Verso quale direzione stiamo andando? E perchè, a tuo avviso, c’è stato il boom di Clubhouse che mette al centro la voce come mezzo di comunicazione?

“Partiamo da lontano. Le ‘palestre’ che esistevano una volta (ovvero le radio veramente locali), oggi non ci sono più. Con i new media, tuttavia, ci sono tante possibilità un tempo impensabili. La radio dunque dove andrà? Chi sostiene che questo mezzo debba essere cancellato o stravolto semplicemente sbaglia per non aver guardato indietro. La radio riuscirà sempre a rinnovarsi. Lo ha fatto negli anni ’50 con l’avvento della tv, per non parlare della ‘rivoluzione’ delle emittenti libere degli anni ’70. I new media non si sovrappongono con la radio. Casomai, per quest’ultima, sarà il contenuto ‘a salvarla’. Nulla potrà modificare l’impatto emotivo ed empatico di un prodotto realizzato bene da un professionista. E per quanto riguarda Clubhouse, si tratta indubbiamente di una novità interessante, ma di fatto è un ‘podcast live’, dove – al di là dell’entusiasmo iniziale – per avere continuità è necessario un contenuto interessante e non chiuso in sé stesso. Del resto, i grandi conduttori sono quelli che riescono a parlare a più mondi. Se mi permetti una citazione calcistica, Mourinho dice ‘Chi capisce solo di calcio, non capisce di calcio’. Non basta mettere davanti al microfono una persona che non ha riferimenti. Ci sarà sempre una quota di pubblico che è più preparato di te in tanti ambiti. Informarsi sui temi che affrontiamo in onda sarà sempre più necessario per la radio del domani“.

Quindi piattaforme quali – per esempio – Spotify e YouTube sono due mondi diversi?

“Proprio così: Spotify è un mondo diverso, non è un nemico. Il fattore umano fa la differenza“.

Tornando a noi: radio, tv, social. Dove troveremo Fulvio Giuliani?

Per fare comunicazione oggi è impossibile escludere qualcosa. Come dicevo prima, la radio nel mio futuro non potrà mancare, ma c’è gente oggi che mi segue nei podcast video, chi semplicemente legge le mie riflessioni. Il pubblico è ovunque. I progetti in vista non mancano, ma tra qualche settimana ne saprete di più”.

* FM-world –> per contatti e segnalazioni: info@fm-world.it