DAB+: a meno di sei mesi dal 2020, qual è la situazione in Italia?

Tra il 2020 ed il 2021, tutti i nuovi ricevitori radiofonici dovranno essere dotati di DAB+.

La “digital radio” entra così ufficialmente, dopo anni ed anni di rinvii e slittamenti, nella quotidianità della gente che ascolta il mezzo “radio”.

Le emittenti nazionali e locali sono pronte per affrontare un approccio di massa verso la radio digitale? Qual è attualmente la loro copertura? E a che punto siamo con la pianificazione delle frequenze per le reti locali?

Se Rai Radio ha annunciato di poter servire oltre il 60% della popolazione entro la fine del 2019, i consorzi “DAB Italia” ed “EuroDAB Italia” (che di fatto contengono tutti i network privati oltre ad alcune emittenti tematiche) stanno proseguendo con l’attivazione di impianti, a cadenza quasi quotidiana, per poter inaugurare il nuovo anno con una illuminazione sempre più capillare.

Resta lo scoglio delle emittenti locali, “imprigionate” da una pianificazione di bacini areali che prosegue a rilento. E intanto, si sfruttano al massimo le zone già assegnate, anche da parti di realtà che non fanno parte del territorio interessato.

Un caso che prendiamo ad esempio (ma ce ne sarebbero molti altri) è quello delle venete Stereocittà e Radio Cafè, le quali, impossibilitate ad accendere ancora in Veneto, sono state collegate in Piemonte, Toscana e Sardegna e lo promuovono sulle proprie frequenze FM (venete e friulane) attraverso il radiotext.

Per capire meglio la situazione attuale, attraverso il nostro podcast settimanale abbiamo contattato Ivan Gasperi, moderatore del gruppo DAB Digital Radio Italia, profondo conoscitore della diffusione della digital radio.

Exit mobile version