Anche Controradio prende le distanze dagli insulti a Giorgia Meloni

22 Febbraio 2021
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A proposito della nota vicenda degli insulti sessisti all’onorevole Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, nel corso di una trasmissione radiofonica dell’emittente fiorentina Controradio, ad opera del prof. Giovanni Gozzini dell’Università di Siena, ci sono da segnalare alcuni comunicati stampa usciti in queste ore.

Il primo è della stessa emittente, storicamente legata al mondo della sinistra toscana e al circuito di Popolare Network. Vediamone i contenuti in sintesi:

“In merito alla trasmissione ‘Bene bene Male male’ andata in onda venerdì 19 febbraio 2021 alle ore 09:00 sulle nostre frequenze, Controradio S.r.l. intende prendere le distanze – come peraltro già fatto in onda – dal linguaggio utilizzato dal prof. Giovanni Gozzini durante la suddetta trasmissione. 45 anni di storia della nostra Radio parlano per noi. Questi per Controradio sono stati anni di impegno costante e serrato tutto volto a combattere l’imbarbarimento del linguaggio da una parte, e dall’altra a lavorare sulle questioni di genere in ogni ambito, dal mondo del lavoro a quello appunto del linguaggio. Parlano per noi decenni di trasmissioni, interviste, speciali, progetti ad hoc”.

Gozzini si è scusato con forza delle sue stesse parole in onda: “Intendo presentare le mie scuse per il linguaggio usato durante la trasmissione. Non è mio costume, né come ospite storico della trasmissione di Controradio né in altra sede promuovere un linguaggio che non sia più che rispettoso nei confronti di tutti… Non era mia intenzione scandalizzare nessuno, chi segue la trasmissione sa che abbiamo questo tono poco formale ma sempre sullo scherzoso e quindi capita di eccedere. Il che ovviamente non può essere una giustificazione. Ho sbagliato e chiedo umilmente perdono”.

Anche Giorgio Van Straten, l’altra voce della trasmissione, ha fortemente stigmatizzato il linguaggio usato, paragonandolo a quello di Salvini.

Le giornaliste di Controradio, poi, in specifico, hanno sottoscritto una dichiarazione:

“Ci siamo sentite colpite nella nostra dignità umana e professionale. Ognuna di noi cerca di praticare nell’informazione quotidiana, dalla cronaca all’approfondimento, dalle interviste alle trasmissioni speciali, fino alla formazione della categoria e del pubblico, un corretto uso del linguaggio come strumento primario per cambiare stereotipi e percezioni distorte, offensive e violente nei confronti delle donne, in ogni ambito e in ogni sede.
Prendiamo le distanze da questo linguaggio discriminatorio e sessista che non ci rappresenta in alcun modo e che combattiamo ogni giorno. È dunque doppia l’amarezza e la rabbia per quanto avvenuto ai ‘nostri’ microfoni… Non c’è ironia sessista, scivolone, offesa verbale, attacco alla persona che tenga. Ma solo e sempre un uso delle parole che deve essere corretto, consapevole e rispettoso anche nella dialettica, anche nel confronto e nell’esposizione di opinioni personali. Rivendichiamo inoltre l’importanza dell’uso degli strumenti professionali che garantiscono alla nostra categoria il rispetto e la parità di genere nell’informazione, come il Manifesto di Venezia e l’articolo 5bis del testo unico deontologico”.

La dichiarazione citata è stata sottoscritta da Chiara Brilli, Sara Patrizia Maggi, Rossana Mamberto, Monica Pelliccia e Giustina Terenzi.

Infine l’Associazione Stampa Toscana, insieme a Stefania Guernieri, componente toscana della Commissione Pari Opportunità della Fnsi, ha espresso a sua volta solidarietà all’onorevole Meloni e, nel contempo, ha manifestato vicinanza alle colleghe e ai colleghi dell’emittente fiorentina, che ha prontamente preso le distanze dalle affermazioni di Gozzini:

“Ast e Cpo toscana vogliono anche richiamare l’attenzione sul fatto che non si può approfittare del diritto di tribuna, da oltre 45 anni garantito a tutti da una delle Radio storiche del panorama toscano, per esprimere apprezzamenti e concetti che superano il diritto di cronaca e di espressione e sconfinano in un linguaggio assolutamente censurabile. Politici e personaggi pubblici intervistati, o comunque invitati, dovrebbero tener conto che al microfono di una testata non ci si può esprimere come, purtroppo e troppo spesso, si fa sui social”.

Mauro Roffi

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