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Il lavoro giovanile ed il ruolo della Radio

25 Settembre 2017
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Un tema scottante, allarmante e dalle molteplici sfaccettature. Sono cifre sconfortanti quelle che provengono dall’ISTAT che sottolineano come non solo il 40,3% dei giovani tra i 15 ed i 24 anni italiani siano disoccupati, ma che il 55,7% di questa fascia d’età sarebbe disponibile a lavorare ma non cerca attivamente un impiego. Questo ultimo dato è il più interessante.

Perché un giovane che vorrebbe un lavoro non lo cerca?

Probabilmente si tratta di un comportamento dettato dallo sconforto e dal pensiero che “tanto non si trova nulla” ma, di certo, è anche un fatto sociale, derivante dalla nostra cultura tutta italiana dell’essere “mammoni” e spesso poco intraprendenti.

Un articolo sul sito di Radio Bruno racconta: “hanno scritto un elettricista, un idraulico, la titolare di un forno-pasticceria e alcuni ristoratori: non chiamano i ragazzi, ma le loro madri, come fossero ancora bambini da iscrivere a scuola e non uomini e donne alla ricerca di indipendenza economica.”

Cosa scatta nella mente di questi giovani? A questo punto si aprirebbe un discorso incredibilmente ampio, che magari potremmo riprendere in seguito; in questo momento potremmo concentrarci sul: come possono le radio essere utili in questo campo? Come aiutare i giovani (che vogliono trovare lavoro davvero) a realizzare il proprio sogno?
Le radio arrivano a tutti, sono un mezzo molto utilizzato dai giovani e possono davvero essere il collante fra nuove generazioni e datori di lavoro.

L’esempio che ha creato più rumore, probabilmente, è stato quello delle radio del Gruppo Finelco che nel 2015 hanno stretto una partnership con Face4Job, grazie alla quale le radio mettevano sulla propria home page una sezione dedicata al portale per trovare lavoro e ne comunicavano la presenza on air. Sicuramente una bella iniziativa, ma è abbastanza?

Bene o male tutte le radio più importanti hanno una sezione sul proprio sito dedicata al “Lavora con noi” ma sarebbe il caso di rinnovare l’offerta, spingere sull’essere veicolo vero, come era la Radio al tempo dei nostri nonni.

Di certo non si parla di fare delle emittenti un ufficio di collocamento, ma dedicare un programma al cerco-offro lavoro in maniera seria, studiato a tavolino, con un filtro ben preparato e con l’aggiunta di esperti del settore. Non una perdita di tempo, anzi probabilmente un servizio pubblico, come quello che spesso manca e che può essere proposto tranquillamente con qualità e professionalità, appunto.

Sicuramente questa rappresenta una mancanza delle emittenti ad oggi, perché non solo si sta sottovalutando il problema, ma perché programmi del genere potrebbero davvero diventare punto di riferimento per chi cerca lavoro ed anche, perché no, per chi lo offre.

Se è vero che dalle crisi nascono opportunità, pensiamo veramente che in questo momento le stazioni radio potrebbero cogliere la palla al balzo ed offrire un servizio che manca (a parte qualche raro esempio) ma che è richiesto. L’opportunità delle radio di contribuire a migliorare la condizione giovanile, a creare movimento in questa situazione stagnante, ad aprire nuove possibilità e, di sicuro, ad aumentare il loro stesso giro di affari tramite sponsor, pubblicità ed annunci.

La Radio è e rimarrà sempre il vero mezzo di comunicazione alle masse. Bisogna solo ricordarselo di più, ogni tanto.

 

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